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Le luci del display andarono a rischiarare in volto i presenti… l'alto Guardiamarina Murka, il comandante in seconda di Thorne, e due massicci soldati semplici; il Sergente Laureen Anderson era invece alla guida dell'aerocarro con l'incarico di fornire alla squadra il supporto esterno insieme al soldato Sandy Hereld e allo stesso Capitano Thorne. Queste disposizioni erano dovute ad un radicato pregiudizio barrayarano che Miles sperava di riuscire a nascondere bene e che lo induceva ad essere riluttante a portare un elemento femminile all'interno del complesso di Ryoval… una riluttanza che si faceva doppia nel caso di Bel Thorne e che non era per nulla attenuata dalla consapevolezza che se soltanto un decimo delle bizzarre voci che aveva sentito era autentico il sesso di ciascuno non avrebbe avuto particolare rilievo nelle avventure che sarebbero seguite ad un'eventuale cattura. In ogni caso, Laureen sosteneva di essere in grado di pilotare qualsiasi veicolo fabbricato dall'uomo attraverso la cruna di un ago… sebbene Miles sospettasse che lei non avesse mai fatto nulla di tanto domestico come usare un ago in tutta la sua vita… e non avrebbe quindi protestato contro l'incarico affidatole.

– Il nostro principale problema rimane il fatto che ancora non sappiamo con esattezza in quale parte del complesso viene tenuta la creatura della Casa Bharaputra, quindi per prima cosa supereremo la recinzione e i cortili esterni, penetrando nell'edificio principale qui e qui. – Nel parlare Miles toccò un pulsante della consolle di controllo e una linea di luce rossa indicò il percorso progettato. – A quel punto sequestreremo senza chiasso un dipendente e gli inietteremo il penta-rapido… da quel momento la nostra diventerà una corsa contro il tempo, in quanto dovremo supporre che la scomparsa della nostra vittima verrà ben presto notata.

«La parola d'ordine è discrezione. Non siamo venuti qui per uccidere nessuno e non siamo in guerra con i dipendenti di Ryoval, quindi usate i paralizzatoti e tenete pronti gli archi al plasma e gli altri giocattoli per quando avremo trovato la creatura, che dovremo eliminare in fretta e senza far rumore, in modo che io possa prelevare il mio campione, – proseguì, portando una mano alla giacca, sotto la quale si trovava il contenitore speciale che avrebbe tenuto in vita i tessuti prelevati finché non fossero tornati sull'Ariel. - Fatto questo ce ne andremo il più in fretta possibile. Se però qualcosa dovesse andare storto prima che io sia riuscito a tagliare quel prezioso pezzo di carne, non cercheremo di aprirci un varco combattendo perché non ne vale la pena: qui ha

– In caso di emergenza estrema – borbottò Bel.

– Se invece qualcosa andrà storto dopo che avrò ultimato la mia missione di macellaio applicheremo le solite vecchie regole di combattimento, perché a quel punto il campione sarà un bene insostituibile e dovremo tornare ad ogni costo dal Capitano Thorne con esso. Laureen, ha ben presente il luogo in cui dovrà avvenire l'eventuale recupero d'emergenza?

– Sì, signore – rispose la do

– Avete capito bene tutti quanti? Niente domande? Suggerimenti? Osservazioni dell'ultimo minuto? Allora, Capitano Thorne, effettuiamo un controllo dei comunicatori.

I comunicatori da polso risultarono tutti in perfette condizioni; ultimato il controllo il Guardiamarina Murka si issò sulle spalle lo zaino con le armi mentre Miles riponeva con attenzione in una tasca il cubo con la mappa che era costato loro una cifra esorbitante, versata appena poche ore prima ad una certa ditta di costruzioni dall'etica alquanto flessibile. Poi i quattro membri del commando si allontanarono guardinghi dal carro e scomparvero nell'oscurità intrisa di foschia.

I quattro si avviarono attraverso i boschi, camminando a fatica sullo strato di foglie marce ghiacciate che scivolavano sotto i piedi ed esponevano il fango sottostante; Murka individuò un occhio spia prima che li potesse inquadrare e lo accecò con una breve scarica di statica per il tempo che il gruppo impiegò ad oltrepassarlo, poi il guardiamarina e i due massicci soldati non ebbero difficoltà a spingere al di là del muro Miles… che cercò di non pensare all'antico gioco di lanciare in aria i nani che si praticava un tempo nei pub. Il cortile interno era spoglio e utilitario: aree di scarico, grosse porte sprangate, ripostigli per la raccolta dei rifiuti e qualche veicolo parcheggiato.

Un rumore di passi li indusse a ripararsi tutti in uno dei ripostigli per i rifiuti: una guardia vestita di rosso li oltrepassò lentamente munita di un sensore a infrarossi, che i quattro inga

Dovevano cercare le condutture, che erano risultate essere l'unica chiave di accesso al complesso di Ryoval… condutture per il riscaldamento, per l'accesso ai cavi ottici di potenza, per il sistema di comunicazione; si trattava di passaggi stretti e del tutto impraticabili per un individuo massiccio ma non per Miles, che si liberò del poncho e lo consegnò ad un soldato perché lo piegasse e lo riponesse nel proprio zaino.

