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— Sei completamente pazzo — gli gridò con voce roca Scuotivento, mentre cercava di tenersi in equilibrio a mano a mano che il va scello acquistava velocità. Si girò. Uno dei chelonauti cercò di superare con un balzo la distanza tra il Viaggiatore e la torre, atterrò sul fianco ricurvo del vascello, si dimenò un istante in cerca di una presa, non ne trovò e precipitò con un grido acuto.

Ormai il Viaggiatore si muoveva rapidamente. Scuotivento scorgeva la distesa d’acqua illuminata dal sole e l’incredibile Rimbow. che balenava allettante al di là, e invitava i folli ad avventurarsi troppo lontano… Vide anche un gruppo di uomini che si arrampicavano disperatamente sui pendii della rampa di lancio e manovravano un grosso tronco squadrato nel tentativo frenetico di fare deragliare il vascello prima che svanisse oltre il Bordo. Le ruote ci sbatterono contro, con il solo effetto che la nave ondeggiò, Duefiori perse la presa sulla scala e cadde nella cabina e il portello si richiuse con fracasso. Scuotivento si tuffò in avanti, gemendo, e tentò di aprirlo.

Ormai il mare coperto di bruma era molto più vicino. E il Bordo, che costituiva il perimetro roccioso dell’arena, era anch’esso minacciosamente prossimo.

Scuotivento si rialzò. Non c’era più che una cosa da fare, e lui la fece. Fu colto dal panico quando i carrelli, venuti a contatto con la leggera salita del binario, sbalzarono il vascello, simile a un salmone scintillante, in aria e oltre il Bordo.

Pochi secondi dopo, accompagnato dal rumore di dozzine di piedini, il Bagaglio superò l’orlo del mondo, con le gambe che seguitavano a pedalare con lena, e sprofondò nell’Universo.