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— Vieni in infermeria con noi — disse Minchenko con un sorriso di comprensione. — Penso di avere qualcosa che risolverà il problema. A meno che tu non voglia cercare di allattarlo adesso, cosa che non raccomanderei.
— Oh, la prego — disse Claire piena di speranza.
— Ci vorra
Claire lo seguì prontamente, piena di gratitudine e persino Andy smise di frignare.
Pramod non aveva scherzato quando aveva parlato delle ganasce, rifletté Leo con un sospiro, osservando il metallo fuso davanti a lui. Richiamò le specifiche sul quadro del computer che fluttuava accanto a lui con un po’ di goffaggine e lentezza a causa delle mani guantate. Quella particolare tubatura isolata serviva come fognatura. Non era per niente attraente, ma un errore in quel punto poteva provocare un disastro come da qualunque altra parte.
E forse anche peggiore, pensò Leo con una smorfia torva. Guardò Bobbi e Pramod che erano sospesi in attesa lì vicino nelle loro tute argentee; altre cinque squadre di quad erano visibili sulla superficie dell’Habitat mentre un rimorchiatore si stava mettendo in posizione poco lontano. Rodeo, a forma di mezzaluna crescente, campeggiava sullo sfondo. Be’, di certo loro potevano definirsi gli idraulici più cari di tutta la Galassia.
L’intrico di tubi e di condutture numerate che aveva davanti costituiva il cordone ombelicale tra un modulo e l’altro, mentre una ulteriore copertura li riparava dalla polvere microscopica e da altri rischi. Il loro compito era di riallineare i moduli in fasci longitudinali uniformi per resistere all’accelerazione. Ogni fascio, legato insieme come le capsule di carico, avrebbe formato una massa compatta, indipendente e bilanciata, almeno per quello che concerneva la spinta relativamente bassa che Leo intendeva imprimere. Come guidare una squadra di ippopotami aggiogati. Ma riallineare i moduli comportava anche il riallineamento di tutti loro collegamenti, e c’erano decine e decine e decine di collegamenti.
Con la coda dell’occhio, Leo colse un movimento. L’elmetto di Pramod seguì l’inclinazione di quello di Leo.
— Ecco che se ne va
La capsula con a bordo gli ultimi scampati terrestri scivolava silenziosamente nel vuoto, e un lampo di luce si rifletté su uno degli oblò mentre scompariva alla vista dietro la curva di Rodeo. Ecco la fine dei terricoli con le gambe, tutti, escluso lui, il dottor Minchenko, Mamma Nilla e un giovane supervisore un po’ folle armato di una chiave inglese; lo avevano estratto da un condotto e questi si era dichiarato perdutamente i
Tempo. I secondi sembravano strisciare come bruchi sulla pelle di Leo, sotto la tuta. L’ultimo gruppo di terrestri presto avrebbe raggiunto gli altri e avrebbe potuto scambiare tutte le necessarie informazioni. E subito dopo, rifletté Leo, la GalacTech avrebbe iniziato le sue contromosse. Non ci voleva un ingegnere per individuare gli i
Una calma flemmatica, rammentò Leo a se stesso, era la chiave per uscirne vivi. Doveva ricordarlo sempre. Riportò la propria attenzione sul lavoro che lo attendeva. — Va bene: Bobbi, Pramod, diamoci da fare. Tenetevi pronti con le chiusure di emergenza da entrambe le estremità, e avremo ragione di questo mostro…
CAPITOLO TREDICESIMO
Gli altri profughi fecero largo per lasciar passare Bruce Van Atta che uscì a spron battuto dal tu
Per parecchie ore, mentre il modulo ormai staccato orbitava intorno a Rodeo, Van Atta aveva avuto la certezza che Graf volesse ucciderli tutti, anche se la presenza delle maschere a ossigeno indicava chiaramente il contrario. Se questa era una guerra, Graf non sarebbe mai stato un buon soldato. Persino io so che non si deve umilare in questo modo una persona e poi lasciarla vivere. Ti pentirai di aver fatto il doppio gioco con me, Graf, e ti pentirai ancor di più di non avermi ucciso quando ne avevi l’occasione. Con uno sforzo, controllò il proprio furore.
Dalla Stazione di Trasferimento sovraccarica per l’arrivo a sorpresa di circa trecento persone inattese, Van Atta aveva requisito d’autorità un posto per sé sul primo traghetto disponibile in partenza per il pianeta. Nelle venti ore che erano trascorse prima che il modulo, fra continui ritardi e un’agonizzante lentezza, riuscisse ad agganciarsi a uno dei trasporti per il personale della Stazione, non aveva chiuso occhio. Poi anch’egli insieme al resto del personale dell’Habitat Cay, era sbarcato in un gruppo disordinato da quella stretta e scomoda prigione mobile ed era stato trasportato alla Stazione di Trasferimento, dove era stato sprecato altro tempo.
Informazioni. Era passato quasi un giorno intero da quando erano stati tagliati fuori dall’Habitat. Doveva assolutamente raccogliere informazioni. Salì su di un tubo mobile e si diresse agli uffici dell’amministrazione del Porto Navette Tre, dov’era situato il centro comunicazioni. La dottoressa Yei arrancava dietro di lui, gemendo, ma Van Atta non le prestava attenzione.
Mentre veniva trasportato sopra la pista d’atterraggio, colse la propria immagine tremolante riflessa nelle pareti di plexiplastica del tu
Guardò al di là della propria immagine, verso la zona di atterraggio che si stendeva sotto di lui. All’estremità più lontana della pista, nel punto di arrivo della monorotaia, si stavano ammucchiando le capsule di carico. Ah, sì, anche i maledetti quad erano un anello di quella catena. Un anello debole, un anello spezzato, che presto sarebbe stato sostituito.
Arrivò al centro comunicazioni contemporanemente all’Amministratore del Porto Tre, Chalopin, che era seguita dal capitano della Sicurezza, quel… come si chiamava? Oh, sì, quell’idiota di Ba
— Che cosa diavolo sta succedendo, qui? — sbottò Chalopin senza preamboli. — Un incidente? Perché mai avete richiesto assistenza? Ci ha
— Allora continuate a bloccarli. O chiamate la Stazione di Trasferimento. Il movimento delle vostre navi mercantili non rientra nel mio dipartimento.
— Oh, sì che rientra! Da a
— In via sperimentale — e si accigliò, indispettito. — Potrà anche far parte del mio dipartimento, ma in questo momento non è certo la mia maggiore preoccupazione. Senta, signora, ho tra le mani una crisi in piena regola. — Si rivolse a uno degli addetti alle comunicazioni. — Può in qualche modo collegarmi con l’Habitat Cay?
— Non rispondono alle nostre chiamate — osservò dubbioso il controllore. — Tutta la normale telemetria è stata interrotta.