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Tuttavia le parole finali non furono pronunciate. L’Arciastronomo si girò sorpreso al tumulto che si era levato intorno al grande arco d’ingresso all’arena. Le guardie entrarono di corsa e gettarono le armi mentre fuggivano tra gli altari o saltavano il parapetto per rifugiarsi nelle tribune.

Qualcosa emerse alle loro spalle. La folla, cessate le sue acclamazioni, si disperse nel silenzio.

Il qualcosa, una struttura bassa di alghe a forma di cupola, si muoveva lentamente ma con sinistra determinazione. Vincendo il suo orrore, una guardia gli sbarrò la strada e gli scagliò contro la lancia, che si infisse tra le alghe. La folla ruppe in evviva… poi si fece mortalmente silenziosa quando la cosa balzò in avanti e inghiottì l’uomo.

L’Arciastronomo, con un gesto brusco della mano, congedò la famosa Maledizione di Vestlake e si affrettò a pronunciare le parole di uno degli incantesimi più potenti del suo repertorio: l’Enigma della Combustione Infernale.

Fiammelle di ottarino guizzarono tra e intorno le sue dita mentre lui tracciava in aria i complessi caratteri runici dell’incantesimo e lo spediva, strillante e con una scia di fumo azzurro, verso la forma.

Seguì un’esplosione gratificante e una lingua di fiamme s’i

In mezzo al cerchio c’era un baule di legno, perfettamente comune anche se piuttosto grande. Non era nemmeno strinato. Qualcuno all’altro capo dell’arena si mise a ridere, ma il suono cessò di colpo quando il baule si alzò su dozzine di gambette e si voltò a fronteggiare l’Arciastronomo. Naturalmente un baule di legno, perfettamente comune anche se piuttosto grande, non ha una fronte con la quale affrontare. Ma quello decisamente lo fronteggiava. L’Arciastronomo, non soltanto lo capiva, ma con suo grande orrore si rendeva anche conto che quella cassa perfettamente normale, in qualche modo indefinibile, stringeva gli occhi.

Il baule prese a muoversi risolutamente verso di lui. Che rabbrividì.

— I maghi! — gridò. — Dove sono i miei maghi?

Tutto intorno all’arena, uomini dalla faccia pallida sbirciavano da dietro gli altari e da sotto le panche. Uno dei più audaci, vista l’espressione sul viso dell’Arciastronomo. sollevò un braccio tremante e provò a lanciare frettolosamente un fulmine. Che si scagliò sibilando verso il baule e lo centrò in una pioggia di bianche scintille.

Fu quello il segnale: ogni mago, incantatore e taumaturgo di Krull balzò su, e sotto lo sguardo atterrito del loro capo, lanciò il primo incantesimo che a ciascuno ve

Ben presto il baule fu nascosto alla vista da una nuvola sempre più estesa di particelle magiche, che fluttuarono e si contrassero a comporre forme contorte e inquietanti. Nel tumulto volavano senza posa gli incantesimi. Fiamme e lampi di tutti gli otto colori scaturivano dalla cosa ribollente che adesso occupava lo spazio dov’era stato il baule.

Sin dalle Guerre dei Maghi non si era più vista una tale concentrazione di magia in uno spazio così ristretto. L’aria stessa ondeggiava e brillava. Gli incantesimi rimbalzavano gli uni sugli altri, creando nuovi incantesimi di breve durata, selvaggiamente incontrollabili. Sotto il loro impatto le pietre cominciarono a piegarsi e spezzarsi. Una di loro in effetti si tramutò in qualcosa di cui è meglio tacere e se ne fuggì in qualche lugubre dimensione. Altri strani effetti collaterali presero a manifestarsi: dalla tempesta ve

Il fatto che i maghi avessero cessato di gettare incantesimi e fossero fuggiti non aveva più importanza. La cosa ora si nutriva della corrente di particelle di ottarino, solitamente più dense vicino al Bordo del Disco. Nessuna attività magica poté compiersi in tutta l’isola di Krull, perché tutto il mana disponibile nella zona era risucchiato nella nuvola, che s’i

Ma nulla di tutto ciò impedì alla cosa, rimasta alla base della nuvola brillante come uno specchio nell’intensità della tempesta magica che la circondava, di dirigersi con passo fermo verso l’Arciastronomo.

Scuotivento e Duefiori contemplavano la scena con timore reverenziale dal loro rifugio della torre di lancio del Possente Viaggiatore. La guardia d’onore si era dileguata da tempo e aveva lasciato le sue armi sparse a terra.

— Be’ — sospirò alla fine Duefiori. — Addio al Bagaglio. — E giù un altro sospiro.

— Non devi crederlo — disse Scuotivento. — Il legno del pero sapiente è totalmente inaccessibile a qualsiasi forma conosciuta di magia. È stato costruito per seguirti ovunque. Voglio dire, quando muori, se vai in cielo, almeno disporrai di un paio di calzini puliti nell’aldilà. Ma io non intendo morire ancora, così muoviamoci, vuoi?

— Dove?

Scuotivento raccolse una balestra e una manciata di frecce. — Ovunque meno che qui.

— E il Bagaglio?

— Non ti preoccupare. Quando la tempesta avrà esaurito tutta la magia che c’è in giro, cesserà.

Questo infatti si stava avverando. La nuvola ancora saliva fluttuando, ma era diventata più pallida e non incuteva più paura. Mentre Duefiori la fissava, prese a guizzare incerta e ben presto dive

Adesso il Bagaglio si era fatto visibile in mezzo alle fiamme invisibili; le pietre intorno a lui si andavano rapidamente raffreddando con un crepitio.

