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Mentre la luce dorata scorreva lenta sul mondo-Disco, simile alla prima onda di marea sulla sabbia, l’aquila volava più alta nel cielo, battendo l’aria con il ritmo lento e possente delle sue ali.
Il mondo intero si dispiegava sotto Esk… tutti i continenti, tutte le isole, tutti i fiumi e specialmente il grande anello dell’Oceano Circolare.
A quelle altezze niente altro esisteva, nemmeno il suono.
Inebriata da quella sensazione, Esk voleva costringere i muscoli stanchi a uno sforzo ancora maggiore. Ma qualcosa non andava. Le sembrava che i suoi pensieri divagassero e sparissero, senza che lei riuscisse a controllarli. Dolore euforia stanchezza le fluivano nella mente eppure, al tempo stesso, altre sensazioni ne sfuggivano. I ricordi si disperdevano nell’aria. Non appena le riusciva di afferrare un pensiero, questo evaporava e lasciava il vuoto dietro a sé.
Stava perdendo grossi brandelli di se stessa e le era impossibile ricordare che cosa stava perdendo. Fu presa dal panico e si mise a pensare alle cose di cui era sicura…
"Io sono Esk, e mi sono impadronita del corpo di un’aquila e della sensazione del vento tra le pe
Provò di nuovo. "Io sono Esk e sto cercando la corrente del vento, il dolore dei muscoli, la sferza dell’aria, il suo gelo…"
"Io sono Esk in alto sull’aria-umida-bagnata-bianca, al di sopra di tutto, il cielo è sottile…"
"Io sono Io sono."
La No
Ma dagli alveari si levò un forte ronzio e a un tratto l’aria si fece densa per il fitto sciame delle grosse api, che presero a svolazzarle intorno alla testa e unirono il loro basso ronzio al suo canto.
Poi se ne andarono volando nella luce che si alzava sopra la radura e sciamarono sopra gli alberi.
È risaputo (o almeno lo è per le streghe) che tutte le colonie di api sono, per così dire, solo parte della creatura chiamata lo Sciame. Allo stesso modo che le singole api compongono le cellule dell’alveare. La No
Sapeva che le sue creature sì sarebbero presto unite alle colonie delle api selvatiche nel folto della foresta e che, tra poche ore, ogni angolo delle praterie montane sarebbe stato attentamente sorvegliato. Non le restava che attendere.
A mezzodì le api tornarono e la No
Rientrò nella frescura del cottage e sedette nella poltrona a dondolo, lo sguardo fisso alla porta.
Sapeva qual era il prossimo passo da farsi. Ma la sola idea la rivoltava. Tuttavia, andò a cercare una scala, si arrampicò a fatica sul tetto e tirò fuori la verga dal suo nascondiglio nella paglia.
Era fredda gelata ed emanava vapore.
— Al di sopra del limite delle nevi pere
Ridiscese e piantò la verga in una aiola di fiori. La fulminò con gli occhi e provò la sgradevole sensazione di essere ricambiata.
— Non credere di avere vinto, perché non è vero — scattò. — È solo che non ho il tempo di mettermi a fare i trucchetti. Tu devi sapere dove si trova. Ti ordino di portarmi da lei!
La verga la guardò ottusamente.
— Per… — la No
Attività, movimento, vivacità… tali parole sarebbero una descrizione del tutto inesatta della reazione della verga.
La No
— Per piacere! — si corresse.
La verga tremò, si alzò alquanto dal terreno e si girò in aria fino a restare sospesa con aria invitante all’altezza della cintola.
La vecchia aveva sentito dire che le scope erano tornate molto di moda tra le streghe più giovani, ma a lei la cosa non garbava. Come poteva un corpo presentare un aspetto rispettabile mentre tagliava l’aria sospeso su un arnese domestico? Un simile procedimento, inoltre ti esponeva a un sacco di correnti d’aria.
Ma non era quello il momento di pensare alla rispettabilità. Si fermò soltanto per afferrare il cappello dal gancio dietro la porta, si arrampicò sulla verga e si sistemò come meglio poté, naturalmente all’amazzone e con le go
— Bene — disse. — E adesso, viaaaa…
Nella foresta gli animali scapparono e si dispersero sotto l’ombra che gli passava sopra, urlante e imprecante. La No
Uscita dalla foresta e arrivata sulle praterie montane, la vecchia era riuscita ormai in qualche modo a farsene una ragione. Il che voleva dire che si teneva stretta con le ginocchia e con le mani, purché non le importasse di essere a testa in giù. Meno male che il suo cappello, essendo di forma aerodinamica, si rivelava utile.
