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— In un modo qualsiasi. Con un rilevamento telescopico, qualunque cosa.
— Forse riesco ad ottenere un’immagine da uno dei satelliti di comunicazione — disse l’addetto, e borbottando concentrò di nuovo la propria attenzione sul pa
Van Atta la fissò a bocca aperta. Che folle vandalismo era mai quello? L’Habitat sembrava un complesso puzzle tridimensionale smembrato per gioco da un bambino. Moduli staccati galleggiavano sparsi ovunque nello spazio e minuscole figure argentee sfrecciavano dall’uno all’altro. I pa
— Sta
— Chi lo sa che cosa pensa quel maledetto imbecille di Graf? — ruggì Van Atta. — Quell’uomo è uscito di se
— Forse — disse la dottoressa in tono dubbioso, — intendono solo continuare a vivere tranquilli lassù, in orbita. Perché no?
— Al diavolo! Li stanerò di lì, e immediatamente, anche. A qualunque costo… nessun branco di miserabili mutanti potrà passarla liscia con un sabotaggio di queste dimensioni. Sabotaggio, furto, terrorismo…
— Non sono mutanti — soggiunse Yei, — sono bambini, il prodotto di ingegneria genet…
— Signor Van Atta? — si intromise un altro operatore, — ho un messaggio urgente per lei registrato su tutti i canali. Lo vuole ricevere qui? — La dottoressa, interrotta a metà, allargò le mani in un gesto di frustrazione.
— Che c’è, adesso? — mormorò Van Atta sedendosi davanti al pa
— È un messaggio registrato del direttore della stazione assemblaggio capsule al Punto di Balzo. Glielo trasmetto — disse l’operatore.
Il viso vagamente familiare del direttore della stazione del Punto di Balzo tremolò e poi si stabilizzò sullo schermo di fronte a lui. Van Atta lo aveva incontrato una volta, all’inizio del suo incarico. La piccola stazione del Punto di Balzo era gestita da personale di Orient IV e rientrava nella divisione operativa di quella base, non di Rodeo. Gli impiegati erano terrestri iscritti al sindacato e, normalmente, non avevano contatti con Rodeo o con i quad che una volta erano stati destinati a rimpiazzarli.
Il direttore della stazione appariva sconvolto. Farfugliò le procedure di identificazione e passò senza mezzi termini al nocciolo della faccenda. — Che cosa diavolo sta succendendo alla sua gente? Un equipaggio composto da quegli scherzi di natura… insomma, da quei mutanti, è spuntato dal nulla, ha rapito un pilota, ha sparato a un altro, e infine si è impadronito di una supernave mercantile della GalacTech. Ma invece di compiere un balzo all’esterno, sono ritornati con la nave verso Rodeo. Quando abbiamo avvertito la Sicurezza di Rodeo, quelli ci ha
— A quando risale questo messaggio? — chiese Van Atta in tono neutro.
— A circa… — il tecnico controllò il proprio monitor, — circa dodici ore fa, signore.
— Lui pensa che i pirati siano quad? Perché non sono stato informato? — Il suo sguardo si posò su Ba
— Quando abbiamo ricevuto il primo rapporto dell’incidente lei non era reperibile — rispose il capitano con voce priva di espressione. — Da quel momento abbiamo localizzato il D-620, che continuava a dirigersi dritto verso Rodeo, senza rispondere alle nostre chiamate.
— E che cosa state facendo in proposito?
— Stiamo tenendo sotto controllo la situazione. Non ho ancora ricevuto ordini di intraprendere qualche azione.
— Perché no? Dov’è Norris? — Norris era il Direttore delle Operazioni per tutta l’area dello spazio locale di Rodeo: avrebbe dovuto essere presente. In effetti, il Progetto Cay non rientrava direttamente sotto il suo comando, in quanto Van Atta doveva rispondere direttamente alla Compagnia.
— Il dottor Norris — disse Chalopin, — sta partecipando ad un convegno sullo sviluppo dei materiali, sulla Terra. In sua assenza, ho assunto personalmente le funzioni di Direttore delle Operazioni. Il capitano Ba
— Non vedo come… — cominciò Van Atta e poi si interruppe di colpo, perché improvvisamente aveva capito «come». — Figlio di puttana… — bisbigliò.
— Per Krishna — esclamò la dottoressa Yei e si voltò a guardare l’immagine dell’Habitat smembrato che orbitava sopra di loro. — Non può essere…
— Graf è pazzo. È un pazzo megalomane. Non può fare questo… — Inesorabilmente, i parametri tecnici sfilarono nella mente di Van Atta. Massa, energia, distanza… sì, un Habitat ridotto, una volta abbandonata una parte delle componenti non essenziali, avrebbe potuto essere lanciato da una supernave attraverso lo spazio del corridoio, se fossero riusciti a portarlo in posizione verso il lontano punto di balzo. Tutto l’intero maledetto Habitat… — Si sta
Yei si strinse nervosamente le mani, girando intorno all’immagine olografica. — Non ce la fara
Il capitano Ba
— Allora lei pensa che i due incidenti siano collegati? — insistette Chalopin.
Van Atta si era messo a passeggiare avanti e indietro, come se in quel modo sperasse di ottenere una visuale migliore dell’immagine dell’Habitat. — … tutto intero, maledizione!
Fu la dottoressa a rispondere per lui: — Sì, lo pensiamo anche noi.
Van Atta continuò a camminare. — Maledizione, e lo ha
— Gli operai del Progetto Cay erano rimasti molto turbati dalla brusca fine del Progetto — spiegò Yei. — Ne sono venuti a conoscenza troppo presto. Non essendo abituati alla gravità, temevano di essere confinati a terra. Non ho avuto la possibilità di far in modo che assimilassero gradualmente l’idea. Penso che cerchino effettivamente di… fuggire in qualche modo.
Il capitano Ba