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2 maggio

Vancouver e Vancouver Island, Canada

Da ventotto ore, Ford e Anawak stavano studiando quell'unica sequenza.

Prima soltanto nero. Poi l'emissione di un potente impulso sonoro oltre il limite dell'udito umano. Tre volte.

Quindi la nuvola.

Una nuvola blu, fosforescente, comparsa d'un tratto sul monitor, come un universo in espansione. Non si trattava di una luce intensa, ma di un blu fioco, un leggero chiarore diffuso, sufficiente tuttavia a scorgere le massicce figure delle balene. La nuvola si era poi allargata rapidamente. Doveva essere enorme. Aveva occupato tutto lo schermo e le balene le stavano davanti, immobili, come stregate.

Erano trascorsi alcuni secondi.

Nelle profondità della nuvola si scorgevano dei movimenti. Improvvisamente era balzato fuori qualcosa che somigliava a un fulmine strisciante, con punte sottili che saettavano in tutte le direzioni. Aveva toccato una delle balene — Lucy — su un lato della testa. La scarica non era durata neppure un secondo. Altri fulmini avevano toccato altri animali. Era come un temporale sottomarino, finito con la stessa velocità con cui era iniziato.

Quindi il filmato era sembrato scorrere al contrario. La nuvola si era ritirata in se stessa, era collassata e sparita. Lo schermo era tornato nero. Gli uomini di Ford avevano rallentato sempre più la sequenza, fatto tutto il possibile per ottimizzare la qualità dell'immagine e ottenere più luminosità, ma anche dopo ore di analisi il video con la fuga notturna delle balene restava un mistero.

Infine Anawak e Ford avevano preparato un rapporto per l'unità di crisi. Avevano ottenuto il permesso di far arrivare da Nanaimo un biologo specializzato in bioluminescenza e lui, dopo un'iniziale perplessità, era arrivato alle loro stesse conclusioni: la nuvola e i lampi luminosi erano presumibilmente di origine organica. L'esperto aveva sostenuto che i lampi erano il risultato di una reazione a catena nella struttura della nuvola, ma non era stato in grado di dire come si fossero prodotti e quale scopo avessero. La forma a serpentina e il fatto che sulle punte diventassero più sottili facevano pensare a un calamaro, ma, in tal caso, doveva trattarsi di un animale enorme. Senza contare che non c'erano certezze sulla luminescenza dei calamari giganti. E comunque non si sarebbero spiegate la presenza della nuvola e tantomeno l'origine di quei fulmini.

Tutti avevano compreso istintivamente una cosa: la nuvola doveva essere legata al comportamento anomalo delle balene.

Avevano scritto tutto nel rapporto, ma il rapporto era sparito in un buco nero, nero come lo schermo dopo che la luce bluastra si era dissolta. Gli scienziati chiamavano confidenzialmente «buco nero» l'unità di crisi nazionale, perché come i buchi neri ingoiava tutto senza rivelare nulla. In un primo tempo, il governo canadese aveva cercato d'instaurare un rapporto stretto coi ricercatori. Ma da quando, qualche giorno prima, era stato deciso ufficialmente di unificare le unità di crisi di Canada e Stati Uniti sotto la guida americana, gli scienziati avevano cominciato a nutrire il sospetto di essere semplicemente sfruttati. L'acquario, l'istituto di Nanaimo, la stessa University of Vancouver erano stati degradati al rango di fornitori, cui non veniva detto nulla, se non che dovevano ricercare e inserire nei rapporti tutte le conoscenze acquisite, le ipotesi fatte e le perplessità rilevate. Né John Ford né Leon Anawak e neppure Rod Palm, Sue Oliviera e Ray Fenwick sapevano come venissero interpretati gli input che fornivano. Non sapevano neppure quale opinione avesse l'unità di crisi. Erano privati dello strumento più importante per le loro ricerche: il confronto con gli altri gruppi di ricerca, sia militari sia statali.

«E tutto questo da quando Judith Li ha preso il timone. Direttrice dell'unità di crisi… Non ho idea di che cosa diriga. Ho come l'impressione che ci abbia preso per i fondelli», brontolò Ford.

Sue Oliviera si rivolse a Leon Anawak. «Sarebbe molto utile avere altri mitili.»

«Non riesco a mettermi in contatto con nessuno della Inglewood», disse Anawak. «Con me non parlano e Judith Li sostiene ufficialmente che si è trattato di un errore durante la manovra di aggancio. I mitili non vengono neppure nominati.»

«Ma tu sei stato là sotto. Abbiamo bisogno di quella robaccia. E di quella sostanza inquietante. Perché ci ostacolano in questo modo? Pensavo che dovessimo dare una mano!»

«Perché non prendi contatto tu stessa con l'unità di crisi?»

«Tutto deve passare attraverso Ford. Non capisco, Leon. A cosa servono queste unità?»

Già, a cosa servivano? Qual era lo scopo dell'unità di crisi congiunta tra gli Stati Uniti e il Canada, rappresentata dal generale comandante Li? Il motivo era ovvio: entrambi i Paesi avevano lo stesso problema da risolvere, entrambi avevano dato disposizioni per lo scambio di conoscenze ed entrambi avevano steso su tutto un velo di silenzio. Forse doveva essere così. Forse lavorare in segreto era intrinseco alla natura delle commissioni d'inchiesta e delle unità di crisi. Quando mai una commissione d'inchiesta si era trovata a dover svolgere un lavoro del genere? I membri permanenti di simili unità normalmente si da

«Le cause delle eruzioni vulcaniche e dei terremoti sono note», spiegò Tom Shoemaker quella mattina, quando Leon diede fiato alla sua rabbia. «Puoi temere la terra, ma non hai motivo di diffidarne. Lei non ti fa delle porcate e non cerca d'inga

Erano in tre a far colazione sulla nave di Anawak. Il sole faceva capolino tra bianche masse nuvolose e si diffondeva un gradevole tepore. Un leggero vento scendeva dalle montagne verso la costa. Probabilmente sarebbe stata una giornata splendida, ma a nessuno interessavano più le belle giornate. Soltanto Alicia, incurante di tutte le cose sgradevoli, dava prova di un sano appetito e si stava spazzolando le uova strapazzate.

