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Si avvicinò alla cassaforte, di cui lui solo possedeva la chiave, e infilò la sbarretta metallica magnetizzata nell’alloggiamento. Lo sportello si aprì docilmente mostrando fasci di carte, alcune onorificenze e una piccola scatola piatta, di legno, con incastonate sul coperchio le iniziali S. B. in argento.

Il capitano depose l’astuccio sul tavolo provando una lieve eccitazione quasi sessuale. Alzò il coperchio e guardò il rilucente strumento di potere sul suo letto di velluto.

Era, la sua, una perversione condivisa un tempo da milioni di persone.

Di solito era i

«Lo so che sei un simbolo fallico» disse sottovoce il capitano Bey. «Ma sei anche un’arma. Io ti ho usato in passato; e forse ti userò ancora…»

I ricordi ve

Rivide con orrore — ma un orrore che lo affascinava — gli ultimi turbolenti dece

Tumultuava perché? Non l’aveva mai saputo — tanti erano i movimenti politici e religiosi negli Ultimi Giorni. Ed era quella anche l’età dei supercriminali: gente che non aveva nulla da perdere e nemmeno un futuro su cui far conto, e che quindi era disposta a correre qualsiasi rischio. Molti erano degli psicopatici, ma alcuni erano quasi dei geni. Ripensò a Joseph Kidder, che era riuscito quasi a rubare un’astronave. L’uomo era poi scomparso, e certe volte al capitano Bey veniva da pensare: «E se uno dei miei ibernati in realtà fosse…».

La diminuzione forzata della popolazione, la proibizione assoluta di procreare dopo l’a

Rivide l’ultimo presidente planetario, Elizabeth Windsor, mentre esausta e orgogliosa scendeva dall’astronave dopo un giro di ispezione e ritornava su un pianeta cui restavano solo pochi giorni di vita. Ma la vita di lei sarebbe stata ancora più breve; infatti la bomba collocata nel suo spazioplano esplose poco prima dell’atterraggio a Port Canaveral.

Al capitano gelava ancora il sangue solo a ripensarci: la bomba era destinata alla Magellano, e l’astronave si era salvata solo per un guasto del timer. E, per colmo di ironia, tutte le fazioni tra loro rivali avevano rivendicato l’attentato…

Jonathan Cauldwell e la sua banda, sempre più esigua ma sempre più rumorosa, soste

La fazione denominata della Volontà di Dio sosteneva l’esatto contrario.

Il Giorno del Giudizio infine era giunto e nulla avrebbe potuto evitarlo.

Anzi, bisognava accogliere di buon animo la fine del mondo, giacché dopo il Giudizio gli eletti avrebbero goduto della vita eterna.

Ecco quindi che, partendo da presupposti completamente diversi, i fautori di Cauldwell e i seguaci della Volontà di Dio giungevano alla stessa conclusione: l’umanità non doveva cercare di sfuggire al suo destino. Tutte le astronavi andavano distrutte.

Per fortuna, le sette rivali si odiavano con tanto accanimento che non riuscivano a cooperare nemmeno per conseguire un fine cui tutte tenevano. E, anzi, dopo la morte del presidente l’odio sfociò in aperta violenza. Si diffuse la voce — quasi certamente messa in giro dall’Ufficio per la Sicurezza Mondiale, sebbene l’ente non volle ammetterlo mai — che la bomba era stata messa da quelli della Volontà di Dio e che i fautori di Cauldwell avevano sabotato il timer. Di altrettanto credito godeva la versione opposta; comunque o l’una o l’altra avrebbero benissimo potuto essere vere.

Ma tutto ciò era ormai storia, storia antica che solo un pugno d’uomini ancora ricordava e che tra qualche tempo tutti avrebbero dimenticato.

Eppure, che strano… ancora una volta si tentava di sabotare la Magellano.

A differenza dei seguaci di Cauldwell e di quelli della Volontà di Dio, i Sabra erano persone competenti e per nulla obnubilati dal fanatismo. Essi potevano dunque costituire un problema più serio, ma il capitano Bey pensava di sapere come fare per risolverlo.

Sei in gamba, Owen Fletcher, pensò con amarezza. Ma ne ho ammazzati anche di migliori di te, ai miei tempi. E quando non se ne poteva proprio fare a meno, li ho anche torturati.

Andava orgoglioso del fatto che non ci aveva mai provato gusto e poi, questa volta, esisteva un modo migliore.

43. Interrogatorio

E adesso la Magellano aveva un membro dell’equipaggio in più, un ibernato che era stato risvegliato prima del tempo e che ancora cercava di adattarsi alla situazione, così come aveva fatto Kaldor un a

Sulla Terra, gli amici gli chiedevano spesso come mai avesse deciso di diventare criminologo. Lui rispondeva sempre allo stesso modo: «L’unica alternativa era di diventare un criminale».

Per quasi una settimana Steiner aveva lavorato per modificare l’elettroencefalografo dell’infermeria e per controllare i programmi necessari. Nel frattempo, i quattro Sabra rimasero agli arresti rifiutandosi ostinatamente di confessare la loro colpa.

Owen Fletcher osservò con aria infelice i preparativi fatti appositamente per lui; troppe erano le somiglianze con gli strumenti di tortura usati in tutta la sanguinosa storia della Terra. Il dottor Steiner lo rassicurò con la cordialità professionale del buon inquisitore.

«Non aver paura, Owen, non sentirai niente. Non ti renderai nemmeno conto di quello che risponderai alle mie domande… ma non potrai mentire.

Tu sei una persona intelligente, e per questo ti dico esattamente quello che sto per fare. Sarà strano, ma dire la verità al soggetto mi aiuta a far meglio il mio lavoro; ti piaccia o no, il tuo subconscio si fiderà di me… e collaborerà con me.»

Assurdo! pensò il tenente Fletcher. Non crederà di incantarmi così facilmente. Però non disse nulla mentre gli assistenti di Steiner lo legavano all’apposita poltrona. Non fece nessuna resistenza; due dei suoi ex colleghi se ne stavano a disagio sullo sfondo, evitando attentamente il suo sguardo.

«Se hai sete o devi andare in bagno, dillo. La prima sessione durerà un’ora; forse ne servirà qualche altra, ma sara