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Per precauzione, Johanson congelò uno dei due vermi. Era sempre bene tenere un esemplare di riserva nel caso si volessero fare analisi genetiche o determinare il numero degli isotopi stabili. Immerse nell'alcol il secondo verme, lo osservò ancora un po', lo distese sul piano di lavoro e lo misurò. Era quasi diciassette centimetri. Poi lo tagliò per il lungo ed emise un leggero fischio. «Ragazzo mio, hai proprio dei bei dentini», borbottò.

Anche all'interno, il verme mostrava la caratteristica struttura degli anellidi. La proboscide, che i policheti potevano estrarre velocissimamente per catturare una preda, era ritratta nell'involucro protettivo. Il verme era inoltre dotato di mascella chitinosa, con diverse file di minuscoli denti. Johanson aveva già esaminato molte creature simili, ma quella mascella superava per dimensioni tutte quelle che conosceva. Più osservava quel verme, più s'insinuava in lui il sospetto che quella specie non fosse ancora stata classificata.

Bene, pensò. Fama e onore! Quando mai si riesce a scoprire una nuova specie?

Non ne era ancora sicuro, così consultò intranet e frugò per un po' nella giungla dei dati. In effetti era sorprendente: quel verme c'era e, nel contempo, non c'era. Pian piano Johanson fu preso dalla curiosità. Era così affascinato dal suo lavoro che quasi si dimenticò del motivo per cui stava facendo quegli esami. Infatti fu costretto a precipitarsi verso la caffetteria dell'università, lungo i viali con le coperture di vetro, perché era in ritardo di un quarto d'ora. Entrò di corsa e, a un tavolo nell'angolo, vide Tina, che gli stava facendo un ce

«Ore e ore. Sto morendo di fame.»

«Possiamo prendere lo spezzatino di tacchino. La settimana scorsa era ottimo», consigliò lui.

Tina a

«Allora?» chiese lei.

Sigur bevve un sorso e schioccò le labbra. «Come deve essere: fresco e intenso.»

Tina lo guardò senza capire. Poi strabuzzò gli occhi.

«Molto buono.» Johanson posò il bicchiere e accavallò le gambe. In un certo senso, si divertiva a mettere alla prova la pazienza di Tina. Se la meritava, quella tortura, visto che aveva avuto la faccia tosta di presentarsi da lui il lunedì mattina con del lavoro da fare. «Anellidi, classe dei policheti… Ma questo lo sapevamo già. Non ti aspetti mica un rapporto completo, vero? Richiederebbe settimane o mesi. Per il momento, potrei classificare i tuoi due esemplari come mutazione o nuova specie. Oppure entrambe le cose.»

«Non sei molto preciso.»

«Perdonami. Dove li avete trovati, esattamente?»

Tina gli descrisse il luogo. Si trovava a una notevole distanza dalla terraferma, là dove lo zoccolo continentale norvegese scendeva a strapiombo nelle profondità marine.

Johanson ascoltava, pensieroso. «Posso chiedere che cosa ci fate da quelle parti?» domandò.

«Analizziamo i merluzzi.»

«Oh! Ce ne sono ancora? Mi fa piacere.»

«Che spiritoso. Sai bene quali sono i problemi che s'incontrano nell'estrazione del petrolio. Non vogliamo essere accusati di aver trascurato qualche dettaglio.»

«Costruite una piattaforma? Credevo che le estrazioni fossero in calo.»

«Per il momento non è un problema mio», disse Tina leggermente i

Johanson a

«È giusto che vi tengano d'occhio. E più lo fa

«Mi sei davvero d'aiuto.» Tina sospirò. «In ogni caso, per gli scavi sulla scarpata continentale abbiamo fatto esami approfonditi, eseguendo misurazioni sismiche e mandando i robot a settecento metri per fare fotografie.»

«Fotografie di vermi.»

«Già. Ne siamo rimasti sbalorditi. Non ci aspettavamo di trovarli là sotto.»

«Be', i vermi sono ovunque. E al di sopra dei settecento metri? Li avete trovati anche lì?»

«No.» Tina si agitò di nuovo sulla sedia, impaziente. «Allora, che mi dici di quelle maledette bestie? Vorrei archiviare la faccenda… Abbiamo ancora una montagna di lavoro da fare.»

Johanson appoggiò il mento alle mani. «Il problema del tuo verme è che in realtà sono due», disse.

Lei lo guardò senza capire. «Certo che sono due vermi.»

«Non intendo il numero, ma la specie. Se non mi sbaglio, appartengono a una specie scoperta da poco, di cui non si sa praticamente nulla. Sono stati trovati nel golfo del Messico, dove vivono sul fondo del mare ed evidentemente sfruttano i batteri, che a loro volta usano il metano come fonte di energia e di sviluppo.»

«Hai detto 'metano'?»

«Sì. E ora la faccenda si fa avvincente. I tuoi vermi sono troppo grossi per la loro specie. Voglio dire, ci sono policheti che possono diventare lunghi due metri e più. E alcuni sono anche molto vecchi. Ma questi sono di un calibro differente e ha

«Interessante. Come lo spieghi?»

«Non farmi ridere! Non posso spiegarlo. Al momento, l'unica risposta che posso darti è che siete incappati in una nuova specie e farvi i miei complimenti. Esteriormente somiglia al verme del ghiaccio messicano, tuttavia, per dimensioni e per altre caratteristiche fisiche, è un verme completamente diverso. Per meglio dire, è un verme che credevamo estinto da tempo, un piccolo mostriciattolo del Cambriano. Mi meraviglia soltanto che…» Esitò. La zona era stata setacciata così minuziosamente dalle compagnie petrolifere che un verme di quelle dimensioni doveva essere stato notato da tempo.

«Soltanto…?» lo incalzò Tina.

«Ma sì. O finora siamo stati ciechi, oppure i tuoi nuovi amici prima non erano lì. Forse sono arrivati da zone più profonde.»

«Quindi si pone il problema del perché siano risaliti.» Tina rimase per un po' in silenzio. Poi disse: «Quando puoi finire il rapporto?»

«Quanto stressi!»

«Non posso aspettare un mese!»

«Va bene», disse Johanson, alzando le braccia per rabbonirla. «Dovrò spedire i tuoi vermi in tutto il mondo, e per questo ho le persone giuste. Dammi due settimane. E non cercare di accorciare i tempi. Con tutta la buona volontà, non si può fare più in fretta.»

Tina non ribatté. Arrivò il cibo, ma lei non lo sfiorò neppure, continuando a fissare il vuoto davanti a sé. «E si nutrono di metano?» domandò quindi.

«Di batteri che si nutrono di metano», la corresse lui. «Un sistema simbiotico particolarmente complicato che ti possono spiegare meglio persone più esperte di me. Ma ciò vale per il verme che credo sia imparentato col tuo. Non posso dire nulla di più.»

«Se è più grande di quello del golfo del Messico, allora ha anche più appetito», borbottò Tina.

«Sicuramente più di te», osservò Johanson, guardando il piatto davanti alla do

«Non mancano di certo.»

«Ne avete altri?»

Tina a

«Molti?»

«Approssimativamente…» Fece una pausa, quindi concluse: «Be', direi qualche milione».