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6 aprile

Kiel, Germania

Due settimane dopo aver consegnato a Tina Lund i risultati definitivi delle analisi sui vermi, Sigur Johanson era seduto in un taxi che lo stava portando nel luogo più rinomato tra i geografi marini europei, il centro di ricerca Geomar.

Quando servivano notizie sulla formazione, sullo sviluppo e sulla storia del fondale marino, si consultavano sempre gli scienziati di Kiel. Persino James Cameron era andato lì per avere un riscontro sulla fattibilità di progetti come The Abyss o Titanic. Il lavoro degli scienziati del Geomar era difficile da spiegare alla gente comune. A prima vista, rovistare tra i sedimenti e misurare la salinità dell'acqua non sembravano attività destinate a portare un contributo concreto alla soluzione dei più urgenti problemi dell'umanità. In effetti, era difficile spiegare ai profani ciò che, ancora all'inizio degli a

Da poco le scienze della Terra cominciavano a uscire dall'ombra in cui loro stesse — come la maggioranza delle scienze — si erano relegate troppo a lungo. Cercavano di aprirsi all'esterno, nutrivano la speranza di poter prevedere e controllare le catastrofi naturali, le trasformazioni climatiche e ambientali. Sembrava che il metano potesse dare una risposta ai problemi energetici del futuro. La fame d'informazioni della stampa si era risvegliata e i ricercatori avevano imparato — all'inizio con timidezza, poi progressivamente con modi da popstar — a piegare a proprio vantaggio l'interesse che si era risvegliato.

IL taxista che stava portando Johanson verso il fiordo di Kiel sembrava non aver capito nulla di tutto ciò. Da venti minuti esprimeva il suo dissenso, chiedendosi come fosse possibile che avessero messo un centro di ricerca costato milioni nelle mani di alcuni pazzi, di gente che, ogni due mesi, partiva per una crociera dispendiosa, mentre quelli come lui riuscivano a campare a stento. Johanson, che parlava perfettamente il tedesco, non aveva voglia di correggere quelle convinzioni, anche perché il taxista era un fiume in piena. Inoltre parlava gesticolando e faceva sbandare paurosamente la macchina.

«Non si sa che cosa combinano», stava infatti brontolando. «Ma lei è un giornalista?» chiese poi, vedendo che Johanson non gli rispondeva.

«No. Sono un biologo.»

L'uomo cambiò argomento all'istante e si dedicò alle devastanti conseguenze delle frodi alimentari. Evidentemente aveva visto in Johanson uno dei responsabili di quello spreco. Borbottava contro la verdura geneticamente modificata, i costosissimi prodotti biologici e intanto provocava il suo passeggero. «Ah, un biologo. Lei sa che cosa si può mangiare senza preoccupazioni? Io non lo so. Non si può mangiare più nulla. Non si dovrebbe mangiare più nulla di quello che c'è in commercio. Non bisognerebbe dargli più nemmeno un centesimo.»

L'auto finì sulla corsia opposta.

«Se non mangia, morirà di fame», disse Johanson.

«E allora? Che importanza ha di cosa si muore? Se non si mangia si muore, se si mangia si muore per quello che si mangia.»

«Lei ha senza dubbio ragione. Personalmente, tuttavia, preferirei morire mangiando un filetto piuttosto che nello scontro con quell'autocisterna.»

Per nulla impressionato, il taxista imboccò l'uscita, tagliando tre corsie e sempre procedendo a grande velocità. L'autobotte strombazzò. Alla sua destra, Johanson vide il mare. Procedevano lungo la riva orientale del fiordo di Kiel. Dalla parte opposta, enormi gru svettavano verso il cielo.

Evidentemente il taxista aveva preso male l'ultima osservazione di Johanson, perché non aveva più detto una parola. Attraversarono le strade della periferia con le casette dal tetto spiovente, finché non comparve l'ampio complesso di edifici di cemento, vetro e acciaio che non avevano nulla a che fare con quella tranquillità piccolo borghese. Il taxista svoltò in modo brusco nella zona dell'istituto e si fermò facendo stridere le gomme. Johanson ispirò profondamente, pagò e scese con la consapevolezza di aver vissuto negli ultimi quindici minuti un'esperienza decisamente peggiore di quella sull'elicottero della Statoil.

