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Non riuscivano a comprenderla. Kivrin aveva cercato di comunicare con Eliwys, di farle capire ciò che diceva, ma lei si era limitata a sorridere con gentilezza e le aveva detto di riposare.

— Per favore — insistette Kivrin, mentre già lei si stava avviando verso la porta. — Non te ne andare. È importante. Gawyn è il solo a sapere dove si trova il sito.

— Dormi — ripeté Eliwys. — Tornerò fra poco.

— Devi permettermi di vederlo — ripeté Kivrin, in tono disperato, vedendo che la do

Sentendo un rumore sulle scale, Eliwys aprì la porta.

— Agnes, ti avevo chiesto di andare a dire… — cominciò, poi s'interruppe a metà della frase e indietreggiò di un passo.

Non appariva spaventata o anche soltanto agitata, ma la mano che aveva posato sullo stipite ebbe un leggero sussulto, come se lei si stesse trattenendo dallo sbattere la porta, e Kivrin sentì il cuore che cominciava a batterle con violenza.

Ci siamo, pensò, terrorizzata. Sono venuti a prendermi per bruciarmi sul rogo.

— Buon giorno, mia signora — salutò una voce maschile. — Tua figlia Rosemund mi ha detto che ti avrei trovata nella sala, però tu non c'eri.

L'uomo entrò nella stanza, ma Kivrin non riuscì a vederlo in volto perché si era fermato ai piedi del letto e la sua figura era nascosta dai tendaggi. Cercò allora di spostare la testa in modo da poterlo guardare ma il movimento le causò un violento senso di vertigine che la costrinse a riadagiarsi immobile.

— Ho pensato che ti avrei trovata con la dama ferita — proseguì l'uomo, che indossava un giustacuore imbottito e calzoni aderenti di cuoio. E una spada… Kivrin la sentì tinti

— Oggi sta meglio — rispose Eliwys. — La madre di mio marito è andata a preparare un decotto di vulneraria per le sue ferite.

Eliwys aveva allontanato la mano dallo stipite, ma anche se il commento riguardo a Rosemund voleva di certo dire che quello era Gawyn, l'uomo che lei aveva mandato a cercare gli assalitori di Kivrin, lei era comunque indietreggiata di un paio di passi mentre parlava e aveva assunto un'espressione cauta e guardinga. Una sensazione di pericolo affiorò di nuovo fugace nella mente di Kivrin e lei si chiese all'improvviso se per caso non avesse sognato il bandito e se l'uomo dal volto crudele non fosse in realtà proprio Gawyn.

— Hai scoperto qualcosa che ci possa rivelare l'identità della signora? — domandò Eliwys, soppesando le parole.

— No — replicò lui. — I suoi beni sono stati tutti rubati e i cavalli sono stati portati via. Speravo che la signora potesse dirmi qualcosa sui suoi assalitori, quanti erano e da che direzione le sono piombati addosso.

— Temo che non possa dirti nulla — affermò Eliwys.

— È forse muta? — chiese l'uomo, e si spostò in maniera tale che Kivrin poté finalmente vederlo.

Non era alto come le era parso allorché si era chinato su di lei e i suoi capelli non sembravano tanto rossi quanto biondi alla luce del giorno, ma il suo volto appariva ancora gentile come quando l'aveva caricata sul suo cavallo. Sullo stallone nero chiamato Gringolet.

Dopo averla trovata nella radura. Gawyn non era il tagliagole… lei doveva aver sognato il bandito, averlo immaginato a causa del delirio e dei timori del Signor Dunworthy, insieme al cavallo bianco e alle carole natalizie… e doveva aver frainteso la reazione di Eliwys nello stesso modo in cui aveva frainteso quando l'avevano aiutata a raggiungere il pitale.

— Non è muta, ma parla una strana lingua che non conosco — spiegò Eliwys. — Temo che le ferite le abbiano da

— Buon giorno, mia signora — salutò Gawyn, parlando lentamente e in maniera scandita, come se credesse che Kivrin fosse sorda.

