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— Certo che ne ho una per Theresa. Nella cassetta di sicurezza privata di mio padre. Ne ho sempre tenuta una per Theresa.

Il volto di Cazie mostrò improvvisa comprensione per quello che doveva essergli costato, come medico, agire in quel modo, con il crescere della crisi pubblica: guardare morire i bambini e sapere che avrebbe potuto salvare la vita di uno di loro. Cazie avanzò di un passo e lo abbracciò, lui glielo permise. Il suo seno pieno gli dava una sensazione soffice contro il petto, la sua testa gli si adattava in modo familiare sotto il mento. Lui era molto stanco.

Con la coda dell’occhio, scorse Vicki sparire dietro l’angolo del corridoio.

Theresa si riempì di piaghe purulente sul cranio, sul volto e sul corpo. I tessuti le si gonfiarono tanto che, se non fosse stata sotto l’effetto di potenti calmanti, perfino la pressione sul letto soffice le sarebbe risultata insopportabile. I piccoli seni si trasformarono in sacche ulcerose con capezzoli screpolati e sanguinanti.

Non riusciva a parlare. La bocca, la lingua, le gengive dive

— Progresso del paziente nei limiti della norma — diceva più volte al giorno il roboinfermiere con voce gradevole. — Desidera dati più dettagliati?

— Per l’amor di Dio, Jackson, vai a dormire — ripeteva Vicki con la stessa frequenza. — Sembri uno scarto di laboratorio di Miranda Sharifi.

— M-M-M-M… mo… mo — cercava di dire Theresa. Lui aumentava la dose di sedativo.

Due volte al giorno, come da contratto, arrivavano dalla Kelvin-Castner dati di laboratorio e risme di dati grezzi. Jackson leggeva soltanto i riassunti, stilati in tutta fretta da Thurmond Rogers. — Jack, abbiamo creato modelli al computer degli sviluppi più probabili delle proteine per la molecola iniziale, basati sulle reazioni più probabili dei siti recettori. Sfortunatamente ci sono seicentoquarantatré sviluppi di livello A possibili, quindi la sperimentazione può durare a lungo e abbiamo pensato di…

— Basta, Caroline — disse Jackson al suo sistema. — Archivia i resoconti per data, mittente e… tutto quello che serve per un protocollo di facile richiamo. "E lasciami in pace."

— Sì, dottor Aranow — rispose Caroline.

— Jack, come sta Tess? — chiedeva quotidianamente, più che quotidianamente, l’immagine di Cazie. Una volta aveva sentito Cazie parlare con Vicki nella stanza accanto. Con Vicki? Lottare, parare, duellare? Non era entrato.

Theresa perse carne che non poteva permettersi di perdere. Il suo corpo già inagrissimo si fece scheletrico, le braccia e le gambe assunsero l’aspetto di stampelle di fil di ferro, ginocchia e gomiti dive

I rapporti sui progressi alla Kelvin-Castner, gli riferiva quotidianamente Thurmond Rogers, sembravano non procedere affatto. I modelli al computer non avevano alcun successo. Gli algoritmi, una volta esaminati, non funzionavano. C’erano soltanto possibilità, ipotesi teoriche successivamente smentite, risultati insoddisfacenti di test su animali. Avevano bisogno di una scoperta importante, spiegava Thurmond Rogers in messaggi che Jackson guardava soltanto finché non capiva dove andassero a parare. La scoperta sarebbe arrivata, diceva Rogers. Tuttavia non era ancora accaduto. — Dopo tutto, noi non siamo Miranda Sharifi e Jonathan Markowitz — aggiungeva disgustato Rogers.

— Progresso del paziente entro la norma — diceva il roboinfermiere.

— "Dormi." Il tuo equilibrio mentale è a rischio, sai? — incalzava Vicki.

— Forse un decapeptide, che i

— Mo…mo… mmmmm…

— Come sta, Jack? E "tu" come stai? "Rispondimi", maledizione…

Dopo un mese, Theresa presentava ancora ustioni da radiazioni su corpo e volto. I muscoli le si erano atrofizzati. Le piaghe smisero di spurgare. Jackson voleva che mangiasse anche se non avrebbe avuto appetito ancora per intere settimane. Per mangiare, non doveva essere sotto l’effetto dei sedativi.

Lui e Vicki appoggiarono Theresa ai cuscini. Accanto al letto, Vicki sistemò un ricco mazzo di fiori modificati geneticamente, rosa, gialli e di un arancione carico. Lasciò quindi la stanza, con discrezione. Il roboinfermiere preparò una proteina liquida che sapeva di lamponi, con una ca

— Jack…

— Non cercare di parlare, Tessie, se ti fa male. Sei stata male, ma guarirai. Sono qui io.

Lei lo fissò senza metterlo a fuoco. Aveva la testa completamente calva, squamata, ustionata. Lentamente, però, gli occhi azzurri le si schiarirono.

— M-M-Mir…

— Ho detto di non parlare, tesoro.

