Страница 33 из 74
Gwen rispose in maniera più seria. «Questi sono Braith, Dirk, Braith altolegati della vecchia scuola. Su Alto Kavalaan non avrebbero mai potuto sfidarti a duello. I consigli degli altolegati stabiliscono che gli abitanti di altri mondi non sono soggetti al loro codice. Ma qui è diverso. L’arbitro assegnerà un verdetto di forfait, così Bretan Braith e i suoi fratelli di granlega ti uccidera
«Non posso scappare», ripeté Dirk. Le sue argomentazioni erano improvvisamente scomparse; non gli era rimasto niente tra
«Lei sta dando un calcio alla sua unica possibilità di salvezza, sì, vero. Non si tratta di codardia, Dirk. La pensi in questo modo, la scelta più coraggiosa di tutte consiste nel rischiare il loro disprezzo per essere fuggito. Anche in questo caso si troverebbe di fronte al pericolo. Probabilmente le darebbero la caccia, Bretan Braith, se sopravvive, se
«Non posso», disse Dirk. «L’ho promesso, l’ho promesso a Jaan e Garse».
«Promesse? Quali? Di morire?».
«No. Sì. Cioè, Jaan mi ha fatto promettere di essere fratello di Janacek. Non si sarebbero trovati neanche loro in questo duello se non avessero cercato di tirarmi fuori dai guai».
«Dopo che Garse ti ci aveva spinto», disse Gwen amara e Dirk sussultò sentendo la velenosità del suo tono tranquillo.
«Possono morire anche loro domani», disse Dirk incerto. «Ed io ne sono responsabile. Adesso mi venite a dire che io devo abbandonarli».
Gwen si fece vicinissima a lui e sollevò le mani. Gli accarezzò leggermente le guance con le dita allontanandogli dalla fronte i capelli grigi e bruni ed i grandi occhi verdi lo fissarono. Improvvisamente lui si ricordò di altre promesse: la gemma mormorante, la gemma mormorante. Ed epoche passate da tanto tempo gli si accesero nella mente ed il pianeta prese a vorticare e la ragione e il torto cominciarono a mescolarsi girando velocemente.
«Dirk, ascoltami», disse lentamente Gwen. «Jaan ha fatto sei duelli per causa mia. Garse, che non mi ama nemmeno, ha partecipato a quattro di quei duelli. Ha
«Sì», disse Dirk. «Ma… non so. Ho lasciato dietro una traccia, fatta di promesse spezzate». La sua voce era tormentata. «Jaan mi ha nominato keth».
Ruark sbuffò. «Se l’avesse nominato pranzo, lei salterebbe nel forno, eh?».
Gwen si limitò a scuotere il capo tristemente. «Ma tu che cosa senti? Come un dovere? Un obbligo?».
«Direi di si», disse lui riluttante.
«Allora ti sei risposto da solo, Dirk. Tu mi hai detto quale deve essere la risposta che io ti devo dare. Se senti con tanta forza di dover soddisfare dei doveri per un termine da poco conto come keth, un legame che in realtà non esiste nemmeno su Alto Kavalaan, come mi puoi chiedere di rinunciare alla giada-e-argento? Betheyn è molto più importante di keth».
Le mani morbide di lei si allontanarono dal suo viso. Fece un passo indietro.
La mano di Dirk scattò in avanti e l’afferrò per un polso. Il polso sinistro. La sua stretta si serrò attorno al freddo metallo e alla giada levigata. «No», disse lui.
Gwen non parlò. Aspettava.
Per Dirk, Ruark non esisteva, il laboratorio si era riempito di tenebre. C’era solo Gwen, che lo osservava, occhi verdi e grandi e pieni di… che cosa? Promesse? Minacce? Sogni perduti? Lei aspettava, in silenzio, e lui cercava di mettere assieme delle parole, senza sapere cosa dire. E la giada-e-argento era fredda nella sua mano e Dirk stava ricordando:
Rosse gocce piene di amore, avvolte nell’argento e nel velluto, che bruciavano ferocemente fredde.
La faccia di Jaan: zigomi alti, la mascella quadrata, i capelli neri, facile al sorriso. La sua voce era calma come l’acciaio, sempre dello stesso tòno: ma io esisto.
La bianca torre fantasma di Kryne Lamiya, che ululava, derideva, cantava una luminosa disperazione mentre un lontano tamburo batteva i suoi rombi bassi senza senso. In mezzo a tutto questo, la sfida, la soluzione. Per un istante, seppe che cosa dire.
La faccia di Garse Janacek: distante (gli occhi azzurro fumo, il capo tenuto rigido, la bocca dura), ostile (ghiaccio nelle orbite, un sorriso selvatico che giocava sulla sua barba), pieno di amaro umorismo (gli occhi che si spalancavano, i denti snudati nel suo ghigno mortale).
Bretan Braith Lantry: un tic ed un occhio di pietraluce, una figura di terrore e di pietà con un bacio freddo e terribile.
Vino rosso nei calici di ossidiana, vapori che facevano piangere gli occhi, bevendo in una stanza piena di ca
Parole. Un tipo nuovo e speciale di fratello di granlega, aveva detto Jaan.
Parole. Sarà falso, aveva predetto Garse.
