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Mentre parlava il ragazzo acce

Dunworthy ringraziò il ragazzo e s'incamminò verso Balliol, accelerando il passo perché si era rimesso a piovere e augurandosi che Andrews avesse già telefonato e che ora fosse in viaggio per venire lì.

— Andate a chiamare immediatamente il Signor Dunworthy — aveva detto Badri. — C'è qualcosa che non va.

Dal suo comportamento era ovvio che stava rivivendo le sue azioni dopo che aveva ottenuto la verifica dei dati, quando si era precipitato fuori sotto la pioggia per andare a chiamarlo all'Agnello e la Croce.

— Non può essere esatto — aveva detto.

Si mise quasi a correre nell'attraversare il cortile e nel salire le scale fino alla sua stanza, perché era preoccupato che la Signora Taylor potesse non essere riuscita a sentire il trillo del telefono sopra il fragore delle campane… ma quando aprì la porta scoprì che i suonatori erano disposti in cerchio nel suo salotto con indosso la maschera regolamentare e con le braccia sollevate; con le mani giunte come in preghiera, nel più assoluto silenzio abbassavano le braccia davanti a loro e piegavano le ginocchia a turno, uno dopo l'altro.

— Ha telefonato l'inserviente del Signor Basingame — riferì la Signora Taylor, alzandosi e piegandosi. — Ha detto che pensava che Basingame si trovi da qualche parte sulle Highland. Ha appena chiamato anche il Signor Andrews, che ha lasciato detto di richiamarlo.

Con suo immenso sollievo, Dunworthy riuscì ad ottenere al primo colpo la linea per la chiamata a lunga distanza, e mentre aspettava che Andrews rispondesse scoccò un'occhiata alla strana danza dei suonatori di campane, cercando di seguirne lo schema. La Signora Taylor sembrava andare su e giù in maniera semiregolare, ma gli altri eseguivano i loro strani inchini senza un ordine che a lui risultasse evidente. La grossa Signora Piantini continuava a contare mentalmente, accigliata per lo sforzo di concentrarsi.

— Le ho ottenuto il permesso di entrare nella zona di quarantena… quando arriva? — disse Dunworthy, non appena il tecnico rispose.

— Si tratta proprio di questo, signore — replicò Andrews… il video era in funzione, ma l'immagine era troppo indistinta perché Dunworthy potesse decifrare la sua espressione. — Credo che farei meglio a non venire. Ho seguito tutti i notiziari sulla quarantena e pare che quest'influenza indiana sia estremamente pericolosa.

— Non c'è bisogno che entri in contatto con uno qualsiasi dei malati — replicò Dunworthy. — Posso organizzare le cose in modo da portarla direttamente al laboratorio di Brasenose e da non farle correre nessun rischio. È una cosa di importanza vitale.

— Sì, signore, ma i notiziari dicono che l'epidemia potrebbe essere stata causata dal sistema di riscaldamento dell'università.

— Il sistema di riscaldamento? — ripeté Dunworthy. — L'università non ha sistema di riscaldamento e quelli dei singoli college sono vecchi di un centinaio di a

I suonatori di campane si girarono all'unisono a fissarlo ma non infransero il ritmo.

— Il sistema di riscaldamento con c'entra assolutamente niente, e neppure l'India o l'ira divina. L'epidemia ha avuto inizio nel Sud Carolina e il vaccino sta già arrivando. Non ci sono rischi.

— Comunque, signore, non credo che per me sarebbe saggio venire lì — insistette Andrews, cocciuto.

I suonatori di campane si interruppero bruscamente.

— Chiedo scusa — disse la Signora Piantini, poi ricominciarono tutti da capo.

— Quella verifica deve essere decifrata. Abbiamo uno storico nel 1320 e non sappiamo quanto slittamento ci sia stato. Farò in modo che venga pagato per questo pericoloso lavoro — sbottò Dunworthy, pur rendendosi conto che era una tattica sbagliata. — Provvederò perché venga isolato o indossi un set di IPS, o…

— Potrei decifrare la verifica da qui — lo interruppe Andrews. — Ho un'amica che può effettuare i collegamenti di accesso, una studentessa di Shrewsbury. — Esitò un attimo, poi aggiunse: — È il massimo che posso fare. Mi dispiace.

— Chiedo scusa — ripeté la Signora Piantini.

— No, no, lei suona al posto del secondo — replicò la Signora Taylor. — Il suo ritmo deve essere due-tre su e giù, tre-quattro su e uno scampanio completo. E tenga lo sguardo sugli altri suonatori e non sul pavimento. Uno, due, via!

E il minuetto ricominciò

— Semplicemente non posso correre questo rischio — continuò Andrews.

— Come si chiama la sua amica di Shrewsbury? — domandò Dunworthy, rendendosi conto che persuaderlo era impossibile.

— Polly Wilson — rispose Andrews, che appariva sollevato, e fornì a Dunworthy il suo numero di telefono. — Le dica che ha bisogno di una verifica remota, con richiesta IA e trasmissione a ponte. Io rimarrò reperibile a questo numero.

E acce

— Aspetti! — gridò Dunworthy, procurandosi un'occhiata di disapprovazione da parte dei suonatori di campane. — Quale può essere lo slittamento massimo per una transizione nel 1320?

— Non ne ho idea — replicò subito Andrews. — Lo slittamento è difficile da prevedere perché ci sono troppi fattori da considerare.

— Mi dia una sua valutazione — insistette Dunworthy. — Lo slittamento potrebbe essere di ventotto a

— Ventotto a

— La Sezione Medievale non ne ha fatti.