«Avete sentito di quella nave cisterna che trasportava gas?»

«Quella saltata in aria in Giappone?» Tom sorseggiò il suo caffè. «Roba vecchia, l'ha

Alicia scosse la testa. «Non mi riferivo a quella. Ieri ne è colata a picco un'altra. È bruciata nel porto di Bangkok.»

«Si conosce la causa del disastro?»

«No. Strano, vero?»

«Forse si è trattato solo di un guasto tecnico», disse Anawak. «Non si devono vedere fantasmi ovunque.»

«Parli come Judith Li.» Shoemaker sbatté la tazza sul tavolo. «E comunque avevi ragione. Sulla Barrier Queen sono state date pochissime notizie, mentre ha

Anawak non si era aspettato nulla di diverso. L'unità di crisi li teneva a stecchetto e forse ciò faceva parte del gioco. Cercati da solo il tuo cibo. Ma se era così, loro avrebbero cercato. Dopo l'incidente con l'idrovolante, Alicia aveva iniziato a setacciare Internet. Se gli stessi collaboratori dell'unità di crisi erano tenuti all'oscuro, che cosa mai sarebbe arrivato all'opinione pubblica negli altri Paesi? In quali altre parti del mondo c'erano state aggressioni da parte di balene? Sempre ammesso che ci fossero state… Oppure aveva ragione George Frank, il taayii hawil dei tla-o-qui-aht, quando aveva detto: «Forse il problema non sono le balene, Leon. Forse le balene sono soltanto la parte del problema che ci è concesso vedere».

Evidentemente Frank aveva colto nel segno, anche se Anawak si era sentito ancora più perplesso dopo che Alicia gli aveva mostrato i risultati delle sue dettagliate ricerche. Aveva esaminato siti sudamericani, tedeschi, scandinavi, francesi, giapponesi e australiani e, a quanto pareva, ovunque erano avvenuti incidenti devastanti con le meduse.

«Le meduse?» Shoemaker si era messo a ridere. «E che fa

All'inizio, Anawak non aveva individuato una relazione. Che razza di problema era quello che si manifestava sotto forma di balene e di meduse? Ma poi ci aveva ripensato: forse l'invasione di animali urticanti altamente velenosi mostrava punti di contatto, al momento invisibili, con le aggressioni delle balene. E se fossero stati due sintomi dello stesso problema? Un accumulo di anomalie… Alicia aveva riportato il parere di uno scienziato del Costarica, il quale ipotizzava che, a imperversare nel Sudamerica, non fossero le caravelle portoghesi, bensì una specie simile, finora sconosciuta, eppure ancora più pericolosa e mortale.

Ed era solo l'inizio.

«All'incirca nello stesso periodo in cui qui avevamo a che fare con le balene, nel Sudamerica e nell'Africa meridionale sparivano navi», sintetizzò Alicia. «Barche a motore e cutter. Si è trovato solo qualche relitto, nient'altro. Ora, se fai uno più uno…»

«Ottieni una quantità di balene», concluse Tom. «Perché queste cose non le dicono anche qui? Il Canada è fuori dal mondo?»

«Non siamo mai stati particolarmente interessati ai problemi degli altri Paesi», osservò Anawak. «Non c'interessano, e agli Stati Uniti interessano ancora meno.»

«In ogni caso, gli incidenti di grandi navi sono in misura nettamente superiore alla media», disse Alicia. «Collisioni, esplosioni, affondamenti. E sapete cos'altro c'è di molto strano? L'epidemia in Francia. È stata provocata da alghe negli astici. Si sta diffondendo in un baleno un agente patogeno che non si riesce a controllare. Credo siano colpiti anche altri Paesi, ma più si ricerca, più il quadro si fa sfumato.»

Di quando in quando, Anawak si stropicciava gli occhi, pensando che il rischio di rendersi ridicoli era in agguato. Sembrava proprio che si stessero abbeverando a una delle fonti predilette della fantasia americana: la teoria del complotto. Negli Stati Uniti, una persona su quattro era convinta delle più assurde fantasticherie. C'erano teorie secondo cui Bill Clinton era un agente russo e tantissime persone s'interessavano agli UFO. Pura follia. Che interesse poteva avere una nazione a nascondere avvenimenti che colpivano migliaia di persone? Senza contare che non era facile tenere segreti avvenimenti di quel genere.

«Ora fate attenzione», disse Alicia. «Tofino ha milleduecento abitanti ed è formata di fatto da tre strade. Eppure è impossibile che si sappia sempre tutto di tutti. Giusto?»

«E allora?»

«Qualsiasi località è troppo grande perché si possa sapere tutto di tutti. A maggior ragione un intero pianeta.»

«Verità evidente. La mente dell'uomo è un secchio che trabocca in fretta.»

«Un governo non può bloccare le notizie, ma può sminuirne la portata. Ti preoccupi perché l'informazione è scarsa. In realtà le informazioni ci sono, ma la maggior parte circola solo nel Paese in cui si sono svolti i fatti e quel poco che arriva all'esterno è sempre presentato come notizia secondaria. Verosimilmente, tutto quello che ho trovato su Internet era apparso sui giornali e nelle televisioni locali. Noi semplicemente non l'abbiamo saputo.»

Shoemaker socchiuse le palpebre. «È davvero così?» disse, incerto.