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«Però là non c'è nessuna maledetta guardia costiera!» strillò Shoemaker.

«Forse la Lady Wexham si potrà mettere in salvo da sola. Leon ha detto…»

«Forse, forse! Io vado.»

«Basta!» Davie sollevò le mani e lanciò a Shoemaker uno sguardo di avvertimento. «Tom, non voglio mettere altri uomini in pericolo se non è assolutamente necessario.»

«Tu non vuoi mettere altre barche in pericolo», latrò Shoemaker.

«Aspetteremo di sentire quello che ci dicono i piloti. Poi decideremo il da farsi.»

«È una decisione sbagliata!» concluse Shoemaker.

Davie non rispose. Girò la manopola della radio per cercare di mettersi in contatto coi piloti degli idrovolanti, mentre Anawak chiedeva alla gente di uscire dalla stazione. Di tanto in tanto si sentiva tremare le ginocchia e provava un senso di vertigine. Probabilmente era sotto shock. Avrebbe dato qualsiasi cosa per potersi stendere un attimo e chiudere gli occhi, ma era probabile che, così facendo, avrebbe rivisto Susan trascinata negli abissi dall'orca.

La do

«Ehi, Leon!» chiamò Shoemaker. «Vieni con me? Tu sai meglio di tutti a cosa dobbiamo stare attenti.»

«No, Tom, tu non vai», sbottò Davie con tono tagliente.

«Nessuno di voi idioti deve tornare là fuori», disse una voce profonda. «Vado io.»

Anawak si girò. Greywolf era entrato nella stazione e, scostandosi dalla fronte i lunghi capelli, si stava facendo largo tra la gente. Dopo aver portato a terra Anawak e gli altri, era rimasto sulla barca per verificarne i da

«Che stai dicendo?» chiese Anawak. «Dove vai?»

«Fuori, alla vostra nave. A prendere la vostra gente. Io non ho paura dei cetacei. A me non fa

Anawak scosse la testa, seccato. «Generoso da parte tua, Jack, davvero. Ma faresti bene a tenerti alla larga.»

«Leon, piccolo uomo.» Greywolf digrignò i denti. «Se mi fossi tenuto alla larga, tu saresti morto, non dimenticarlo. Siete voi quelli che avrebbero fatto meglio a tenersi alla larga. Fin dall'inizio.»

«Da che cosa?» sibilò Shoemaker.

Con gli occhi ridotti a una fessura, Greywolf si voltò verso di lui. «Dalla natura, Shoemaker. Siete voi i responsabili di questo disastro. Voi, con le vostre barche e le vostre maledette telecamere. I miei compagni e i turisti sono morti per colpa vostra e di quelli cui avete sfilato i soldi dalle tasche. Era inevitabile che succedesse.»

«Stupido bastardo!» gridò Shoemaker.

Alicia, che aveva assistito alla scena vicino all'uomo in lacrime, si alzò. «Non è uno stupido bastardo!» disse con decisione. «Ci ha salvati. E ha ragione, senza di lui saremmo tutti morti.»

Shoemaker sembrava sul punto di prendere Greywolf per il collo. Anawak sapeva bene che dovevano ringraziare il gigante, ma in passato Greywolf gli aveva creato fin troppi problemi, quindi non disse nulla. Per alcuni secondi, sui presenti calò un silenzio insopportabile. Alla fine, Shoemaker girò sui tacchi e, con passo rigido, andò verso Davie.

«Jack…» mormorò Anawak. «Se esci adesso ci sarà qualcuno che dovrà venire a pescare te in mezzo all'acqua. La tua barca è un pezzo da museo. Non ce la farai un'altra volta.»

«Vuoi lasciar morire la gente là fuori?» chiese Greywolf.

«Non voglio lasciare morire nessuno. Nemmeno te.»

«Oh, ti preoccupi della mia insignificante persona. Sono così commosso che potrei vomitare. Ma io non pensavo alla mia barca. Ne ha già passate abbastanza. Prendo la vostra.»

«Il Devilfish?»

«Sì.»

Anawak strabuzzò gli occhi. «Non posso dare via così la nostra barca. E meno che mai a te.»

«Allora vieni anche tu.»

«Jack, io…»

«Può venire anche Shoemaker. In fondo i vermiciattoli ci possono servire come esca, visto che finalmente le orche ha

«Ti mancano davvero delle rotelle, Jack», disse Anawak.

Greywolf si chinò verso di lui. «Ehi, Leon», sibilò. «Alcuni miei compagni sono morti. Credi che non me ne freghi niente?»

«Non dovevi portarli con te.»

«Non ha senso stare a discutere ora, no? Si tratta della vostra gente. Io non dovrei uscire, Leon. Forse mi dovresti un po' più di riconoscenza.»

Anawak lanciò un'imprecazione e si guardò intorno. Shoemaker era al telefono. Davie parlava al walkie-talkie. Gli skipper presenti e il gestore cercavano di mandare via la gente rimasta nella stazione, ma con scarsi risultati.

Davie alzò lo sguardo e fece un ce

Anawak si mordicchiò il labbro inferiore. «Che cosa dicono i piloti?»

«La Lady è piegata su un lato e sta imbarcando acqua.»

«Mio Dio.»

«Pare che la guardia costiera possa mandare da Victoria un grande elicottero per il recupero. Ma dubito che arriverà in tempo. Sono già maledettamente impegnati e continuano ad arrivare notizie di altri disastri.»

Anawak rifletté. Il pensiero di tornare nell'inferno da cui era appena sfuggito lo terrorizzava. Ma si sarebbe rimproverato per tutta la vita se non avesse fatto il possibile per salvare la gente a bordo della Lady Wexham. «Greywolf vuole andare», replicò.