— Ha

— Senza controlli dei parametri, senza prove con oggetti inanimati e senza test esplorativi — precisò Dunworthy. — È per questo che è essenziale ottenere la verifica dei dati. Voglio che lei faccia una cosa per me.

Andrews s'irrigidì.

— Non è necessario che venga qui per farlo — si affrettò ad aggiungere Dunworthy. — Il Jesus College ha una rete per la transizione in sito a Londra. Voglio che vada là ed effettui i controlli dei parametri per una transizione da effettuarsi a mezzogiorno, data 13 dicembre 1320.

— Quali sono le coordinate locazionali?

— Non lo so. Le otterrò quando andrò a Brasenose. Voglio che mi chiami non appena avrà determinato lo slittamento massimo. Può farlo?

— Sì — assentì Andrews, che però appariva di nuovo dubbioso.

— Bene. Io chiamerò Polly Wilson. Lettura remota, richiesta di IA, trasmissione a ponte. La contatterò non appena lei avrà organizzato tutto a Brasenose — concluse Dunworthy, e chiuse la comunicazione prima che Andrews potesse ripensarci.

Con la cornetta in mano indugiò ad osservare ancora un momento i suonatori di campane… l'ordine era cambiato, ma a quanto pareva la Signora Piantini non stava perdendo più il conto.

Subito dopo telefonò a Polly Wilson e le diede le specifiche fornite da Andrews, chiedendosi se anche lei avesse visto i notiziari e temesse il sistema di riscaldamento di Brasenose.

— Dovrò trovare una porta di accesso — rispose però prontamente la ragazza. — La raggiungerò là fra tre quarti d'ora.

Dunworthy lasciò i suonatori ancora impegnati ad andare su e giù e si recò a Brasenose. La pioggia aveva rallentato di nuovo e per strada c'era più gente, anche se molti negozi erano chiusi. Chi aveva il controllo del carillon della Torre Carfax, chiunque fosse, doveva aver contratto l'influenza oppure essersi dimenticato completamente del carillon a causa della quarantena, perché esso stava ancora suonando un brano indecifrabile, forse «Porta una torcia, Jea

Tre picchettatori erano fuori di un negozio di spezie indiane mentre un'altra mezza dozzina era davanti a Brasenose e teneva tesa una bandiera su cui si leggeva la scritta «I VIAGGI NEL TEMPO SONO UNA MINACCIA PER LA SALUTE»; Dunworthy riconobbe nella giovane do

I sistemi di riscaldamento, la CE e i viaggi nel tempo. Durante la Crisi Panepidemica i picchetti erano stati contro il programma di guerra batteriologica americano e contro l'aria condizionata, mentre nel medioevo la colpa delle epidemie era stata data a Satana e all'apparizione delle comete… senza dubbio, una volta che fosse stato rivelato che il virus aveva avuto origine nel Sud Carolina la colpa sarebbe andata alla Confederazione oppure ai polli fritti degli Stati Uniti meridionali.

Dunworthy oltrepassò le porte e si avvicinò al banco del portiere, a un'estremità del quale era visibile l'albero di Natale con l'angelo appollaiato in cima.

— Una studentessa di Shrewsbury deve incontrarsi con me per installare alcune apparecchiature — disse al portiere. — Dobbiamo poter entrare nel laboratorio.

— Non si può accedere al laboratorio, signore — replicò il portiere.

— Non si può?

— No, signore. È stato chiuso a chiave e nessuno può entrarvi.

— Perché? Cosa è successo?

— È a causa dell'epidemia, signore.

— Dell'epidemia?

— Sì, signore. Forse è meglio che parli con il Signor Gilchrist, signore.

— Forse sì. Gli dica che sono qui e che ho bisogno di entrare nel laboratorio.

— Temo che al momento non sia qui.

— E dov'è?

— In Infermeria, credo. Lui…

Dunworthy non attese di sentire il resto. Quando era già a metà strada dall'Infermeria gli ve

Bene, pensò, se lo merita.

Gilchrist però era nella piccola sala d'attesa, sano e in forma, con indosso la maschera regolamentare e intento ad arrotolarsi la manica per ricevere l'inoculazione che un'infermiera aveva preparato.

— Il suo portiere mi ha detto che non si può accedere al laboratorio — disse, interponendosi fra i due. — Io devo potervi entrare. Ho trovato un tecnico che può effettuare una verifica dei dati a distanza e dobbiamo installare le apparecchiature per la trasmissione.

— Temo che sia impossibile — ribatté Gilchrist. — Il laboratorio è sotto quarantena fino a quando non sarà stata individuata la fonte del virus.

— La fonte del virus? — ripeté Dunworthy, incredulo. — Il virus ha avuto origine nel Sud Carolina.

— Non ne saremo certi fino a quando non avremo ottenuto una identificazione positiva. Fino ad allora ho ritenuto che fosse meglio minimizzare tutti i possibili rischi per l'università vietando l'accesso al laboratorio. Adesso, se mi vuole scusare sono qui per far rinforzare il mìo sistema immunitario.

E si avviò per oltrepassare Dunworthy e raggiungere l'infermiera, ma Dunworthy lo tratte

— Quali rischi? — domandò.

— C'è stata notevole preoccupazione generale per il fatto che il virus potrebbe essere stato trasmesso attraverso la rete.

— Preoccupazione generale? Vuole dire quei tre idioti con lo striscione fuori delle vostre porte? — gridò Dunworthy.