Страница 66 из 206
All'interpretazione dei dati, nel laboratorio, lavoravano quattro persone. Ford e due aiutanti erano seduti nella penombra, i visi illuminati dai monitor. Il quarto posto era vuoto. Un i
Senza togliere gli occhi dal monitor, Ford si allungò di lato e s'infilò in bocca una manciata di patate fritte ormai fredde, prendendole da una contenitore di cartone.
Lucy non sembrava pazza.
Nelle ore precedenti, aveva fatto quello che di solito facevano le balene quando vagavano nell'oceano. Aveva mangiato in compagnia di una dozzina di suoi simili adulti e di due ancora giovani. Ogni volta che, tra cortine di alghe, andava sul fondo e smuoveva il limo sabbioso per filtrare vermi e granchi sollevava gigantesche masse di fango. Si era girata su un fianco e, con la sottile testa arcuata, aveva scavato veri e propri solchi. All'inizio, Ford era rimasto affascinato a guardare il monitor, benché non fosse la prima volta che vedeva riprese di balene grigie intente a mangiare. Tuttavia l'URA forniva immagini totalmente nuove, perché seguiva le balene come se facesse parte del branco. Molte balene si riconoscevano chiaramente. Per vedere un capodoglio mangiare era necessario scendere negli abissi, ma le balene grigie preferivano le acque più basse. Così, ormai da ore, Ford osservava quelle immagini, in cui si alternavano continuamente luce e semioscurità. Per qualche minuto, Lucy riemerse in superficie, spinse il fango attraverso i fanoni, aspirò l'aria a pieni polmoni, la buttò fuori e s'immerse. Era sempre stata abbastanza vicina alla riva, tanto che la maggior parte delle riprese non era stata fatta a più di trenta metri di profondità.
Ford guardava i corpi marmorizzati e coperti di cicatrici strisciare tra i sedimenti. L'acqua s'intorbidiva. Il robot non aveva difficoltà a seguire gli animali, perché essi rimanevano in zona. Cambiavano continuamente direzione, qualche metro da una parte, un breve tratto dall'altra, emergevano, s'immergevano, mangiavano, emergevano, s'immergevano. Ford diceva spesso che Vancouver Island era un autogrill in cui le balene gironzolavano pigramente. E in effetti la definizione era azzeccata. Emergere, immergersi, mangiare.
Ford cominciava ad a
Solo una volta comparvero in lontananza le figure bianche e nere delle orche, ma sparirono subito. In genere quegli incontri si svolgevano pacificamente, sebbene le orche fossero tra i pochi nemici pericolosi delle grandi balene. Le orche non si fermavano neppure davanti alle balenottere azzurre. Quando attaccavano, lo facevano in gruppo e con estrema brutalità. Mangiavano la lingua e le labbra della vittima, poi lasciavano sprofondare lentamente sul fondo quel colosso mutilato e moribondo.
Mangiare, emergere, immergersi.
A un certo punto, Lucy si addormentò o perlomeno così parve a Ford. L'ambiente diventava sempre più scuro. Stava calando la sera. Restava solo un'ombra, appena percepibile sullo sfondo: il corpo di Lucy sospeso in acqua, che sprofondava lentamente e altrettanto lentamente risaliva. Erano molti i mammiferi marini che riposavano in quel modo. Nel giro di qualche minuto, arrivavano semiaddormentati in superficie, respiravano, sprofondavano ancora in acqua e si addormentavano. Non dormivano mai più di cinque o sei minuti, tuttavia riuscivano a sommare quelle brevi fasi, ottenendo un so
Infine i monitor diventarono neri. Solo lo spazio delle coordinate mostrava la distribuzione del branco.
Notte.
Continuare a guardare senza vedere nulla era di una noia mortale. Ogni tanto lampeggiava qualcosa, una medusa o una seppia. Per il resto, c'era solo il buio assoluto. Sul secondo monitor continuavano a scorrere i dati con le informazioni sul metabolismo di Lucy e sull'ambiente circostante. I punti verdi si muovevano pigramente nello spazio virtuale. Non tutti gli animali del branco dormivano di notte. Le balene si riposavano in momenti diversi. I dati rivelavano variazioni di profondità, quindi anche allora Lucy e le altre mantenevano il comportamento tipico della fase di alimentazione. A seconda della profondità, la temperatura oscillava di mezzo grado. Non di più. Il cuore della balena grigia batteva in continuazione, a volte più lento, a volte più veloce. Gli idrofoni dell'URA coglievano tutti i possibili rumori sottomarini: fruscii, gorgoglii, richiami delle orche e canti delle megattere, ruggiti e ringhi, il lontano rombo dell'elica di una nave.
