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Dopo che ebbero riportato Billy a casa di A

Ma non fu Billy che me ne fece rendere conto. Fu, ancóra una volta, Lizzie.

Sapevo che Billy non era gravemente ferito e suppongo che mi sarei dovuta preoccupare maggiormente per gli altri Vivi, specialmente per i tre morti. Il fatto era, tuttavia, che non lo ero. Avevo cambiato idea sui Vivi da quando ero arrivata a East Oleanta e Jack Sawicki, in particolare, mi sembrava un bravuomo, ma ecco: non mi importava e basta che i Vivi delinquenti avessero sopraffatto i Vivi non-delinquenti e li avessero distrutti. Noi Muli non ci eravamo mai aspettati altro. I Vivi rappresentavano sempre una forza potenzialmente pericolosa, tenuta a bada soltanto da sufficiente pane e giochi del circo, e adesso il pane si stava esaurendo e le grosse teste cominciavano a piegarsi. Tempo di Bastiglia.

Mi importava, contro ogni previsione, di Lizzie. Cominciava a essere affamata. Se avessi chiamato l’ECGS, sarebbero arrivati a precipizio ed East Oleanta non sarebbe più stato il Paese Dimenticato. Insieme con loro sarebbero arrivati cibo, medicine, trasporti, tutte le cose che i Vivi avevano imparato ad aspettarsi dal lavoro degli altri. Il che significava che Lizzie ed A

D’altra parte, la Congressista Janet Carol Land avrebbe potuto riprendere le spedizioni aeree di cibo da un momento all’altro. Oppure la ferrovia a gravità sarebbe potuta essere riparata. Era già avvenuto parecchie volte. E se fosse successo, avrei perso la mia occasione di coprirmi di gloria consegnando Miranda Sharifi, armi, bagagli e nano-tecnologia organica illegale all’ECGS. Era anche possibile che nel momento stesso in cui avessi chiamato l’ECGS, l’Eden avrebbe captato il mio segnale, nel qual caso la signorina Sharifi avrebbe potuto traslocare ancora prima che l’ECGS riuscisse ad arrivare.

Mentre mi dibattevo tra queste tre eventualità: altruismo, vanità e praticità, Lizzie spazzò via l’intero argomento in terrificanti briciole.

— Vicki, guarda qui.

— Cos’è?

— Guarda e basta.

Eravamo sedute sul divano in sintoplastica nell’appartamento di A

— Molto grazioso. Cos’è?

— Uno schema di probabilità Lederer.

Be’, certo che lo era. Era passato un po’ di tempo dai miei giorni di scuola. Per salvare la faccia dissi con espressione autorevole: — Alcune variabili ha

— Già — rispose Lizzie con un filo di voce.

— E allora quali sono le variabili?

Invece di rispondere, Lizzie disse: — Ti ricordi il robot per pelare le mele che usavo per giocare quando ero piccola?

Due mesi prima. Confrontandola con i balzi intellettuali che aveva fatto da allora, l’estate scorsa doveva probabilmente sembrarle l’infanzia perduta.

— Lo ricordo — dissi, stando attenta a non sorridere.

— Si è rotto per la prima volta a giugno. Lo ricordo perché allora le mele erano le Kia Beauties.

Mele modificate geneticamente a calendario sfalsato per creare varietà di stagione. — E allora? — chiesi.

— La ferrovia a gravità si è rotta un po’ prima. Ad aprile, penso. E un paio di bagni prima di allora.

Non riuscivo a capire. — E allora…?

Lizzie contrasse il faccino. — Ma le prime cose a rompersi a East Oleanta risalgono a oltre un a

Capii. Mi si seccò la gola. — In primavera, nel 2113? Molte rotture, Lizzie o soltanto qualcuna? Quelle che possono essere dovute a un normale consumo combinato alla ridotta manutenzione?

— Moltissime cose. Troppe cose.

— Lizzie — dissi lentamente — le due variabili che hai nello schema Lederer rappresentano forse le rotture a East Oleanta, per come le ricordi personalmente, e le citazioni della stampa prese dalla biblioteca di cristallo riguardanti diagrammi di rotture simili da qualche altra parte?

— Sì, sono loro. Io volevo, io… — Si interruppe, conscia di come fosse regredito il suo linguaggio. Continuò a fissare lo schermo. Sapeva che cosa stava guardando. — È cominciato qui, Vicki, vero? Quel disgregatore di duragem è stato rilasciato qui inizialmente. Perché è stato fatto nell’Eden. Eravamo un luogo di test. E questo significa che chiunque mandi avanti l’Eden… — La sua voce si affievolì di nuovo.

Huevos Verdes mandava avanti l’Eden. Miranda Sharifi mandava avanti l’Eden.

La decisione ve

Ognuno aveva una propria definizione di correttezza.

— Vicki — sussurrò Lizzie — che cosa dobbiamo fare, noi?

— Dovremo cedere — dissi.

