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«Solo una cosa, Jack. Puoi chiamarti mille volte Greywolf, ma rimani quello che sei. Un tempo c'erano regole che portavano gli indiani a scegliere un nome, e nessuna di queste è adatta a te. Appesa là hai una bella maschera, ma non è l'originale. È un falso, esattamente come il tuo nome. E ancora una cosa: anche la tua stupida organizzazione ambientalista è un falso.» Improvvisamente gli era uscito quello che non avrebbe voluto dire. Non quel giorno. Non era venuto per offendere Greywolf, ma non poteva impedire che accadesse. «Con te ci sono fa
«Se lo dici tu.»
«Sai maledettamente bene che il popolo che ti sei scelto vuole riprendere a cacciare le balene. Mentre tu vuoi impedirlo. Ti fa onore, ma evidentemente non hai ascoltato la tua gente. Agisci contro il popolo cui dici…»
«Palle, Leon. Tra i makah ci sono molti che la pensano come me.»
«Certo, ma…»
«Gli anziani della tribù, Leon! Non tutti gli indiani credono che un gruppo etnico debba esprimere la propria cultura attraverso sacrifici rituali. I makah fa
«Conosco questo argomento», replicò Anawak, sprezzante. «Non deriva né da te né da qualche anziano della tribù, ma da una conclusione della See Shepherd Conservation Society, una società per la protezione degli animali, nel vero senso della parola. Non sei nemmeno in grado di offrire argomenti tuoi, Jack. Mio Dio, non riesco a crederci. Copi anche i tuoi stessi argomenti!»
«Non lo faccio, io…»
«Inoltre è assurdo prendere di mira proprio la Davies», lo interruppe Anawak.
«Ah! Ecco che arriviamo alla questione. È per questo che sei qui.»
«Sei stato uno di noi, Jack. Non hai imparato niente? Solo il whale watching ha chiarito una volta per tutte che balene e delfini valgono di più da vivi che da morti. Ha attirato l'attenzione su un problema che altrimenti non sarebbe mai arrivato con questa forza all'opinione pubblica. Fare whale watching significa proteggere la natura! Quasi dieci milioni di persone ogni a
«Augh!»
«E allora perché? Perché ci combatti? Perché sei stato cacciato via?»
«Non sono stato cacciato. Me ne sono andato!»
«Tu sei stato cacciato!» gridò Anawak. «Licenziato, giubilato, ti ha
«Leon…» sibilò Greywolf.
«Mi fa impazzire vederti così.»
Greywolf si alzò. «Leon, chiudi la bocca. Può bastare.»
«Invece non basta. Al diavolo, potresti fare molte cose sensate, sei una montagna di muscoli e non sei stupido, allora che cosa…»
«Piantala, Leon!»
Greywolf girò intorno al tavolo e andò verso Anawak, stringendo i pugni. L'altro sollevò lo sguardo, chiedendosi se sarebbe bastato un pugno per spedirlo nel mondo dei sogni. Greywolf era stato licenziato perché, con quello schiaffo, aveva rotto la mandibola alla turista. Di certo, la sua lingua troppo lunga gli sarebbe costato un paio di denti.
Ma Greywolf non lo colpì. Appoggiò le mani sui braccioli della sedia di Anawak e si chinò su di lui. «Vuoi sapere perché mi sono scelto questa vita? Vuoi saperlo davvero?»
Anawak lo fissò. «Coraggio!»
«No, non lo vuoi sapere, stronzetto presuntuoso.»
«E invece sì. Solo che tu non hai nulla da dire.»
«Tu…» Greywolf digrignò i denti. «Tu sei un maledetto idiota. Sì, tra le altre cose sono anche irlandese, ma non sono mai stato in Irlanda. Mia madre è una mezza suquamish. Non è mai stata accettata pienamente né dai bianchi né dagli indiani, così ha sposato un immigrato che a sua volta non era stato accettato da nessuno.»
«Commovente. Me l'hai già raccontato. Dimmi qualcosa di nuovo.»
«No, ti racconterò solo la verità e tu mi farai il piacere di ascoltare! Hai ragione: non basta travestirsi da indiano per diventarlo. Ma non diventerei un irlandese neppure se mi scolassi litri di Gui
«Sciocchezze!»
