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Dopo poco lui e Gwen erano di nuovo soli e non si sentiva nessun rumore tra
«Si», rispose lei. «Lo abbiamo ucciso. Anche qualche cane». Lei rimase tranquilla per un po’. Poi disse: «Si chiamava, se mi ricordo bene, Teraan Braith, o qualcosa di simile».
Tutti e due erano calmi. Gwen spense di nuovo i fari.
«Che fai?», chiese Dirk.
«Ce ne sono degli altri davanti a noi», disse lei. «Ricordati che abbiamo sentito un grido».
«Sì». Ci pensò per un po’. «La macchina potrà sopportare delle altre collisioni?».
Gwen ebbe un debole sorriso. «Ah», disse lei. «Il codice duellesco dei Kavalari ha diverse modalità aeree. Le aerauto sono spesso scelte come armi. Sono di costruzione robusta. Questa macchina è costruita per poter resistere al fuoco del laser il più a lungo possibile. L’armatura… debbo andare avanti?».
«No». Lui fece una pausa. «Gwen».
«Sì?».
«Non ucciderne degli altri».
Lei lo guardò. «Loro sta
«Calma», disse lui. «Dobbiamo portarli fuori strada, riuscire a guadagnare tempo per gli altri. Jaan arriverà presto. Non c’è bisogno di uccidere nessuno».
Lei sospirò e le mani si mossero per far rallentare la macchina. «Dirk», aveva cominciato a dire lei. Poi vide qualcosa e quasi arrestò l’aerauto, che mante
La luce era talmente bassa che era difficile distinguere chiaramente le cose, finché non furono più vicini e poi… c’era la carcassa di qualcosa, o almeno i suoi resti. Al centro della strada, ferma e sanguinante. Pezzi di carne sparsa tutt’attorno. Sangue scuro secco sulla plastica.
«Questa deve essere stata la vittima che abbiamo sentito gridare prima», spiegò Gwen in tono da conversazione. «I cacciatori di falsuomini non mangiano le prede che uccidono, lo sai. In una parola, loro affermano che le creature non sono umane e sono solo una specie di animali semi-senzienti e ci credono pure. Comunque la puzza di ca
Dirk si senti male.
«Anche la pelle», continuò Gwen. «Hanpo dei coltelli da scuoiatore. O per lo meno li avevano. Nota che la caccia ai falsuomini è stata vietata su Alto Kavalaan, ormai da molte generazioni. Anche il consiglio degli altolegati di Braith si è pronunciato a sfavore. Le uccisioni che fa
«Ma sarebbe pazzesco!».
«Forse. Ma questo non li fermerà. Se Jaantony e Garse dovessero partire domani, lo farebbero di sicuro. La presenza di Ferrogiada serve da deterrente. Loro ha
Gwen lanciò di nuovo a tutta velocità la macchina e la velocità riprese ad aumentare. «Adesso», disse lei, «vuoi ancora che io li schivi la prossima volta che li incontriamo? Adesso che sai che cosa sono loro?».
Lui non rispose.
Pochissimo tempo dopo i rumori ripresero sotto di loro, gli ululati e le grida, echeggiando lungo la strada altrimenti deserta. Superarono un altro veicolo capovolto, con i pneumatici di gomma morbida gonfi e strappati e Gwen dovette girargli attorno per superarlo. Un po’ dopo c’era uno scafo vuoto fatto di metallo nero che bloccava la discesa, un robot gigantesco con quattro braccia tese in posizione grottesca sopra la testa. La parte superiore del torace era un cilindro scuro in cui erano stati incastonati degli occhi di vetro; la parte inferiore era una base delle dimensioni dell’aerauto, montata su ruote. «Un controllore», disse Gwen mentre passavano accanto al silenzioso cadavere meccanico e Dirk vide che le mani erano state tagliate via dalle braccia una per una e che il corpo era pieno di buchi provocati dal laser.