— È stato lui a trovarti nel bosco — proseguì Eliwys.

Dove, nel bosco, pensò disperatamente Kivrin.

— Sono lieto che le tue ferite stiano guarendo — continuò Gawyn, enfatizzando ogni parola. — Puoi dirmi qualcosa riguardo agli uomini che ti ha

Non so se riuscirò a dirti qualche cosa, pensò lei, esitando a parlare per il timore che neppure lui fosse in grado di comprenderla. Ma doveva farsi capire da Gawyn, perché era il solo a sapere dove fosse il sito.

— In quanti erano? — stava intanto insistendo Gawyn. — Erano a cavallo?

Dove mi hai trovata? pensò Kivrin, enfatizzando mentalmente ogni parola come aveva fatto Gawyn nel parlare. Attese quindi che il traduttore elaborasse l'intera frase, ascoltando con attenzione le inflessioni e verificandole con un confronto con le lezioni linguistiche che il Signor Dunworthy le aveva impartito.

Gawyn ed Eliwys stavano aspettando, osservandola con espressione intenta.

— Dove mi hai trovata? — chiese infine, traendo un profondo respiro.

I due si scambiarono una rapida occhiata… l'uomo stupito ed Eliwys con un'espressione che pareva dire «capisci, adesso?»

— Ha parlato così anche quella notte, ma ho creduto che fosse a causa della ferita — commentò poi Gawyn.

— Lo penso anch'io — replicò Eliwys. — La madre di mio marito crede invece che lei venga dalla Francia.

— Quello che parla non è francese — dichiarò Gawyn, scuotendo il capo, poi tornò a rivolgersi a Kivrin, alzando la voce fin quasi a gridare. — Buona dama, vieni da un'altra terra? — domandò.

Sì, pensò Kivrin, da un'altra terra, e il solo modo per tornare indietro è ritrovare il sito, ma tu sei l'unico a sapere dove sia.

— Dove mi hai trovata? — ripeté.

— I suoi beni sono stati portati tutti via — riferì Gawyn ad Eliwys, — ma il carro è di ricca fattura e lei aveva molte casse di bagaglio.

— Temo che sia di nobile nascita e che la sua gente la stia cercando — a

— In quale parte del bosco mi hai trovata? — persistette Kivrin, con la voce che saliva di tono.

— La stiamo facendo agitare — osservò Eliwys, e si protese verso di lei, battendole un colpetto su una mano. — Non parlare e riposa — suggerì, poi si allontanò dal letto e Gawyn la seguì.

— Vuoi che vada a Bath, da Lord Guillaume? — domandò Gawyn, ora di nuovo nascosto dai tendaggi.

Eliwys indietreggiò di un passo come aveva fatto al suo arrivo, quasi avesse paura di lui. Poco prima però avevano sostato insieme ai piedi del letto, con le mani che quasi si sfioravano, ed avevano conversato come vecchi amici. La diffidenza doveva essere determinata da qualcos'altro.

— Vuoi che vada a prendere tuo marito? — insistette Gawyn.

— No — replicò Eliwys, abbassando lo sguardo sulle proprie mani. — Il mio signore ha già cose sufficienti di cui preoccuparsi e non può partire fino alla fine del processo. Inoltre ti ha chiesto di restare qui per proteggerci.

— Con il tuo permesso, allora, tornerò nel luogo dove la dama è stata assalita e continuerò le ricerche.

— Sì — assentì Eliwys, senza guardarlo. — Nella fretta i ladri potrebbero aver lasciato cadere qualche oggetto che ci riveli chi è.

Il luogo dove la dama è stata assalita, recitò Kivrin sotto voce, cercando di sentire le proprie parole sotto la versione fornita dal traduttore e di memorizzarle. Il luogo dove sono stata assalita.

— Lascia che mi congedi e che mi rimetta in cammino — disse Gawyn.

