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Senza dubbio chiedere consiglio agli indiani era una cosa straordinaria. Se la cosa straordinaria avesse portato risultati, si sarebbe visto soltanto in seguito.
Anawak fece un sorriso amaro. Proprio lui…
Viveva da vent'a
E Greywolf lo era ancora meno.
Greywolf è meschino, pensò con rancore. Oggi nessun indiano si sognerebbe di darsi un cognome così — «Lupo Grigio» — che sembra uscito dal Far West. I capi delle tribù si chiamano «Norman George» o «Walter Michael» o «George Frank». Nessuno si chiama «John-Due-Piume» o «Lawrence-Balena-Che-Nuota». Solo uno sbruffone senza cervello come Jack O'Ba
Greywolf era un ignorante!
E lui?
Così non arriverò a niente, pensò, contrariato. Io ho l'aria di un indiano e cerco di allontanare da me tutto ciò che è indiano. Lui non lo è e cerca con tutte le forze di esserlo. Siamo due ignoranti.
Siamo entrambi ridicoli, ognuno a proprio modo. Due falliti.
Quel maledetto ginocchio! Lo rendeva pensieroso. E lui non voleva pensare! Non aveva bisogno che un'Alicia Delaware, con quei suoi modi da prima della classe, lo spingesse indietro, verso il mondo da cui era arrivato.
A chi poteva chiedere?
A George Frank!
Era uno dei capi che conosceva. Non viveva fuori dal mondo. A eccezione dei rapporti di lavoro e occasionalmente di una birra bevuta in compagnia, i bianchi e gli indiani non legavano particolarmente, ma non avevano neppure nulla gli uni contro gli altri. Era una coesistenza pacifica. Tuttavia, di tanto in tanto, nascevano delle amicizie. George Frank era meno di un amico, ma era pur sempre una conoscenza. Inoltre era un tipo simpatico, nonché taayii hawil dei tla-o-qui-aht, una tribù dei nootka della zona intorno a Wickani
Anawak rifletté. Nel nord dell'isola i capi superiori erano chiamati taayii hawiih; nel sud, invece, taayii chaachaabat. Non voleva rendersi ridicolo. Probabilmente Gorge Frank era un taayii chaachaabat, ma come diavolo faceva a esserne certo?
Era meglio evitare le espressioni indiane.
Poteva far visita a George Frank. Non viveva lontano: era poco distante dall'Wickani
Il taayii hawil era a casa. Anawak gli propose di fare una passeggiata lungo il fiume.
«Allora sei venuto per sapere qualcosa delle balene», disse Frank quando, una mezz'ora dopo, lui e Anawak si avviarono sotto i giganteschi alberi frondosi.
Anawak a
«Voglio sperare che non ti aspetti da me qualche perla di saggezza indiana.»
«No.» Anawak era felice di quella risposta. «L'idea è stata di John Ford.»
«Quale?» sorrise Frank. «Il regista o il direttore dell'acquario di Vancouver?»
«Il regista credo sia morto. Vagliamo tutte le possibilità, magari nella storia sono già accaduti episodi simili.»
Frank indicò il fiume sulla cui riva stavano passeggiando. L'acqua scorreva, gorgogliando e trascinando rami e foglie. Il fiume nasceva dalle alte montagne che facevano da sfondo al paesaggio ed era in parte insabbiato.
«La tua risposta è là», disse Frank.
«Nel fiume?»
L'altro sorrise. «Hishuk ish ts'awalk.»
«Okay. Allora passiamo alle perle di saggezza indiana»
«Una sola. Pensavo la conoscessi.»
«Non conosco la vostra lingua. Solo qualche parola.»
Frank lo osservò per qualche secondo. «Va bene, è il pensiero centrale di quasi tutte le culture indiane. I nootka lo reclamano per sé, ma credo che, in altri luoghi, si dica la stessa cosa con parole diverse: 'Tutto è uno'. Quello che succede al fiume succede agli uomini, agli animali, al mare. Quello che succede a uno succede a tutti.»
«Vero. Alcuni la chiamano 'ecologia'.»
