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Quello che ha sono postumi di sbornia, si disse Kivrin, accigliandosi… ma d'altro canto Padre Roche sarebbe stato capace di riconoscere gli effetti del vino anche se Lady Imeyne non avesse saputo o voluto farlo.
Poi fu assalita da un pensiero orribile: quell'uomo aveva dormito nel suo letto, e aveva contratto il suo virus.
— Che sintomi ha? — chiese.
Invece di rispondere, Rosemund aprì la porta.
Nella stanzetta c'era a stento spazio per tutti loro. Padre Roche era vicino al letto ed Eliwys era un po' più indietro rispetto a lui, con una mano sulla testa di Agnes, mentre Maisry era raggomitolata vicino alla finestra con aria spaventata e Lady Imeyne era inginocchiata ai piedi del letto vicino al suo cofanetto dei medicinali, intenta a preparare uno dei suoi puzzolenti impiastri. Nella stanza aleggiava però un altro odore, nauseante e tanto intenso da sovrastare perfino la puzza di senape e di porro dell'impiastro.
Tutti avevano l'aria spaventata, tra
Ha contratto il mìo virus, pensò, ed è morto.
Si rese però subito conto che era un'idea ridicola. Lei si trovava lì dalla metà di dicembre, il che significava un periodo di incubazione di due settimane, e nessun altro aveva contratto il suo male, neppure Padre Roche ed Eliwys che erano rimasti costantemente con lei quando era malata.
Spostò lo sguardo sul segretario, che giaceva scoperto sul letto, con indosso una camicia ma niente calzoni. Il resto dei suoi abiti era drappeggiato ai piedi del letto, con il mantello purpureo che strisciava sul pavimento. La camicia era di seta gialla e i suoi lacci si erano sciolti in maniera tale che adesso era aperta fino a metà del petto, ma Kivrin non notò neppure la pelle glabra dell'uomo o le strisce di pelo di ermellino che bordavano le maniche della sua camicia perché ciò che più la colpì fu il fatto che il segretario stava veramente male… lei non era mai stata così male, neppure quando era prossima a morire.
Si accostò al letto e nel muoversi urtò senza volere con un piede una bottiglia di vino semivuota, facendola rotolare sotto il giaciglio; un'altra bottiglia ancora sigillata era posata vicino alla testa del letto.
— Ha mangiato troppo cibo ricco — sentenziò Lady Imeyne, continuando a pestare qualcosa nella sua ciotola di pietra, ma era chiaro che quello non era un avvelenamento da cibo e che non si trattava neppure delle conseguenze di un eccesso di alcool, nonostante le bottiglie di vino.
Quest'uomo è malato, pensò Kivrin, terribilmente malato.
Il segretario, che aveva sussultato al suono della bottiglia che rotolava, respirava affa
Kivrin si chiese se per caso non lo avessero avvelenato. L'inviato del vescovo era parso così ansioso di partire che per poco non aveva travolto Agnes con il suo cavallo e inoltre aveva detto ad Eliwys di non disturbare il segretario… gli ecclesiastici erano propensi agli avvelenamenti nel 1300, giusto? Capitava che si verificassero morti misteriose… e comode… in conventi e cattedrali.
Però non aveva senso perché l'inviato del vescovo e il monaco non sarebbero certo partiti in tutta fretta dando ordine di non disturbare la vittima quando lo scopo dell'uso del veleno era quello di far pensare che la morte fosse dovuta a botulismo o a peritonite o a una delle molteplici e inspiegabili altre cause di cui la gente moriva nel medioevo. E poi perché l'inviato del vescovo avrebbe dovuto avvelenare un suo subalterno quando poteva ridurlo di rango come Lady Imeyne voleva fare con Padre Roche?
— Si tratta di colera? — chiese Lady Eliwys.
No, pensò Kivrin, cercando di ricordare i sintomi di quella malattia… diarrea acuta, vomito, perdita massiccia di fluidi corporei. Espressione tirata, disidratazione, cianosi, sete spaventosa.
— Hai sete? — chiese al religioso.
Questi non mostrò di aver sentito; i suoi occhi erano semichiusi e apparivano anch'essi gonfi; quando Kivrin gli posò una mano sulla fronte lui sussultò un poco e spalancò per un istante gli occhi arrossati prima di riabbassare le palpebre.
— Sta bruciando per la febbre — affermò Kivrin, pensando al tempo stesso che il colera non portava una febbre così alta. — Datemi un pa
— Maisry! — chiamò Eliwys, ma Rosemund era già accanto a Kivrin munita dello stesso straccio sporco che dovevano aver usato per curare lei.
Se non altro era freddo. Kivrin lo piegò in un rettangolo mentre continuava ad osservare il volto del segretario che stava ancora ansando; quando lei gli posò il pa
— Stai soffrendo? — chiese ancora. — Dove ti fa male?
L'uomo riaprì gli occhi e le sue mani si mossero irrequiete sul copriletto. Anche quello era un sintomo della febbre tifoidea, ma soltanto all'ultimo stadio e dopo otto o nove giorni di malattia. D'un tratto Kivrin si chiese se il prete fosse già malato al suo arrivo.