Duefiori chiamò piano il suo Bagaglio. Quello si arrestò e sembrò ascoltare attento; poi, muovendo i suoi molteplici piedini in un’andatura complicata, si girò e si diresse verso il Possente Viaggiatore… Scuotivento lo guardava irritato. Il Bagaglio aveva una natura elementare, niente cervello e un atteggiamento omicida verso tutto ciò che minacciasse il suo padrone; il mago non era sicuro che il suo interno occupasse la stessa struttura spazio-temporale del suo esterno.

La cassa si arrestò davanti a Duefiori. — Non ha nemmeno un graffio — disse questi allegramente. Aprì il coperchio.

— È propria il momento adatto per cambiarti la biancheria — osservò sarcastico Scuotivento. — Tra un minuto le guardie e i sacerdoti sara

— Acqua — mormorò l’ometto. — Tutta la cassa è piena d’acqua.

Scuotivento guardò al di sopra della sua spalla. Non c’era traccia di indumenti, sacche con il denaro o altri beni del turista. Tutta la cassa era piena d’acqua.

Un’onda nacque dal nulla e sciabordò oltre l’orlo. Lambì le pietre ma, invece di allargarsi, cominciò a prendere la forma di un piede. Seguirono un altro piede e la metà inferiore di un paio di gambe via via che l’acqua scorreva come riempiendo uno stampo invisibile. Un attimo dopo, davanti a loro, ammiccante, apparve Tethis, il troll marino.

— Capisco — disse alla fine. — Voi due. Suppongo che non dovrei sorprendermi. — Si guardò intorno, senza badare alla loro espressione attonita. — Sedevo fuori dalla mia capa

— Krull — rispose il mago, con un’occhiata dura al Bagaglio che esibiva un’espressione soddisfatta. Inghiottire persone era una cosa che faceva di frequente ma sempre, quando si apriva il coperchio, dentro non c’era altro che la biancheria di Duefiori. Spalancò di furia il coperchio. Dentro non c’era altro che la biancheria di Duefiori. E l’interno era perfettamente asciutto.

— Bene, bene — disse Tethis. Alzò gli occhi. — Ehi! Non è questo il vascello che vogliono mandare oltre il Bordo? È vero, deve essere lui!

Una freccia gli attraversò il petto, causando una leggera increspatura. Lui non sembrò accorgersene, ma Scuotivento sì. All’estremità dell’arena erano apparsi diversi soldati e alcuni controllavano gli ingressi.

Un’altra freccia scagliata dalla torre rimbalzò dietro Duefiori. Da quella distanza i tiri non avevano molta forza, ma sarebbe stata soltanto questione di tempo…

— Presto! — disse Duefiori. — Dentro il vascello! Quelli non osera

— Sapevo che avresti suggerito una cosa simile — gemette il mago. — Lo sapevo.

Sferrò un calcio al Bagaglio, che indietreggiò di qualche centimetro e aprì minacciosamente il coperchio.

Una lancia descrisse un arco nell’aria e si fermò vibrando nel legno vicino all’orecchio del mago. Con un grido lui si arrampicò sulla scala dietro gli altri.

Quando giunsero alla stretta passerella che correva lungo il dorso del Possente Viaggiatore, intorno a loro fischiavano le frecce. Duefiori era in testa, con un passo baldanzoso che per Scuotivento era segno rivelatore di un eccessivo entusiasmo represso. Al centro del vascello, in cima, c’era un largo portello rotondo di bronzo, chiuso da una cerniera. Il troll e il turista si inginocchiarono e si misero al lavoro per aprirla.

Nel cuore del Possente Viaggiatore da diverse ore della sabbia fine si era lentamente riversata in una coppa attentamente disegnata allo scopo. Adesso la coppa era piena della esatta quantità necessaria per farla rovesciare e capovolgere un peso accuratamente bilanciato. Il peso oscillò e fece uscire un perno da un piccolo meccanismo complicato. Una catena prese a muoversi. Un tonfo sordo…

— Che cosa è stato? - domandò Scuotivento allarmato e guardò in giù.

La pioggia di frecce era finita. Sacerdoti e soldati, immobili, fissavano il vascello. Un ometto preoccupato si fece largo in mezzo a loro e si mise a urlare qualcosa.

— Che è stato? — chiese Duefiori, occupato a svitare un dado.

— Mi sembrava di avere sentito qualcosa — rispose Scuotivento. — Ascolta, li minacceremo di da

— Già — disse Duefiori in tono vago. Si accovacciò sui calcagni. — Ecco fatto. Adesso dovrebbe alzarsi.

Parecchi tipi muscolosi si stavano arrampicando sulla scaletta; fra di loro c’erano anche i due chelonauti. Erano armati di spade.

— Io… — cominciò il mago.

Il vascello ondeggiò. Poi. con lentezza infinita, prese a muoversi sul binario.

Duefiori e il troll erano riusciti a aprire il portello. Una scaletta metallica conduceva alla cabina in basso. Il troll spari.

— Dobbiamo andarcene — bisbigliò Scuotivento. Duefiori lo guardò, con uno strano sorriso sul volto.

— Stelle — esclamo. — Mondi. L’intero cielo pieno di mondi. Luoghi che nessuno vedrà mai. Eccetto me. — E s’infilò nel portello.