Feci la chiamata da un luogo isolato vicino al fiume, lontana dai sospettosi occhi di A

Si trattava ovviamente di un impianto: era l’unico modo per essere assolutamente sicuri che non mi potesse venire rubata, eccetto da persone che sapevano ciò che stavano facendo. Dopo che l’ECGS l’aveva installata mi ero recata da persone che conoscevo, l’avevo fatta togliere e avevo staccato la parte col segnale di rintracciamento, che chiaramente era presente. C’era bisogno di un professionista per farlo. Non c’era invece bisogno di alcun professionista per staccare la trasmittente stessa e usarla. Poteva essere fatto con una conoscenza di base minima, un po’ di anestetico locale e un bisturi affilato: all’occorrenza poi si poteva fare anche senza l’anestetico e il bisturi.

Non ne ebbi bisogno. Feci scivolare l’impianto sotto la pelle della coscia, sigillai la piccola incisione e ripulii dal sangue l’involucro del trasmettitore. Lo dissigillai. Gli occhi neri di Lizzie erano enormi nel suo volto piccino.

Dissi: — Ti avevo detto di non venire.

— La vista del sangue non mi fa svenire!

— Bene. — Il trasmettitore era un wafer nero e piatto sul palmo della mia mano. Lizzie lo osservò con interesse.

— Usa trasformatori di onde Malkovitch, vero? — Quindi, con una voce differente: — Chiamerai il governo perché così ci viene ad aiutare?

— Sì.

— Avresti potuto chiamare prima. In qualsiasi momento?

— Sì.

Gli occhi neri restarono seri. — Allora perché non l’hai fatto?

— La situazione non era sufficientemente disperata.

Lizzie rifletté. Era tuttavia ancora una bambina, nonostante la stupefacente intelligenza, il linguaggio specifico e l’artificiosità pseudotecnica che le avevo insegnato. Aveva passato due settimane terrificanti. All’improvviso mi picchiò i pugni sulle ginocchia, deboli colpi inefficaci di mani fredde e guantate. — Avresti potuto aiutarci prima! E Billy non finiva che gli facevano male e il signor Sawicki non moriva e io non avevo così tanta, tanta fame! Potevi! Potevi!

Attivai il trasmettitore tramite codice di contatto e dissi chiaramente: "Agente Speciale Diana Covington 6084 barra A, a Colin Kowalski, 83 barra H. Emergenza Priorità Assoluta: sedici-quarantadue. Ripeto sedici-quarantadue. Inviate grande task force".

— Ho "tanta" fame — singhiozzò Lizzie contro le mie ginocchia.

Infilai in tasca il trasmettitore e la presi in braccio. Lei nascose la testa contro il mio collo: aveva il naso freddo. Guardai il fiume soffocato dal ghiaccio, il sangue dell’involucro sulla neve sporca e il cielo insolitamente azzurro. All’ECGS sarebbe occorsa forse qualche ora per arrivare da New York. I Super-Inso

Strinsi forte Lizzie ed emisi inutili mugolii materni. Il suo naso freddo mi gocciolava sul collo.

— Lizzie, ti ho mai raccontato di un cagnolino che ho visto una volta? Un cagnolino rosa modificato geneticamente che non sarebbe mai dovuto esistere, poverino?

Lei però continuò a singhiozzare, infreddolita, affamata e tradita. Era effettivamente giusto così. A quel punto la storia del cane di Stephanie Brunell sembrò sciocca perfino a me, una cosa in cui avevo un tempo creduto, in cui probabilmente ancora credevo, ma che non ricordavo più chiaramente.

Come tante altre cose.

L’ECGS si presentò nel giro di un’ora cosa che, devo ammettere, mi impressionò. Dapprima arrivarono gli aerei, quindi le aeromobili e, per la nottata, la ferrovia a gravità era in funzione ed entrava ruggendo a East Oleanta con un contingente di trenta agenti dallo sguardo tranquillo, alcuni tecnici e moltissimo cibo. I tizi del governo lavorano meglio a stomaco pieno. I tecnici si sparpagliarono per la città a riparare cose. L’ECGS sistemò il quartier generale al Caffè Congressista Janet Carol Land, estese uno scudo a energia-Y attorno alla metà di esso più lontana dai tecnici che rifornivano la catena alimentare e ordinò a tutti gli altri di restare fuori, cosa che i buoni cittadini furono felici di fare, visto che il cibo veniva dispensato dalle rovine del Deposito. Sa solo Dio come lo stessero cuocendo. Forse si stavano mangiando la sinto-soia cruda.

— Signorina Covington? Sono Charlotte Prescott. Sono temporaneamente al comando, qui, fino all’arrivo di Colin Kowalski dalla Costa Ovest. Venga con me, la prego.

Era alta, dai capelli di fiamma, assolutamente magnifica. Geni molto costosi. Aveva l’accento che si accompagna al danaroso Nord-est e occhi simili alla Foresta Pietrificata. La seguii, ma non priva di un’espressione tipica da protesta-di-piccola-Diana: spiritata, ma essenzialmente inefficace.