«Jack e Tom nella stessa barca? Santo cielo! Pensavo volessimo risolvere i problemi, non crearne altri.»

«Greywolf potrebbe risolverne alcuni. Sì, è un fanatico, ma potremmo aver bisogno di lui. È forte e coraggioso.»

Davie a

«Certo.»

«E se capite che non c'è nulla da fare, tornate indietro. Non voglio che qualcuno si metta a giocare all'eroe.»

«Va bene.»

Anawak raggiunse Shoemaker, attese che finisse la telefonata, e poi gli comunicò la decisione di Davie.

«Prendiamo con noi quell'indiano della domenica?» chiese Shoemaker, sdegnato. «Sei impazzito?»

«A dire la verità, credo che sia lui a prenderci con sé.»

«Con la nostra barca!»

«Tu e Davie siete i capi, però io so cosa ci aspetta. Posso valutare meglio quello che ci serve. E so che saremo più che contenti di avere Greywolf con noi.»

Il Devilfish aveva le stesse dimensioni e lo stesso motore del Blue Shark, quindi era veloce e maneggevole. Anawak sperava che, in tal modo, sarebbero potuti sfuggire alle orche, anche se gli enormi mammiferi marini avevano dalla loro parte il fattore sorpresa. Nessuno poteva dire dove e quando sarebbero comparsi.

Mentre lo zodiac rombava sulla laguna, Anawak continuava a chiedersi il perché di quelle aggressioni. Si era sempre ritenuto un esperto di animali, ma era sbalordito e incapace di trovare una spiegazione che fosse almeno in parte sensata. L'unica cosa certa era la somiglianza con quello che era successo alla Barrier Queen. Le balene avevano cercato di capovolgere la nave. Dovevano avere qualche infezione, pensò. Una sorta di rabbia. Era l'unica spiegazione: dovevano essere ammalate.

Ma una malattia può contagiare contemporaneamente tutte le specie? Gli sembrava di ricordare che all'attacco avessero partecipato megattere, orche e anche balene grigie. Più ci pensava, più si convinceva che, ad affondare il suo zodiac, era stata una balena grigia, non una megattera.

Forse gli animali erano impazziti a causa delle sostanze chimiche? La concentrazione di PCB nell'acqua marina e negli alimenti avvelenati aveva completamente sconvolto il loro istinto? Le orche si avvelenavano con salmoni contaminati e con altre creature piene di tossine. Le megattere e le balene grigie, invece, mangiavano plancton. Il loro metabolismo funzionava diversamente da quello dei carnivori.

La malattia non era una spiegazione.

Osservò la lucente superficie dell'acqua. Quante volte era uscito in quella zona pregustando la gioia dell'incontro coi cetacei? Ogni volta era stato consapevole dei potenziali pericoli, ma non aveva mai avuto paura. Al largo, sull'oceano, poteva calare improvvisamente la nebbia. Il vento poteva girare di colpo e sollevare onde subdole, com'era successo nel 1998, proprio nel Clayoquot Sound, quando uno skipper e un turista avevano perso la vita in quel modo. E naturalmente le balene, benché fossero pacifiche, rimanevano sempre esseri imprevedibili, di dimensioni strabilianti e con una forza enorme. Ogni whale watcher esperto lo sapeva.

Ma non aveva senso temere la natura.

Un essere umano poteva essere aggredito — anche in casa propria — da altri uomini oppure venire investito da un'auto. In casi simili, c'erano poche possibilità di uscirne illesi. Evitare una balena infuriata, invece, era possìbile: bastava non entrare nel suo spazio vitale. Se lo si faceva, allora il pericolo diventava concreto e bisognava accettarlo. Se si decideva di affrontare una tempesta oppure un animale selvaggio, allora non si riteneva che quelle cose fossero terrificanti. La paura cedeva il posto al rispetto e Anawak aveva sempre avuto un grande rispetto.

Ora, per la prima volta, aveva paura.

Alcuni idrovolanti stavano sorvolando il Devilfish. Anawak era nella cabina di guida con Shoemaker, che aveva voluto guidare, benché Greywolf avesse sostenuto di saperlo fare molto meglio. Greywolf era a prua e scrutava l'acqua alla ricerca di segnali sospetti. Alla loro sinistra si levavano le propaggini ricoperte di foreste di alcune isolette. Numerosi leoni marini se ne stavano pigramente sdraiati sulle pietre, come se nulla potesse scuotere la loro placidità. Lo zodiac li oltrepassò rombando e senza diminuire la velocità; raggiunse il mare aperto. Infinito, monocromo, intimo e sconosciuto nel contempo.

Oltre la laguna, le onde erano più alte e lo zodiac le superava, sbattendoci contro. Nell'ultima mezz'ora il mare era diventato più mosso. All'orizzonte si ammassavano le nubi. Non sembravano nuvole di tempesta, ma senza dubbio le condizioni stavano peggiorando velocemente, come accadeva spesso da quelle parti. Anawak cercava la Lady Wexham e, in un primo momento, temette che fosse affondata. A una certa distanza, vide una nave da crociera ferma, una delle tante che in quella stagione facevano rotta verso l'Alaska passando al largo del Canada occidentale.

«Che ci fa

«Probabilmente ha

«Leon, laggiù!»

Piccole e sghembe, appena visibili dietro le creste delle onde, apparvero improvvisamente le sovrastrutture della Lady Wexham. La maggior parte della nave era sommersa. I passeggeri si erano riuniti sul ponte e sulla piattaforma d'avvistamento a poppa. Schiuma e acqua vaporizzata a

«Santo cielo», gemette Shoemaker, inorridito. «Non posso crederci.»