«Avrà combattuto con loro?», chiese lui.
«Probabilmente», rispose lei. «Il che significa che la Voce è ancora viva e controlla ancora alcune funzioni. Forse è per questo che non abbiamo più sentito niente da Bretan Braith. Può darsi che abbiano dei guai laggiù. La Voce, naturalmente, ammasserà i suoi controllori per proteggere le funzioni vitali della città». Si strinse nelle spalle. «Ma non importa. Gli Emereli non sa
Dietro di loro il robot era già scomparso e la strada era di nuovo vuota. I rumori davanti si fecero più forti.
Questa volta Dirk non disse niente quando Gwen si chinò in avanti e riaccese le luci e le grida e gli impatti si susseguirono uno dopo l’altro. Gwen colpi entrambi i cacciatori Braith, anche se dopo disse che non era sicura di aver ucciso il secondo. Era stato colpito di striscio e buttato da una parte, finendo contro uno dei cani.
E Dirk era rimasto senza voce, perché mentre l’uomo cadeva e roteava contro la loro ala destra, aveva perduto la presa e si era schiantato contro la vetrina di un negozio lasciando una traccia sanguinante sul vetro mentre scivolava dentro. La cosa che aveva in mano, fino a quel momento, lui la stava tenendo per i capelli, notò Dirk.
La strada a cavatappi continuava a girare attorno alla torre che era stata Sfida, affondando lentamente, ma continuamente. Ci volle più tempo di quanto immaginasse Dirk per sprofondare dal livello 388 — dove avevano sorpreso la seconda banda di Braith — fino al livello uno. Un lungo volo nel silenzio grigio.
Non incontrarono nessun altro, né Kavalari, né Emereli.
Al livello 120 un controllore solitario bloccò loro la strada, facendo roteare i suoi occhi debolmente luminosi e comandando loro di fermarsi con la voce — sempre tranquilla e cordiale — della Voce di Sfida. Ma Gwen non rallentò e quando lei fu vicina, il controllore roteò via spostandosi, senza sparare dardi e senza emettere gas. I suoi ordini echeggianti li inseguirono lungo la strada.
Al livello cinquantasette le deboli luci sopra di loro oscillarono e si spensero e per un istante volarono nel buio assoluto. Poi Gwen accese i fari e rallentò appena un po’. Nessuno dei due parlava, ma Dirk pensava a Bretan Braith e si chiese per un momento se le luci si fossero rotte o fossero state spente. Forse era più probabile quest’ultima ipotesi; un sopravvissuto di sopra doveva certamente aver avvertito i confratelli di granlega di sotto.
Al livello uno la strada finiva in un grande viale e in una rotonda. Riuscivano a vedere pochissimo; solo dove i raggi dei fari battevano formavano ombre che spuntavano improvvisamente fuori dall’oceano di pace che li circondava. Il centro del viale pareva essere costituito da un unico albero. Dirk credette di distinguere un massiccio tronco rugoso, praticamente una parete di legno e riuscirono a sentire il fruscio delle foglie sopra di loro. La strada curvava attorno al grande albero e ritornava su se stessa. Gwen la percorse tutta seguendo l’ampio cerchio.
Dall’altra parte dell’albero c’era un cancello che si apriva verso la notte e Dirk percepì il tocco del vento sul viso e capì perché le foglie stormissero. Appena oltre il cancello, sempre restando sul cerchio, lui guardò fuori. Al di là della porta c’era una strada simile ad un nastro bianco che si allontanava da Sfida.
E c’era una macchina che si muoveva bassa sulla strada, ma veniva velocemente verso la città. Verso di loro. Dirk riuscì a distinguerla per un solo istante. Era scura — ma tutto era scuro nella debole luce delle stelle dei mondi esterni — e metallica. Una specie di bestia Kavalar deforme, che lui non poteva nemmeno tentare di identificare.
Non erano i Ferrogiada, di questo era sicuro.