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Nelle successive sei settimane, Lizzie passò tutto il suo tempo libero al terminale dell’albergo, accedendo al software educativo dell’immenso sistema bibliotecario pubblico dei Muli. Compariva nell’albergo a ore strane, la mattina presto con i capelli bagnati, provenendo dai bagni, o al tramonto, nei momenti in cui, io sospettavo, A

Nel giro di un mese aveva terminato i primi due a

Dopo sei settimane mi aveva mostrato allegramente come aveva fatto a entrare nelle banche dati dell’Impresa Haller. Sbirciai da sopra le sue spalle, chiedendomi se il software di sicurezza della Haller non avrebbe rintracciato l’intrusione fino a East Oleanta, dove non sarebbe dovuto esistere nessuno in grado di effettuare intrusioni nelle banche dati. L’ECGS monitorava forse le irruzioni industriali?

Cominciavo a essere paranoica. Doveva esserci un quarto di milione di teenager esploratori di reti che ficcavano il naso nelle banche dati delle imprese solo per il gusto di fare un colpo tecnologico.

Ma quei ragazzini erano Muli.

— Lizzie — dissi — basta con le intrusioni in rete. Mi dispiace, tesoro, ma è pericoloso.

Serrò le labbra, una sospettosa piccola A

— Potrebbero rintracciarti, venire qui e arrestarti. E mandarti in galera.

I suoi occhi neri restarono sbarrati. Aveva un certo rispetto per l’autorità, quanto meno per il potere. Una codarda piccola A

— Prometti — dissi io, implacabile.

— Lo prometto, io!

— E sai cosa ti dico? Domani andrò ad Albany e ti comprerò un computer portatile e una biblioteca di cristallo. C’è sopra molto più di quello a cui tu non possa accedere da qui. Non crederai a ciò che potrai imparare a fare. — E un’unità portatile non poteva essere rintracciata. Avrei potuto utilizzare il conto di "Darla Jones" che l’alto costo di una biblioteca di cristallo e un’unità compatibile avrebbe praticamente prosciugato. Forse avrei fatto meglio ad andare più in là di Albany per l’acquisto. Forse a New York.

Lizzie mi fissò, per una volta tanto, senza parole. La boccuccia rosata disegnò una piccola O. Mi abbracciò quindi forte, sapeva di sapone distribuito dal deposito, con la voce soffocata dal mio collo.

— Vicki… una biblioteca di cristallo… oh, Vicki…

Per te. Non dissi altro. Non potevo.

Anthony, che era venuto prima di Russel e dopo Paul, mi aveva detto una volta che non esisteva ciò che veniva chiamato istinto materno e nemmeno quello paterno. Si trattava di propaganda intellettuale mirata a spingere gli umani verso una responsabilità che in effetti non volevano, ma che non potevano ammettere di non volere. Era un tour de force di pubbliche relazioni privo di genuina forza biologica,

Avevo amato uomini decisamente stupidi.

Tre giorni dopo aver portato a Lizzie la biblioteca di cristallo, mi alzai alle quattro del mattino pronta a seguire Billy nel folto del bosco.

Poteva essere il mio terzo giro in sei settimane. Lizzie mi teneva informata, causa il nostro accordo, sui piani di Billy. Mi aveva detto che lui era solito andare ogni due mesi, ma adesso si allontanava molto più di frequente.

Quella mattina stava nevicando, anche se era solamente metà ottobre. A San Francisco non avevo mai fatto molto caso alla storia della "mini-glaciazione in arrivo". Nelle Adirondack, tuttavia, non c’era grande possibilità di scelta. Tutti andavano in giro infagottati in tute invernali, sorprendentemente calde.

Billy indossava una di queste tute quando emerse dall’edificio dove era situato il suo appartamento, alle quattro e quarantacinque del mattino. Portava uno zaino di plastitessuto. Fuori era ancora buio. Si incamminò in direzione del fiume che scorreva a soli cinque o sei isolati da quello che passava per essere il centro cittadino. Lo seguii senza essere vista finché ci furono edifici a fornirmi copertura. Quando non ce ne furono più, lo lasciai allontanare dalla vista e quindi seguii le sue impronte sulla neve fresca. Un chilometro e mezzo dopo le impronte si interruppero.

