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Miri sollevò la testa dalle ginocchia e si avvicinò al terminale di lavoro. Rimise a posto il difetto nel programma. Fu facile: tutto quello che ebbe bisogno di fare fu seguire le stringhe che aveva visto nel sogno, quelle che aveva cambiato. Inserì il preciso codice di DNA che aveva inseguito per tre a
Quello era giusto: la sua mente aveva aggiunto ciò che mancava, ciò che era sempre mancato in tutta la sua vita. Le idee, non lineari, non a
Miri guardò l’ologramma congelato dell’artista in carrozzella. Lui stava sorridendo debolmente: una luce invisibile gli scintillava sui capelli lucidi. Aveva brillanti occhi verdi. Lei provò ancora l’orgasmo del sogno con Tony. Ogni fibra della sua fiera, giovane, determinata personalità si legò attorno alla figura di Drew Arlen, che le aveva concesso quel dono, quella forma di riscatto.
Sogno lucido.
Miri si alzò. Voleva sintetizzare il composto neurologico, testarlo e assumerlo. Sapeva che avrebbe funzionato. Avrebbe inibito la balbuzie, il tremore e le contrazioni dei Super senza diminuire le loro superabilità. Avrebbe permesso loro di essere se stessi, solo con una dimensione in più.
Come nel sogno lucido. Essere se stessi, ma anche un po’ di più.
Prima, però, doveva fare qualcos’altro. Richiamò il programma bibliotecario e lo regolò sui parametri di ricerca preliminari più ampi possibili: tutti i dati in archivio del Rifugio, nelle banche dati legali terrestri per le quali il Rifugio pagava forti abbonamenti, in quelle illegali per cui pagavano abbonamenti anche più cari. Usò i programmi di ricerca che Tony aveva progettato e le aveva insegnato a usare, quelli che accedevano alle banche dati che i proprietari ritenevano essere completamente sicure. Miri aggiunse ogni cosa le ve
Poi avrebbe stabilito come mettersi in contatto.
I Mendicanti si affollarono nel laboratorio di Raoul, sedendosi sulle panche, sulla scrivania, sul pavimento. Parlavano a bassa voce, come facevano generalmente l’uno con l’altro, lasciandosi molto tempo per pronunciare le parole. La maggior parte delle volte non si guardavano direttamente in faccia.
Oramai quasi tutti indossavano le maschere, alcune delle quali decorate in modo elaborato.
La maschera di Miri non era ornata. Non l’avrebbe indossata a lungo.
— P-p-proteine n-n-nucleari…
— …t-t-trovato un n-nuovo f-flusso a n-n-nastro…
— …un c-c-chilo p-p-più p-p-pesante…
— La m-m-mia s-s-sorellina…
— C-c-c-c-c — un grugnito di frustrazione. Apparve il primo terminale per richiamare un programma di stringhe.
— Aspettate un attimo prima di inserire la comunicazione per stringhe — disse Miri. — Ho qualcosa da mostrarvi.
La stanza cadde nel silenzio più profondo. Miri tolse la maschera e si scansò la lunga frangia dagli occhi. Li guardò serenamente con un volto che non si contraeva, non fremeva e non tremava.
— Uh
— Ho trovato il codice bersaglio — spiegò Miri — L’enzima si sintetizza facilmente, non ha effetti collaterali prevedibili e nessuno che io abbia osservato su me stessa, quanto meno per ora, e può essere somministrato con una piastrina sottocutanea a rilascio lento. — Arrotolò la manica per mostrare loro la piccola ferita che si stava rimarginando velocemente, sulla parte superiore del braccio sinistro.
— La f-f-f-formula! — chiese con bramosia Raoul, l’altro ricercatore biologico.
Miri richiamò la struttura di stringhe sul proprio terminale. Raoul ci si incollò davanti.
— Q-q-q-quando? — chiese Christy.
— Mi sono inserita la piastrina tre giorni fa. Da quel momento non ho più lasciato il laboratorio. Nessuno mi ha visto, a parte voi.
— F-f-f-fai m-m-me! — disse Nikos.
Miri aveva preparato ventisette piastrine sottocutanee. I Mendicanti formarono una fila, e Susan prese a disinfettare la parte superiore del braccio di tutti, Raul procedette all’incisione, Miri inserì la piastrina e Diana effettuò uno stretto bendaggio. Non c’era bisogno di punti: la pelle si sarebbe rigenerata.
— Occorrono poche ore perché faccia effetto — precisò Miri. — L’enzima deve stimolare la produzione di una quantità sufficiente di neurotrasmettitori,
I Super guardarono Miri con occhi lucidi, tremanti. Lei si sporse in avanti: — Ascoltate, c’è un’altra cosa di cui dobbiamo parlare.
— Sapete che io ho effettuato ricerche su questa modificazione genetica per quasi quattro a
Aveva attirato la loro completa e formidabile attenzione.
— Sembra che sia una cosa che fa
— È come se le stringhe fossero un modo di pensare, un modo che unisce effettivamente il pensiero associativo e quello lineare, e il sogno lucido fosse un altro genere. Usa… storie. Traendole forse dall’inconscio, nel modo in cui si ritiene che facciano i sogni dei Dormienti. I Dormienti, tuttavia, non ha
— Comunque, il sogno lucido è come rinascere. In un mondo dotato di più dimensioni di questo. Io voglio che tutti voi lo proviate.
Dalla tasca dei pantaloncini Miri estrasse il disco del programma della rappresentazione che preferiva tra quelle di Drew, la seconda. Registrare l’intera serie di sei non era stata una difficoltà, per il programma di Tony, indipendentemente da quello che sosteneva l’olotrasmissione.
Terry Mwakambe aveva attivato uno dei suoi campi di sicurezza impenetrabile attorno al laboratorio di Raoul prima che iniziasse la riunione. Miri inserì il disco nell’oloterminale di Raoul. Voltò le spalle al palco in miniatura: non voleva addormentarsi, non quella volta. Voleva osservare gli altri.
Gli occhi di un ragazzo dopo l’altro si velarono, anche se non si chiusero. La voce musicale di Drew Arlen lambì le loro palpebre, recitando parole, suggerendo idee. I Super sognarono.
Quando tutto fu terminato, si svegliarono quasi simultaneamente. Risero, piansero e parlarono in modo eccitato dei loro sogni: tutti meno Terry, il più modificato a livello genetico, il più diverso. Lui rimase accasciato in un angolo, con la testa piegata in modo tale che tutto ciò che Miri riuscì a vedere furono i capelli.
A un certo punto, nel mezzo delle risate e delle esclamazioni, l’enzima sintetico di Miri stimolò una produzione sufficiente di tre diverse sostanze chimiche cerebrali interdipendenti, atte a mutare la raffinata composizione codificata geneticamente dei fluidi cerebrospinali.
Terry si alzò in piedi. Il suo corpo sottile dalla grossa testa stava fermissimo. Guardò tutti loro con occhi che non tremavano e senza strizzare le palpebre.
Disse: — So come rimuovere gli ultimi programmi protetti dei Laboratorì Sharifi. E so cosa c’è dietro.