Страница 11 из 74
3
Fecero di nuovo le corse sulle montagne e questa volta Dirk si comportò un po’ meglio, perdendo meno terreno di quello che aveva perso prima, ma il suo umore non migliorò granché. Per la maggior parte dello stanco viaggio, volarono in silenzio, separati, Gwen alcuni metri più avanti di lui. Alle loro spalle c’era la Ruota di Fuoco spezzata, mutata, e Gwen era una vaga figura di strega che si stagliava contro il cielo, sempre irraggiungibile. La malinconia delle foreste morenti di Worlorn era gocciolata nelle carni di lui e vedeva Gwen tra le palpebre contaminate, una figura di bambola con un abito scolorito come la disperazione, i neri capelli coperti di oleosa luce rossa. Gli ve
Per due volte durante il volo, Dirk vide — o gli parve di vedere — il lampo della giada-e-argento, che dava fastidio, come gli aveva dato fastidio quando erano nella foresta. Si costrinse ogni volta a guardare da un’altra parte e vide nuvole nere, lunghe e sottili, che scorrevano per il cielo nudo e vuoto.
L’aerauto a forma di manta e la macchina da guerra verde oliva se ne erano andate dal tetto, quando essi raggiunsero Larteyn. Solo l’apparecchio a forma di goccia di Ruark era rimasto. Loro atterrarono lì accanto — Dirk fece un altro atterraggio goffo e cadde, ma questa volta non era ridicolo, solo stupido — si tolsero gli scooter e le scarpe di volo sulla terrazza, da dove poi le portarono via. Dissero qualche parola presso la cabina, ma Dirk non riuscì a ricordarsi le parole, nemmeno un momento dopo che le aveva dette. Poi Gwen lo lasciò.
Arkin Ruark attendeva pazientemente nelle sue stanze alla base della torre. Dirk trovò un letto reclinabile tra le pareti color pastello, le sculture ed i vasi di piante Kimdissi. Si sdraiò e voleva solo riposarsi, senza pensare, ma lì c’era Ruark che ridacchiava e scuoteva il capo e faceva danzare i capelli biondi e bianchi e che gli metteva un alto bicchiere verde in mano. Dirk lo prese e si sedette. Il bicchiere era di un bel cristallo sottile, liscio e senza fronzoli, con solo una patina di ghiaccio che si scioglieva rapidamente. Bevve ed il vino era molto verde e freddo, incenso e ci
«Lei mi pare essenzialmente stanco, Dirk», disse il Kimdissi dopo essersi preso a sua volta qualcosa da bere e si sedette sulla sedia a sdraio di tela con un tonfo, sotto l’ombra di una pianta nera e spiovente. Le foglie lanceolate gettavano ombre striate sul suo viso sorridente e paffuto. Sorseggiò, succhiando rumorosamente la bibita e per un breve momento Dirk lo disprezzò.
«Una giornata lunga», disse vagamente.
«Vero», conve
Dirk non disse niente.
«Ma adesso», disse Ruark, sorridendo, «ha visto. Volevo proprio questo io, che lei vedesse. Prima di parlarle. Ma avevo promesso che gliene avrei parlato, una promessa che avevo fatto a me stesso. Gwen, lei me ne ha parlato. Si parla, sa, da amici ed io conoscevo la ragazza ed anche Jaan fin da quando si era su Avalon. Ma qui ci siamo conosciuti meglio. Lei non ne parla volentieri, mai, ma con me parla, per lo meno lo ha fatto, ed io devo dirglielo. Senza far violenza alla verità. Lei è proprio la persona che deve sapere».
Il liquore mandava dita gelate nel suo stomaco e Dirk sentì che la stanchezza se ne andava. Gli pareva di essere mezzo addormentato, come se Ruark avesse continuato a parlare per un tempo lunghissimo e come se lui non avesse capito niente. «Di che sta parlando?», disse. «Cos’è che dovrei sapere?».
