Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 88 из 143

— No. All'SSN ha

— Cosa sarebbe un intensificatore di suoni?

— Lo si collega alla linea e intensifica il trillo dall'altra parte, nel caso che la persona che deve ricevere la chiamata sia in giardino o sotto la doccia o qualcosa del genere.

— Ne potrebbe applicare uno a questo telefono?

— È una cosa un po' troppo complicata per me, ma conosco una studentessa che potrebbe farlo. Ho il suo numero nella mia stanza — rispose William, e se ne andò tenendosi per mano con la brunetta.

— Sa, se la Signora Montoya è agli scavi, io potrei farla uscire dal perimetro — si offrì Colin. esaminando la gomma da masticare. — Sarebbe facile, perché ci sono un sacco di posti che non sono sorvegliati. Alle guardie non piace stare fuori sotto la pioggia.

— Non ho nessuna intenzione di infrangere la quarantena — replicò Dunworthy. — Stiamo cercando di fermare quest'epidemia, non di diffonderla.

— È così che la peste si è diffusa durante la Morte Nera — commentò Colin, esaminando ancora una volta la gomma da masticare, che era adesso di un giallo malsano. — La gente continuava a cercare di fuggire da essa con il solo risultato di portarla con sé.

— La mia amica — avvertì William, facendo capolino dalla porta, — dice che ci vogliono due giorni per installare un intensificatore di suono ma che lei ne ha uno al suo telefono, se vuole usarlo.

— Posso andare? — domandò Colin, afferrando la giacca.

— No — lo bloccò Dunworthy. — Togliti quegli abiti bagnati, non voglio che ti prenda l'influenza.

Poi uscì e scese le scale con William.

— È una studentessa di Shrewsbury — spiegò lui, avviandosi sotto la pioggia.

Colin li raggiunse quando erano a metà del cortile.

— Non posso prendere l'influenza perché i miei linfociti T sono stati rinforzati — disse. — Non avevano quarantene durante la Peste Nera, quindi si è diffusa dovunque — aggiunse, tirando fuori di tasca la sciarpa. — Botley Road è un buon posto per sgusciare oltre il perimetro. All'angolo c'è un pub vicino allo sbarramento e di tanto in tanto la guardia si infila dentro per stare un po' al caldo.

— Chiuditi la giacca — ordinò Dunworthy.

La ragazza risultò essere Polly Wilson. Lei riferì che stava lavorando a un traduttore ottico che poteva entrare nella consolle ma che non era ancora riuscita a penetrarvi, poi Dunworthy telefonò agli scavi senza però avere risposta.

— Lo lasci suonare — avvertì Polly. — Può darsi che la persona che sta chiamando debba fare parecchia strada per arrivare all'apparecchio. Gli intensificatori di suono ha

Dunworthy lasciò suonare per dieci minuti, poi posò il ricevitore, attese cinque minuti e tentò ancora, lasciando suonare per un quarto d'ora prima di ammettere la sconfitta. Polly stava guardando William con desiderio e Colin stava tremando nella sua giacca bagnata, quindi Dunworthy lo portò a casa e lo mise a letto.

— Oppure potrei sgusciare io oltre il perimetro e avvisare la Signora Montoya di chiamarla — suggerì il ragazzo, riponendo la gomma da masticare nella sacca, — nel caso che lei abbia paura di essere troppo vecchio per farcela. Io sono molto abile a superare gli sbarramenti.

Il mattino successivo Dunworthy attese che William fosse di ritorno e andò a Shrewsbury per tentare ancora, ma inutilmente.

— Programmerò l'apparecchio in modo che chiami a intervalli di mezz'ora — propose Folly, accompagnandolo alle porte del college. — Non è che per caso sa se William ha altre ragazze, vero?

— No — dichiarò Dunworthy.

Un suono di campane giunse improvviso dalla direzione della Chiesa del Cristo, rintoccando nitido sotto la pioggia.

— Qualcuno ha riattivato quell'orribile carillon? — chiese Polly, protendendosi per ascoltare.

— No. Sono gli Americani — spiegò Dunworthy, tendendo l'orecchio per cercare di stabilire se alla fine al Signora Taylor avesse optato per Stedmans, ma le campane che stava sentendo erano sei, le antiche campane di Osney: Douce, Gabriel e Marie, una dopo l'altra, Clement, Hautclerc e Taylor. — E Finch.

Il suono era notevolmente buono, tutt'altra cosa rispetto al carillon e a «O Cristo Che s'Interfaccia con il Mondo». Le campane squillavano nitide e vivaci, e a Dunworthy pareva quasi di vedere i suonatori disposti in cerchio nel campanile, che piegavano le ginocchia e alzavano le braccia, con Finch che faceva riferimento alla sua lista di numeri.

— Ogni uomo deve restare alla sua campana, senza interruzione — aveva detto la Signora Taylor.

Lui non aveva avuto altro che interruzioni ma si sentì comunque rincuorato da quel suono: la Signora Taylor non era riuscita a portare i suoi suonatori a Norwich per Natale ma era rimasta alle sue campane e ora esse rintoccavano in maniera assordante, come in una celebrazione, una vittoria. Come la mattina di Natale. Avrebbe trovato Montoya. E Basingame… o un tecnico che non avesse paura della quarantena. Avrebbe trovato Kivrin.

