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12 aprile

Trondheim, Norvegia

L'invito raggiunse Johanson mentre si stava preparando per andare al lago.

Dopo il suo ritorno da Kiel, aveva raccontato a Tina dell'esperimento nel simulatore di abissi marini, però era stata una conversazione breve. Tina era impegnatissima in diversi progetti e il tempo che le rimaneva lo trascorreva con Kare Sverdrup. Johanson aveva l'impressione che non fosse concentrata su quella faccenda. Sembrava totalmente presa da qualcosa che non aveva a che fare col suo lavoro, ma preferì evitare di farle domande.

Qualche giorno dopo, Bohrma

«Non puoi venire da noi?» gli chiese subito lei.

«Dove? All'istituto?»

«No, al centro di ricerca della Statoil. Ci sono in visita i capi progetto. Da Stavanger.»

«E che cosa dovrei fare? Raccontare loro una storia dell'orrore?»

«Quello l'ho già fatto io. Ora vogliono i particolari. Ho proposto che sia tu a spiegarli», disse Tina.

«Perché proprio io?» chiese Johanson.

«Perché no?»

«Avete montagne di analisi», disse Johanson. «Potrei solo ripetere quello che altri ha

«Potresti fare di più», ribatté Tina. «Potresti… esprimere le tue sensazioni.»

Per un attimo, lui fu incapace di parlare.

«Sa

«Voi giudicate secondo l'ottica della fattibilità.»

«Non solo! Guarda che alla Statoil ci sono molte persone, ognuna delle quali è in grado di determinare al meglio una cosa specifica e…»

«Idioti specializzati, appunto.»

«Per niente!» Tina era seccata. «Con gli idioti specializzati questi progetti non si possono fare. Qui tutti sono troppo coinvolti. Mio Dio, come posso esprimerlo… Abbiamo bisogno di più opinioni dall'esterno.»

«Dei vostri affari io non capisco nulla», disse Johanson.

«Naturalmente non ti costringe nessuno.» Tina sembrava sempre più nervosa. «Puoi anche lasciar perdere.»

Lui alzò gli occhi al cielo. «Va bene, non ho intenzione di lasciarti in questa situazione. Tra l'altro ci sono anche alcune novità da Kiel e…»

«Posso considerarlo un sì?»

«Va bene! Quand'è l'incontro?»

«Ce ne sara

«Va bene. Oggi è venerdì. Il fine settimana non ci sono e lunedì potrei…»

«Questo è…» lo interruppe lei. «Veramente sarebbe…»

«Sì?» disse Johanson, tormentato dai peggiori presentimenti.

Lei lasciò trascorrere qualche secondo. «Cosa avevi intenzione di fare durante il fine settimana?» chiese poi, in tono colloquiale. «Saresti andato al lago?»

«Brillante intuizione. Vuoi venire con me?»

Lei rise. «Perché no?»

«Oh, oh! E Kare che ne pensa?»

«Non m'interessa. Che cosa dovrebbe pensare?» Rimase in silenzio per qualche istante, poi sbottò: «Maledizione!»

«Se tu fossi brava in tutto come nel tuo lavoro…» mormorò Johanson. Forse lei non lo sentì neppure.

«Sigur, per favore! Non puoi rinviare la tua gita? Ci troviamo tra due ore e pensavo… Non sei tanto lontano da qui, non sarà una cosa lunga. Ti libererai in un batter d'occhio. Potresti partire già stasera.»

«Io…»

«Dobbiamo andare avanti con questa faccenda. Abbiamo dei tempi da rispettare, sai che costi ci sono, e ci sono già i primi rallentamenti soltanto perché…»

«Va bene, vengo!»

«Sei un tesoro.»

«Devo venirti a prendere?»

«No, sarò già là. Sono così felice, grazie! È molto gentile da parte tua.» E riagganciò.

Johanson lanciò un'occhiata malinconica ai suoi bagagli.

Quando entrò nella grande sala del centro di ricerca Statoil, si rese conto che la tensione nell'aria era quasi tangibile. Tina Lund era seduta in compagnia di altri tre uomini a un enorme, lucido tavolo nero. Il sole del tardo pomeriggio dava un po' di calore all'interno, arredato con vetro e acciaio e dipinto con tonalità scure. Le pareti erano letteralmente tappezzate da diagrammi e disegni tecnici.

«Eccolo», a

«Sono Thor Hvistendahl, vice direttore del centro di ricerca Statoil. Ci scusi se abbiamo approfittato del suo tempo con un preavviso così breve, però Tina Lund ci ha assicurato che lei non aveva in programma niente di meglio.»

Johanson lanciò a Tina un'occhiata inequivocabile, poi strinse la mano all'uomo. «In effetti non avevo nulla in programma», disse.