«Ma come? Che Gwen ha bisogno di lei», disse Ruark. «Perché ha mandato… la cosa. La lacrima rossa. Lo sa. Io lo so. Me lo ha detto lei».
Improvvisamente Dirk fece attenzione, interessato ed incuriosito. «Glielo ha detto», cominciò, poi si fermò. Gwen gli aveva chiesto di aspettare e la promessa che lui aveva fatto tanto tempo fa… però corrispondeva. Forse avrebbe dovuto ascoltare, forse era difficile per lei dirglielo. Ruark doveva sapere. Era suo amico, aveva detto lei nella foresta, l’unico con cui poteva parlare. «Che cosa?».
«Deve aiutarla, Dirk t’Larien, in un modo o nell’altro. Non so come».
«Ma cosa debbo fare?».
«Ad essere libera. A scappare».
Dirk mise giù il bicchiere e si grattò la testa. «Da chi?».
«Da loro. I Kavalari».
Si accigliò. «Vuol dire Jaan? L’ho incontrato stamani, lui e Janacek. Gwen ama Jaan. Non capisco».
Ruark rise, succhiò la sua bibita, rise ancora. Era vestito con un abito a tre pezzi a quadri alternati marroni e verdi, come un buffone e visto lì, seduto a sputar sentenze, pareva davvero un matto.
«Lo ama, sì, lei ha detto così?», disse Ruark. «Lei ne è proprio sicuro, sì? Davvero?».
Dirk esitò e cercò di ricordarsi le parole, mentre conversavano presso il placido lago verde. «Non ne sono sicuro», disse. «Ma era qualcosa del genere. Lei è… come ha detto?».
«Betheyn?», suggerì Ruark.
Dirk a
Ruark ridacchiò. «No, essenzialmente sbagliato. Ho sentito anch’io in macchina. Gwen non ha detto la verità. Be’, non proprio, così lei è giunto ad una conclusione sbagliata. Betheyn non vuol dire moglie. Una parziale verità è la più grande di tutte le bugie, si ricorda? Che cosa crede che sia teyn?».
La parola lo fermò. Teyn. Aveva sentito quella parola centinaia di volte su Worlorn. «Amico?», provò ad indovinare, perché non sapeva ciò che significasse.
«Betheyn è più moglie di quanto teyn sia amico», disse Ruark. «È meglio che lei impari il linguaggio dei mondi esterni, Dirk. No. Betheyn è una parola in antico Kavalar che indica un rapporto di una do
Dirk non rispose. Ruark si strinse nelle spalle, bevve e continuò. «Be’, non importa, ma ci pensi. Ho parlato di giada-e-argento e sì, succede spesso che questo vincolo abbia dell’amore, amore della betheyn per l’altolegato. È più raro dall’altolegato verso la betheyn. Se non è amore, per lo meno si piacciono. Ma non sempre e non necessariamente! Mi capisce?».
Dirk scosse il capo.
«I vincoli Kavalar sono un costume ed un obbligo», disse Ruark, piegandosi in avanti per dar più enfasi al discorso, «e l’amore è completamente accidentale. Gente violenta, le ho detto. Legga la storia, guardi le leggende. Gwen incontrò Jaan su Avalon, lei lo sa, e lei è una che non legge. Non a sufficienza. Lui era Jaan Vikary di Alto Kavalaan, e che era mai, un pianeta da qualche parte? La ragazza non ne sapeva niente. Vero. Così cominciarono a piacersi — se vuole lo possiamo chiamare amore — qualche rapporto sessuale, poi lui le offre la sua giada-e-argento con una forma tutta lavorata. Ed ecco che lei diventa immediatamente la sua betheyn, sempre senza saperne niente. In trappola».
«In trappola? Perché in trappola?».
