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In ogni caso, da un punto di vista puramente logistico lui fu felice che l'interrogativo fosse soltanto teorico.

– Bene… – mormorò, traendo un profondo respiro e calcandosi sugli occhi un cappello immaginario con un'angolazione aggressiva. – Sono nuovo di qui e quindi per il momento non ho nulla di cui vergognarmi. Che sia chi è senza peccato a lanciare il primo richiamo. Inoltre, in questo genere di trattative ho a mio vantaggio il fatto che è evidente che non costituisco una minaccia.

E s'incamminò con passo deciso.

– Io ti aspetterò qui – gli gridò dietro Suegar, accoccolandosi a terra là dove si trovava.

Miles calcolò la rapidità della sua avanzata in modo tale da intercettare una pattuglia di sei do

– Buongiorno, signore. Permettetemi di scusarmi per il mio com…

La sua frase di esordio fu bruscamente interrotta da una manciata di terra che gli riempì la bocca quando le sue gambe ve

– Vedi cosa intendevo dire? – domandò Suegar.

– Avevi calcolato la traiettoria al centimetro, vero? – a

– Più o meno – ammise Suegar. – Immaginavo che ti avrebbero lanciato un po' più lontano del solito a causa della tua taglia.

Lottando ancora per ritrovare il respiro, Miles si sollevò faticosamente a sedere. Da

– D'accordo – borbottò infine, – si torna alla carica.

– Miles…

– È una cosa che deve essere fatta, Suegar, perché non c'è altra scelta. In ogni caso, ora che ho cominciato non posso più smettere, perché a quanto mi ha

Suegar aprì la bocca per obiettare, poi preferì soffocare la propria protesta.

– Come vuoi – disse soltanto, risistemandosi per terra a gambe incrociate e accarezzando con un gesto inconscio il bracciale di stoffa intorno al polso sinistro. – Aspetterò che mi chiami.

E parve sprofondare nei ricordi o in una meditazione… o forse si mise semplicemente a so

Il secondo tentativo di Miles si concluse esattamente come il primo, con la differenza che la traiettoria fu forse un po' più larga e un po' più alta; il terzo tentativo fu uguale ma il volo risultò molto più breve.

– Bene – borbottò fra sé, – si vede che le sto facendo stancare.

Questa volta si mise a camminare tenendosi parallelo al gruppetto ma fuori della sua portata anche se abbastanza vicino da essere sentito.

– Non è necessario che facciate questo un pezzetto per volta – ansimò. – Lasciate che vi faciliti le cose. Ho una malattia teratogena delle ossa ma non sono un mutante: i miei geni sono normali, è soltanto la loro espressione ad essere distorta perché mia madre è rimasta esposta ad un particolare veleno mentre mi aspettava. È una cosa che concerne soltanto me e che non si trasmetterà a qualsiasi figlio io possa avere… ed ho sempre verificato che mi è più facile ottenere degli appuntamenti con le ragazze dopo aver messo in chiaro le cose da questo punto di vista. Comunque, le mie ossa sono fragili, al punto che voi potreste probabilmente spezzare ogni osso presente nel mio corpo. Forse vi starete chiedendo perché vi dico tutto questo e in effetti di solito preferisco non mettere avvisi al riguardo… vi volete fermare per ascoltarmi? Io non costituisco una minaccia… ho forse l'aspetto di una minaccia?… di una sfida, forse, ma non di una minaccia… volete farmi correre intorno a tutto questo campo per venirvi dietro? Rallentate, per l'amore di Dio!…

Se continuavano con quel passo, presto si sarebbe trovato senza fiato e di conseguenza a corto di munizioni verbali, perciò si portò davanti alle sei do

– … quindi se avete intenzione di rompere ogni osso del mio corpo vi prego di provvedere adesso e di farla finita, perché continuerò a tornare qui finché non lo avrete fatto.

Ad un breve ce

– Accontentiamolo – propose una ragazza alta i cui corti capelli rossi dai riflessi di rame ebbero l'effetto di affascinare Miles e di distrarlo mentre cercava di immaginare le ciocche mancanti che dovevano essere cadute al suolo sotto l'azione delle forbici degli inflessibili carcerieri cetagandani. – Io gli romperò il braccio sinistro se tu penserai al destro, Conr.

