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Lei agitò impaziente la mano e si strìnse nelle spalle, sicché le mani di Dirk scivolarono via dalle sue spalle. Poi Gwen si voltò dall’altra parte. «Nella foresta, Arkin ed io usiamo delle pistole a proiettili. Per sparare degli aghi spia quando dobbiamo seguire le tracce di un animale, per studiare i suoi schemi di migrazione. Anche frecce soporifere. Poi ci sono degli aghi sensori che ha
«È un’altra cosa», disse Dirk. «Ben diverso è usare un’arma per quello scopo, oppure per sparare ad un uomo con un laser. Io non ho fatto mai nessuna delle due cose, ma penso che non ci sia nessun paragone».
Gwen si appoggiò contro la porta e lo fissò aspramente da parecchi metri di distanza. «Tu credi che io non saprei uccidere un uomo?».
«No».
Gwen sorrise. «Dirk, io non sono la ragazzina che tu avevi conosciuto su Avalon. Da allora ad adesso ho trascorso parecchi a
«Devi essere furiosa», disse lui. «È facile arrabbiarsi. Ma io ti ho conosciuta bene, amore, e tu sei una persona sosprattutto gentile».
«Lo ero. Cerco di esserlo. Ma per lo più si trattava di tanto tempo fa, Dirk, tanto, tanto tempo fa, e sono state costruite tante cose, e Jaan Vikary è stata l’unica cosa bella in tutto questo. L’ho detto ad Arkin; lui sa che cosa provo, cosa ho provato. Ci sono state delle volte in cui mi sono trovata vicinissima… maledettamente vicina. Soprattutto con Garse, perché lui è parte di me, in un modo stranissimo ed è soprattutto parte di Jaan e fa male quando si tratta di qualcuno a cui si vuol bene, qualcuno che sarebbe quasi possibile amare, se non fosse per…».
Non prosegui. Teneva le braccia incrociate strette sul petto e corrugava la fronte, ma non proseguì. Doveva aver visto l’espressione sulla sua faccia, pensò Dirk. Lui si chiese che cosa fosse.
«Può darsi che tu abbia ragione», disse lei dopo un po’, togliendo le braccia da quella posizione. «Forse non sarei capace di uccidere nessuno. Ma, sai, certe volte mi sembra che potrei farlo. E in questo momento, Dirk, vorrei proprio avere una pistola in mano». Rise; una piccola risata senza allegria. «Su Alto Kavalaan non mi era permesso portare armi, naturalmente. Perché mai una betheyn dovrebbe aver bisogno di armi? Il suo altolegato ed il di lui teyn sono li per proteggerla. Poi una do
Le luci della stanza baluginarono per un momento, si abbassarono, poi scintillarono più forti, al massimo dell’intensità. «Cosa succede?», disse Dirk sollevando lo sguardo.
«I residenti non devono allarmarsi», disse la Voce con il suo più tranquillo tono basso. «Un temporaneo calo di potenza ha interessato il vostro livello, ma è già stato recuperato».
«Calo di potenza!». Un’immagine balenò nella mente di Dirk, l’immagine di Sfida… sigillata, senza finestre, Sfida completamente racchiusa in se stessa, senza energia. L’idea non gli piaceva. «Che cosa succede?».
«Vi prego di non essere allarmati», ripeté la Voce, ma le luci del soffitto smentivano le sue parole. Si spensero completamente e, per un breve istante, Gwen e Dirk rimasero in un’oscurità terrificante e totale.
«Penso che sia meglio andarcene», disse Gwen quando ritornarono le luci. Si voltò ed aprì il pa
«Vi prego di non farvi prendere dal panico», disse la Voce. «Per la vostra sicurezza, vi invito a rimanere nel vostro appartamento. La situazione è sotto controllo. Sfida ha parecchi sistemi di sicurezza, oltre a diverse emergenze per tutti i sistemi più importanti».
Finirono di fare i bagagli. Gwen andò presso la porta. «Sei sull’impianto d’energia secondario, in questo momento?», chiese lei.
«I livelli da uno a cinquanta, da 251 a 300, da 351 a 451 e da 501 a 550 sono al momento sull’impianto di energia secondario», ammise la voce. «Questo non deve provocare allarme. I robotecnici sta
«Non capisco», disse Dirk. «Perché? Qual è la causa del guasto?».
«Vi prego di non essere allarmati», disse la Voce.
«Dirk», disse Gwen calma. «Andiamo». Uscì nel corridoio, con una valigia nella mano destra ed un pacco di sensori appeso alla spalla sinistra con una cinghia. Dirk prese le altre due valige e la seguì nei corridoi di cobalto. Si affrettarono verso gli ascensori. Gwen stava due passi più avanti ed i tappeti ne inghiottivano l’eco.
«I residenti che si fara
«Dicci che cosa sta succedendo e forse cambieremo idea», disse Dirk. Ma non si fermarono, né rallentarono.
«Sono state messe in atto le disposizioni di emergenza», disse la Voce. Sono stati inviati dei controllori per ricondurvi al vostro appartamento. È per il vostro bene. Ripeto, sono stati inviati dei controllori per ricondurvi al vostro appartamento. Le norme di di-Emerel proibiscono…». Le parole cominciarono improvvisamente a farsi confuse e la voce bassa prese a farsi acuta e diventò un gemito gracchiante che per brevi attimi graffiò le orecchie. Poi ve
Le luci si spensero.
Dirk si fermò un istante, poi fece due passi avanti nel buio più assoluto ed andò a sbattere contro Gwen. «Che?», disse. «Scusa».
«Zitto», mormorò Gwen. Cominciò a conteggiare i secondi. Al tredici, i globi appesi agli incroci si riaccesero. Ma la radiazione azzurra si era trasformata in una luminosità spettrale, appena sufficiente per vedere.
«Vieni», disse Gwen. Riprese a camminare, ma questa volta più lentamente, trascinando i piedi con cautela nella debole luce azzurra. Gli ascensori non erano lontani.
Quando i muri ripresero a parlare, la voce non era quella della Voce.
«Questa è una grande città», dissero i muri, «ma non è abbastanza grande da nasconderti, t’Larien. Io ti sto aspettando nelle più basse cantine degli Emereli, al cinquantaduesimo sottolivello. La città è nelle mie mani. Vieni subito. L’energia sarà tolta completamente ed il mio teyn ed io ci metteremo a caccia quando tutto sarà buio».
Dirk riconobbe la persona che parlava. Era difficile sbagliare. Su Worlorn, o su un qualsiasi altro mondo, non sarebbe stato facile trovare qualcuno che possedesse la voce tormentata, gracchiante di Bretan Braith.