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La bibita, quello strano vino verde, lo aveva colpito più di quanto si sarebbe immaginato. Un bicchiere solo, un unico bicchiere alto e la camera estranea che lo circondava aveva preso a girare. Dirk t’Larien si risollevò con uno sforzo e riuscì a sentire cose impossibili e cominciò a farsi domande. Ruark diceva cose senza senso, pensò, eppure avevano fin troppo senso. Aveva spiegato tutto, in maniera plausibile e tutto era chiaro e brillante ed era chiaro anche ciò che doveva fare Dirk. Ma era quello? La stanza oscillò, si fece scura e poi di nuovo chiara, scura e poi chiara e Dirk era per un secondo sicurissimo e poi non era più sicuro per niente. Che cosa doveva fare? Qualcosa, qualcosa per Gwen. Doveva scoprire la realtà delle cose, poi…

Si portò una mano alla fronte. Tra le ciocche di capelli grigi e bruni che gli ballavano sugli occhi c’erano perle di sudore. Improvvisamente Ruark si alzò, con il viso allarmato. «Oh», disse il Kimdissi, «il vino l’ha fatta star male! Sono stato essenzialmente uno stupido! Ho sbagliato io. Vino dei mondi esterni e stomaco di Avalon, ecco tutto. Ci vorrebbe del cibo, sa. Cibo». Sgattaiolò via, sfregando contro le nere foglie lanceolate che cominciarono a ballare e ballonzolare davanti agli occhi di Dirk.

Dirk sedette quasi immobile. Udì in distanza il tinti

Quando Ruark ritornò con le forchette, le tazze di formaggio molle e dei tuberi rossi con carne calda, Dirk era più calmo, di nuovo freddo. Prese una scodella e mangiò, un po’ in trance, mentre il suo ospite cicalava. Domani, promise a se stesso. Li avrebbe incontrati a colazione, avrebbe parlato con loro, avrebbe cercato di capire quale fosse la verità. Poi avrebbe agito. Domani.

«…non è inteso alcun insulto», stava dicendo Vikary. «Tu non sei uno sciocco Lorimaar, ma in questo caso direi che ti comporti in modo sciocco».

Dirk rimase impietrito presso la porta, la pesante porta di legno che egli aveva aperto senza pensare di bussare. Tutti si voltarono a guardarlo, quattro paia di occhi. C’ultimo a voltarsi fu Vikary, e non prima di aver terminato ciò che stava dicendo. Gwen gli aveva detto di venire a far colazione con loro quando si erano salutati la sera prima (lui da solo, perché Ruark ed i Kavalari preferivano non incontrarsi se era possibile). Questa era proprio l’ora giusta, appena dopo l’alba. Ma la scena non era quella che lui si sarebbe aspettato di vedere.

Ce n’erano quattro nella stanza di soggiorno cavernosa. Gwen stava seduta sul bordo del divano di legno e cuoio posto di fronte al caminetto ed alle cariatidi che gli facevano la guardia ed aveva i capelli scarmigliati e gli occhi pieni di so

Quello nuovo, lo stranièro, fu il primo a parlare con Dirk. Aveva la schiena voltata verso la porta, ma si voltò quando gli altri voltarono gli occhi da quella parte e corrugò la fronte. Era più alto di tutta la testa sia di Vikary, che di Janacek e torreggiava al di sopra di Dirk, anche se era distante parecchi metri. Aveva la pelle molto scura, soprattutto pareva scura in confronto all’abito bianco latte che indossava al di sotto di un corto mantello pieghettato di color violetto. Aveva capelli grigi striati di bianco, che gli ricadevano sulle larghe spalle ed i suoi occhi… erano schegge di ossidiana incastonate nel volto bruno che aveva centinaia di piccole rughe e rughette… Quegli occhi non erano amichevoli. Nemmeno la sua voce. Lanciò un rapido sguardo a Dirk, poi disse, molto semplicemente: «Se ne vada».

«Come?». Non ci poteva essere una risposta più stupida, pensò Dirk dopo aver detto quella parola, ma non gli ve

«Ho detto di uscire», ripeté il gigante vestito di bianco. Aveva tutti e due gli avambracci scoperti, come Vikary, per far vedere i due braccialetti quasi gemelli: giada-e-argento al braccio sinistro e ferro-e-fuoco sul destro. Ma la forma e le incastonature dei braccialetti dello straniero erano molto differenti. L’unica cosa che era uguale a quella di Vikary, esattamente, era la pistola che aveva al fianco.

Vikary intrecciò le braccia, come aveva già fatto Janacek. «Qui è casa mia, Lorimaar alto-Braith. Non hai alcun diritto di fare il prepotente con quelli che vengono perché io li ho invitati».

«Non credo che tu sia stato invitato, Braith», aggiunse Janacek con un sottile sorriso velenoso.

Vikary fissò il suo teyn, poi scosse il capo decisamente e vigorosamente. No. Ma perché? Si chiese Dirk.

«Vengo da te con grande mestizia, Jaantony alto-Ferrogiada, per parlare seriamente», ruggì il Kavalar vestito di bianco. «Dobbiamo proprio trattare davanti ad uno che viene da altri mondi?». Fissò ancora Dirk, sempre con la fronte aggrottata. «Un falsuomo, per quel che ne so».

La voce di Vikary era tranquilla ma decisa quando rispose. «Abbiamo finito di trattare, amico. Ti ho già dato la mia risposta. La mia betheyn è sotto la mia protezione, così come il Kimdissi, ed anche quest’uomo»… indicò Dirk con un gesto della mano, poi incrociò di nuovo le braccia… «e se prendi una di queste persone, allora preparati a prendere anche me».