– Se è questo che ci vuole per indurvi a fermarvi ad ascoltarmi per cinque minuti, così sia – replicò Miles, senza indietreggiare quando la rossa ve

– Cinque minuti, d'accordo? – ripeté disperatamente, sentendo la pressione che aumentava e lo sguardo della do

– Uomini – commentò in tono disgustato. – Devono sempre trasformare tutto in una da

– La biologia è una forma di destino – a

– Oppure sei una sorta di pervertito, uno a cui piace essere picchiato dalle do

Dio, spero di no, si disse Miles, grato che finora il suo corpo non lo avesse tradito con reazioni non autorizzate, anche se ci era mancato poco; se doveva restare nei paraggi di quella rossa per parecchio tempo era meglio che trovasse un modo per riavere i suoi pantaloni.

– Se dicessi di sì terreste a freno la vostra aggressività, giusto per punirmi? – suggerì.

– No, da

– Era soltanto un'idea.

– Lascia perdere queste idiozie, Beatrice – interve

– Grazie signora – disse Miles e trasse un profondo respiro, cercando di riordinarsi come meglio poteva senza un'uniforme da assestare. – Per prima cosa permettetemi di scusarmi per aver intruso nella vostra privacy in questo stato, ma praticamente le prime persone che ho incontrato al mìo arrivo nel campo erano i componenti di un gruppo che ama servirsi da solo e che si è servito anche dei miei vestiti, oltre che di altre cose…

– Ho visto la scena – confermò inaspettatamente la rossa, Beatrice. – È stato il gruppo di Pitt.

– Infatti, e grazie – mormorò Miles, togliendosi il cappello immaginario ed eseguendo con esso un profondo inchino.

– Quando fai così offri lo spettacolo del tuo posteriore a chi si trova alle tue spalle – commentò lei, in tono spassionato.

– È il loro panorama – ribatté Miles. – Per quanto mi riguarda, io voglio parlare con il vostro capo… o capi, perché ho un serio piano per migliorare il tono di questo posto e vorrei invitare il vostro gruppo a collaborare alla sua applicazione. Per essere franchi, voi siete la sola grande sacca di civiltà… per non parlare di ordine militare… che esista ancora qui, e mi piacerebbe vedervi espandere i vostri confini.

– Ci vogliono già tutte le risorse di cui disponiamo per impedire che i nostri attuali confini siano sopraffatti, ragazzo – replicò il capo pattuglia. – Niente da fare, quindi vattene.

– E porta via anche le tue eventuali aspirazioni – suggerì Beatrice, – perché qui non troverai nulla.

Sospirando, Miles rigirò fra le mani il cappello immaginario tenendolo per l'ampia tesa, poi lo fece ruotare per un momento su un dito e incontrò lo sguardo della rossa.

– Osserva il mio cappello, il solo indumento che sia riuscito a salvare dall'aggressione dei grossi e cupi compari… del gruppo di Pitt, come tu lo chiami.

– Quei bastardi… ma perché proprio un cappello? Perché non i pantaloni? O un'uniforme da parata, già che ci sei? – commentò lei, in tono sarcastico.

– Un cappello è un oggetto più utile quando si deve comunicare, perché permette di fare ampi gesti – spiegò mimando, – oppure di manifestare sincerità o di indicare imbarazzo – proseguì, portando il cappello all'altezza del cuore e abbassandolo poi sull'inguine. – Ancora, un cappello può indicare rabbia… – continuò, scagliandolo a terra come se volesse conficcarvelo per poi raccoglierlo e pulirlo con cura… – o determinazione… – e se lo piantò in testa con decisione, abbassando la tesa sugli occhi… – oppure serve per fare inchini – concluse, togliendoselo in un nuovo gesto di saluto. – Vedi il cappello?

– Sì… – rispose la rossa, che cominciava a divertirsi.

– E vedi le piume su di esso?

– Sì.

– Descrivile.

– Oh… sono morbide e leggere.

– E quante sono?

– Due, riunite.

– E vedi anche il loro colore?

Beatrice si trasse indietro con imbarazzo, d'un tratto consapevole di quello che stava facendo, e scoccò un'occhiata in tralice alle sue compagne.

– No – dichiarò.

– Quando riuscirai a vedere il colore di quelle pe

Beatrice non rispose e assunse un'espressione indecifrabile.

– Forse è meglio che quest'ometto parli con Tris – borbottò però il capo della pattuglia. – Soltanto una volta.

La do