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«Non ho detto che è un'epidemia, dottor Johanson», rispose Peak. «Ho affermato che il modo di espansione sembra quello di un'epidemia. Nel giro di poche ore, si è allargata da Tofino a sud, fino alla Bassa California, e a nord, in Alaska.»

«Non sono per nulla sicuro che si diffonda.»

«È evidente.»

Johanson scosse la testa. «Intendo dire che questa interpretazione potrebbe portarci alla conclusione sbagliata.»

«Dottor Johanson, se volesse darmi il tempo di esporre la mia relazione…» replicò Peak, in tono paziente.

Johanson proseguì, imperterrito. «E se avessimo a che fare con avvenimenti contemporanei, coordinati in un modo un po' impreciso?»

Peak lo guardò. «Sì», disse controvoglia. «Potrebbe essere così.»

Lo sapeva. Johanson aveva elaborato una teoria. E Peak si era arrabbiato perché non gli piaceva che i civili interrompessero i militari.

Judith Li era divertita.

Accavallò le gambe, si appoggiò allo schienale e si sentì addosso lo sguardo interrogatorio di Vanderbilt. L'uomo della CIA sembrava convinto che lei avesse anticipato qualcosa a Johanson. Lei ricambiò lo sguardo, scosse la testa e si rimise ad ascoltare l'esposizione di Peak.

«Sappiamo che le balene aggressive sono esclusivamente le non stanziali», stava dicendo il maggiore. «Le stanziali appartengono strettamente a un territorio, per così dire. Quelle che migrano, invece, si spostano per lunghi tratti, come le balene grigie o le megattere, oppure si spostano in mare aperto come le orche cosiddette offshore. Per questo — con una certa cautela — abbiamo sviluppato una teoria: la causa del cambiamento nel modo di agire degli animali è da cercare nel mare aperto.»

Comparve un planisfero sul quale si vedevano i punti in cui erano stati segnalati gli attacchi delle balene. Un tratteggio rosso tracciato dall'Alaska fino a capo Horn. Altre zone si estendevano ai due lati del continente africano e lungo l'Australia. Poi il planisfero sparì, lasciando il posto a un'altra carta. Anche lì le zone costiere erano colorate.

«Il numero delle specie marine con un comportamento aggressivo nei confronti dell'uomo aumenta drammaticamente. In Australia si moltiplicano gli attacchi degli squali, come pure in Sudafrica. Nessuno va più a nuotare o a pescare. Le reti antisqualo, in genere sufficienti per tenere lontani gli ammali, sono a pezzi, senza che nessuno sia in grado di dire cosa le abbia distrutte. I nostri sistemi ottici non possono chiarire la questione e, per quanto riguarda i robot, i Paesi del Terzo Mondo sono tecnologicamente inadeguati.»

«Lei non crede a un insieme di coincidenze?» chiese un diplomatico tedesco.

Peak scosse la testa. «La prima cosa che s'impara in Marina, signore, è valutare il pericolo degli squali. Sono animali pericolosi, ma non aggressivi. Non siamo di loro gusto. La maggior parte degli squali sputa subito un braccio o una gamba…»

«Consolante», mormorò Johanson.

«Eppure diverse specie sembrano aver cambiato i loro gusti per quanto riguarda la carne umana. Nel giro di poche settimane, gli attacchi degli squali sono decuplicati. Migliaia di squali azzurri, che di solito abitano i mari profondi, sono arrivati nella zona dello zoccolo continentale. Mako, squali bianchi e pesci martello arrivano in branco, come i lupi, attaccano una zona costiera e in breve tempo fa

«Da

E cos'altro, idiota? sembrò pensare Peak. «Sì», rispose. «Attaccano anche le barche.»

«Mon Dieu! Che cosa può fare uno squalo a una barca?»

Peak sorrise, cupo. «Uno squalo bianco adulto è in grado di affondare una piccola barca a morsi oppure andandole addosso. Sono documentati anche casi di squali che ha

Mostrò l'immagine di un bel polpo, la cui superficie era adornata di lucenti cerchi blu. «Hapalochlaene maculosa. Il polpo dalle macchie blu, lungo venti centimetri. Vive in Australia, in Nuova Guinea, nelle isole Salomone… È uno degli animali più velenosi della Terra. Col morso, inietta nella ferita un enzima tossico. Quasi non ci si accorge di niente, ma due ore dopo si è morti.» La serie d'immagini proseguì, mostrando una panoramica di bizzarri esseri viventi. «Pesci pietra, tracine, scorfani, vermocani, coni… Nel mare abita una gran quantità di animali velenosi. Nella maggior parte dei casi, le tossine vengono usate come difesa. Nella frequenza degli incidenti si assiste a un aumento più o meno consistente della curva. Tuttavia, per alcuni animali, la curva statistica è schizzata in alto e per questo fatto c'è una spiegazione semplice: specie che prima se ne stavano mimetizzate e nascoste ha

Roche si chinò verso Johanson. «È possibile che qualcosa che trasforma uno squalo trasformi pure un granchio?» lo sentì sussultare Judith Li. «Cosa ne pensa?»

