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«Forse è cominciato tutto da un'altra parte, forse in un momento precedente», disse. «Però oggi diciamo che è cominciato tutto qui, in Perú. La località un po' più grande al centro dell'immagine è Huanchaco.» Illuminò diverse zone del mare con un puntatore laser. «Nel giro di pochi giorni, questa località ha perso ventidue pescatori, benché le condizioni meteorologiche fossero ottimali. Alcune barche sono state ritrovate nell'oceano. Tempo dopo, sono sparite imbarcazioni sportive, yacht a motore e piccole barche a vela. Al massimo si è trovato qualche relitto.» Richiamò una nuova immagine e proseguì: «Gli oceani sono sottoposti a una costante osservazione; sono pieni di sonde galleggianti e di robot che trasmettono una gran massa d'informazioni sulle caratteristiche delle correnti, sulla concentrazione salina, sulla temperatura, sul contenuto di anidride carbonica e su ogni altra cosa possibile. Le stazioni di rilevamento sui fondali marini registrano lo scambio di acqua e sostanze coi sedimenti. Una flotta di navi oceanografiche solca i mari di tutto il mondo e, in orbita, abbiamo centinaia di satelliti civili e militari. Si potrebbe credere che ritrovare navi scomparse non costituisca un problema, ma le cose non sono così semplici. Infatti, i nostri satelliti, come tutto ciò che è dotato di occhi, sono soggetti alle famose zone cieche.»

La rappresentazione grafica mostrava una parte della superficie terrestre. Era sorvolata da satelliti di diverse dimensioni e collocati a varie altezze. Sembravano insetti.

«Non cercate di mantenere uno sguardo d'insieme sul caos di oggetti spaziali artificiali», spiegò Peak. «Sono tremilacinquecento, senza contare sonde spaziali extraorbitali come la Magellano. La maggior parte delle macchine che gira lassù è un ferrovecchio. In funzione ce ne sono circa seicento e voi li avrete in parte a disposizione. Compresi i satelliti militari.» L'ultima frase era stata pronunciata con una certa ritrosia. Quindi Peak spostò il puntatore laser su un oggetto a forma di bidone, dotato di pa

Peak indicò un altro satellite. «Molti satelliti spia sono dotati di sensori di ripresa attiva a microonde, cioè radar, e per loro le nuvole non rappresentano un ostacolo. Non fa

«Perché non si uniscono le tecnologie?» chiese Bohrma

«Talvolta si fa, ma è molto costoso. In fondo, questo ci porta al problema principale della sorveglianza via satellite. Per poter coprire per un giorno intero un certo Paese o un determinato settore di oceano, è necessaria la cooperazione di diversi sistemi che siano in grado di analizzare grandi aree. Anche se si vogliono immagini dettagliate di una singola zona molto ristretta, bisogna mettere in conto varie istantanee. I satelliti seguono le orbite. La maggior parte ha bisogno di circa novanta minuti per ritornare sullo stesso luogo.»

«Ma ci sono molti satelliti che rimangono sempre nello stesso punto», interve

«Si trovano troppo in alto. I satelliti geostazionari sono stabili solo a un'altezza di 35.888 chilometri. Il dettaglio più piccolo che si può ottenere da quell'altezza misura otto chilometri. Non si vedrebbe neppure se l'isola di Helgoland sprofondasse in mare.» Peak fece una pausa, poi proseguì: «Tuttavia, da quando abbiamo compreso su cosa dovevamo puntare l'attenzione, abbiamo iniziato ad attrezzare i nostri sistemi».

Sullo schermo apparve una superficie d'acqua ripresa a bassa quota. La luce del sole cadeva obliqua sulle onde, rendendo la struttura superficiale del mare simile a un vetro smerigliato. Si vedevano anche piccole imbarcazioni e minuscole figure allungate. L'immagine seguente — più ravvicinata — rivelò alcune barche color giallo, su ognuna delle quali era accucciata una persona.

«Uno zoom del KH-12», disse Peak. «La zona della piattaforma continentale al largo di Huanchaco. Quel giorno sono scomparsi diversi pescatori. Giacché siamo nelle prime ore del mattino, i riflessi rimangono nei limiti, ed è un bene, perché così abbiamo potuto fare queste riprese.»

L'immagine successiva mostrava un'ampia superficie argentea, su cui andavano alla deriva due delle barche gialle. «Pesci. Un banco enorme. Nuotano circa tre metri sotto la superficie dell'acqua, quindi possiamo vederli. Il problema dell'acqua marina è che conduce poco o niente le onde elettromagnetiche, ma, se l'acqua è limpida, coi nostri sistemi ottici riusciamo ugualmente a vedere almeno un po' in profondità. Con gli infrarossi, siamo in grado di rilevare il calore di una balena fino a trenta metri di profondità. È per questo che i militari amano tanto la gamma degli infrarossi, essa rende visibili i sommergibili sott'acqua.»

