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«Mi vuole dire che lei ha in testa trecento nomi?»
«Ne ho in testa anche tremila, se serve. S'impegni.»
«Sta bluffando», disse Peak.
«Vuole mettermi alla prova?»
«Perché no? In compagnia di Johanson c'è una giornalista inglese, da cui speriamo di avere informazioni su quello che sta succedendo al Circolo Polare. Sa come si chiama?»
«Karen Weaver», rispose Judith Li, frizionandosi i capelli. «Vive a Londra. È una specialista del mare, nonché una patita di computer. Si trovava a bordo di una nave sul mar di Groenlandia che poi è affondata con uomini e topi.» Sorrise a Peak coi suoi denti bianchi come la neve. «Se solo avessimo per ogni cosa un quadro completo come per questo affondamento…»
«Magari.» Peak si concesse un sorriso. «Ogni volta che discutiamo della mancanza d'informazioni, Vanderbilt s'irrigidisce.»
«È comprensibile. La CIA odia non riuscire a ottenere informazioni. È già arrivato?»
«È stato avvisato.»
«Avvisato? Che vuol dire?»
«È già in elicottero.»
«La capacità di trasporto dei nostri velivoli mi sorprende, Sal. Mi suderebbero le mani se dovessi volare con quel grasso maiale. Ma non fa niente. Mi faccia sapere se allo Château Whistler arrivano altre notizie sconvolgenti prima che caliamo le carte.»
Peak esitò. «Come possiamo chiedere a tutti l'impegno di tenere la bocca chiusa?»
«Ne abbiamo parlato mille volte.»
«Lo so che se n'è parlato mille volte. Ma mille volte meno del necessario. Laggiù c'è gente di ogni tipo, gente che non è abituata a mantenere un segreto. Ha
«Non è un problema nostro.»
«Potrebbe diventarlo.»
«Facciamoli entrare nell'esercito.» Judith Li allargò le braccia. «Poi li sottoponiamo alle leggi di guerra. Chi apre bocca sarà fucilato.»
Peak s'irrigidì.
Judith gli fece un ce
«Non sono dell'umore adatto per le battute», ribatté Peak. «So bene che Vanderbilt vorrebbe applicare il diritto militare a tutti, ma è impossibile. Almeno la metà di questa gente è straniera e la maggior parte di questa metà è europea. Se rompono gli accordi non possiamo fare nulla.»
«Allora comportiamoci come se potessimo farlo.»
«Vuole fare pressioni? Non funzionerebbe. Nessuno coopera sotto pressione.»
«Chi ha parlato di pressione? Mio Dio, Sal, perché vuole sempre crearsi dei problemi? Quella gente vuole essere d'aiuto. Inoltre, se si convince che la violazione del rapporto di fiducia porta all'espulsione dal gruppo, starà zitta. Credere rende forti.»
Peak la guardò, scettico. «C'è altro?»
«No. Possiamo cominciare.»
«Bene, ci vediamo più tardi.»
Peak se ne andò.
Judith Li lo seguì con lo sguardo, pensando con divertimento alla scarsa conoscenza del genere umano che caratterizzava quell'uomo. Era un eccellente soldato e uno straordinario stratega, ma faticava a distinguere gli uomini dalle macchine. Sembrava quasi convinto che, nel corpo umano, ci fosse da qualche parte un settore da programmare in modo da essere sicuri che le istruzioni fossero eseguite. In un certo senso, quasi tutti i laureati a West Point cadevano in quell'errore. L'accademia militare americana più elitaria in assoluto era ben nota per i suoi spietati metodi di addestramento, alla fine del quale, però, non c'era altro che l'obbedienza, un'obbedienza inculcata a forza. Le preoccupazioni di Peak erano infondate, non capiva proprio niente di psicologia di gruppo.
