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Theresa stette molto male. Se fosse stata Cambiata, tuttavia, sarebbe stata ancora peggio. Jackson scoprì di non riuscire ad apprezzare l’ironia della cosa.

Theresa era stata esposta a 240 rad. Non appena Jackson era giunto trafelato dalla Kelvin-Castner al loro appartamento, gliene aveva assorbite il più possibile. Non l’aveva mandata in ospedale: le enclavi non avevano più ospedali degni di tale nome. Non erano necessari.

Jackson aveva ordinato la strumentazione di cui aveva bisogno tramite un canale di emergenza: era arrivato tutto all’appartamento insieme con lui. Theresa era in preda a un attacco isterico.

— Sst, Tessie, andrà tutto bene. Tieni duro, tesoro, va tutto bene, devi aiutarci per quanto puoi.

— Morte! — continuava a gridare Theresa. — Morte… morte… morte…

— No, non morirai. Sst, Tessie, calmati… — Ma non riuscì a tranquillizzarla.

— Dalle un sedativo — disse Vicki, faticando per trattenere le braccia di Theresa che mulinavano. — Jackson, è meglio.

Lui lo fece. A quel punto lui e Vicki si misero a lavorare sul corpo inerme di Theresa. Lui le pompò via il contenuto dello stomaco e inviò tubuli robotici specializzati per la pulizia lungo l’esofago e i bronchi, nel retto, nel naso e nelle orecchie, nella vagina e attraverso le retine. Lui e Vicki le sfregarono ogni centimetro di pelle con un composto chimico. Vicki tagliò i lunghi capelli chiari di Theresa e le rasò la peluria. In quel momento, Jackson lasciò la stanza. Si portò nel corridoio e picchiò i pugni contro la parete.

Quando tornò, Vicki fu molto discreta e non lo fissò negli occhi.

Lui inserì un tubo endotracheale: anche la superficie delle vie respiratorie interne si sarebbe squamata, e Theresa avrebbe avuto bisogno di aiuto meccanico per respirare. Quindi le iniettarono una sostanza per farla sudare abbondantemente e inserirono una EV con nutrienti ed elettroliti. Quando lui e Vicki ebbero terminato, si alzarono dalla sagoma di Theresa stesa nel letto, coperta con un lenzuolo di cotone. Alcuni monitor invasivi erano stati collegati con un terminale centrale, coadiuvati da cerotti-monitor di tessuto verde che le punteggiavano la pelle. La ragazza, pensò Jackson disperato, sembrava un ossuto passerotto spe

— Resterò qui, Jackson. Non puoi assistere tua sorella da solo — propose Vicki.

— Ho ordinato un roboinfermiere dotato di software per la cura delle radiazioni, arriverà presto. Doveva arrivare da Atlanta.

— Non può sostituire una persona.

— Sai niente tu della malattia da radiazioni? — replicò lui, più duramente di quanto non intendesse.

— Mi dirai tutto tu.

— Ma Lizzie e Dirk…

— …non ha

Jackson non sorrise. L’aveva sentita a mala pena. — Se Theresa fosse stata Cambiata…

— Avevo immaginato che non lo fosse — disse Vicki. — Ma perché non lo è?

Lui ignorò la domanda. — Se fosse stata Cambiata sarebbe stata peggio. Quando Miranda Sharifi ha progettato il Depuratore Cellulare, non ha messo in conto la malattia da radiazioni. Be’, non poteva considerare tutto. Il Depuratore Cellulare sradica il DNA aberrante. Ecco perché coglie immediatamente i tumori. Ma Theresa… — non riuscì a finire.

Lo fece Vicki per lui. — Sarà un ammasso di DNA aberrante mutato. Jackson mi dispiace tanto. Dov’è il tecnico pilota?

— È andata a casa per conto suo, immagino.

— Speriamo che abbia anche lei un parente medico.

Jackson fissò Vicki infuriato. — Non sono un fanatico umanitario, maledizione! Il pilota non è una mia paziente.

Vicki non rispose. Tuttavia gli toccò brevemente una spalla prima di dire: — Io mi riposo un po’. Tu la assisti adesso e io ti darò il cambio fra qualche ora.

— Chiedi al sistema di casa di svegliarti. Si chiama Jones e la parola di ingresso per gli ospiti è "Michelangelo".

— Lo so — rispose Vicki, e Jackson non pensò nemmeno di chiederle come facesse a saperlo.

Un’ora dopo, chiamò l’aeroporto di Manhattan Est e inviò un messaggio al tecnico pilota che aveva volato con Theresa Aranow. Allegò un file su come curare la malattia da radiazioni.

Avvicinò quindi una sedia al letto della sorella e le guardò il volto addormentato mentre era ancora integro.

Vicki entrò piano nella stanza in piena notte e disse dolcemente: — Lascia che stia io un po’ con lei.

Jackson stava so

— Jackson, hai una faccia terribile. Vai a letto. Non cambierà nulla prima di domani mattina.

Ma Theresa stava già cambiando: aveva bruciature da radiazioni sulla pelle chiara, piaghe all’interno della bocca e sulla lingua.

— Jackson…

— Resterò.

Lei avvicinò una sedia e gli si sedette accanto. Qualche minuto… ora?… dopo lui si svegliò per scoprire che stava arrancando lungo il corridoio verso la camera da letto, con Vicki che lo sorreggeva. Non ricordava di essersi addormentato né di essersi svegliato. Vicki lo stese, ancora vestito, sul letto e lui sprofondò immediatamente in un so

La volta successiva in cui si svegliò, Cazie gli stava scuotendo una spalla, incombendo su di lui come una Furia greca.

