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— Non intendo parlare finché non sarò sicura che due persone vengano nutrite. Tre, a dire il vero. Un vecchio, una bambina e la madre della bambina: potrebbero non essere in grado di cavarsela nella folla che c’è lì fuori. — Che stavo dicendo? A
Charlotte Prescott disse: — Di Lizzie, Francy e Billy Washington ci siamo già occupati. La guardia all’appartamento procurerà loro il cibo.
Ed era a East Oleanta da soli dieci minuti.
Charlotte Prescott e io ci sedemmo l’una dirimpetto all’altra su due sedie in sintoplastica da caffè e io le raccontai tutto ciò che sapevo. Avevo seguito Miranda Sharifi da Washington a East Oleanta dopo di che lei era sparita. L’avevo cercata per i boschi. Alcuni degli abitanti del luogo credevano che ci fosse un luogo nelle montagne chiamato Eden, probabilmente un laboratorio di modificazione genetica illegale, clandestino e schermato e io credevo che fosse il posto da cui Huevos Verdes stava liberando il disgregatore di duragem. Avevo seguito svariati abitanti del luogo nei boschi sperando di scoprire l’Eden, ma non avevo mai visto nulla e adesso ero convinta che nessuno sapesse dove, o se, questo mitico posto esistesse.
L’ultima affermazione non era del tutto vera. Sospettavo ancora che Billy Washington sapesse qualcosa. Volevo tuttavia dirlo direttamente a Colin Kowalski, di cui mi fidavo almeno parzialmente, piuttosto che a Charlotte Prescott, di cui non mi fidavo affatto. Mi ricordava molto Stephanie Brunell. Billy era un vecchio ignorante e indisponente, ma non era un cagnolino rosa e non volevo facesse la stessa fine.
La Prescott disse: — Perché non ha fatto rapporto sulla sua posizione o sulla sospetta posizione di Miranda Sharifi non appena ha raggiunto East Oleanta? O magari durante il tragitto?
— Ero abbastanza certa che l’avamposto dei Super-Inso
Era un buon colpo: nemmeno l’ECGS si vantava di potere superare in quanto a invenzioni i Super. La Prescott non palesò alcuna reazione.
— Lei stava violando ogni procedura dell’Ente.
— Non sono un agente regolare. Svolgo un ruolo da jolly per Colin Kowalski, in funzione di informatore. Lei non saprebbe, ancora adesso, della mia esistenza se lui non gliene avesse parlato.
Ancora nessuna reazione. Aveva la capacità, come una specie di rettile, di frapporre una membrana nittitante fra se stessa e qualsiasi granello di sabbia volesse intrufolarsi. Notai questo di lei: i suoi limiti, la sua rigidità derivante dall’automatica assunzione di superiorità. Non riuscii tuttavia a fare a meno di sentirmi priva di valore rispetto a lei, in un modo che non avevo provato da mesi interi. Io, con la mia tuta sgualcita turchese e i capelli incolti, lei che sembrava uscita fuori da una pubblicità olovisiva per l’Enclave di Central Park East. Perfino le sue unghie erano perfette, modificate geneticamente in rosa, così da non avere mai il bisogno di essere laccate.
L’interrogatorio proseguì. Fui onesta quanto potevo esserlo, eccetto riguardo a ciò che concerneva Billy. La cosa non alleviò il mio umore che era mediamente pessimo.
Colin Kowalski arrivò circa alle nove di sera. Ero ancora agli arresti domiciliari, o quello che erano, ma Charlotte Prescott era apparentemente a corto di domande. La catena del cibo stava funzionando, servendo un’insaziabile fila di affamati che sbirciavano con curiosità lo scudo a energia-Y, affollati in metà del loro caffè, senza potere tuttavia vedere nulla a causa dello strato esterno che era stato reso opaco in una sola direzione.
— Colin. Sono felice che tu sia qui.
Era infuriato, non lo stava nascondendo, ma teneva l’ira sotto controllo. Aveva buoni motivi per tutte e tre le cose.
— Mi avresti dovuto contattare in agosto, Diana. Forse avremmo potuto bloccare prima la diffusione del disgregatore di duragem.
— Potete fermarlo adesso? — chiesi io, ma egli non rispose. Non avevo alcuna intenzione di farmi prendere in giro. Lo afferrai per il bavero della giacca — o meglio per quello che passa per essere un bavero nella nuova moda autu
Indietreggiò di un passo e liberò il bavero. Restai un po’ sconcertata nel notare quanto in fretta avessi dimenticato l’intolleranza dei Muli per il contatto fisico.
Non avevo tuttavia alcuna intenzione di smetterla. Forse non sarebbe stato necessario coinvolgere Billy più di quanto non lo fosse già per avermi tenuto nell’appartamento di A
Me lo disse, non a causa della mia insistenza ma perché non esisteva un motivo al mondo per non farlo.
