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«Sì, ma l'altruismo ha sempre un senso», ribatté Johanson. «Le api mettono in conto di morire dopo la puntura, perché il pungiglione serve per la protezione dello sciame, specialmente della regina.»
«Quindi non c'è nessuna intenzione nel comportamento dei vermi?»
«No.»
«Santo cielo!» sbuffò Stone. Voi state cercando di trasformare questi vermi in mostri che possono impedire la costruzione di stazioni di estrazione sul fondale marino. È stupido!»
«Ancora una cosa», riprese Johanson, senza prestare attenzione al capo progetto. «Il Geomar vorrebbe fare delle ricerche sul campo. Naturalmente in collaborazione con la Statoil.»
«Interessante.» Skaugen si chinò in avanti. «Vogliono mandare qualcuno?»
«Una nave oceanografica. La So
«È molto gentile da parte loro, ma potrebbero usare la Thorvaldson per le ricerche.»
«Stavano già preparando una spedizione. Inoltre la So
«Quali dati?»
«L'aumento della concentrazione di metano. I vermi, scavando, ha
Skaugen a
«Di quella cosa in mare?»
Skaugen sorrise cupamente. «La cosa? Suona come un horror. Che cosa ne pensa?»
«Non so se i vermi debbano essere messi in relazione con quella… con quell'essere.»
«E che cosa pensa che sia?»
«Non ne ho idea», rispose Johanson.
«Lei è un biologo. Le viene in mente qualcosa?»
«Bioluminescenza. Lo fa pensare l'elaborazione del materiale video fatta da Tina. Gli esseri viventi più grandi non ha
«Tina Lund ha alluso alla possibilità che si tratti di un calamaro gigante.»
«Sì, ne abbiamo discusso», disse Johanson. «Ma è inverosimile. Struttura e superficie del corpo non permettono una simile conclusione. Inoltre presumiamo che gli Architeuthis vivano in tutt'altra regione.»
«Allora che cos'è?»
«Non lo so.»
Calò il silenzio. Stone giocherellava nervosamente con una pe
«Posso chiedere che tipo di stazione state progettando?» riprese Johanson con tono riflessivo.
Skaugen gettò un'occhiata a Tina. Lei scrollò le spalle. «Ho detto a Sigur che stiamo pensando a un impianto sottomarino. E che non sappiamo ancora se si potrà realizzare.»
«Che cosa sa di tali strutture?» chiese Skaugen rivolto a Johanson.
«Conosco i SUBSIS», rispose Johanson. «Da poco.»
«Ne sa parecchio», commentò Hvistendahl. «Sta diventando uno specialista, dottor Johanson. Se farà altre tre o quattro riunioni con noi…»
«Il SUBSIS è un primo stadio», sbuffò Stone. «Noi siamo ben oltre il SUBSIS. Possiamo andare più in profondità e i sistemi di sicurezza scongiurano ogni rischio.»
«Il nuovo sistema è progettato dalla FMC Kongsberg, una ditta che elabora soluzioni per gli abissi», spiegò Skaugen. «Si tratta di uno sviluppo del SUBSIS. In verità, non abbiamo dubbi sull'istallazione di questi sistemi. Siamo solo indecisi se portare l'oleodotto a una delle piattaforme in superficie oppure farlo arrivare fino a terra. In entrambi i casi avremmo grandi distanze e dislivelli da superare.»
«Non c'è anche una terza possibilità?» chiese Johanson. «Non si potrebbe usare una nave di produzione che galleggi proprio sopra la stazione?»
«Sì, ma quest'ultima sarebbe sempre sul fondo», disse Hvistendahl.