Johanson si voltò verso di lui e rispose: «Ci può mettere la mano sul fuoco».

Peak informò i presenti sugli enormi gruppi di meduse, ormai diventati una vera invasione che minacciava il Sudamerica, l'Australia e l'Indonesia. Johanson ascoltava con gli occhi semichiusi. La caravella portoghese provocava uno shock anafilattico che uccideva nel giro di qualche secondo.

«Per semplicità dividiamo gli avvenimenti in tre categorie», disse Peak. «Mutamenti del comportamento, mutazioni, catastrofi ambientali. Essi sono conseguenza l'uno dell'altro. Finora abbiamo parlato di comportamenti anomali. Ma, per quanto riguarda le meduse, sembra che siano avvenute delle mutazioni. Le vespe di mare sono sempre state in grado di navigare, però adesso pare che esse siano diventate delle vere maestre… Si ha addirittura l'impressione che abbiano un'elica. L'impressione che se ne ricava è quella che le vespe di mare vogliano eliminare dalla zona ogni presenza umana. E noi non possiamo farci niente. Il turismo subacqueo è praticamente morto, ma il da

Comparve una nave fattoria, di quelle che preparavano i pesci per la conservazione.

«Questa è l'Anthanea. Quattordici giorni fa, l'equipaggio ha issato a bordo un carico enorme di Chironex fleckeri, cioè di vespe di mare. Per meglio dire, qualcosa che pensiamo fossero vespe di mare. È stato un errore non lasciare immediatamente in mare quanto catturato. I marinai ha

Non pescano più pesce perché non ce n'è più, rifletté Johanson. Per correttezza avresti dovuto dirlo, Peak. Anche se non è la vera causa di quello che sta succedendo.

O forse sì?

Certo che era un motivo. Uno degli infiniti motivi.

Pensò ai vermi.

Organismi mutati che improvvisamente sembravano consapevoli di quello che facevano. Possibile che nessuno capisse quello che stava succedendo? Si vedevano i sintomi di una malattìa il cui agente patogeno era sempre presente, ma non si rendeva mai palese, camuffandosi in modo magistrale. L'uomo aveva spopolato i mari, lasciando solo qualche miserabile pesce, e i banchi sopravvissuti avevano imparato a evitare le trappole mortali, mentre «soldati» armati di veleno davano il colpo di grazia a quella pratica degenerata chiamata pesca.

Il mare uccideva gli uomini.

E tu hai ucciso Tina, pensò Johanson con freddezza. Tu l'hai convinta a non lasciare Kare. Ti ha ascoltato, altrimenti non sarebbe andata a Sveggesundet.

Era colpevole?

Come poteva sapere quello che sarebbe successo? Probabilmente Tina sarebbe morta anche a Stavanger. Cosa sarebbe successo se le avesse consigliato di prendere un volo per le Hawaii o per Firenze? Si sarebbe convinto di aver salvato Tina?

Ognuno combatteva contro il proprio demone personale. Bohrma

E la Statoil? Fi

Vermi, meduse, balene, squali…

Pesci intelligenti. Alleanze. Strategie…

Johanson pensò alla sua casa di Trondheim. L'idea di averla persa non lo angosciava troppo. La sua vera casa era altrove, sulla riva dello specchio che, nelle notti limpide, conteneva tutto l'universo. Là aveva trovato davvero se stesso e si era creato un rifugio di bellezza e di verità. La capa

Dopo il fine settimana con Tina non c'era più andato.

Era successo qualcosa?

Le acque dei laghi erano tranquille. Ma lui era preoccupato. Doveva andare a vedere se era successo qualcosa e farlo il prima possibile. Non importava quanto lavoro gli sarebbe caduto addosso.

Peak richiamò una nuova immagine.

Un astice… No, i resti di un astice. Sembra esploso, pensò Johanson.