— Proprio quello che sospettavi tu, Diana, un laboratorio clandestino. Schermato. Abbiamo infranto lo scudo mezz’ora fa, non appena abbiamo scoperto l’area in cui cercare. I Super erano spariti ma il disgregatore di duragem aveva origine lì, decisamente. Quei bastardi non si sono nemmeno preoccupati di distruggere le prove. Il pericoloso ricombinante e la roba di nano-tecnologia in quel laboratorio…
— Che altro ha
— Nulla che verrà fuori — disse lui e mi fissò dritto negli occhi. Troppo direttamente. Non riuscivo a capire cosa significasse quello sguardo.
Improvvisamente capii
— Colin, no, se non esaminerete tutto con estrema precisione…
L’esplosione scosse il caffè anche se ci trovavamo, probabilmente, a chilometri e chilometri di distanza e l’ECGS aveva preventivamente lanciato uno scudo antiscoppio attorno alla zona. Uno scudo antiscoppio trattiene tuttavia solamente le schegge volanti e, in ogni, caso, nulla è in grado di attutire un’esplosione nucleare. Le persone presso la catena alimentare si misero a gridare e si te
Colin disse irrigidito: — Era troppo pericoloso per essere esaminato con precisione. Qualunque cosa fosse scappata da lì. Qualunque cosa su cui stessero lavorando.
Mi alzai barcollando anche se non c’era alcun motivo per barcollare. Mante
— Sì, erano spariti — disse Colin e incrociò il mio sguardo con una tale fermezza, con una tale schiettezza che seppi immediatamente che stava mentendo.
— Colin…
— Il tuo servizio per l’ECGS è terminato, Diana. Abbiamo apprezzato il tuo aiuto. Ti verra
— "Colin"…
Per un secondo ci fu sul suo volto un lampo di schiettezza. — Hai chiuso, Diana. È finita.
Ma, ovviamente, non lo era.
Scivolai attraverso il generale pandemonio che regnava per la strada — reporter, abitanti del paese, agenti, perfino i primi curiosi arrivati con la ferrovia a gravità appena aggiustata — senza dare nell’occhio. Con la mia logora tuta invernale, una sciarpa che mi copriva la parte inferiore del volto, i capelli sporchi come quelli di tutti gli altri a East Oleanta, sembravo proprio soltanto un Vivo confuso in più. La cosa avrebbe potuto farmi piacere, se fossi stata capace di provare piacere per una qualunque cosa in quel preciso istante. C’era qualcosa di tremendamente storto nella mia testa e non sapevo di che si trattasse. Avevo ottenuto ciò che avevo voluto: a Huevos Verdes era stato impedito di immettere nell’ambiente una piaga come quella del disgregatore del duragem. Il paese, indipendentemente dai problemi economici che non erano mutati, aveva ora quanto meno una possibilità di recuperare, non appena il meccanismo a orologeria di tutti i disgregatori liberati avesse terminato il proprio numero prestabilito di repliche. Le bambine di dodici a
C’era qualcosa che non mi quadrava.
Le guardie stavano lasciando l’appartamento di A
— Tu. Fuori — disse A
La ignorai, trascinando una seconda sedia accanto a Billy. Era lo stesso tipo di sedia in sintoplastica su cui ero stata seduta dirimpetto a Charlotte Prescott dalle unghie perfette, l’unico genere di sedia su cui mi fossi mai seduta a East Oleanta. Questa però era verde veleno. — Billy. Sai che cosa è successo?
Egli parlò, così piano che dovetti sporgermi in avanti per sentirlo: — Ho sentito, io. Ha
A
— Se non lo avessi fatto voi stareste ancora morendo di fame — risposi seccamente. A
A
— Sì — sentivo un groppo in gola. Solo Dio sa perché. — Billy, è lì dove facevano il disgregatore di duragem. Quella cosa che stava causando così tante rotture su ogni genere di macchinario.
Egli non rispose per lungo tempo. Pensai si fosse addormentato. Le palpebre rugose erano a mezz’asta e il cedimento delle sue mascelle mi faceva dolere il cuore.
Alla fine disse, quasi in un sussurro: — Lei ha salvato la vita del vecchio Doug Kane, lei. E avrebbero salvato anche le nostre.
Dissi in modo tagliente: — Come fai a saperlo?
Egli rispose con semplicità disarmante: — Io non lo so, io. Ma l’ho vista. Era gentile con noi, lei, anche se non avevamo con lei in comune più di… di quello che abbiamo con gli scarafaggi. Loro sa
— Sì? Sì, Billy?
— Se l’Eden è saltato per aria, lui, come faremo mai a sapere come disfarlo?
— Non lo so. Ma c’erano altri progetti nano-tecnologici in corso nell’Eden, Billy. Roba che se fosse stata liberata avrebbe potuto causare ancora più distruzioni.
Egli rifletté. — Ma dottoressa Turner…