— M-Mir…

Lui cedette. — Lascia che ti aiuti. "Miranda Sharifi". Sei andata a La Solana per effettuare delle ricerche per il tuo libro su Leisha Camden, vero? Per parlare con il padre di Miranda perché lui aveva conosciuto Leisha?

Theresa esitò. La testa pateticamente calva a

— Mo… rti.

— Richard Sharifi è morto. Qualcuno ha bombardato La Solana e lui è rimasto vaporizzato. — Jackson capì la domanda che lei aveva nello sguardo. — No, il governo non sa chi ha fatto esplodere la bomba. Si è trattato apparentemente di un veicolo telecomandato lanciato dalle montagne del Nuovo Messico. Nessun gruppo ha rivendicato l’azione, nessuno è stato arrestato e, se l’FBI ha qualche indizio, non l’ha reso pubblico. La Base di Selene non ha contrattaccato e non ha emesso comunicati pubblici.

— Non… a… Selene.

— Che cosa non c’è a Selene? Tess, tesoro, non cercare di parlare più, vedo quanto si sta facendo male. Tutto questo può aspettare finché tu…

— Mor-ti. Miranda.

Jackson prese delicatamente la mano di Theresa. — Miranda Sharifi è morta? Non puoi saperlo, tesoro.

— Parlato… con lei. Io. L’ho… vista.

— Hai visto Miranda Sharifi? — Lanciò un’occhiata al monitor. La temperatura di Theresa, la conduttanza della pelle e la scansione cerebrale erano normali: non era in stato di allucinazione. — Tesoro, non è possibile. Miranda è a Selene. Sulla Luna.

— No!

— Non c’è? Era a La Solana? Tess… com’è possibile?

Theresa lo guardò con espressione torva, gli occhi azzurro acquoso in una testa orribilmente deformata. Poi cominciarono a scenderle le lacrime. Jackson la vide contrarsi quando il sale le toccò la pelle. — Morta! Morta!

— Tess, oh, non…

— Se dice che ha visto Miranda e che Miranda è morta, probabilmente è vero — disse la voce di Vicki alle sue spalle. — Sa quello che ha visto. È l’unica spiegazione che dia un senso al bombardamento di La Solana senza che ci siano state rivendicazioni dell’azione.

Theresa guardò oltre Jackson a Vicki, in piedi sull’arco della porta. Theresa a

Jackson si voltò di scatto verso Vicki. — Sai quello che stai dicendo?

— Probabilmente meglio di te. — Il volto di Vicki si contorse in una smorfia e lei lasciò la stanza.

Jackson non la seguì. Guardò Theresa che giaceva un po’ rialzata sui cuscini, con la povera bocca mezzo aperta. Con delicatezza, Jackson la adagiò meglio sul letto.

Passò per tutto l’appartamento e superò lo scudo a energia-Y che dava sulla terrazza. Sembrava il tramonto: Jackson aveva perduto il conto delle ore, dei giorni. Gli alberi e le aiuole del parco sottostante rifiorivano in tutta la magnificenza modificata geneticamente della piena estate. Pensò che dovevano essere più o meno a maggio.

Theresa aveva detto che Miranda Sharifi era morta.

E gli altri Super-Inso

Se Theresa aveva ragione, non era servito a nulla. Quelli che li odiavano li avevano beccati comunque.

Le cime degli alberi danzarono per una brezza improvvisa. In piedi, proprio al margine della terrazza, Jackson sentiva stormire le foglie, ne inalava la fresca umidità. A sud-est, proprio sotto la Luna, brillava fisso un pianeta. Probabilmente Giove. Oppure un ologramma di Giove, approvato dal comitato climatico dell’enclave. "Aggiungiamo un pianeta alla programmazione della cupola di questo mese. I bambini potra

Jackson rivide le stampe appese alla parete dello studio di Theresa dei bambini Vivi nonCambiati che morivano di pustole e putrefazione per la mancanza di misure sanitarie che nessuno aveva più bisogno di adottare, di siringhe del Cambiamento o di cure mediche.

Non ci sarebbero state mai più siringhe del Cambiamento. Persone, gruppi e governi potevano inviare un numero infinito di messaggi o effettuare spedizioni a Selene, ma non sarebbe servito a nulla. A meno che i Super non avessero lasciato un’immensa provvista di siringhe da qualche parte perché venisse scoperta a posteriori, non sarebbe più esistito il Cambiamento per la generazione successiva o quella dopo ancora. Nemmeno per i bambini Muli che studiavano il software per l’orientamento celeste. La biochimica/nanotecnologica era troppo oltre la comprensione della normale umanità, perfino dell’umanità modificata geneticamente. Non si poteva affrontare la rivoluzione industriale se si era appena inventata la ruota.

Jackson appoggiò le mani sulla ringhiera della terrazza e si sporse in avanti. Dalla strada, quattro piani sotto, arrivava il debole suono della risata di una do

"Eden" aveva detto una volta Theresa di Central Park, durante la sua fase religiosa. Aveva avuto dodici a

Eden. Per quanto tempo ancora?