Quando tornò a Balliol il telefono stava squillando e lui spiccò la corsa verso l'apparecchio, augurandosi che fosse Polly. Invece era Montoya.

— Dunworthy? — disse. — Salve, sono Lupe Montoya. Cosa sta succedendo?

— Dove si trova? — domandò Dunworthy.

— Agli scavi — rispose lei, anche se questo era già di per sé evidente, visto che era ferma davanti alla navata centrale della chiesa, nel cortile medievale riportato alla luce solo in parte. Adesso Dunworthy poteva vedere perché lei era stata tanto ansiosa di tornare agli scavi, dato che in certi punti si era accumulato oltre un metro d'acqua. Montoya aveva drappeggiato un assortimento di teli di plastica sugli scavi ma l'acqua continuava a gocciolare in parecchi punti e dove i teli di protezione s'incontravano si rovesciava oltre i bordi in vere e proprie cascate. E tutto era coperto di fango, dalle lapidi tombali ai riflettori fissati ai teli ai picconi ammucchiati contro una parete.

Anche Montoya era coperta di fango. Indossava la solita giacca paramilitare e stivali alla coscia da pescatore, dello stesso tipo che probabilmente doveva avere indosso Basingame, dovunque si trovasse, e gli indumenti erano umidi e sporchi, così come la mano che reggeva il telefono era incrostata di fango secco.

— La sto chiamando da giorni — affermò Dunworthy.

— Non posso sentire il telefono a causa del rumore della pompa — spiegò Montoya, acce

— Tutt'altro. Qui siamo in piena epidemia su vasta scala, con settecentottanta casi e sedici decessi. Non ha letto i giornali?

— Non ho visto niente e nessuno da quando sono arrivata qui e ho passato gli ultimi sei giorni cercando di tenere questi da

— È l'esecuzione di una Sorpresa di Chicago in chiave minore.

— Se la situazione è tanto grave, perché non fa

Lo sta

— Di certo potrei metterli al lavoro qui — aggiunse Montoya, spingendo di nuovo indietro i capelli… appariva stanca quasi quanto Mary. — Speravo proprio che la quarantena fosse stata tolta in modo da poter far venire qui un po' di gente che mi aiutasse. Quanto tempo pensa che ci vorrà ancora?

Troppo, pensò Dunworthy, guardando l'acqua che colava in rivoli fra i teli. Non otterrà mai in tempo l'aiuto che le serve.

— Ho bisogno di alcune informazioni in merito a Basingame e a Badri Chaudhuri — disse poi. — Stiamo tentando di trovare la fonte dei virus e abbiamo bisogno di sapere con chi ha avuto contatti Badri. Mi risulta che ha lavorato agli scavi il diciotto e la mattina del dicia

— Io.

— E chi altri?

— Nessuno. Ho avuto terribili difficoltà a trovare aiuto per tutto dicembre perché i miei studenti di storia archeologica sono partiti tutti all'inizio delle vacanze e ho dovuto raccogliere volontari dove potevo.

— È certa che voi foste soli qui?

— Sì. Lo ricordo perché abbiamo aperto la tomba del cavaliere sabato e abbiamo avuto notevoli difficoltà a sollevare il coperchio del sarcofago. Gillian Ledbetter si era iscritta per venire a lavorare qui sabato ma all'ultimo momento ha telefonato dicendo di avere un appuntamento.

Con William, pensò Dunworthy.

— E domenica c'è stato qualcuno oltre a Badri?

— Lui è venuto soltanto la mattina e in quel periodo qui non c'era nessun altro. Poi è dovuto partire per Londra. Senta, devo andare. Visto che non riuscirò ad ottenere presto qualche aiuto mi devo rimettere a lavorare almeno io.

E acce

— Aspetti! — gridò Dunworthy. — Non riattacchi!

Lei si portò di nuovo il ricevitore all'orecchio con aria impaziente.

— Le devo rivolgere alcune domande… è molto importante. Quanto prima troveremo la fonte del virus tanto prima la quarantena verrà tolta e lei potrà ottenere assistenza per gli scavi.

Montoya non pareva convinta ma inserì un codice e posò il ricevitore sulla forcella, dicendo:

— Non le dispiace se lavoro mentre parliamo, vero?

— No — replicò Dunworthy, sollevato. — Faccia pure.

L'archeologa si allontanò bruscamente dal quadro dello schermo, poi tornò indietro e inserì un altro codice.

— Mi dispiace, non arriva — disse, e lo schermo si fece indistinto mentre lei presumibilmente spostava il telefono sul suo nuovo punto di lavoro. Quando l'immagine riapparve Montoya era accoccolata in una fossa fangosa vicino a una tomba di pietra, che Dunworthy suppose essere quella il cui coperchio lei e Badri avevano quasi fatto cadere.

Il coperchio in questione, che recava l'immagine di un cavaliere in armatura completa, con le braccia incrociate sul petto coperto dalla cotta di maglia in modo che le mani nei pesanti guanti giacessero sulle spalle, e con la spada ai piedi, era appoggiato con un'angolazione precaria contro la parete della tomba, nascondendo le lettere intagliate con grafia elaborata. Dunworthy riuscì a distinguere soltanto un «Requiesc…» Requiescat in pace. Riposi in pace, una benedizione che al cavaliere non era ovviamente stata concessa. Il suo volto addormentato sotto l'elmo intagliato aveva un'aria di disapprovazione.