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Bisognava agire in fretta. Bohrma

Come tutti i mostri, tuttavia, la be

Mentre la be

Nella sala c'era penombra, i visi delle persone in piedi e sedute erano resi pallidi dalla luce dei monitor. Il mondo era sparito, c'era solo il fondale marino, di cui gli scienziati studiavano la superficie come fosse un messaggio cifrato. Ogni dettaglio poteva fornire informazioni sull'insieme, comunicare messaggi codificati in modo complesso, dare voce alla tortuosa lingua di Dio.

Fuori, la be

Sulle prime, quasi sembrò che l'acqua schizzasse fuori dal monitor; poi la bocca d'acciaio s'inabissò attraverso una pioggia di plancton. Tutto dive

«Meno 714», disse il marinaio addetto alla manovra.

Bohrma

«Ora», disse Bohrma

La telecamera sfrecciò. Per un attimo sembrò che i vermi si sollevassero per accogliere la be

«Che diavolo…?» sibilò il marinaio.

Sul pa

«La be

Hvistendahl si portò in avanti. «Che succede?»

«Non c'è più niente. Gli idrati non ha

«Tirala su», urlò Bohrma

Il marinaio tirò il joystick verso di sé. L'indicatore si fermò e poi andò a ritroso. La be

Mar di Groenlandia

Alcune centinaia di chilometri a nord rispetto alla posizione della So

Cinquanta giri della nave. Camminava su e giù dal ponte, attenta a non disturbare il lavoro degli scienziati. Poteva sembrare strano, ma era contenta che Lukas Bauer non avesse tempo per lei. Aveva bisogno di muoversi… Certo, avrebbe preferito scalare un iceberg o dedicarsi a qualche altra impresa estrema, perché soltanto così avrebbe potuto smaltire le scariche di adrenalina. A bordo delle navi oceanografiche non si poteva fare molto. Karen era stata in sala macchine e si era a

Dalla sua bocca semiaperta uscivano a intervalli regolari delle nuvolette bianche.

Su e giù dal ponte.

Doveva lavorare sulla resistenza, perché quello era il suo punto debole. In compenso era straordinariamente forte. Nuda, Karen Weaver sembrava una statua di bronzo, con la pelle splendente sotto cui si distendevano impressionanti fasci di muscoli. Tra le scapole si aprivano le ali di un falco tatuato ad arte, una creatura strana col becco spalancato e con gli artigli tesi. Karen Weaver non aveva i muscoli gonfiati delle body-builder. Sarebbe potuta diventare una modella, solo che era troppo piccola e le sue spalle erano troppo larghe. Un piccolo panzer ben costruito, avido di adrenalina e pronto a trovarsi sull'orlo di qualche precipizio.

In quel caso, il precipizio si stendeva sotto di lei per quasi tre chilometri. La Juno stava navigando sulla piana abissale che si estendeva al disotto dello stretto di Fram, da cui le fredde acque artiche scorrevano verso sud. Al centro della circonferenza che toccava Islanda, Groenlandia, nord della Norvegia e Svalbard si trovava uno dei due polmoni dei mari della Terra. Era ciò che succedeva lì a interessare Lukas Bauer. E anche Karen Weaver, o meglio i suoi lettori.

Bauer le fece ce

«Venga qui, Karen!» gridò Bauer con voce chiara. «Non è incredibile? Qui sotto precipitano circa diciassette milioni di metri cubi d'acqua al secondo. Diciassette milioni!» La guardò, raggiante. «È venti volte la portata di tutti i fiumi della Terra.»

«Dottor Bauer…» Karen lo prese sotto braccio. «Me l'ha già detto tre volte!»

Bauer socchiuse le palpebre. «Davvero? Non mi dica.»

«Piuttosto si è dimenticato di spiegarmi come funziona il suo drifter. Se vuole che mi occupi dei comunicati stampa, deve dedicarmi un po' di tempo.»

«Ma certo, il drifter… Pensavo che fosse chiaro. Lei è qui per questo.»

«Sono qui per elaborare simulazioni al computer del movimento delle correnti, in modo che si possa sapere dove sta

«Ah, certo. Lei non può, lei non ha… Cioè, purtroppo, non ho tempo. Ho ancora tante cose da fare. Perché non dà un'occhiata e…»

«No, dottor Bauer. Stavolta no. Mi voleva spiegare qualcosa sul sistema di funzionamento.»

«Sì, certo. Nelle mie pubblicazioni…»

«Ho letto le sue pubblicazioni, dottor Bauer, e ne ho capito circa la metà. E ho una formazione scientifica. Gli articoli scientifici divulgativi devono essere scritti in modo che tutti capiscano.»

Bauer la guardò, contrariato. «Sono convinto che i miei trattati siano perfettamente comprensibili.»

«Sì. Lo sono per lei e per un paio di dozzine di suoi colleghi in tutto il mondo.»

«Eh, come? Se si studia il testo con attenzione…»

«No, dottor Bauer, me lo spieghi lei.»

Lui aggrottò la fronte, poi sorrise indulgente. «Nessuno dei miei studenti si azzarderebbe a interrompermi così spesso. Posso interrompermi soltanto io.» Scrollò le spalle magre. «Ma che cosa posso fare? Non posso respingerla. No, non posso. Mi è simpatica, Karen. Lei è una… cioè, una… mi ricorda… Ah, non fa niente. Guardiamoci un po' il drifter.»

«E poi parleremo dei risultati del suo lavoro. Ho ricevuto alcune richieste.»

«Sì? Da chi?»

«Da riviste, da trasmissioni televisive e da alcuni istituti.»

«Interessante.»

«No, solo logico. La conseguenza del mio lavoro. A volte mi chiedo se capisca come sia difficile fare l'addetto stampa.»

Bauer fece un sorriso birichino. «Me lo spieghi.»

«Volentieri, anche se sarebbe la decima volta. Ma prima mi racconti lei qualcosa.»

«No, non è possibile», esclamò Bauer, agitato. «Dobbiamo calare in acqua il drifter, e subito dopo devo urgentemente…»

«Dopo deve fare quello che mi ha promesso», lo ammonì Karen.

«Ma, bambina mia, io ricevo richieste in continuazione. Sono in corrispondenza con scienziati di tutto il mondo! Non può neanche immaginare che cosa vogliono da me. Poco fa ho ricevuto un'e-mail in cui qualcuno mi chiede di un verme. Un verme, pensi un po'! E vuole sapere se abbiamo misurato un aumento della concentrazione di metano. Certo che l'abbiamo rilevato, ma come fa a saperlo? Vede che devo…»

«Posso occuparmene io. Mi renda sua complice.»

«Finché…»

«Se le sono davvero simpatica.»

Bauer spalancò gli occhi. «Ah, capisco.» Cominciò a ridacchiare. Le spalle curve vibrarono. «Vede, è proprio per questo che non mi sono sposato: si vive sotto un costante ricatto. Va bene… Venga, venga.»

Karen lo seguì. Il drifter era appeso al braccio della gru sopra la grigia superficie del mare. Era lungo diversi metri e infilato in una base di sostegno; in mezzo alla struttura c'era un tubo sottile e splendente e due contenitori sferici di vetro formavano la parte superiore.