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Pensieri oziosi. I caballitos non si spingevano così al largo. Con la protezione del gruppo, si arrischiavano ad allontanarsi di una decina di chilometri dalla terraferma. I «cavallini» sopportavano anche il mare grosso, perché cavalcavano la cresta dell'onda. Al largo il problema diventava la corrente. Se era violenta e se il vento soffiava da terra, per riportare a riva il caballito si poteva contare solo sulla forza dei propri muscoli.

E alcuni pescatori non erano più tornati.

Ucañan se ne stava accucciato sui giunchi intrecciati. L'attesa del banco di pesci, che anche quel giorno non sarebbe arrivato, era iniziata alle prime luci dell'alba. Fece scorrere lo sguardo sulla vastità del Pacifico alla ricerca del trawler. C'era stato un periodo in cui avrebbe potuto trovare facilmente lavoro su una grande nave o in una fabbrica di farina di pesce, ma quei tempi erano passati. Alla fine degli a

Che cosa doveva fare? Non poteva permettersi un altro giorno senza pescare niente.

Potresti insegnare il surf a qualche señorita.

L'alternativa era quella. Un lavoro in uno degli i

Ma Juan sapeva che il padre sarebbe morto il giorno in cui lui avesse reciso il legame col passato. Anche se il vecchio non era più in sé, avrebbe comunque percepito che suo figlio minore era venuto meno ai suoi princìpi.

Strinse i pugni finché le nocche non gli diventarono bianche. Poi afferrò la pagaia e si mise a remare con tutte le forze per seguire il trawler ormai scomparso. I suoi movimenti erano nervosi, bruschi per la rabbia. Ogni volta che immergeva la pagaia, la distanza dagli altri aumentava. Avanzava velocemente. Quel giorno, lo sapeva, non ci sarebbero stati frangenti alti e improvvisi e neppure correnti insidiose o violenti venti da nord-ovest che gli avrebbero impedito il ritorno. Se non rischiava subito, non l'avrebbe fatto mai più. Nelle acque profonde c'erano sempre to

Dopo parecchio tempo si fermò e si voltò indietro. Huanchaco, con le sue casette addossate l'urta all'altra, era diventata molto piccola. Intorno si vedeva solo acqua. Nessun caballito aveva seguito il suo esempio. La piccola flotta era rimasta molto indietro.

Una volta, il padre gli aveva detto: «Un tempo in Perú avevamo solo un deserto, quello nell'interno. Ormai i deserti sono diventati due e il secondo è il mare, proprio davanti alla porta di casa. Siamo diventati abitanti del deserto che temono la pioggia».

Era ancora troppo vicino.

Mentre Ucañan remava con pagaiate vigorose, sentì ritornare la sicurezza di un tempo.

Era elettrizzato e immaginava di cavalcare all'infinito sull'acqua col suo «cavallino», fino ad arrivare là dove, sotto la superficie, sfrecciavano i banchi di pesci splendenti come l'argento, scintillanti cascate nella luce del sole, e fin dove i grigi dorsi delle balene si levavano sopra i flutti e i pesci spada saltavano. Spinse con la pagaia, come per allontanarsi dalla puzza del tradimento. Sembrava quasi che le sua braccia si muovessero da sole. Quando finalmente lasciò la pagaia e si voltò indietro; il villaggio dei pescatori era diventato una minuscola sagoma squadrata circondata da puntini bianchi, la muffa della nuova epoca in espansione che brillava nel sole: gli hotel.

Sentì crescere il timore: non si era mai avventurato così al largo. Non col caballito. Sapeva bene che era completamente diverso avere sotto i piedi delle assi anziché un fascio di giunchi sottile e appuntito come un becco. Anche se la nebbiolina in lontananza poteva inga

Era solo.

Ucañan si fermò un istante e recitò una breve preghiera perché san Pedro lo riportasse a casa sano e salvo con la barca piena di pesci. Poi inspirò profondamente l'aria salmastra del mattino, prese il calcal e lo fece scivolare lentamente in acqua. Le maglie con gli ami scomparvero nell'abisso trasparente, finché non rimase solo la boa rossa vicina al caballito.

Che cosa poteva succedere? Il tempo era bello e lui sapeva perfettamente dove si trovava. Dal fondale si ergeva un massiccio di lava solidificata, una catena montuosa frastagliata in miniatura. Le sue cime arrivavano appena sotto la superficie dell'acqua ed erano rivestite da anemoni di mare, conchiglie e gamberi. Un gran numero di piccoli pesci abitava nelle sue crepe e nei suoi anfratti. Ma si potevano prendere anche pesci di grandi dimensioni come to

Ma per il coraggioso cavaliere di un caballito sarebbe stata più che sufficiente.

Per la prima volta in quel giorno, Ucañan sorrise. La barca beccheggiava. Rispetto alle immediate vicinanze della costa, le onde erano un po' più alte, ma la sua barca di giunchi reggeva bene. Si stiracchiò e guardò il sole, di un giallo pallido, che si era levato sulle montagne. Poi riprese la pagaia e, con pochi colpi, guidò il caballito nella corrente. Passò l'ora successiva a piegarsi sulle ginocchia e a rialzarsi, osservando la boa che danzava sull'acqua.

In meno di un'ora aveva già preso tre bonitos. Erano nella stiva aperta del caballito, grassi e splendenti.