La faccia di Gwen, una Gwen più giovane, più sottile, con occhi chissà perché più grandi. Gwen che rideva. Gwen che piangeva. Gwen in orgasmo. Che lo stringeva, coi seni caldi e rossi, mentre il rossore le si spargeva per tutto il corpo. Gwen che gli sussurrava, ti amo, ti amo. Je
Una solitaria ombra nera, che spingeva con un palo una barca bassa lungo un infinito canale buio.
Ricordi.
La mano gli tremava mentre stringeva Gwen. «Se io non duello», disse lui, «tu lascerai Jaan, allora? E verrai con me?».
Il suo ce
Dirk allungò le gambe che aveva tenuto sotto il corpo e percepì la puntura di cento piccoli coltelli provocati dalla posizione che aveva assunto. Si alzò in piedi ed era ormai deciso. «Allora lo avresti fatto in ogni caso? Non è stato solo per il duello?».
Lei scosse il capo.
«Allora verrò. Quand’è che potremo lasciare Worlorn?».
«Tra due settimane e tre giorni», disse Ruark. «Fino ad allora non c’è nessuna nave».
«Dovremo nasconderci», disse Gwen. «Tutto considerato è la cosa più sicura. Questo pomeriggio non sapevo se era meglio che lo dicessi a Jaan o se meglio che me ne andassi e basta. Pensavo che forse si poteva parlare, poi magari andar su tutti e due ad affrontarli. Ma la questione del duello sistema tutto. Adesso non ti sarebbe permesso in nessun caso di andar via».
Ruark scivolò giù dal suo sgabello. «Andate, allora», disse. «Io starò qui, farò la guardia, voi potrete telefonare ed io vi dirò cosa succede. Per me è abbastanza sicuro, a meno che Garsey e Jaantony non perdano il loro duello. Poi mi affretterò anch’io, scapperò e vi raggiungerò, eh?».
Dirk prese la mano di Gwen. «Ti amo», disse. «Ancora. Davvero».
Lei sorrise gravemente. «Sì. Sono felice, Dirk. Forse funzionerà ancora. Ma dobbiamo fare in fretta, perderci completamente. Da questo momento in poi, tutti i Kavalari sono velenosi per noi».
«Va bene», disse lui. «Dove?».
«Va giù a prendere la tua roba, ti servira
Dirk a
Stavano volando sui fiumi scuri e le colline ondulate del Comune quando il primo rossore dell’alba toccò il cielo, un bagliore cremisi basso ad oriente. Subito dopo sorse il piccolo sole giallo e la tenebra sotto di loro si trasformò in grigia bruma mattutina che si dissolse in fretta. La macchina a forma di manta era aperta, come sempre, e Gwen aveva spinto la velocità al massimo e il gelo soffiava forte attorno a loro ed era impossibile parlare. Mentre volavano, Dirk dormì un po’ accanto a lei, avvolto in un grande scialle a scacchi che gli aveva dato Ruark prima di partire.
Lei lo svegliò quando furono in vista della grande punta scintillante di Sfida. Gli diede dei piccoli colpetti sulla spalla. Aveva dormito con un occhio solo, non era comodo. Immediatamente si stirò e sbadigliò. «Eccoci arrivati», disse senza nessuna necessità.
Gwen non rispose. La manta diminuì la velocità man mano che si avvicinava alla città degli Emereli che diventava sempre più grande.
Dirk voltò lo sguardo verso l’alba. «I soli sono sorti», disse, «e guarda, si riesce quasi a vedere Grasso Satana. Immagino che ormai sapra
Sfida si gonfiava davanti a loro. Gwen fece salire la macchina in un’ascesa vertiginosa attraverso un banco di bianche nuvole filose. L’abisso nero della terrazza d’atterraggio si accese mentre loro si avvicinavano e Dirk vide i numeri mentre Gwen si apprestava ad entrare. Il livello 520, una terrazza vasta ed immacolata e deserta.
«Benvenuti», disse una voce familiare quando la manta si posò sulle lastre del pavimento. «Io sono la Voce di Sfida. Posso fare qualcosa per voi?».
Gwen spense il motore della macchina e si arrampicò sull’ala. «Vogliamo diventare residenti temporanei».
«La quota è piuttosto ragionevole», disse la Voce.
«Allora conducici ad un appartamento».
Si aprì una parete e rotolò fuori una di quelle auto con le ruote a pallone che si fece loro incontro. Era esattamente uguale a quella che li aveva condotti durante la loro prima visita, tra
Il veicolo partì e la Voce cominciò a parlare dei vari tipi di appartamenti disponibili. Sfida possedeva stanze arredate in un centinaio di stili diversi per far sentire come a casa loro gli abitanti degli altri mondi, anche se predominava un certo gusto di-Emerel.
«Vogliamo qualcosa di semplice e di economico», disse Dirk. «Camera doppia con possibilità di cucina e doccia ad acqua».
La Voce li depositò in un piccolo cubicolo con pareti blu pastello, due livelli più sopra. C’era un letto matrimoniale, che riempiva quasi tutta la stanza, più un cucinino ricavato all’interno di una parete ed un gigantesco schermo telefonico che riempiva tre quarti di un altro muro.
«Autentico splendore Emereli», disse Gwen sarcastica, quando entrarono. Lei posò i suoi sensori ed i vestiti e si gettò finalmente sul letto. Dirk sistemò le valigie che aveva portato dietro ad un pa