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Fu così che, una settimana più tardi, la No

La No

La vecchia ci era andata soltanto una volta in vita sua e non le era piaciuto affatto. L’odore dell’abitato non era quello giusto, lei si era persa e diffidava della gente di città con i loro modi pieni di ostentazione.

Lei ed Esk otte

Esk stringeva tra le braccia la verga e contemplava i boschi che scorrevano lungo la via. Quando furono a diversi chilometri dal villaggio, osservò: — Mi pareva che tu avessi detto che nelle altre terre le piante sono differenti.

— Infatti.

— Questi alberi sembrano proprio gli stessi.

La vecchia li guardò con aria sprezzante.

— Nemmeno un po’ belli come i nostri.

In realtà cominciava a provare un certo sgomento. La sua promessa di accompagnare Esk all’Università Invisibile era stata fatta senza pensare. Il poco che sapeva del resto del Disco lo aveva ricavato per sentito dire e dalle pagine dell’Almanacco, ed era convinta che loro due andassero incontro a terremoti, maremoti, flagelli e massacri, di cui molti "diversi" o anche peggio. Ma era decisa ad andare fino in fondo. Una strega faceva troppo assegnamento sulle parole per ri

Era vestita di nero, come si conviene, e nascondeva sulla sua persona un certo numero di spilloni e un coltello per tagliare il pane. Il piccolo gruzzolo, prestatole a malincuore dal fabbro, era celato nei misteriosi strati della sua biancheria intima. Le tasche della sua go

Il sentiero si snodava giù per le montagne. Per una volta tanto il cielo era limpido e le alte cime delle Ramtop si stagliavano nette e bianche come le spose del cielo (con i corredi zeppi di temporali) e i tanti ruscelletti, che scorrevano ai lati o attraverso il sentiero, fluivano pigri tra gli arbusti delle olmarie e delle spiree.

All’ora di colazione giunsero al sobborgo di Ohulan (consistente in una locanda e una manciata di cottage appartenenti a gente incapace di sopportare lo stress della vita urbana). Pochi minuti dopo, il carro le depositò nella piazza principale (e del resto l’unica) della città.

Era giorno di mercato.

No

Gli occhi di Esk brillavano. La piazza era un mosaico di rumori, colori, odori. Su un lato si ergevano i templi delle più importanti deità del Disco e da essi filtravano profumi arcani che, uniti agli odori delle merci, formavano un miscuglio complesso di fragranze. C’erano bancarelle piene di seducenti curiosità che lei moriva dalla voglia di esaminare.

La No

C’era un piccolo banco coperto, drappeggiato di nero e polveroso, incastrato tra due case. Insignificante com’era, sembrava tuttavia che facesse ottimi affari. Le clienti erano per lo più do

Era straordinario come uno stand, ignoto alla maggior parte della gente, fosse così popolare.

— Che c’è lì dentro? — domandò Esk. — Cosa comprano tutti?

— Medicine — affermò la No

— Nelle città ci debbono essere un sacco di malati — osservò la bambina con aria grave.

Dentro, la botteguccia era una massa di ombre e l’odore delle erbe era tanto denso da poterlo imbottigliare. La No

Un’ombra si mosse nei recessi semibui del locale e una mano dalla pelle scura e grinzosa si posò leggera sulle sue.

— Posso aiutarti, signorina? — La voce, gracchiante, aveva i toni di uno sciroppo di fichi. — Vuoi conoscere il tuo futuro a forse è il tuo futuro che vuoi cambiare?

— Lei sta con me — sibilò la No

L’ombra davanti a Esk si chinò in avanti.

— Esme Weatherwax? — chiese.

— In persona. Ancora a vendere gocce miracolose e piccoli amuleti, Hilta? Come te la passi?

— Meglio del solito perché ti rivedo — rispose l’ombra. — Cosa ti porta giù dalle montagne, Esme? E questa piccola… è forse la tua assistente?

— Per piacere, che cosa vendi? — domandò Esk.

L’ombra rise. — Oh, delle cose per impedirne altre che non dovrebbero succedere e aiutare quelle che dovrebbero, tesoro. Aspettate un attimo che io chiuda, mie care, e sarò subito da voi.

L’ombra passò accanto a Esk in una scia di fragranze e chiuse le tende davanti al chiosco. Poi tirò su i drappeggi sul retro facendo entrare la luce pomeridiana.

— Non posso sopportare l’oscurità e respirare quest’aria — dichiarò Hilta Trovacapra — ma è quello che si aspettano i clienti. Tu sai com’è.

— Sì — a

Hilta, una do

— È così che va

Si sedettero su balle di erbe sconosciute nel cantuccio privato ricavato tra i muri ad angolo delle due case, e bevvero un liquido verde e fragrante in lazze sorprendentemente delicate. Al contrario della No

Difficile descriverla. Ma era impossibile immaginarle inchinarsi davanti a chicchessia.

— Allora, come va la vita? — chiese la No

L’altra strega alzò le spalle e con il suo gesto fece perdere la presa al capotamburo proprio quando era quasi riuscito a tornare in cima.

— Come l’amante frettoloso, viene e se ne… — cominciò e si arrestò vedendo l’occhiata significativa che l’amica lanciava a Esk.

— Non male, non male — rimediò in fretta. — Il consiglio ha provato una volta o due a buttarmi fuori, sai, ma ha

— Cattivo Somaro — disse pronta Esk. Prese da uno scaffale un vasetto di coccio e ne odorò il contenuto.

— Va abbastanza bene — concesse la No

Esk a

— Non ne riconosco nessuna — disse, rivolgendosi più che altro a se stessa. — Cosa da

— Libertà — dichiarò Hilta, che aveva un udito fine. Poi, rivolta di nuovo alla No

— Non tanto. Lei ha potere, ma di quale genere non sono sicura. Potrebbe essere quello di un mago.

Hilta si girò lentamente e squadrò Esk da capo a piedi.

— Ah! — esclamò. — Questo spiega la verga. Mi chiedevo di che parlassero le api. Bene, bene. Dammi una mano, piccola.

Esk le tese una mano. Le dita di Hilta erano così piene di anelli che era come pescare in un sacchetto di noci.

La No

— Non credo che questo sia necessario — disse severamente. — Non tra di noi.

Esk interloquì: — Tu lo fai, No

La No

— I Poteri Che Esistono ha

— Be’, suvvia! — s’impazientì la No

— No, calmati. È vero — ribatté Hilta.

— Uhm.

— Vedo che siete all’inizio di un lungo viaggio — osservò l’amica.

— Incontrerò uno sconosciuto alto e bruno? — chiese Esk, esaminandosi il palmo. — La No