Страница 54 из 206
«Ha colto nel segno. L'ipotesi è proprio questa, l'unica che regge a un esame accurato. Tra le Bermuda, la Florida e Porto Rico ci sono sempre violenti blowout. Quando il gas sale nell'atmosfera, può addirittura incendiare le turbine degli aerei. Un blow-out di metano più grande di quello che abbiamo appena visto rende l'acqua così sottile che si affonda.» Indicò la cisterna frigorifera. «Manderemo quel materiale a Kiel il più presto possibile. Lo analizzeremo, così sapremo che cosa succede là sotto. E lo scopriremo, glielo prometto. Per colpa di quella schifezza abbiamo perso un uomo.»
«È…?»
«È morto sul colpo.»
Johanson rimase in silenzio.
«Prenderemo i prossimi campioni con l'autoclave anziché con la be
Percorrendo alcune miglia marine verso nord-est, fecero una dozzina di carotaggi dei sedimenti senza altri incidenti. L'autoclave, un tubo con rivestimento isolante lungo cinque metri inserito in un telaio, risucchiava come una siringa il campione dal fondale marino. Ancora in profondità, il tubo era chiuso ermeticamente da una valvola. In tal modo, all'interno, c'era un piccolo universo sigillato: sedimenti, ghiaccio e fango insieme con la superficie intatta, acqua di mare ed esseri viventi che continuavano a sentirsi a proprio agio perché, nel tubo, temperatura e pressione erano mantenute costanti. Bohrma
Nonostante la drammaticità, l'immagine sempre uguale degli idrati ricoperti di vermi aveva qualcosa di noioso. Nessuno aveva voglia di parlare. Nella luce pallida dei monitor, sembravano impallidire anche tutti i presenti, gli uomini di Bohrma
A tre miglia marine da Kristiansund, Johanson ricevette una risposta da Lukas Bauer. La prima risposta positiva, ammesso che il contenuto potesse definirsi tale.
Lesse il testo e si mordicchiò il labbro inferiore.
I contatti coi colossi dell'energia spettavano a Skaugen; da Johanson ci si aspettava che s'informasse presso istituti e scienziati che non fossero in evidente rapporto col mondo delle esplorazioni petrolifere. Ma, dopo l'incidente con la be
L'industria paga i ricercatori perché lo Stato non può più farlo.
Quale istituto poteva ancora fare ricerca liberamente?
Se la ricerca dipendeva sempre più dall'economia, allora quasi tutti gli istituti si trovavano a lavorare per i colossi industriali. Non si finanziavano con risorse pubbliche. Se non volevano rinunciare al loro lavoro, non avevano altra scelta. Anche il Geomar di Kiel stava trattando un accordo finanziario con la Deutsche Ruhrgas, che aveva intenzione di sponsorizzare una cattedra per lo studio degli idrati del gas. L'idea di fare ricerca coi soldi dei colossi industriali era seducente, ma era schiava degli sponsor, che volevano veder trasformati in risultati i loro cospicui investimenti.
Johanson rilesse la risposta di Bauer.
Aveva trattato la faccenda nel modo sbagliato. Prima di rivolgere domande in tutto il mondo, avrebbe dovuto mettere sotto la lente d'ingrandimento i legami occulti tra ricercatori e industria. Mentre Skaugen tentava un approccio sull'argomento coi consigli d'amministrazione dei colossi industriali, lui poteva fare il terzo grado agli scienziati «collaborazionisti». Prima o poi, qualcuno avrebbe parlato.
Il problema era mettersi sulle tracce di quei legami. No, non era un problema. Bastava lavorare con impegno.
Si alzò e lasciò la sala radio per cercare Tina.