— Adesso? — chiese Eliwys, sollevando lo sguardo su di lui. — Si sta facendo buio.

— Mostrami il luogo dove sono stata assalita — tentò ancora Kivrin.

— Non temo il buio, Lady Eliwys — rispose Gawyn, e uscì a grandi passi dalla stanza, con la spada che tinti

— Portatemi con voi — gridò loro dietro Kivrin, ma fu inutile perché se n'erano già andati e il traduttore era guasto. Si era inga

Forse la conversazione non aveva avuto nulla a che vedere con la sua identità, forse aveva riguardato un argomento del tutto diverso… ritrovare una pecora perduta o sottoporre lei ad un processo.

Nel lasciare la stanza Lady Eliwys si era richiusa la porta alle spalle e adesso Kivrin non riusciva a sentire più nulla; anche i rintocchi della campana erano cessati e la luce che trapelava dalla pezza di lino incerata era tinta di blu. Si stava facendo buio.

Gawyn aveva detto che era sua intenzione tornare fino al sito della transizione, e se la finestra si affacciava sul cortile lei avrebbe almeno potuto vedere in quale direzione si stava avviando. L'uomo aveva affermato che il posto non era lontano e se fosse riuscita a vedere da quale parte andava forse avrebbe potuto ritrovare il sito da sola.

Sulla scia di quelle riflessioni si sollevò a sedere sul letto, ma quel semplice sforzo fu già sufficiente a causarle un'altra fitta di dolore al petto e quando tentò di abbassare i piedi sul pavimento fu assalita dalle vertigini e dovette riadagiarsi contro i cuscini, con gli occhi chiusi.

Vertigini, febbre e dolori al petto… quale malattia dava questi sintomi? Il vaiolo cominciava con la febbre e i brividi, e le macchie non apparivano se non verso il secondo o il terzo giorno. Sollevò un braccio per vedere se su di esso si vedevano i primi segni di vaiolo, ma dubitava che fosse questa la sua malattia. Certo, non aveva idea di quanto tempo fosse stata male, ma sapeva che il vaiolo aveva un periodo di incubazione che andava da dieci a ventuno giorni, e dieci giorni prima lei si era trovata nell'ospedale di Oxford, dove il virus del vaiolo era estinto da quasi cento a

Durante la degenza in ospedale era stata vaccinata contro ogni possibile malattia: vaiolo, febbre tifoidea, colera, peste, quindi come poteva aver contratto una di esse? E se non si trattava di questo, qual era allora il suo male? Il Ballo di San Vito? Era già giunta in precedenza alla conclusione che questa doveva essere qualche malattia contro cui non era stata vaccinata, ma in ogni caso il suo sistema immunitario era stato potenziato proprio allo scopo di combattere qualsiasi infezione.

Sulle scale echeggiò un rumore di piedi in corsa.

— Madre! — gridò una voce che lei aveva già imparato a riconoscere come quella di Agnes. — Rosemund non ha aspettato!

La bambina non fece irruzione nella stanza con la stessa violenza di prima perché questa volta la porta era chiusa e lei dovette spingere il battente, ma non appena ebbe superato la soglia corse verso il sedile posto sotto la finestra, continuando a piangere.

— Madre! Dovevo dirlo io a Gawyn! — singhiozzò, poi si arrestò quando si accorse che sua madre non era nella stanza, e Kivrin notò che al tempo stesso smise anche di piangere.

Agnes rimase ferma vicino alla finestra per un intero minuto, come se stesse cercando di decidere se tentare o meno di ripetere la scena più tardi, poi tornò di corsa verso la porta, ma a metà strada il suo sguardo si posò su Kivrin e lei si fermò nuovamente.

— So chi sei… sei la signora che Gawyn ha trovato nel bosco — disse, aggirando il letto; era alta appena quanto bastava per vedere sopra il letto, e i lacci della sua cuffietta si erano slacciati di nuovo.