Una volta libero dell'ingombrante indumento, Miles si mise in equilibrio sulle spalle di Murka e si aprì un varco di accesso alla prima conduttura; rimossa la griglia di ventilazione inserita in alto nella parete al di sopra delle porte dell'area di carico, la porse in silenzio ai compagni ed effettuò un rapido esame sensorio per essere certo di non avere compagnia, infilandosi quindi nel condotto. Esso risultò stretto perfino per lui ma riuscì a percorrerlo e di lì a poco si calò con precauzione sul pavimento di cemento dalla parte opposta; trovati i comandi della porta mise in corto l'allarme e sollevò di un metro il battente, riabbassandolo poi più silenziosamente che poteva non appena i suoi compagni furono passati. Fino a quel momento tutto bene.

Osservando sempre il silenzio più assoluto i quattro raggiunsero il riparo offerto dal lato opposto dell'atrio di accesso appena prima che un uomo in tuta rossa lo attraversasse spingendo davanti a sé un carrello elettrico carico di robot per le pulizie. Murka toccò la manica di Miles e gli scoccò un'occhiata interrogativa, ma Miles scosse il capo, indicandogli che non era ancora arrivato il momento giusto. Sembrava infatti assai improbabile che quell'addetto alla manutenzione potesse saperne di più di un tecnico che lavorava nei laboratori interni in merito a dove veniva tenuta la loro preda, e non avevano il tempo di cospargere quel posto di corpi privi di sensi seguendo false piste.

Ben presto trovarono il passaggio che, proprio come aveva promesso il cubo, portava all'edificio principale, e la porta alla sua estremità risultò chiusa a chiave, cosa che del resto era stata prevista.

Salito di nuovo sulle spalle di Murka, Miles si servì rapidamente delle cesoie per staccare un pa

– Fermi! – ingiunse qualcuno.

Tutta una serie di imprecazioni risuonò urlante nella mente di Miles, che serrò la mascella per impedire che esse gli salissero alle labbra mentre continuava ad osservare i suoi compagni attraverso la fessura. Un istante più tardi, i tre furono circondati da una mezza dozzina di guardie armate che indossavano camicia rossa e calzoni neri.

– Cosa ci fate qui? – ringhiò il sergente che comandava le guardie.

– Oh, da

– Cosa? – borbottò il sergente, pungolando Murka con la propria arma, un letale distruttore neuronico. – In alto le mani! Chi siete?

– Mi chiamo Murka. Tutti e tre siamo giunti alla Stazione Fell su una nave mercenaria, ma il capitano non ha voluto concedere licenze. Ci pensi… siamo arrivati fino al Gruppo Jackson e quel bastardo ci ha negato il permesso di scendere a terra! Quel maledetto puritano non voleva che venissimo da Ryoval.

Nel frattempo le guardie dalla divisa rossa stavano effettuando un rapido esame sensorio e un'altrettanto rapida perquisizione tutt'altro che gentile, che però portò alia scoperta soltanto dei paralizzatori e degli attrezzi per penetrare in aree di sicurezza che Murka aveva indosso.

– Avevo scommesso che saremmo riusciti ad entrare anche se non ci potevamo permettere di passare dalla porta principale – continuò intanto il guardiamarina, contraendo la bocca in una smorfia di grande scoraggiamento. – A quanto pare ho perso.

– Sembra proprio di sì – conve

– Non sono certo attrezzati come una squadra di assassini – osservò uno dei suoi uomini, porgendogli il piccolo assortimento di oggetti che aveva sequestrato.

– Non siamo assassini! – esclamò Murka, ergendosi sulla persona con aria offesa.

– Siete assenti senza permesso, vero? – chiese il sergente, rigirando fra le mani un paralizzatore.

– Non se riusciremo a rientrare prima di mezzanotte – replicò Murka, assumendo un tono supplichevole. – Senta, il mio comandante è un vero bastardo… non crede che ci possa essere un modo per far sì che non venga mai a sapere di questo? – E nel parlare accostò volutamente una mano alla tasca in cui teneva il portafoglio.

– Può darsi – ridacchiò il sergente, squadrandolo da testa a piedi.

Murka, pensò Miles, ascoltando la conversazione con crescente sollievo, se questo funziona giuro che ti darò una promozione…

– Non c'è nessuna speranza di poter prima dare un'occhiata dentro? – domandò Murka, dopo una pausa. – Non mi riferisco alle ragazze, mi basterebbe vedere il posto, per poi poter dire di esserci stato.

– Questo non è un bordello, soldatino! – scattò il sergente.

– Cosa? – gridò Murka, mostrandosi stupito.

– Questo è il laboratorio biologico.

– Oh… – mormorò Murka.

– Razza di idiota, - interve

– Ma quell'uomo in città mi ha detto… – cominciò Murka.

– Quale uomo? – lo interruppe il sergente.

– Quello che ha incassato i miei soldi – spiegò il guardiamarina, strappando una risatina ad un paio delle guardie in tunica rossa.