Ucañan era elettrizzato. Era più di quanto avesse pescato nelle ultime quattro settimane… In effetti poteva tornare indietro, ma, visto che era lì, tanto valeva aspettare ancora. Il giorno era iniziato benissimo. Era probabile che finisse ancora meglio.

Inoltre aveva tutto il tempo che voleva. Mentre il caballito procedeva lungo gli scogli, Ucañan lasciò più corda al calcal e osservò la boa che si allontanava, ballonzolando. Teneva sempre d'occhio la superficie dell'acqua, per scorgere le zone in cui si faceva più chiara: erano i punti in cui le rocce diventavano più alte. Doveva tenersi a una distanza sufficiente per non da

Sbadigliò.

Sentì la cima tirare leggermente.

Un istante dopo, la boa sparì tra l'increspatura delle onde. Poi riemerse, saltò fuori, ballonzolò per qualche secondo e, infine, fu di nuovo trascinata sott'acqua.

Ucañan afferrò la cima che, tendendosi, gli scorticò i palmi delle mani. Bestemmiò. Subito dopo il caballito s'inclinò da una parte e lui lasciò la presa per non sbilanciare la barca. La boa splendeva, rossa. La cima andava dritta verso il fondo, tesa come un arco, e faceva sprofondare lentamente la poppa dell'imbarcazione.

Che diavolo stava succedendo?

Nella rete doveva essere finito qualcosa di molto grosso e pesante. Forse un pesce spada… Ma un pesce spada sarebbe stato più veloce e avrebbe trascinato il caballito. Qualunque cosa fosse finita nella rete voleva andare verso il fondo.

Ucañan cercò freneticamente di riprendere la cima, ma la barca fu scossa da un altro colpo. Il pescatore fu trascinato in avanti e finì tra le onde. Andò sotto e l'acqua gli entrò nei polmoni. Riemerse tossendo e sputando, e vide il caballito semiaffondato. La prua a punta si era sollevata: era quasi verticale. Dalla stiva aperta uscirono i bonitos appena catturati e ritornarono in mare. Alla vista dei pesci che sparivano in acqua, Ucañan fu preso dalla rabbia e dall'amarezza. Ma ormai erano persi e non poteva cercare di riprenderli: prima di tutto doveva salvare il caballito e quindi se stesso.

La pesca di un mattino. Tutto inutile!

La pagaia galleggiava poco più in là, ma Ucañan non ci badò. Con tutta la forza si gettò sulla prua per cercare di spingerla verso il basso e finì sott'acqua col caballito, che comunque ritornò implacabilmente a sollevarsi. Allora avanzò frenetico, rivolto a pancia in giù sui giunchi verso, la poppa. Con la mano destra frugò nella stiva aperta finché non trovò quello che stava cercando. Sia ringraziato san Pedro! Il suo coltello non era scivolato in acqua e neppure la maschera da sub, il suo bene più prezioso insieme col calcal.

Tagliò la cima con un colpo solo.

Immediatamente il caballito ve

Si alzò, confuso e ansimante. La boa non si vedeva più. Fece scorrere lo sguardo sulla superficie dell'acqua alla ricerca della pagaia e la vide galleggiare tra le onde poco lontano. Fece muovere il caballito remando con le mani, raggiunse la pagaia e poi osservò la zona circostante.

Erano loro, le macchie chiare nell'acqua cristallina.

Ucañan imprecò ad alta voce. Si era avvicinato troppo alle formazioni sottomarine e il calcal si era impigliato. Non c'era da meravigliarsi che fosse stato trascinato sott'acqua. E, dove c'era la rete, naturalmente c'era anche la boa. Finché la rete rimaneva impigliata nelle rocce, la boa non poteva riemergere, era strettamente legata.

Ucañan rifletté.

Sì, la spiegazione doveva essere quella. Tuttavia era sorpreso dalla violenza che, per un pelo, l'aveva portato alla rovina. Sembrava del tutto plausibile che avesse perso la rete tra le rocce, ma sul resto non era sicuro

Aveva perso la rete!

Non poteva permetterselo.

Con rapidi colpi di pagaia, riportò il caballito nel punto in cui, poco prima, era avvenuto l'incidente. Guardò in basso e cercò di scorgere qualcosa nell'acqua cristallina, ma vide solamente una chiazza chiara, dai contorni indefiniti. Della rete e della boa non c'era traccia.

Cos'era successo?

Era un marinaio, aveva trascorso la vita in mare. Ucañan non aveva bisogno di strumenti tecnologici per sapere che quello era il posto giusto. Era lì che aveva tranciato la cima, per impedire che la sua barca di giunchi fosse trascinata sott'acqua. La sua rete era laggiù da qualche parte.

Doveva recuperarla.

A Ucañan non piaceva l'idea d'immergersi. Benché fosse un nuotatore provetto, come la maggior parte dei pescatori aveva paura dell'acqua. Ben pochi pescatori amavano davvero il mare, che giorno dopo giorno li chiamava a sé, e molti, sebbene avessero pescato per tutta la vita e vissuto grazie al mare, non avevano un buon rapporto con esso. Il mare si prendeva un po' della loro forza vitale a ogni battuta di pesca e lasciava, nelle osterie del porto, figure inaridite e silenziose che non si aspettavano più nulla.

Ma Ucañan aveva la sua protezione! Il regalo di un turista che l'a