«Oh, certo, avrei potuto imparare le buone maniere e fare le cose ammodo. Viviamo in una società aperta, no? Se hai successo, nessuno ti chiede quali sono le tue origini. Ma io non l'ho mai avuto. Ci sono incroci etnici che ha
«Ah, già. La Marina. I tuoi delfini.»
Greywolf a
«Quelli erano problemi loro. Non avresti dovuto farli diventare anche tuoi.»
«Ah, sì?»
«Accidenti, Jack! Sei grande e grosso eppure sostieni di essere stato così traumatizzato dai conflitti dei tuoi genitori che non riesci più a rimetterti in sesto?» Anawak ansimava, furioso. «Che differenza fa se sei indiano, mezzo indiano o chissà che altro? Siamo soltanto noi i responsabili della nostra patria interiore. Non lo sono i genitori, non lo è nessun altro.»
Greywolf non replicò. Poi nei suoi occhi si accese un lampo di soddisfazione e, in quell'istante, Anawak comprese di aver perso. Doveva andare così.
«Ma di chi stiamo parlando, in realtà?» chiese Greywolf con un sorriso malizioso.
Anawak tacque e abbassò lo sguardo.
Greywolf si alzò lentamente. Non sorrideva più e sembrava esausto. Andò verso la maschera e vi si fermò davanti. «Okay, forse sono un idiota», mormorò.
«Non prendertela.» Anawak si passò una mano sugli occhi. «Siamo due idioti.»
«Tu sei il più idiota dei due. Questa maschera arriva dal HuupaKanum del capo Jones. Tu non hai idea di cosa sia, vero? Te lo dico io. Il HuupaKanum è una scatola, dove si conservano maschere, ornamenti per la testa, oggetti cerimoniali e così via. Ma non è tutto. Nel HuupuKanum ci sono i diritti ereditati degli haiviih e dei chaachaabat, dei capi. L'HuupaKanum documenta il loro territorio, la loro identità storica, i loro diritti ereditari. Dice agli altri chi sei e da dove vieni.» Si voltò. «Uno come me non potrebbe mai entrare in possesso di un HuupaKanum. Tu sì. Tu potresti essere orgoglioso. Ma ri
«Come fai a saperlo…? Ah, certo. Alicia. È stata qui.»
«Non rimproverarla», disse Greywolf. «A te non ha osato domandarlo una seconda volta.»
«Cosa le hai raccontato?»
«Non le ho raccontato niente, maledetto vigliacco che non sei altro. Vuoi venire a raccontare a me che cos'è la responsabilità? Vieni qui e osi spiattellarmi quelle idiozie sulla patria interiore, che non dipende dai genitori ma da noi stessi? Proprio tu? Leon, forse la mia vita sarà ridicola, ma tu… tu sei già morto.»
Anawak rifletté. «Sì», disse poi lentamente. «Hai ragione.»
«Io ho ragione?»
Anawak si alzò. «Sì. Ti ringrazio ancora per avermi salvato la vita. Hai ragione.»
«Ehi, aspetta», Greywolf sbatteva le palpebre, nervoso. «Cosa… cos'hai intenzione di fare?»
«Vado.»
«Così? Hmm. Ma sì, Leon, io… Cioè, che tu sei già morto, io non… Maledizione, non volevo ferirti, io… Al diavolo, non stare lì in piedi, siediti.»
«Perché?»
«La tua… Coca-Cola! Non hai finito di berla.»
Anawak sospirò, rassegnato. Si risedette, prese la lattina e bevve. Greywolf lo guardò, gli passò davanti e si lasciò di nuovo sprofondare sul sofà.
«Com'è davvero la storia di quel bambino?» chiese Anawak. «Pare che tu gli sia proprio entrato nel cuore.»
«Quello che abbiamo preso sulla nave?»
«Sì.»
«Cosa vuoi che sia? Aveva paura. Mi sono occupato di lui.»
«Tutto lì?»
«Certo.»
Anawak sorrise. «A dire la verità, ho avuto l'impressione che tu volessi finire a ogni costo sui giornali.»
Per un attimo, Greywolf sembrò seccato. Poi rispose al sorriso. «Certo che volevo finire sui giornali. Mi arrapa finire sui giornali. Qualcuno ci riesce, qualcun altro no.»
«L''eroe di Tofino'.»
«E allora? È fantastico! Persone assolutamente sconosciute mi ha
Anawak finì la sua bibita. «E come va la tua… ehm… organizzazione?»
«La Seaguard?»
«Sì.»