Quando era sceso da cavallo aveva incespicato e il monaco aveva dovuto sorreggerlo, ma poi alla festa aveva mangiato e bevuto in abbondanza e aveva infastidito Maisry. Di conseguenza non poteva essere stato molto malato e la febbre tifoidea insorgeva in maniera graduale, cominciando con l'emicrania e temperatura mediamente elevata, per poi arrivare al 39 gradi verso la terza settimana.
Kivrin, si sporse in avanti, spingendo di lato la camicia in parte slacciata alla ricerca dello sfogo rosato proprio del tifo, ma non ne trovò traccia. I lati del collo sembravano leggermente gonfi ma del resto quasi ogni infezione portava un gonfiarsi delle ghiandole linfatiche: Un esame delle braccia non rivelò traccia di sfoghi rosati ma le unghie risultarono essere di un colore fra l'azzurro e il marrone, il che indicava una carenza di ossigeno… e la cianosi era un sintomo del colera.
— Ha vomitato o avuto un cedimento dell'intestino? — chiese.
— No — replicò Lady Imeyne, intenta a spalmare un impiastro verdastro su un rigido pezzo di lino. — Ha mangiato troppi zuccheri e spezie che gli ha
Senza il vomito non poteva essere colera e comunque la febbre era troppo alta. Forse si trattava del suo virus, dopo tutto, ma lei non aveva avuto dolori allo stomaco e la sua lingua non si era gonfiata in quel modo.
Il segretario sollevò una mano e spinse il pa
— Ha perso sangue dal naso? — domandò a Roche.
— No — rispose Rosemund, al posto del prete, venendo avanti per togliere lo straccio dalle mani di Kivrin. — Non ho visto traccia di sangue.
— Bagnalo di acqua fredda ma non lo strizzare — ordinò Kivrin, acce
Roche fece leva sulle spalle del religioso e lo sollevò a sedere, ma neppure sui lini sotto la sua testa c'era traccia di sangue.
— Credi che sia febbre tifoidea? — domandò Roche, nel riadagiare il malato sul letto, e nel suo tono echeggiò una strana nota quasi speranzosa.
— Non lo so — ammise Kivrin.
Eliwys le porse lo straccio e lei scoprì di essere stata presa in parola e che il pa
Protendendosi in avanti lo posò sulla fronte del malato, che però sollevò di colpo le braccia in un gesto violento, facendole cadere la pezza di mano e si sollevò poi a sedere cercando di colpirla con le mani e scalciando con i piedi. Un pugno la raggiunse sul lato della gamba e le fece piegare le ginocchia, mandandola quasi a cadere sul letto.
— Mi dispiace, mi dispiace — disse Kivrin, cercando di ritrovare l'equilibrio e di bloccargli le mani. — Mi dispiace.
Adesso gli occhi iniettati di sangue del malato erano spalancati, con lo sguardo fisso.
— Glorìam tuam! — tuonò, con una strana voce acuta che era quasi un urlo.
— Mi dispiace — ripeté Kivrin, afferrandogli un polso, ma l'altro braccio dell'uomo si mosse di scatto, colpendola in pieno petto.
— Requiem aeternam dona eis, — ruggì il religioso, sollevandosi in ginocchio e poi in piedi nel centro del letto. — Et lux perpetua luceat eis.
D'un tratto Kivrin si rese conto che l'uomo stava cercando di recitare la messa per i defunti. Intanto Padre Roche aveva tentato di afferrare il malato per la camicia, ma lui si liberò a calci e continuò a scalciare ruotando su se stesso come se stesse ballando.
— Miserere nobis.
Adesso era troppo vicino alla parete perché potessero raggiungerlo, e ad ogni movimento colpiva con le braccia e con le gambe la superficie di legno, anche se non sembrava accorgersene.
— Quando ci arriva a portata dobbiamo afferrarlo per le caviglie e buttarlo giù — suggerì Kivrin.
Padre Roche a
Questi si girò di scatto verso di loro, artigliando con le mani i lacci sul davanti della camicia e cercando di lacerarli.
— Adesso — disse Kivrin.
Insieme, lei e Padre Roche afferrarono le caviglie del malato, che crollò su un ginocchio e poi, senza cessare di mulinare le braccia, si liberò e si lanciò giù dal letto, direttamente addosso a Rosemund. La ragazza protese in avanti le mani, sempre stringendo lo straccio, e il segretario la colpì in pieno petto.
— Miserere nobis! — gridò, mentre crollavano insieme a terra.
— Prendilo per le braccia prima che le faccia del male — esclamò Kivrin, ma adesso l'uomo aveva smesso di dibattersi e giaceva immobile su Rosemund, con la bocca che quasi toccava la sua e con le braccia abbandonate lungo i fianchi.
Padre Roche lo prese per una spalla e lo fece rotolare lontano dalla ragazza; l'uomo si accasciò su un fianco, con il respiro ora poco profondo e non più affa
— È morto? — domandò Agnes.
Come se la sua voce avesse infranto una specie di incantesimo tutti si mossero in avanti e Lady Imeyne si alzò faticosamente in piedi, aggrappandosi al letto.
— Blackie è morto — aggiunse la bambina, aggrappandosi alle go
— Non è morto — sentenziò Imeyne, inginocchiandosi accanto al malato, — ma la febbre del sangue gli è salita al cervello. È spesso così.