Ford se ne stava seduto davanti a un monitor nero e sbadigliava sino a far schioccare le mascelle.
Raccolse le ultime patate fritte.
Le sue dita unte si bloccarono. Lui lasciò cadere le patate fritte e socchiuse le palpebre.
Il monitor rivelava una variazione dei dati.
Fino a quel momento, la profondità aveva oscillato tra zero e trenta metri. Ora erano quaranta… cinquanta. Lucy stava cambiando posizione. Nuotava verso il mare aperto e intanto s'inabissava. Le altre balene la seguivano. Avevano smesso di ciondolare: ora si muovevano con la velocità della migrazione.
Dove vai così di fretta? pensò Ford.
Il battito cardiaco di Lucy rallentò. S'immergeva rapidamente. A quel punto, i suoi polmoni contenevano soltanto iì dieci per cento delle riserve di ossigeno, forse meno. Il resto era accumulato nel sangue e nei muscoli. Una sistemazione perfetta per grandi profondità.
Lucy era sotto i cento metri.
Fino a quel momento, la balena non aveva sganciato dal sistema circolatorio nessuna delle parti vitali del corpo. L'eccedenza di pressione sanguigna veniva stipata in una rete di vene estremamente elastiche; muscoli e metabolismo funzionavano senza ossigeno. Nel corso di milioni di a
«Bill? Jackie?» disse Ford, senza voltarsi verso i due assistenti. «Venite a vedere.»
I due si raccolsero intorno ai monitor.
«Scende.»
«Sì e molto in fretta. È già a quasi due miglia dalla terraferma. Tutto il branco va verso il mare aperto.»
«Forse si sta
«Ma perché a quella profondità?»
«Perché di notte il plancton affonda, non è così? Anche il krill. Tutte le prelibatezze si spostano più in basso.»
«No.» Ford scosse la testa. «Avrebbe senso per altre balene, non per quelle che arano il fondale, non c'è motivo…»
«Guardate! Trecento metri.»
Ford si appoggiò allo schienale. Le balene grigie non erano particolarmente veloci. Potevano fare un breve scatto, ma al massimo raggiungevano i dieci chilometri all'ora e solo nelle zone più superficiali. Se non dovevano fuggire, in genere si trascinavano pigramente.
Da che cosa erano spinte?
Era senza dubbio un comportamento anomalo. Le balene grigie si nutrivano quasi esclusivamente degli animali presenti sul fondale. Raramente si spostavano a più di un miglio dalla costa, e in genere restavano molto più vicine. Ford non sapeva che cosa avrebbero trovato a trecento metri di profondità. Verosimilmente qualcosa di buono. Ma era strano che le. balene grigie s'immergessero oltre i centoventi metri.
Gli scienziati fissavano i monitor.
Improvvisamente qualcosa luccicò nella parte inferiore del reticolato virtuale. Un lampo verde che s'infiammò per un attimo e poi sparì.
Uno spettrogramma! La rappresentazione grafica di un'onda sonora.
Poi un'altra.
«Che cos'è?»
«Rumori! Un segnale particolarmente forte.»
Ford arrestò la rappresentazione in tempo reale e fece ripartire il programma. Osservarono la sequenza una seconda volta. «È un segnale fortissimo», esclamò. «Come un'esplosione.»
«Non può essere stata un'esplosione, l'avremmo sentita. È un infrasuono.»
«Lo so anch'io. Mi chiedo solo chi…»
«Là! Eccola ancora!»
I punti verdi nella griglia delle coordinate si erano fermati. La potente emissione si ripeté una terza volta, poi sparì.
«Si sono fermate.»
«A che profondità sono?»
«Trecentosessanta metri.»
«Incredibile. Che ci fa
Lo sguardo di Ford si spostò sul monitor di sinistra, dove continuavano le riprese video dell'URA. In teoria, avrebbe dovuto essere tutto nero. La bocca dello scienziato si aprì e rimase spalancata. Poi lui sussurrò: «Guardate là».
Il monitor non era più nero.
Vancouver Island
Anawak trovava la compagnia di Frank molto rilassante.
Avevano bighellonato lungo la spiaggia davanti al Wickani
«Lo sai che molti vi guardano con ostilità perché volete riprendere la caccia alle balene?» disse Anawak dopo un po'.
«E tu?» chiese Frank. «Cosa ne pensi?»
«Che non è molto saggio.»
Frank a