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«Come sempre, abbiamo bisogno di maggiori informazioni», affermò Anawak. Smosse bruscamente le uova strapazzate e le fece uscire dal piatto. «Cioè, alcune le abbiamo. Le altre le ha Judith Li. Sono certo che ne sa ben più di noi.»

«Allora chiedi a lei», propose Shoemaker.

Anawak sollevò le sopracciglia. «A Judith Li?»

«Perché no? Se vuoi sapere, chiedi. Al massimo riceverai un no e qualcosa detto tra i denti, ma non staresti peggio di come stai ora.»

Anawak rimuginò in silenzio. Non avrebbe ottenuto la minima informazione. Non le otteneva neppure Ford, che pure continuava a tempestare di domande Judith Li. D'altra parte, l'idea di Shoemaker non era così stupida. Si potevano anche fare domande senza che l'interlocutore se ne rendesse conto.

Forse era proprio arrivato il momento di prendersi le risposte.

Più tardi, quando Shoemaker se ne fu andato, Alicia mise sul tavolo, davanti ad Anawak, una copia del Vancouver Sun. «Volevo aspettare che Tom se ne andasse», disse.

Anawak gettò un'occhiata alla prima pagina. Era il numero del giorno precedente. «L'ho letto.»

«Tutto?»

«No, solo l'essenziale.»

Alicia sorrise. Negli ultimi giorni, Anawak non aveva dimostrato né cortesia né riguardi nei suoi confronti — per non parlare del suo costante cattivo umore -, eppure lei era stata davvero gentile. Dalla loro conversazione nella stazione, non aveva più toccato l'argomento delle sue origini. «Allora leggi quello che non è essenziale.»

Anawak sfogliò il giornale e comprese immediatamente quello che Alicia intendeva. Era un breve articolo: poche righe corredate dalla fotografia di una famiglia felice, padre, madre e un bambino, che guardava con riconoscenza un uomo molto alto. Il padre stringeva la mano all'uomo e tutti sorridevano all'obiettivo.

«Incredibile.»

«Puoi pensare quello che vuoi», disse Alicia. I suoi occhi scintillavano. Quel giorno i suoi occhiali avevano lenti gialle e la montatura era decorata da croci di Strass. «Ma non sembra un gran bastardo.»

Il piccolo Bill Sheckley (cinque a

Anawak chiuse il giornale e lo buttò sul tavolo. «Shoemaker sarebbe uscito dai gangheri», disse.

Per un po' non parlarono. Anawak guardava le nuvole che si spostavano lentamente e cercava di attizzare la sua rabbia contro Greywolf, ma stavolta non ci riusciva. La rabbia si rivolgeva contro chi ostacolava il lavoro suo e di Ford, contro quell'arrogante soldatessa e, per motivi inesplicabili, contro se stesso.

Soprattutto contro se stesso.

«Che cosa vi ha fatto Greywolf?» chiese infine Alicia.

«Lo hai visto tu stessa.»

«I pesci lanciati ai turisti? Va bene, ha esagerato. Si potrebbe anche considerarla una sorta di richiesta.»

«Greywolf è solo un piantagrane.» Anawak si passò una mano sugli occhi. Sebbene fosse mattina, si sentiva stanco e privo di forze.

«Non fraintendermi», disse cautamente Alicia. «Ma quell'uomo mi ha tirato fuori dall'acqua e se penso a quello che sarebbe stato di me… Due giorni fa sono andata a cercarlo. A casa non c'era. Si trovava a Ucluelet, in una birreria. Allora mi sono avvicinata e … Ma sì, l'ho ringraziato.»

«E allora?» chiese Anawak in tono distratto. «Che cos'ha detto?»

«Non se lo aspettava.»

Anawak la guardò.

«Era davvero sorpreso», continuò Alicia. «E contento. Poi ha voluto sapere come stavi.»

«Come sto io?»

«Sai cosa penso?» Alicia incrociò le braccia e le appoggiò sul piano del tavolo. «Sono convinta che abbia pochi amici.»

«Forse si dovrebbe chiedere perché.»

«Gli vai a genio.»

«E cosa dovrei fare? Sciogliermi in lacrime e santificarlo?»

«Raccontami qualcosa di lui.»

Mio Dio, perché? pensò Anawak. Perché adesso dovrei mettermi a parlare proprio di Greywolf? Non possiamo parlare di cose più piacevoli? Qualcosa di davvero piacevole e divertente, per esempio… Rifletté. Non gli ve

Si aspettava di vedere Alicia balzare in piedi con un grido di trionfo — «Ah, ecco, avevo ragione!» -, invece lei si limitò ad a

«Come in Canada?»