Tina sorrise tra sé e lo presentò agli altri. Come Johanson si era aspettato, uno di essi era giunto lì dalla sede centrale della Statoil, a Stavanger. Si trattava di un giovane tarchiato coi capelli rossi e con gli occhi chiari, dall'espressione amichevole. Era il rappresentante del management board, nonché un membro del comitato esecutivo.

«Fi

Il terzo uomo, completamente calvo, aveva un'espressione seria e profonde rughe intorno alla bocca; in più, era l'unico a portare la cravatta. Si trattava del diretto superiore di Tina. Si chiamava Clifford Stone, proveniva dalla Scozia ed era il capo progetto delle nuove esplorazioni. Stone fece un gelido ce

Johanson scambiò qualche convenevole, rifiutò un caffè e si sedette.

Hvistendahl tirò davanti a sé un pacco di fogli. «Veniamo subito alla faccenda», disse. «Conosce la situazione. Non siamo in grado di valutare con esattezza se siamo davvero impantanati o se la nostra reazione è stata esagerata. È al corrente delle norme cui si deve attenere l'industria petrolifera?»

«Quelle emerse dalla Conferenza del mare del Nord?» azzardò Johanson.

Hvistendahl a

«Vuol dire che ce la possiamo cavare da soli», disse Stone.

«In genere è così», a

Johanson si appoggiò allo schienale e accavallò le gambe. «Ma stavolta c'è quel verme», disse.

Hvistendahl fece un sorriso tirato. «Per così dire.»

«Ammesso che le bestioline giochino qualche ruolo», borbottò Stone. «A mio avviso non ne giocano nessuno.»

«Come fa a saperlo?»

«Perché i vermi non sono una novità. Si trovano ovunque.»

«Non come questi.»

«Perché? Perché rosicchiano gli idrati?» Stone fulminò Johanson, pronto ad attaccare. «Ma i suoi amici di Kiel dicono che non c'è nulla di cui preoccuparsi, giusto?»

«Non ha

«Che i vermi non possono destabilizzare il ghiaccio.»

«Lo divorano.»

«Ma non lo possono destabilizzare!»

Skaugen si schiarì la gola. Sembrò un'eruzione. «Credevo avessimo invitato il dottor Johanson perché volevamo sentire le sue valutazioni», dichiarò, guardando di traverso Stone. «E non per comunicargli quello che crediamo noi.»

Stone si morse il labbro inferiore e fissò il piano del tavolo.

«Se ho capito bene, nel frattempo Sigur ha ottenuto nuovi risultati», interve

Johanson a

«Animaletti di merda», borbottò Stone.

«Probabile. Al Geomar ne ha

«Che cos'è successo a quelli che ha

«Sono morti.»

«A che profondità sono arrivati?»

«Ha

«Ma questo non porta a conclusioni definitive sul loro comportamento in natura. Sulla scarpata continentale, gli strati di idrati sono spessi dozzine, centinaia di metri. Gli strati nel simulatore misurano al massimo due metri. Bohrma

«Perché i vermi muoiono?» chiese Hvistendahl.

«Perché ha

«Ma anche gli altri vermi scavano nel terreno», obiettò Skaugen. Poi proseguì con un sorriso: «Come vede ci siamo dati da fare per non apparire completamente idioti davanti a lei».

Johanson restituì il sorriso. Skaugen gli piaceva. «Quegli animali s'infilano nei sedimenti», disse. «E i sedimenti sono forati. All'interno c'è abbastanza ossigeno. Inoltre è difficile che un animale scavi così in profondità. Negli idrati di metano, invece, è come se fossero infilati nel cemento. Prima o poi soffocano.»

«Capisco. Conosce altri animali che si comportano così?»

«Intende animali votati al suicidio?»

«Si tratta di un suicidio?»

«Il suicidio presuppone un'intenzione», disse Johanson. «E i vermi non agiscono con intenzione. Sono condizionati dal loro comportamento.»

«Ci sono animali che si suicidano?»

«Certo che ci sono», disse Stone. «Quei maledettissimi lemming si buttano in mare.»

«Non lo fa

«Certo che lo fa

Tina gli mise una mano sul braccio. «Tu paragoni le mele alle pere, Clifford. Per molto tempo si è accettata l'idea che i lemming si suicidassero collettivamente, perché una cosa simile sembrava interessante e fuori dal comune. Poi si è osservato meglio il fenomeno e si è scoperto che i lemming sono semplicemente cretini.»

«Cretini?» Stone guardò Johanson.

«Come sono cretini gli uomini quando sono in gruppo. I lemming che sono davanti vedono che là c'è una scarpata, ma vengono spinti da quelli dietro, come se fossero a un concerto pop. Si spingono l'un l'altro in mare, finché non riescono a fermarsi.»

«Ci sono animali che si sacrificano. Questo è altruismo», interve