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Guardò quasi con ammirazione il corpo del ragazzo.

— Davvero sorprendente. Non ho mai conosciuto un mago capace del Prestito — aggiunse.

Si girò verso Esk, che la guardava a bocca spalancata.

— Ricordo che quando ero ragazza, la vecchia Na

— È lei che lo ha colpito — borbottò la piccola. — Ha cercato di ucciderlo. L’ho buttata nel fiume.

— Non è stato carino da parte tua, dopo che ti aveva salvato.

— Mi ha salvato, colpendo lui?

— Non capisci? Lui stava evocando… quegli Esseri.

— Non è vero — protestò Esk.

La No

— Perché non è vero, signorina Sotutto? — disse ad alta voce.

— Lui non farebbe una cosa del genere. — Esk era vicina alle lacrime.

— L’ho sentito parlare, lui è… be’, non è cattivo, è una persona brillante. Capisce quasi come tutto funziona, lui è…

La No

— Sono Esseri orribili! — singhiozzò la bambina. — Lui non li avrebbe evocati, lui vuole tutto ciò che loro non sono, e tu sei una vecchia maligna…

Le arrivò uno schiaffo così sonoro da farla barcollare all’indietro, bianca dallo shock. La No

Aveva colpito Esk soltanto una volta prima di allora. Lo schiaffo che si dà a un bambino per introdurlo nel mondo e dargli un’idea generale di ciò che lo aspetta nella vita. Ma quella era anche stata l’ultima volta. Nei tre a

Afferrò saldamente Esk per le spalle e la fissò negli occhi.

— Ascoltami — la scongiurò — non ti ho sempre detto che, se usi la magia, dovresti attraversare la vita come un coltello attraversa l’acqua? Non ti ho detto così?

Ipnotizzata come un coniglio senza scampo, Esk a

— E tu pensavi che fossero solo storie della vecchia No

— Ma… ma… perché Loro sono interessati? Che cosa v-vogliono Loro?

— La vita e una forma — rispose la vecchia.

Si chinò e la lasciò andare.

— In realtà, sono patetici — continuò. — Non ha

La bambina rabbrividì. Ricordava la sensazione granulosa della fredda sabbia.

— Ma che cosa sono? Ha sempre creduto che fossero… una specie di demoni.

— No. Nessuno lo sa veramente. Sono gli Esseri delle Dimensioni Sotterranee fuori dall’universo. Ecco tutto. Creature d’ombra.

Si voltò verso la figura immota di Simon.

— Tu non avresti idea di dov’è, vero? — chiese a Esk, guardandola attentamente. — Non è che se ne sia andato a volare con i gabbiani, eh?

La piccola scosse la testa.

— No, non lo credo — disse la No

Non era una domanda la sua. Esk, con espressione desolata, fece ce

— Non è colpa tua — la rassicurò la vecchia. — La sua mente gli ha aperto un varco e quando lui è stato messo fuori combattimento. Loro se la sono portata via. Solo…

Tamburellò con le dita sul bordo del letto e parve giungere a una decisione.

— Chi è il mago più importante in questo posto? — domandò.

— Uhm, il Lord Tagliangolo. È l’Arcicancelliere. È uno dei due che stava qui.

— Quello grasso o quello magro come un’acciuga?

Esk distolse la mente dall’immagine di Simon sul freddo deserto e rispose: — È un mago dell’Ottavo Livello, anzi uno a 33°.

— Vuoi dire che è curvo? Tutti questi maghi che gironzolano qui intorno ti ha

— Sara

— Questa è la parte difficile. Direi che saremmo tutti capaci di riportare indietro qualcosa, che cammina e parla come gli altri. Che questo qualcosa sia Simon, è un altro paio di maniche.

La No

— Uhm, alle do

La No

— Che hai detto? Queste vecchie orecchie mi ha

— Scusami. È la forza dell’abitudine — disse la bambina.

— Vedo che ti sei messa in testa delle idee non all’altezza della tua condizione — dichiarò freddamente la No

E fu così che mentre l’intera facoltà dell’Università Invisibile stava cenando nella venerabile sala, le porte furono spalancate con effetto drammatico. Che fu però rovinato in parte quando uno dei battenti urtò contro un cameriere e andò a colpire con violenza la tibia della No

Esk si affrettava dietro di lei, acutamente consapevole delle centinaia di occhi rivolti verso di loro.

Il rumore della conversazione e l’acciottolio delle posate cessò. Un paio di sedie ve

Un mago di rango mediano (che Esk riconobbe come il docente di Astrologia Applicata) si precipitò verso di loro, agitando le mani.

— Nononono — gridò. — È la porta sbagliata. Dovete andarvene.

— Non badare a me — gli disse calma la No

— Nonono, è contro le tradizioni, dovete andarvene adesso. Alle signore non è permesso l’ingresso.

— Io non sono una signora, sono una strega — replicò la vecchia. E, rivolta a Esk, le chiese: — È molto importante?

— Non credo — rispose la piccola.

— Bene. — La No

Esk le batté sulla schiena. Dimostrando una grande presenza di spirito, due maghi se l’erano svignata dalla porta alle loro spalle, e adesso diversi portieri del college avanzavano minacciosi nella sala, tra le acclamazioni e gli sghignazzi degli studenti. Alla bambina i portieri, che vivevano appartati nella loro casetta, non erano mai andati molto a genio. Ma in quel momento provò per loro un moto di simpatia.

Due di loro allungarono le mani pelose e afferrarono la No

— Gli spilloni — spiegò la No

Alzò le mani per ottenere silenzio e la sala rimase in attesa mentre la No

— Chi sono quei buffoni? — domandò, muovendo appena le labbra.

— Erano i sommi maghi — bisbigliò Esk.

— Ha

— Sono noiosi da spolverare, è tutto quello che so — disse la bambina.

Tagliangolo stava piantato a gambe larghe, mani ai fianchi e gomiti in fuori, con lo stomaco che ricordava un pendio per sciatori principianti. Tutta la sua persona aveva assunto la posa che di solito viene associata a Enrico VIII, ma con una opzione su Enrico IX e pure X.

— Allora? Che significa questo oltraggio? — le aggredì.

— Lui è importante? — domandò a Esk la No

— Io, signora, sono l’Arcicancelliere! E dirigo questa Università! E lei, signora, è entrata illegalmente su un territorio assai pericoloso! L’avverto che… smettila di fissarmi così!

Tagliangolo indietreggiò barcollante, con le mani alzate per ripararsi dallo sguardo della No

Gli occhi della No

Esk non glieli aveva mai visti così. Erano assolutamente d’argento, simili a specchietti rotondi, che riflettevano tutto ciò che vedevano. Nelle loro profondità, Tagliangolo era diventato un puntolino, la bocca spalancata, le braccine come stecchini che si agitavano disperate.

L’Arcicancelliere urtò contro un pilastro e lo shock lo fece tornare in sé. Scosse irritato la testa, mise una mano a coppa intorno alla bocca e mandò un fascio di fuoco bianco verso la strega.

Senza abbassare il suo sguardo iridescente, la No

Gli occhi le si ingrandirono.

Tagliangolo scomparve. E al suo posto era arrotolato un grosso serpente, pronto a colpire.

La No

Il serpente dive

Il canestro si tramutò nella folata di neve dei Giganti del Ghiaccio, che ricoprì di ghiaccio il mostro che si dimenava.