Judith Li pensò a Jack Vanderbilt, il vice direttore della CIA. Non le piaceva: puzzava, sudava e aveva un alito spaventoso, però sapeva fare il suo lavoro. Durante le ultime settimane, e soprattutto dopo il terribile tsunami che aveva devastato l'Europa settentrionale, il settore di Vanderbilt si era messo in funzione a pieno regime. I suoi uomini avevano tracciato una sbalorditiva visione d'insieme. In altre parole: le risposte continuavano a scarseggiare, ma il catalogo delle domande era completo.
Rifletté se fosse necessario mandare alla Casa Bianca un rapporto intermedio. In fondo c'erano ben poche novità, ma il presidente stravedeva per lei e l'ammirava per la sua intelligenza. Era perfettamente consapevole della considerazione di cui godeva, ma si guardava bene dallo sbandierarla in pubblico, perché sarebbe stato controproducente. Era una delle poche do
In nessun caso, Judith Li avrebbe permesso che le idee del presidente fossero pubblicamente ricondotte alla loro fonte reale. Se le veniva fatta una domanda, la sua risposta cominciava sempre con: «Il presidente crede che…» oppure con: «L'opinione del presidente a questo riguardo è…» I giornalisti non dovevano sapere che era lei a veicolare idee e nozioni al signore della Casa Bianca, ad allargare i suoi orizzonti intellettuali e soprattutto a fornirgli punti di vista e giudizi.
I membri della cerchia più ristretta, tuttavia, lo sapevano. Ma lei aspettava che i suoi meriti fossero riconosciuti al momento opportuno. Come col generale Norman Schwarzkopf, che lei aveva conosciuto nel 1991, durante la Guerra del Golfo: un intelligentissimo stratega con una notevole abilità tattica nelle questioni politiche, un uomo che non si lasciava intimidire da niente e da nessuno. Quando lo aveva incontrato, Judith Li aveva già alle spalle un percorso sorprendente: diploma in Scienze politiche e Storia alla Duke University, prima do
Il suo potente protettore le aveva inizialmente procurato il ruolo di vice comandante delle forze di terra nell'Europa centrale. Nel giro di breve tempo, Judith Li aveva riscosso una notevole popolarità nella cerchia diplomatica. Formazione, cultura e doti naturali le erano state particolarmente utili. Il padre, un americano, proveniva da una famiglia di generali e aveva giocato un ruolo importante nella sicurezza della Casa Bianca, prima di doversi ritirare per motivi di salute. Sua madre, una cinese, era un'apprezzata violoncellista, che suonava nell'orchestra della New York City Opera. Per la loro unica figlia, entrambi nutrivano grandi speranze. Judith aveva preso lezioni di danza e di pattinaggio sul ghiaccio, nonché di pianoforte e di violoncello. Aveva accompagnato il padre nei suoi viaggi in Europa e Asia e quindi, fin da giovanissima, si era formata un'opinione precisa sulle differenze culturali. Le caratteristiche etniche e l'evoluzione storica esercitavano su di lei una passione irrefrenabile che la spingeva a porre continuamente domande a chiunque incontrasse, aiutata in ciò anche dal fatto che, già a dodici a
Tuttavia la cosa più sorprendente era che, al momento del matrimonio, il padre aveva assunto il nome della moglie, cosa che aveva messo in moto una lunga e faticosa battaglia contro le autorità. Quel gesto d'amore per la do
A metà degli a
Finita la campagna militare, era diventata generale comandante a Fort Lewis e, dopo aver impressionato il presidente con un rapporto sulla sicurezza interna, era stata chiamata proprio nel consiglio di sicurezza nazionale. Judith Li aveva adottato una linea dura. Per molti aspetti, il suo pensiero era ancora più intransigente di quello dell'amministrazione repubblicana, ma in lei l'elemento trainante era il patriottismo. Era convinta che al mondo non esistesse un Paese migliore e più giusto degli Stati Uniti d'America e aveva argomentato questa sua affermazione in modo acuto ed esaustivo.
Improvvisamente si era ritrovata nel cuore del potere.