Sostai sotto un pino, riflettendo sulle mie possibilità di scelta. Alle mie spalle, Billy disse tranquillamente: — Non è per niente migliorata nei boschi. Non dalla prima volta.

Mi voltai. — Come hai fatto?

— Non importa come ho fatto io. La domanda è che cosa ha intenzione di fare lei qui fuori.

— Seguirti ancora.

— Perché?

Non me lo aveva mai chiesto prima. Le altre volte che lo avevo seguito si era del tutto rifiutato di parlarmi. Aveva un aspetto insolitamente imponente lì in piedi nel paesaggio desolato, col volto raggrinzito e l’espressione grave: un Mosè Vivo. Dissi: — Billy, dov’è l’Eden?

— Sta dando la caccia a quello, eh? Non so dov’è, io, e se lo sapevo non ce la portavo lo stesso.

— Perché no?

— Perché no cosa?

— Perché non mi porteresti nell’Eden se sapessi dove si trova?

— Perché quello non è un posto per Muli.

— È forse un posto per Vivi?

Sembrò tuttavia avere compreso di avere parlato troppo. Deliberatamente appoggiò lo zaino a terra, spazzolò via la neve da un tronco caduto e si sedette con l’aria di un uomo che non aveva alcuna intenzione di alzarsi finché io non me ne fossi andata. Avrei dovuto pungolarlo offrendogli di più.

— Non è nemmeno un posto di Vivi, vero, Billy? È un posto di Inso

Egli mi fissò, un volto grave e rugoso contro il grigio e il bianco dei boschi.

— Quando è successo, Billy? In estate? O prima ancora?

Egli rispose con sforzo malcelato e mentendo spudoratamente: — Non ho mai visto nessuno, io.

Mi avvicinai a lui e gli appoggiai con fermezza una mano sulla spalla. — Si che lo hai fatto, tu. Quando è successo?

Egli fissò il terreno i

— D’accordo, Billy — sospirai io. — Se non me lo vuoi dire, non dirmelo. Hai ragione, sai, non posso seguirti senza essere vista nei boschi perché non so quello che sto facendo. E ho già freddo.

Continuò a non dire nulla. Ritornai in paese arrancando a fatica. Il computer e la biblioteca di cristallo per Lizzie non erano stati tutto ciò che Darla Jones aveva acquistato a New York. Il dispositivo di rintracciamento che avevo appiccicato sulla giacca di plastitessuto dell’uomo, dietro alla spalla e sotto al collo dove lui non avrebbe potuto vederlo finché non si fosse tolto la giacca, registrava un punto fisso sul monitor portatile. Esso rimase immobile per oltre un’ora. Ma non aveva freddo?

Forse Billy Washington si era acceso un falò: il monitor non lo avrebbe mostrato. Un’ora dopo, mentre me ne stavo seduta al calduccio nella mia camera d’albergo a East Oleanta, il punto-Billy si mosse. Camminò ancora per svariate miglia nel corso della giornata, a piccoli tratti, in varie direzioni. Un uomo in cerca di qualche cosa. In nessun momento il punto scomparve, il che avrebbe significato che era sparito dietro a un campo di sicurezza a energia-Y. La stessa cosa accadde per i successivi tre giorni e notti. Egli tornò quindi a casa.

Inspiegabilmente non mi affrontò riguardo al dispositivo di rintracci amento. O non lo aveva mai trovato anche dopo avere tolto la giacca (difficile a credersi), oppure lo aveva trovato ma non aveva avuto la minima idea di cosa fosse e aveva deciso di non chiederselo nemmeno. Oppure — e questo mi sovve

O forse non era nessuna di queste cose.

Due giorni dopo il ritorno di Billy dai boschi, A

— Dove sta? — chiese Billy. Intendeva dire il treno vero e proprio, fermo da qualche parte lungo il percorso magnetico.

— Proprio qui — rispose A

Lizzie sollevò con interesse lo sguardo dal terminale portatile con la preziosa biblioteca di cristallo. Non avevo assistito alla reazione di A

Lizzie disse: — Ma i treni possono bruciare, loro?

— No — rispose brevemente Billy. — Ed è comunque contro la legge rovinarli.

Lizzie digerì l’affermazione. — Ma se nessuno può venire in treno da Albany per punire la gente che non rispetta la legge…

— Possono venire in aereo, loro, non ti pare? — schioccò seccamente A