«Come ho già detto, sappiamo valutare i rischi, almeno finché sono rischi definibili», proseguì Skaugen. «Coi vermi, entrano in gioco fattori che non conosciamo e non possiamo spiegare. Forse ha ragione Clifford, e potrebbe essere davvero un'esagerazione ritardare i tempi solo perché non riusciamo a catalogare una nuova specie di vermi, oppure perché qualcosa di sconosciuto nuota davanti a un obiettivo. Ma, finché non abbiamo certezze, dobbiamo muoverci con cautela e fare tutto il possibile per non correre rischi. Non le stiamo chiedendo di prendere una decisione al nostro posto, dottor Johanson. Però le chiedo: che cosa farebbe al nostro posto?»
Johanson si sentiva a disagio. Stone lo fissava con crescente ostilità. Hvistendahl e Skaugen sembravano interessati, mentre Tina non tradiva la minima emozione.
Avremmo dovuto metterci d'accordo prima, pensò.
Ma Tina non aveva cercato di accordarsi con lui. Forse preferiva così. Forse voleva che fosse lui a mettere un freno al progetto.
O forse no.
Appoggiò le mani sul tavolo. «In linea di massima, costruirei la stazione», disse.
Skaugen e Tina lo guardarono, sbalorditi. Hvistendahl aggrottò la fronte, mentre Stone si appoggiò allo schienale con un'espressione di trionfo.
Johanson lasciò passare qualche secondo poi continuò: «Sì, la costruirei, ma solo dopo ulteriori ricerche del Geomar e dopo un suo nulla osta. Sulla creatura del video difficilmente avremo altre informazioni. Non sono nemmeno sicuro che ce ne dobbiamo occupare. Decisivo, invece, è comprendere quale effetto potrebbe avere sulla stabilità della scarpata continentale l'arrivo in massa di una specie finora sconosciuta di vermi che divora gli idrati. E anche i rischi per la stabilità che possono derivare dalle continue perforazioni. Finché tutto questo non sarà chiaro, il mio consiglio è congelare il progetto».
Stone serrò le labbra. Tina sorrise. Skaugen scambiò uno sguardo con Hvistendahl. Poi guardò Johanson negli occhi e a
Più tardi, quando Johanson aveva già caricato il suo fuoristrada e stava facendo un giro in casa per controllare che fosse tutto a posto, qualcuno bussò alla sua porta.
Era Tina. Aveva appena iniziato a piovere e lei aveva i capelli come incollati alla testa. «È andata bene.»
«Davvero?» Johanson si fece di lato per permetterle di passare. Lei entrò, si scostò i capelli bagnati dalla fronte e a
«E chi sono io, per benedire i progetti della Statoil?»
«Ti ho già detto che hai un'ottima fama. Ma per Skaugen la questione va oltre. Dovrà assumersi delle responsabilità, e tutti gli esperti lavorano per la Statoil oppure sono in qualche modo collegati con le multinazionali, quindi devono essere considerati di parte. Voleva qualcuno che non giocasse sottobanco e tu sei fuori da questo vespaio e completamente disinteressato alla messa in opera della stazione.»
«Allora Skaugen ha congelato il progetto?»
«Finché il Geomar non avrà chiarito la situazione.»
«Accidenti!»
«Gli piaci.»
«Anche lui mi piace.»
«Sì, la Statoil si può considerare fortunata ad avere al vertice uno come lui.» Tina era rimasta nell'ingresso e teneva le braccia abbandonate lungo i fianchi. Benché fosse sempre in movimento e sicura di sé, in quel momento appariva stranamente indecisa. Frugò con gli occhi la stanza. «Dov'è il tuo bagaglio?»
«Perché?»
«Non volevi andare al lago?»
«Il bagaglio è in macchina. Hai avuto fortuna, stavo per uscire di casa.» La fissò. «Posso fare ancora qualcosa per te, prima di potermi tranquillamente ritirare nella mia solitudine? E ti assicuro che stavolta parto! Basta rinvii.»
«Non volevo fermarti. Volevo solo raccontarti cosa aveva deciso Skaugen e…»
«Molto gentile da parte tua.»
«E chiederti se la tua offerta è ancora valida.»