Janacek sorrise. «Lui non è nemmeno un falsuomo», disse asciutto l’uomo con la barba rossa. «Si tratta di Dirk t’Larien, korariel di Ferrogiada, che ti piaccia o no». Janacek si voltò di pochi centimetri verso Dirk ed indicò lo straniero vestito di bianco. «t’Larien, questo è Lorimaar Reln Volpebianca alto-Braith Arkellor».

«Uno dei nost’ri vicini», disse Gwen dal divano, parlando per la prima volta. «Anche lui abita a Larteyn».

«Lontano da voi, Ferrogiada», disse l’altro Kavalar. Non pareva felice. Il cipiglio che aveva sul viso era profondamente incavato e gli occhi neri si muovevano da uno all’altro, pieni di rabbia gelida, poi si posarono su Vikary. «Tu sei più giovane di me, Jaantony alto-Ferrogiada, ed il tuo teyn è più giovane ancora e non ho nessuna voglia di fronteggiarvi in duello. Del resto il codice ha le sue regole, come tu ed io sappiamo bene e nessuno di noi desidera andare troppo oltre. Voi, giovani altolegati, vi spingete sovente un po’ troppo vicini a questi limiti, mi pare, e la cosa capita soprattutto agli altolegati di Ferrogiada, e…»

«E, tra quelli di Ferrogiada, succede soprattutto a me», disse Vikary, terminando la frase al posto dell’altro.

Arkellor scosse il capo. «Un tempo, quando io ero appena un bambinetto nella granlega di Braith, si faceva un duello quando solamente uno interrompeva un altro, come hai fatto adesso tu. È vero: i vecchi tempi sono andati. Gli uomini di Alto Kavalaan si fa

«Tu pensi che io sia un mollaccione?», chiese calmo Vikary.

«Sì e no, alto-Ferrogiada. Tu sei strano. Possiedi una certa durezza che nessuno può negare, e questa è una buona cosa, ma Avalon ti ha lasciato il puzzo da falsuomo, ti ha toccato con la debolezza e la stoltezza. Non mi piace la tua vacca-betheyn e non mi piacciono i tuoi "amici". Se fosse capitato quando ero più giovane… sarei venuto da te furibondo e ti avrei mostrato l’antica saggezza della granlega, quella che tu pari aver tanto facilmente dimenticato».

«Ci chiami ai duello?», chiese Janacek. «Dici cose forti».

Vikary districò le braccia e fece un gesto vago con la mano. «No, Garse. Lorimaar alto-Braith non ci sta chiamando al duello. Che ne dici, amico altolegato?».

Arkellor attese per diversi momenti, fin troppo prima di rispondere. «No», disse. «No, Jaantony alto-Ferrogiada, non era inteso alcun insulto».

«Nessun insulto è stato acquisito», disse Vikary, sorridendo.

L’altolegato Braith non sorrise. «Buona fortuna», disse malvolentieri. Andò presso la porta a lunghi passi, aspettando solo l’istante che occorse a Dirk per levarsi di torno in gran fretta, poi passò oltre e si avviò verso il tetto. La porta si chiuse alle sue spalle.

Dirk fece per andare verso gli altri, ma il gruppo si stava muovendo. Janacek aggrottò la fronte e fece un ce

«Questa era una cosa che tu non dovevi sentire», disse il Kavalar. «Ma forse servirà ad illuminarti. Comunque mi dispiace che tu fossi presente. Non vorrei che tu avessi la stessa impressione di Alto Kavalaan che ha il Kimdissi».

«Non capisco», disse Dirk. Vikary gli mise un braccio attorno alle spalle e lo trascinò verso la sala da pranzo. Gwen stava subito dietro a loro. «Di che cosa si stava parlando?».

«Ah, di tante cose. Ti spiegherò. Ma ti devo confessare una seconda cosa che non mi è piaciuta: che non fosse ancora stata preparata la colazione che ti era stata promessa». Sorrise.

«Posso aspettare». Entrarono nella sala da pranzo e si sedettero. Gwen era sempre silenziosa e preoccupata. «Com’è che mi ha chiamato Garse?», chiese Dirk. «Kora-qualcosa, che cosa vuol dire?».

Vikary parve esitare. «La parola è korariel. Si tratta di una parola in antico Kavalar. In tutti questi secoli il suo significato originale è cambiato. Oggi e in questo posto, se usata da Garse, o da me, significa protetto. Protetto da noi, dai Ferrogiada».

«Questo è ciò che tu vorresti significasse, Jaan», disse Gwen, con la voce spinosa ed arrabbiata. «Digli il significato vero!».

Dirk aspettò. Vikary incrociò le braccia e gli occhi cominciarono a spostarsi dall’uno all’altra. «Benissimo, Gwen, se lo vuoi tu». Si voltò verso Dirk. «Il vecchio significato è letteralmente proprietà protetta. Spero proprio che tu non ti senta insultato per questo. Non è inteso insulto. Korariel è usato per tutte le persone che non fa

Dirk si ricordò delle cose che Ruark gli aveva detto la sera prima, di quelle parole che lui aveva a mala pena percepito in mezzo alla foschia provocatagli dal vino verde. Sentì la rabbia che gli si arrampicava addosso come una marea rossa e dovette farsi forza per tenerla a freno. «Non sono abituato ad essere una proprietà», disse mordacemente, «e non me ne importa niente se sono molto considerato. E da che cosa mi dovresti proteggere?».