«Jack ha sempre avuto un debole per il Canada. All'inizio aveva cercato di entrare nell'industria cinematografica, a Vancouver. Pensava che la sua statura e la sua faccia gli avrebbero permesso di diventare attore, ma era totalmente privo di talento. A dire la verità, nella sua vita non è riuscito a combinare niente perché gli saltano subito i nervi e ogni volta picchia qualcuno sino a farlo finire in ospedale.»

«Oh!» fece Alicia.

Anawak digrignò i denti. «Mi dispiace se ho rovinato il tuo idolo. Non è che ci tenessi particolarmente.»

«Va bene. E dopo?»

«Dopo?» Anawak si versò un bicchiere di succo d'arancia. «È finito in galera. Non ha mai truffato o imbrogliato nessuno: è stato il suo temperamento irrequieto a farlo finire dentro. Quand'è uscito, naturalmente è stata ancora più dura. Nel frattempo aveva letto vari libri sulla difesa della natura e sulle balene, e aveva deciso che bisognava fare subito qualcosa. E perché no? Così andò da Davie, che aveva conosciuto durante un viaggio a Ucluelet, e gli chiese se aveva bisogno di uno skipper. Davie gli disse che l'avrebbe assunto, a patto che non creasse problemi. Jack sa essere molto affascinante, quando vuole.»

Alicia a

«Per un po' di tempo sì. Di colpo si è registrato un imponente afflusso di clienti, specialmente do

«A una cliente?»

«Esatto.»

«Accidenti.»

«Già. Davie voleva licenziarlo, ma io sono riuscito a convincerlo a dargli una seconda possibilità. Così non l'abbiamo licenziato. Ma che cosa ti combina quell'idiota?» Ecco tornare la rabbia contro Greywolf. «Tre settimane dopo, fa la stessa scena. A quel punto, Davie doveva licenziarlo. Tu cosa avresti fatto?»

«Credo che l'avrei liquidato la prima volta», sussurrò Alicia.

«Perlomeno non devo preoccuparmi del tuo futuro», ironizzò Anawak. «In ogni caso, se fai tanto per una persona che ti ripaga in quel modo, anche il più grande affetto si dissolve.» Ingollò il succo d'arancia, lo mandò giù e tossì. Alicia allungò un braccio e gli batté sulla schiena. «Da quel momento è andato completamente fuori di testa», riprese. «Jack ha un secondo problema. A un certo punto, nella sua frustrazione, è arrivato da lui il grande Manitou e gli ha detto: 'Da oggi ti chiami Greywolf e devi proteggere le balene e tutto ciò che popola la Terra, l'aria e l'acqua… Va' e combatti'. E poiché lui ce l'aveva con noi, si è convinto di dover combattere contro di noi. A questo aggiungi che ancora oggi è convinto che io sia dalla parte sbagliata, solo che non me ne sarei ancora accorto.» Era sempre più furioso. «Butta tutto all'aria, non ha la minima idea di che cosa sia la protezione dell'ambiente e neppure degli indiani cui sente di appartenere. Gli indiani ridono a crepapelle di lui. Sei stata a casa sua? Ah, no, l'hai pescato in una birreria! La sua baracca è un vero museo del kitsch indiano. Sì, si piegano in due dal ridere, tra

Anawak si fermò e prese fiato.

In alto, nel cielo, un uccello marino gridava.

Alicia spalmò del burro su un pezzo di pane, ci mise sopra della marmellata e se lo infilò in bocca. «Magnifico!» esclamò. «Vedo che ti piace sempre.»

Il nome Ucluelet derivava dalla lingua nootka e significava all'incirca «porto sicuro». Esattamente come Tofino, anche Ucluelet sorgeva protetto da una baia naturale e, nel corso degli a

La casa di Greywolf si trovava nella parte meno attraente di Ucluelet. Su un lato della strada principale si apriva un sentiero infestato di erbacce, grande appena per far passare un'automobile e adatto a distruggere gli ammortizzatori. Dopo alcune centinaia di metri, il sentiero terminava in una radura circondata da alberi antichissimi. La casa, una baracca malridotta con una stalla diroccata e vuota, sorgeva proprio là in mezzo. Dal villaggio non si vedeva. Bisognava conoscere la strada.

Che la baracca fosse tutt'altro che confortevole, lo sapeva meglio di tutti il suo unico abitante. Finché il tempo reggeva — e secondo Greywolf il concetto di brutto tempo era qualcosa compreso fra un tornado e la fine del mondo -, lui se ne stava fuori, andava per i boschi, guidava i turisti a vedere gli orsi bruni e faceva tutta una serie di lavoretti occasionali. Le probabilità di trovarlo là erano praticamente nulle, anche di notte. O dormiva all'aperto, in mezzo alla natura, o nella camera delle turiste desiderose di avventure e convinte di aver accalappiato un selvaggio purosangue.