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— Non puoi aspettarti che io la aiuti a rassegnarsi. Sarebbe come dirle che non vale niente. Possibile che Kou la trovi sgradevole? O la sua è una forma di autodifesa?
— Buona domanda. Mmh… per quel che posso dirti, l’altro giorno il mio autista ha fatto una battuta su di lei, niente di offensivo… e Kou lo ha rimbeccato alquanto freddamente. Non credo che la trovi antipatica. Il fatto è che i suoi rapporti con chi è sano, e quindi anche con lei, sono stati alterati.
Cordelia abbandonò l’argomento su quell’a
Da vera betana, aveva sempre creduto che due diversi comportamenti sessuali fossero un’impossibilità logica per la razza umana, anche in due culture diverse. Aggirandosi ora ai margini dell’alta società barrayarana al seguito di Vorkosigan cominciava finalmente a vedere come invece stessero le cose. Tutto sembrava nascere dal blocco del libero flusso delle informazioni a certe persone, preselezionate da un codice non-detto e tuttavia conosciuto da chiunque salvo lei. Uno non poteva parlare di sesso davanti alle do
Aveva cercato di buttar giù una lista delle Regole che pensava di aver individuato, ma erano così illogiche e contrastanti, in specie riguardo a cosa uno doveva fingere di non sapere di fronte a certe persone, che s’era sentita cadere le braccia. Una sera, a letto, aveva dato quella lista ad Aral, che nell’esaminarla era quasi soffocato dalle risa.
— È davvero così che ci vedi? Mi piace la tua Regola Sette. Dovrò tenerla a mente… vorrei averla conosciuta quand’ero ragazzo; avrei potuto evitare di sorbirmi tutti quei da
— Se la «terrai a mente» con qualcuna che non sia la tua legale consorte, quello che non eviterai di sorbirti sarà un pugno sul naso — l’aveva informato lei. — Queste sono le vostre regole, non le mie. Voi siete abituati a rispettarle inconsciamente. Io devo giocare al vostro gioco senza conoscerle.
— Oh, scientifica betana. Mmh, vedo che chiami le cose col loro nome, non c’è dubbio. Noi non abbiamo mai tentato… ti andrebbe di violare la Regola Sette con me, mia cara capitana?
— Fammi vedere qual è… oh, sì. Certamente! Subito? E già che ci siamo, depe
— La Tredici? Uh, non avrei mai supposto di…
— Questo perché tu, essendo barrayarano, perdi un sacco di tempo a seguire la Regola Due.
L’antropologia era poi stata dimenticata, a luci spente. Ma più tardi lei aveva scoperto di potergli far risalire la pressione mormorando, al momento giusto: — Regola Nove, prego, mio signore.
La stagione stava cambiando. Quel mattino c’era stato nell’aria un acce
Ma il pomeriggio s’era riacceso di calda luce autu
— Buonasera, ragazzi. — Cordelia rivolse un ce
— Milady — le risposero i due, toccandosi la fronte in un esitante acce
Cordelia aveva preso l’abitudine di salire sul tetto qualche minuto ogni pomeriggio, verso quell’ora. La vista della città dall’altezza del quarto piano era migliore. Al di sopra degli alberi si poteva scorgere lo scintillio del fiume che la divideva in due, anche se le vaste fondamenta in scavo poco lontano lasciavano credere che ben presto quella parte del panorama sarebbe stata occlusa. La torre più alta del Castello Vorhartung, dove lei aveva assistito alla cerimonia nella camera del Consiglio dei Conti, svettava sugli edifici in riva al fiume.
Oltre il Castello Vorhartung si stendeva la zona più vecchia della capitale. Non aveva ancora visto quei quartieri, dove c’erano ancora strade che consentivano il passaggio di un cavallo e di un carro ma non di una vettura da superficie, benché avesse sorvolato le strette e misteriose viuzze colme d’ombra del centro storico. La zona più moderna, che brillava di riflessi cristallini dalla parte opposta, era strutturata sui moderni sistemi di trasporto e più simile agli standard galattici.
Ma niente di tutto ciò le ricordava Colonia Beta. Vorbarr Sultana era costruita per intero in superficie, con strutture che si levavano verso il cielo, stranamente bidimensionale ed esposta al cielo. Le città di Colonia Beta affondavano le loro radici di tu
Le guardie la sorvegliarono nervosamente quando lei si appoggiò alla balaustra per guardare in basso. Avrebbero preferito che non si avvicinasse mai al bordo, benché la terrazza fosse larga soltanto sei metri. Ma da lì Cordelia avrebbe potuto vedere la vettura da superficie di Vorkosigan svoltare nel vialetto d’ingresso. I tramonti erano uno spettacolo sempre piacevole, tuttavia il suo sguardo si abbassò sulla strada.
I suoi polmoni respiravano un’aria piena di odori: vegetazione indigena e importata dalla Terra, sentori acri provenienti dalla zona industriale, emanazioni più calde che salivano dai quartieri popolari, eppure non c’erano problemi. Barrayar forniva un’immensa quantità di aria di ricambio, come se… l’aria era gratis, lì. Si rendeva conto quella gente di quanto fosse ricca? Tutta l’aria che volevano respirare, e non avevano che da fare un passo fuori dalla porta, dandola per scontata come l’acqua gelata che cadeva bianca dal cielo. Cordelia se ne riempì i polmoni, con l’assurda sensazione di rubarla, e questo la fece sorridere…
Un lontano, improvviso e violentissimo boato sbriciolò i suoi pensieri e le mozzò il fiato. Le guardie corsero alla balaustra. E va bene, hai sentito uno scoppio. Questo non ha necessariamente qualcosa a che fare con Aral, si disse. E poi, gelido, un altro pensiero: Sembrava lo scoppio di una granata sonica. E non una piccola. Mio Dio. Una colo