— Jackson! Ti ho lasciato una decina di messaggi a priorità assoluta dalla K-C. Che diamine ti sta succedendo? Non ti rendi conto di quanto sia importante questo affare? E anche se non lo capisci, potresti farmi almeno la cortesia di rispondermi una sola volta in trentasei ore, anche se mi stai tenendo il broncio? Dio, non riesco a credere che tu…

— Preferirei che tu non disturbassi Jackson — disse dolcemente Vicki dalla porta della camera da letto dell’uomo.

Cazie si voltò lentamente. La sua pelle color miele impallidì, rendendo le pagliuzze degli occhi di un verde ancor più brillante.

— Jackson ha bisogno di dormire — continuò Vicki con la stessa voce di dolce ragionevolezza. — È meglio adesso che tu vada via.

Cazie si era ripresa, sempre di umore pericoloso. — Non penso proprio… Diana, giusto? Oppure Victoria? È vero che Jackson sembra piuttosto fatto, devi averlo stancato per benino. Sono sicura che lui se la sia goduta. Adesso però abbiamo degli argomenti da adulti da trattare quindi, se sei già stata pagata, il sistema della casa ti può chiamare un robotaxi. Adesso, Jackson, se vuoi, ti aspetterò nello studio mentre ti fai una doccia.

Vicki non fece altro che sorridere.

All’improvviso Jackson si sentì nauseato di tutt’e due. Si alzò dal letto. — Non fare la scema, Cazie. Theresa sta male. Non ho tempo di pensare alla Kelvin-Castner finché non sarà fuori pericolo.

Il volto di Cazie cambiò. — Malata? Gravemente? Di che? Jackson, una siringa del Cambiamento…

— Non questa volta. Malattia da radiazioni. — La scansò per passare ed entrò nella camera di Theresa. Cazie gli corse dietro.

La sorella giaceva addormentata serenamente: nessun cambiamento nei dati dei monitor. Cazie vide Theresa e restò a bocca aperta. — Che cosa… Jack!

— Era all’interno del raggio dell’esplosione nucleare che ha distrutto La Solana. — Ormai doveva essere notizia di dominio pubblico. Cazie guardava sempre i notiziari.

— Tess? È andata in Nuovo Messico? Ma è impossibile!

— L’avrei detto anch’io.

— Oh, mio Dio, Jack. Resterò qui e ti aiuterò a curarla.

Quella era Cazie nei momenti di genuinità, nei momenti di amabilità. Guardò Theresa con affetto e addolorata. Jackson disse: — La sta curando benissimo anche Vicki — e si sentì subito troppo afflitto per poter godere della propria crudeltà.

— Bene — disse umilmente Cazie. Appoggiò piano una mano sul bordo del letto di Theresa.

Jackson chiuse gli occhi. — Dimmi che vuoi fare riguardo alla Kelvin-Castner.

— Può aspettare — disse Cazie a voce bassa.

— No, non può. E comunque, in questo momento, non c’è nulla che io possa fare per Theresa. Dimmi tutto.

— Se tu… d’accordo. Voglio impegnare cinquecento milioni di dollari inizialmente, di più in futuro, per il raggiungimento di obbiettivi a circolo chiuso. Ti ho inviato il progetto degli obbiettivi. Possediamo il quindici per cento dei profitti lordi su questo singolo progetto, con attivi e passivi approssimativamente standard. I diritti e le interco

— No, non questa roba. Non raccontarmi questa roba. Che cosa farà la Kelvin-Castner?

— Agirà in fretta per ottenere una molecola di diffusione brevettabile basata sui campioni dei tessuti e sulle alterazioni cerebrali dei Vivi. I primi modelli al computer sta

"Resistenti al Depuratore." Jackson non aveva mai sentito quel termine. Forse il "gruppo delle applicazioni preliminari" lo aveva appena "creato a tappeto".

Lanciò un’ultima occhiata ai dati di Theresa e poi condusse Cazie fuori dalla stanza. Il roboinfermiere fluttuò più vicino al letto.

Nel corridoio, Jackson disse: — Voterò a favore dell’investimento dei fondi e concederò anche il voto di Theresa ma a una condizione. La prima linea di ricerca, la "prima" Cazie, con un impegno della maggioranza dei talenti e delle risorse, dovrà occuparsi di trovare un antidoto per il neurofarmaco originale che ha infettato i Vivi. Un antidoto che possa invertire la loro biochimica cerebrale riportandola al funzionamento iniziale. Senza l’ansia per le cose estranee e l’inibizione nei confronti delle novità e tutta quella fottuta paura. Siamo d’accordo?

Cazie esitò un solo istante. — D’accordo.

— Puoi convincere anche Alex Castner?

— Sì. — La do

Le disse: — Fai redigere un contratto e portamelo. Vorrò rapporti costanti e documentati sui progressi riguardanti l’antidoto, oltre alla documentazione di laboratorio.

— Nessun problema.

— E fai mettere nel contratto che dovrò essere informato ufficialmente nel minuto stesso in cui ci fossero scoperte significative o qualsiasi altra cosa che possa risultare importante, su ogni aspetto dell’intero progetto.

— L’avrai. Il contratto sarà nel tuo appartamento domani mattina. Possiamo ufficializzare l’impegno al voto anche adesso. Il tuo di persona, quello di Theresa, per interposta persona. Ma, Jack… — La sua voce tremò. — Tess si riprenderà. Occorrerà molto tempo ma guarirà.

"A lungo termine…?"

— A lungo termine dovrà venire iniettata con una siringa del Cambiamento. È l’unica cosa che possa proteggerla da eventuali tumori.

— Ma non ci sono più siringhe. A meno che tu…