«Che pesci sono?» chiese una giovane do

«Forse. O forse anche sardine sudamericane.»

«Devono essere milioni. Sorprendente. Per quello che ne so, il Sudamerica è ormai in una condizione disperata di overfishing.»

«Ha ragione», disse Peak. «Anche il fatto che quel banco si trovi spesso nella zona in cui spariscono nuotatori, subacquei e piccole barche da pesca è una cosa che ci sta dando del filo da torcere. Al momento parliamo di banchi anomali. Quattro mesi fa, per esempio, un banco di aringhe al largo della Norvegia ha affondato un peschereccio di dicia

«L'ho sentito», disse l'ecologa. «La nave si chiamava Steinholm, giusto?»

Peak a

«Poco dopo abbiamo avuto un caso simile al largo dell'Islanda», precisò l'ecologa. «Sono a

«Lo so. Tutti casi eccezionali, si potrebbe dire. Ma, se mettiamo insieme i casi eccezionali in tutto il mondo, nelle ultime settimane i banchi di pesci ha

«Ma è una follia!» gridò un rappresentante della Russia. «Da quando i pesci ha

«Da quando affondano i pescherecci», ribatté Peak, asciutto. «Nell'Atlantico lo fa

«Nessun pesce, nessun banco, può vedere una rete con un'apertura di centodieci metri di altezza e centoquaranta di larghezza», disse qualcuno.

«Tuttavia sembra che i pesci riconoscano le reti. Le flotte di pescherecci lamentano gravi perdite. Ne è colpita tutta l'industria alimentare.» Peak si schiarì la voce. «Il secondo motivo della scomparsa di uomini e navi è sufficientemente noto. Ma ci è voluto un po' perché il KH-12 potesse documentare simili avvenimenti.»

Anawak fissava lo schermo. Sapeva cosa sarebbe successo. Aveva già visto le immagini e lui stesso aveva fornito del materiale, ma ogni volta gli si stringeva la gola.

Pensò a Susan Stringer.

Le riprese erano state proiettate a un ritmo così serrato da sembrare quasi le sequenze di un film. In mare aperto c'era uno yacht a vela lungo circa dodici metri. Non c'era vento, il mare era piatto, le vele raccolte. A poppa erano seduti due uomini; sulla coperta di prua due do

Qualcosa di molto grande, di massiccio, nuotava vicinissimo all'imbarcazione. Si riconosceva ogni particolare del corpo gigantesco. Era una megattera adulta. Con lei ce n'erano altre due. Le loro schiene avevano rotto la superficie dell'acqua, poi uno degli uomini si era alzato e aveva indicato il mare. Le do

«Ora», disse Peak.

Le balene avevano superato l'imbarcazione. A sinistra, qualcosa era apparso nel blu profondo, raggiungendo la superficie. Era un'altra balena, ed era balzata fuori dall'acqua. Saltava, spruzzando acqua con le pi

Il corpo massiccio si era rovesciato.

Aveva colpito di traverso l'imbarcazione, spezzandola in due. L'albero si era schiantato, poi un'altra balena era saltata sul relitto. In un attimo, l'idillio si era trasformato in uno spaventoso inferno. La barca affondava. I relitti galleggiavano, dispersi in un cerchio di schiuma che si allargava. Gli uomini non si vedevano più.

«Pochi di voi ha

Anawak chiuse gli occhi.

Chissà com'era stata, vista dall'alto, la collisione del DHC-2 con la megattera. Era stata filmata anche quella? Non aveva avuto il coraggio di chiederlo. L'idea che un insensibile occhio di vetro avesse vissuto con lui quel momento gli era insopportabile.

Come se stesse seguendo i suoi pensieri, Peak riprese: «Questo genere di documentazione potrebbe apparirvi cinica, signore e signori. Ma noi non ci limitiamo a guardare. Dov'è stato possibile, ci siamo sforzati di fornire un soccorso immediato». Gettò al suo laptop un'occhiata gelida. «Purtroppo in simili casi si arriva sempre tardi.»

Peak sapeva che si stava muovendo in un terreno minato. Le sue parole rivelavano che, sebbene avessero visto gli incidenti, non avevano fatto granché per impedirli. «Immaginate la diffusione degli attacchi come una specie di epidemia», riprese, «un'epidemia iniziata a Vancouver Island. I primi casi dimostrabili si sono limitati alla zona al largo di Tofino. Per quanto possa suonare inverosimile, in vari casi si sono potute osservare alleanze strategiche. Le imbarcazioni sono state attaccate da balene grigie, megattere, balenottere comuni, capodogli e altre grandi balene, mentre le orche, più piccole e veloci, si sono occupate di eliminare gli uomini finiti in acqua.»

Il professore norvegese alzò la mano. «Che cosa la spinge a presumere che si tratti di un'epidemia?»