Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 24 из 29

Per il resto, non ebbi fastidi, tanto più che nel 1970 io avevo abitato a Los Angeles e non a Denver e dintorni, quindi per il momento ero abbastanza tranquillo. Mentre sudavo sedici ore al giorno sui miei modelli, incaricai un’agenzia specializzata di indagare sul passato di Belle, e i risultati delle indagini furono tali per cui non mi pentii del denaro speso.

Belle non aveva perso tempo. Nata sei a

Nonostante che continuassi a lavorare come un da

Non avevo mostrato le mie invenzioni ai Sutton non perché volessi tenerle nascoste ma perché preferivo evitare un mucchio di chiacchiere e di consigli inutili finché non fossero complete. L’ultima domenica di settembre i miei nuovi amici mi invitarono ad andare al Circolo Elioterapico con loro.

Poiché ero in ritardo sul programma di lavoro ero stato costretto a lavorare fino a tarda notte, e m’ero svegliato il mattino presto al torturante fragore d’una sveglia in modo da essere pronto per quando sarebbero venuti a prendermi. Fermai quello strumento di tortura ringraziando il cielo perché nel 2001 non ci sarebbero state più nefandezze simili, e corsi, ancora mezzo addormentato, al bar all’angolo per telefonare a John con l’intenzione di esimermi dall’impegno.

Fu Je

— Non posso proprio — insistetti. — Devo lavorare. Mi dispiace.

John si inserì con l’altro ricevitore e disse: — Che sciocchezze state dicendo?

— Devo lavorare, John — ripetei. — Ne farei volentieri a meno, ma proprio non posso.

Tornai di sopra, infilai due fette di pane nel tostino, vulcanizzai qualche uovo, e mi rimisi al lavoro. Un’ora dopo bussarono alla porta.

Se io non andai al Circolo, quella domenica, non ci andarono nemmeno i Sutton, perché rimasero da me, e io mostrai loro i miei apparecchi. Je

Aveva una Domestica Perfetta per i lavori di casa, e poteva quindi apprezzare il progresso che Pete costituiva nei suoi confronti.

John invece afferrò subito l’importanza di Dino Disegnatore, e quando gli feci vedere come avrei potuto fare la mia firma, con la mia scrittura, spingendo un paio di bottoni, le sue sopracciglia s’inarcarono e lui disse: — Meraviglioso! Ma così verra

— No, di a

— Parlate come se aveste la certezza di quello che dite.

— Infatti è così.

Guardò il Proteiforme Pete che stava in quel momento facendo ordine sul mio banco di lavoro, poi tornò a guardare Dino Disegnatore, e infine disse: — Sapete, Da

Mi strinsi nelle spalle. — Chiamatela seconda vista, invece, se volete… comunque io sono sicuro di quello che dico.

— D’accordo, ma che cosa intendete fare, per il momento, delle vostre invenzioni?

— Questo è il punto dolente, John — ammisi, aggrottando la fronte. — Sono un bravo ingegnere, e oserei dire un ottimo meccanico, ma come uomo d’affari non valgo niente. Vi siete mai occupato di brevetti, voi?

— No, ci vuole un legale specializzato.

— Ne conoscete uno onesto? Onesto e intelligente, anzi? Mi occorre subito. Devo fondare una società, chiedere dei brevetti, e trovare dei finanziatori… e ho pochissimo tempo disponibile.

— Perché?

— Perché devo tornare da dove sono venuto.

Lui si sedette e tacque a lungo. Finalmente disse:

— Di quanto tempo disponete?

— Nove settimane. Per essere precisi, nove settimane da giovedì prossimo.

Lui guardò le due macchine, poi tornò a guardare me. — Temo che dovrete rivedere i vostri programmi. Bastera

— Lo so, John, ma non posso fare diversamente.

— Lo dite voi.

— No, non dipende da me. — Mi nascosi la faccia tra le mani, morto di stanchezza e preoccupato. — Volete occuparvi voi di tutto? — gli chiesi poi, rialzando la testa.

— Cosa?

— Occuparvi di tutto. Io non mi intendo affatto di questioni legali e commerciali.