Frank si chinò, tirando a riva un ramo che si era impigliato nel groviglio di radici lungo il fiume. «Che ti devo dire, Leon? Non sappiamo nulla che non sappia anche tu. Posso tendere le orecchie, chiamare alcune persone… Ci sono molti canti e leggende. Ma non conosco nessuno che ci possa aiutare. Voglio dire, in tutte le nostre tradizioni troverai esattamente quello che cerchi, ma il problema è proprio quello.»
«Non capisco.»
«Certo, noi vediamo gli animali in maniera un po' diversa. I nootka non ha
«Hmm. Ti ho raccontato in che cosa consiste il mio lavoro?»
«Tu cerchi la coscienza, credo.»
«L'autocoscienza.»
«Sì, mi ricordo. Me l'hai raccontato nel corso di una bella serata. È stato l'a
«Non mi piace l'alcol.»
«Hai mai bevuto?»
«Praticamente no.»
Frank si fermò. «Già, l'alcol. Tu sei un buon indiano, Leon. Bevi acqua e vieni da me perché pensi che noi siamo in possesso di qualche conoscenza segreta.» Sospirò. «Quando, quando, le persone la smettera
Anawak non era particolarmente sorpreso. Le poche volte che si era intrattenuto con George Frank, la conversazione era andata sempre nello stesso modo. Il taayii hawil conversava apparentemente senza un filo logico, saltava come uno scoiattolo da un argomento all'altro.
«Non appartengo a nessuna Chiesa», disse Anawak.
«La sai una cosa? Ho provato a leggere la Bibbia. Una saggezza altissima. Se chiedi a un cristiano perché c'è un fuoco nella foresta e lui ti risponde che Dio si manifesta nelle fiamme, allora farà riferimento alle antiche tradizioni, dove effettivamente Dio si manifesta in un roveto ardente. Secondo te, è possibile che un cristiano spieghi in questo modo l'incendio di una foresta?»
«Certo che no.»
«Tuttavia per lui la storia del roveto ardente è molto importante, se è un vero credente. Anche gli indiani credono alle loro tradizioni, ma sa
«Lo so, George. Ho soltanto la sensazione che siamo bloccati. Ci spacchiamo la testa, ma non riusciamo a capire perché gli animali sono impazziti.»
«E credi che la vostra scienza non possa andare oltre?»
«In un certo senso, sì.»
Frank scosse la testa. «Non è così. La scienza è una cosa meravigliosa, permette agli uomini di fare cose incredibili. Il problema è il punto di vista. Cosa guardi quando applichi il tuo sapere? Guardi la balena che è cambiata. Non riconosci più la tua amica. Come mai? È diventata una nemica. Che cosa l'ha spinta? Le hai fatto qualcosa? O l'hai fatto al suo mondo? Ma in quale mondo vive una balena? Tu cerchi un da
Anawak a
«Vedi, questo è il mondo delle balene come tu lo conosci», continuò Frank. «Esse ci vivono dentro, ma questo mondo è solo una catena di circostanze con cui le balene possono sentirsi a proprio agio oppure no. Forse il problema non sono le balene, Leon. Forse le balene sono soltanto la parte del problema che ci è concesso vedere.»
Acquario di Vancouver
Mentre Anawak ascoltava le parole del taayii hawil, John Ford ormai ci vedeva doppio.
Doveva controllare due monitor, e lo stava facendo da ore. Il primo mostrava le immagini del nastro magnetico su cui erano raccolte le riprese effettuate dall'URA di Lucy e delle altre balene grigie; il secondo mostrava uno spazio virtuale, una struttura di coordinate a linee in cui brillavano dozzine di luci verdi. Indicavano il banco e cambiavano continuamente posizione. Immediatamente dopo il suo ammaraggio, il robot era riuscito a stabilire un rapporto tra il disegno delle pi
Sul secondo monitor scorrevano anche i dati della sonda ancora infilata nel grasso della balena: frequenza cardiaca, profondità d'immersione, dati di posizione, temperatura e misura della pressione. La sonda e l'URA offrivano un quadro completo di quello che era successo a Lucy nelle ultime ventiquattr'ore. Ventiquattr'ore nella vita di una balena impazzita.