La verga si tuffava tra neri dirupi e lungo le alte vallate spoglie, dove si diceva che una volta scorressero fiumi ghiacciati, al tempo dei Giganti del Ghiaccio. L’aria, che si era fatta sottile, pungeva la gola.
Si arrestarono d’improvviso su un cumulo di neve. La No
A pochi centimetri più in là, scorse sotto una sporgenza un mucchio di pe
— Capisco — disse calma la No
Poi si voltò verso la verga, che adesso era conficcata ritta nel cumulo di neve.
— Tornerò indietro a piedi — le disse freddamente.
Si accorse però che si trovavano su uno sperone che dava su un salto di parecchie centinaia di metri per finire su nere rocce aguzze.
— Benissimo, allora — concesse la No
In effetti, sia perché lei aveva adesso un po’ più di esperienza, sia perché forse la verga ci faceva più attenzione, il viaggio di ritorno fu quasi tranquillo. Tanto che la vecchia a momenti si persuadeva che, con il tempo, sarebbe arrivata a non gradire il volo invece di esecrarlo. Bisognava soltanto smettere in qualche modo di guardare il terreno.
L’aquila era stesa sul vecchio tappetino davanti al focolare vuoto. Aveva bevuto dell’acqua sulla quale la No
Ciò che non aveva fatto era rivelare il minimo segno d’intelligenza.
La strega si domandava se dopo tutto fosse quello l’uccello giusto. Rischiò un’altra beccatina e fissò intenta gli occhi gialli e cattivi, cercando di convincersi che nelle loro profondità brillasse un piccolo lampo, quasi impercettibile.
Scrutò l’interno della testa. La mente dell’aquila era sempre lì, vivida e vigile, ma c’era dell’altro. La mente, naturalmente, non ha colore e nondimeno le fibre di quella dell’aquila sembravano purpuree. Intorno e mescolate con loro c’erano deboli tracce argentee.
Esk aveva imparato troppo tardi che la mente dà forma al corpo, che Prendere a prestito è una cosa ma che il sogno di assumere realmente un’altra forma comporta automaticamente una punizione.
La No
Non si udì alcun rumore, ma forse si produsse un cambiamento nel tessuto dell’aria. La vecchia alzò gli occhi sulla verga, che a malincuore aveva riportato nel cottage.
— No — pronunciò con fermezza.
Poi pensò: "Perché l’ho detto? Per me? In quella c’è il potere, ma non è il potere del mio genere."
"Tuttavia, qui intorno non ne esiste di alcuna altra specie. E anche ora, può essere troppo tardi."
"Potrebbe forse non essere mai abbastanza presto."
S’introdusse di nuovo nella testa dell’uccello per calmare i suoi timori e dissipare il panico. L’animale si lasciò prendere su e rimase aggrappato al suo polso, stringendo tanto forte gli artigli da farle uscire il sangue.
La No
Depose l’uccello sulla spalliera del letto e rivolse la sua attenzione alla verga. Ancora una volta gli intagli si spostarono sotto il suo sguardo, senza mai rivelare del tutto la loro vera forma.
La No
Ci sarebbe stato un prezzo da pagare. E la No
Si schiarì la gola, chiedendosi che diavolo avrebbe dovuto fare. Forse se lei…
Il potere la colpì come se le avessero lanciato un mattone. Si sentì prendere e sollevare tanto che la sorprese abbassare gli occhi e vedere di avere i piedi ancora ben piantati a terra. Provò a fare un passo avanti e scariche magiche crepitarono nell’aria intorno a lei. Allungò una mano per sostenersi alla parete e sotto le sue dita le vecchie assi di legno si mossero e presero a far germogliare le foglie. Un ciclone di magia turbinò nella stanza e alzò la polvere modellandola per un attimo in strane forme sconcertanti, sul lavamano la brocca e il catino, con il loro delizioso motivo a boccioli di rosa, si ruppero in frammenti. Sotto il letto il tradizionale terzo componente del trio di porcellana si trasformò in una cosa orribile e sgattaiolò via.
La No