— Da

— Lo so — risposi.

— E allora perché fidarvi ciecamente di me? Prendetemi per avvocato, invece, così potrò consigliarvi e tenere gli occhi aperti per voi, dietro compenso.

Cercai di pensare, con la testa che mi doleva. Avevo avuto un socio una volta… ma, accidenti, anche se ci si è già scottati le dita, non si può fare a meno di aver fiducia nel prossimo, altrimenti si dovrebbe vivere in una grotta come gli eremiti, dormendo con un occhio solo. Non c’era modo di essere sicuri di niente. La vita stessa era un susseguirsi continuo di pericoli e di tranelli.

— John — dissi — voi avete avuto fiducia in me, fin dal principio. Vi prego, aiutatemi. Ho assoluto bisogno di voi.

— Certo che vi aiuterà — interve

Così diedi la procura a John perché si occupasse di tutta la parte commerciale della faccenda, e lui si consultò a sua volta con uno specialista in brevetti al fine di essere più sicuro. Non so se lo pagasse in moneta contante o se dividesse con lui parte della torta, perché non me ne interessai. Non davo più molta importanza al denaro: e poi, o John era quale speravo, o avrei fatto meglio trovare la famosa grotta.

Insistetti solo su due punti. — John — dissi — dobbiamo chiamare la ditta: Società Aladino per la Fabbricazione di Apparecchiature Automatiche.

— A me pare un nome un po’ lungo e strampalato. Perché non facciamo Davis Sutton? Suona più serio.

— Mi spiace, ma deve essere così, John.

— Davvero? Ve l’ha detto la vostra seconda vista?

— Può darsi. Marchio di fabbrica sarà una raffigurazione di Aladino intento a strofinare la lampada da cui esce il genio. Farò io lo schizzo. E un’altra cosa. La sede della Ditta sarà a Los Angeles.

— Cosa? Ma no, troppo lontano. Io abito a Denver. Perché non restare qui? C’è qualcosa in contrario?

— Niente. Anzi, Denver mi piace e mi ci trovo benissimo. Ma non è una città adatta a installarci una fabbrica. Le materie prime mancano, il personale adatto è scarso, mentre Los Angeles è molto più attrezzata.

— E lo smog?

— Fra pochi a

— Da

— Oh, io ne sarei felice! — esclamò inaspettatamente Je

— Cosa? — disse John sbalordito.

— Sì, caro. Proprio l’altro giorno, vedendo una crosta di ghiaccio sulla piscina del Circolo, pensavo come sarebbe bello vivere in un paese dove fa caldo tutto l’a

Non ebbi bisogno d’insistere oltre per convincere John.

Mi fermai a Denver fino alla sera del 2 dicembre 1970, e dovetti farmi prestare tremila dollari da John perché ero rimasto all’asciutto. Ma per rassicurargli la restituzione, volli fissare un’ipoteca sul mio pacchetto azionario. Quando gliela portai, l’ultima sera, lui la fece a pezzetti che gettò nel cestino dei rifiuti. — Me li restituirete la prossima volta che ci vedremo.

— Cioè fra trent’a

— Non prima?

Tacqui pensoso. John non mi aveva mai chiesto di raccontargli per filo e per segno la mia storia da quando, il giorno del mio arrivo, aveva dichiarato che gli era impossibile credere al poco che gli avevo rivelato.

Finalmente mi decisi, e gli dissi che gli avrei raccontato tutto sul mio conto.

— Dobbiamo svegliare Je

— No, lasciamola dormire finché verrà il momento della vostra partenza. Je

— Come volete.

Mi lasciò parlare senza interrompermi altro che per versarmi da bere, solo birra di zenzero: avevo i miei buoni motivi per non toccare un goccio d’alcol, e quando ebbi finito, lui disse: — Vi saprò dire il mio parere quando avrò constatato con i miei occhi i mutamenti che mi avete descritto riguardo agli a

— Siete libero di pensare come meglio vi pare.

— Sono costretto a giudicarvi così, altrimenti divento matto io… e per Je

— Non mi sarei mai sognato di fare una cosa simile.