«Quale?» chiese lui, benché lo sapesse benissimo.
«Mi avevi proposto di venire con te.»
Johanson si appoggiò alla parete vicino al guardaroba. Improvvisamente si vide piombare addosso una montagna di problemi. «Ti ho anche chiesto che cosa ne pensa Kare.»
Tina scosse bruscamente la testa. «Non devo chiedere il permesso a nessuno, se è questo che intendi.»
«No, non intendevo questo. Semplicemente non voglio equivoci.»
«Non ce ne sara
«Non mi sembra il caso…»
L'acqua le scendeva dai capelli e le scorreva sul viso.
«Allora perché l'hai proposto?» chiese.
Già, perché? si chiese Johanson. Perché mi sarebbe piaciuto. Però una cosa così, senza mandare tutto all'aria. Non si sentiva minimamente obbligato nei confronti di Kare Sverdrup. Ma l'improvvisa disponibilità di Tina ad accompagnarlo al lago lo irritava. Fino a qualche settimana prima, tra loro c'erano state solo conversazioni sporadiche e appuntamenti a pranzo che facevano parte di un flirt recitato con ironia e privo di qualsiasi sbocco. Ma quello che stava accadendo non faceva parte della solita recita.
Di colpo capì che cosa lo disturbava. Nello stesso istante, comprese perché negli ultimi giorni Tina era stata così distratta nel lavoro.
«Se voi due avete dei problemi, lasciami fuori dal gioco», borbottò. «Capito? Puoi venire, ma io non sono qui per mettere Kare sotto pressione.»
«Forse la tua immaginazione si è spinta un po' troppo in là», disse Tina. «Va bene. Forse hai ragione. Lasciamo perdere.»
«Sì.»
«Devo riflettere.»
«Fallo.»
Una pausa di silenzio.
«Va bene», disse infine Johanson. Si chinò in avanti, le diede un bacio leggero sulla guancia e la spinse gentilmente fuori. Poi chiuse la porta alle loro spalle. Avrebbe fatto la maggior parte del tragitto col buio e sotto la pioggia, ma in fondo preferiva così. Avrebbe ascoltato Finlandia di Sibelius. Sibelius e le tenebre. Sarebbe stato perfetto.
«Ritorni lunedì?» gli chiese Tina, mentre si avviavano alla macchina.
«Forse domenica pomeriggio.»
«Possiamo sentirci per telefono.»
«Certo. Cos'hai in mente di fare?»
Lui scrollò le spalle. «Il lavoro non mi manca.» Si tratte
Ma Tina disse: «Kare è via tutto il fine settimana. È dai suoi genitori».
Johanson aprì la portiera del guidatore e si fermò. «Non devi lavorare sempre.»
Lei sorrise. «No. Naturalmente no.»
«Inoltre… non potresti comunque venire con me. Non ti sei portata niente per trascorrere un fine settimana al lago.»
«E che cosa serve?»
«Prima di tutto buone scarpe. E poi qualcosa di caldo da indossare.»
Tina si guardò. Calzava stivali coi lacci dalla spessa suola.
«Cos'altro serve?» chiese.
«Ma sì, ti ho detto, un pullover…» Johanson si passò una mano sulla barba. «In casa ne ho qualcuno.»
«Mmm. Perché non si sa mai.»
«Giusto. Perché non si sa mai.»
La guardò. Poi scoppiò a ridere. «Okay, signora Complicazione. Ultima possibilità per venire.»
«Io sarei quella complicata?» Tina spalancò la portiera del passeggero e sorrise. «Ne discuteremo durante il viaggio.»
Era già buio quando raggiunsero la strada sterrata che portava alla casupola. La jeep si arrampicò lungo la riva, sotto la silhouette degli alberi. Davanti a loro c'era il lago, simile a un cielo adagiato nella foresta, e la sua superficie era piena di stelle. Le nuvole si erano aperte, mentre a Trondheim probabilmente stava ancora piovendo.