«Legga la storia! La violenza di Alto Kavalaan è di antica data, la sua cultura è immutata. Gwen è betheyn di Jaan Vikary, betheyn pseudomoglie, sua moglie, sì, la sua amante ed ancora di più. Proprietà e schiava, lei è pure questo, un dono. Lei è il dono che lui ha fatto all’Unione Ferrogiada, con lei lui ha comperato i suoi aitinomi, si. Lei dovrà avere dei bambini, se lui glielo ordina, sia che lei lo voglia o no. Inoltre deve prendere anche Garse come amante, che lo voglia o no. Se Jaan dovesse morire in duello con un uomo di una granlega diversa da Ferrogiada, un Braith, oppure un Rossacciaio, lei passerebbe a quell’uomo come se fosse una valigia, proprietà… per diventare la sua betheyn, oppure una semplice eyn-kethi se il vincitore ha già la sua giada-e-argento. Se Jaan muore per cause naturali, oppure in duello con un altro Ferrogiada, Gwen passa a Garse. Quello che ne pensa lei non ha nessuna importanza in questo affare. Chi se ne frega se lei lo odia? Non certo i Kavalari. E se dovesse morire Garse? Be’, a suo tempo diventerebbe una eyn-kethi, una allevatrice della granlega, degradata per sempre, di libero utilizzo per uno qualsiasi dei kethi. Kethi significa confratelli della granlega, più o meno, gli uomini della famiglia. L’Unione Ferrogiada è un’enorme famiglia, fatta da migliaia e migliaia di famiglie ed uno qualunque la può avere. Com’è che ha chiamato Jaan, marito? No. Carceriere. Ecco che cosa è. Tutti e due, lui e Garse. Carcerieri-amanti, magari, se lei pensa che questa parola possa avere per loro lo stesso significato che ha per lei e per me. Jaantony onora la nostra Gwen ed è ben logico, visto che lei adesso è una Ferrogiada, lei è il suo dono-betheyn e se lei muore o lo lascia, lui diventa un lib-Ferrogiada, un vecchio, deriso, a mani vuote, senza alcuna voce in consiglio. Ma lui la rende schiava, non l’ama ed ormai son passati a
Dirk esitò. «Allora lui non l’ama?».
«Nello stesso modo in cui lei ama le cose di sua proprietà. È così che un altolegato ama la sua betheyn. Si tratta di un vincolo stretto, giada-e-argento, che non si può spezzare, ma è un vincolo di obblighi e di possesso. Non d’amore. L’amore esiste, ammesso che i Kavalar ne siano capaci, in altre cose, come scelto-per-fratello, nello scudo-e-l’amico-del-cuore e l’amoroso guerriero gemello, nel sempre-leale procuratore-di-piacere ed il portatore-di-colpi e nel sollevatore-delle-pene, nel gran-vincolo della vita».
«Teyn», disse Dirk come intorpidito, mentre con la mente correva.
«Teyn!», a
Le cose cominciarono a sistemarsi lentamente al loro posto. «Lei dice», cominciò Dirk, «che Gwen e Jaan non si amano, che Gwen non è altro che una schiava. Eppure non lo pianta?».
La faccia paffuta di Ruark era tutto un fuoco. «Piantarlo? Essenzialmente assurdo! Si limiterebbero a costringerla a tornare. Un altolegato deve tenersi e proteggere la sua betheyn. E uccidere tutti quelli che cercano di rubargliela».
«E lei mi ha mandato il gioiello…».
«Gwen parla con me, io so tutto. Aveva forse delle altre speranze? I Kavalari? Jaantony ha già ucciso due volte in duello. Nessun Kavalar la toccherebbe. Che ne ricaverebbero se lo facessero? Io? Le sembro di poter essere una speranza, io?». Si spazzolò il vestito con le mani morbide e parve disprezzarsi. «Lei t’Larien. Solo lei è la speranza di Gwen. Lei è sua. Una volta l’ha amata».
Dirk senti la propria voce che pareva venire da lontano. «Io la amo ancora», disse.
«Bene. Penso che lei sappia, che Gwen… anche se credo che non lo direbbe mai, credo… anche lei le vuol bene. Come una volta. Cosa che non è mai successa per Jaantony Riv Lupo alto-Ferrogiada Vikary».