«Mi piacerebbe proprio sapere che cosa combinano là dentro», disse il taxista. Sembrava quasi che parlasse al volante.

Johanson si chinò e lo guardò attraverso il finestrino del passeggero. «Lo vuole davvero sapere?»

«Sì.»

«Cercano di salvare il lavoro dei taxisti.»

L'altro lo guardò, sbalordito. «Non capita spesso di portare qui dei clienti…» mormorò.

«Ma per farlo la sua macchina deve muoversi. Se finisce la benzina, i vostri rottami potete anche demolirli, a meno che non si possa farli funzionare con qualcos'altro, e quel qualcosa è nel mare. Metano. Combustibile. Sta

Il taxista aggrottò la fronte, poi disse: «Sa qual è il problema? Che nessuno ci spiega queste cose».

«C'è su tutti i giornali», replicò Johanson.

«C'è sui giornali che legge lei, caro signore. Nessuno si sforza di spiegarlo a me.»

Johanson era tentato di rispondere. Invece si limitò ad a

«Dottor Johanson!» gridò qualcuno. Da un edificio rotondo di vetro uscì un giovane abbronzato e ve

Johanson gli strinse la mano. «Gerhard Bohrma

«No, Heiko Sahling, biologo. Il dottor Bohrma

«Lei che cosa preferisce?»

«Per me è lo stesso. Molto interessanti i suoi vermi, sa?»

«Se ne è occupato lei?»

«Ce ne siamo occupati tutti. Venga, conserviamo il caffè per dopo. Gerhard finirà tra poco; intanto andiamo a sentire la sua lezione.»

Entrarono in un foyer molto elegante. Sahling lo condusse lungo una scalinata e sopra una passerella d'acciaio. Per essere un istituto scientifico, il Geomar somigliava fin troppo a un edificio che volesse vincere un premio architettonico, pensò Johanson.

«In genere le lezioni si tengono nell'auditorium», spiegò Sahling. «Ma oggi abbiamo in visita una scolaresca.»

«Lodevole.»

Sahling sorrise. «Per i quindice

«Su che cosa?»

«Sugli idrati di metano», rispose Sahling. Aprì una porta a vetri. La passerella proseguiva anche oltre. Il deposito delle rocce era grande come la metà di un hangar. L'edificio era aperto verso il molo e Johanson fissò lo sguardo su una nave molto grande. Lungo le pareti erano accatastate casse e apparecchiature. «Qui vengono immagazzinati provvisoriamente i campioni», disse Sahling. «Prevalentemente sedimenti e campioni di acqua marina. Archiviamo la storia della Terra. Ne siamo particolarmente orgogliosi.» Sollevò una mano, facendo un ce

«… Uno dei momenti più eccitanti che abbiamo vissuto», stava dicendo il dottor Gerhard Bohrma

«Era nel Pacifico», mormorò Sahling. «Nel 1996, sulla So

«Dovevamo fare in fretta. L'idrato di metano è molto instabile e inaffidabile», proseguì Bohrma

Uno studente alzò la mano, esitante.

«Hai una domanda?»

Il ragazzino nicchiò. «Cinquecento metri non è proprio profondo, vero?» disse infine.

Bohrma

«Sì, certo. Pensavo solo che… Jacques Picard è stato con un batiscafo nella fossa delle Maria

«Tanto di cappello… Hai studiato la storia dei viaggi umani negli abissi. E tu, cosa pensi?»

Il ragazzo rifletté un po', poi scrollò le spalle.

«Ma è chiaro», rispose una ragazza al suo posto. «Laggiù c'è pochissima vita. Dai mille metri di profondità viene decomposta poca materia, quindi c'è poco metano.»

«Lo sapevo», mormorò Johanson sul ponte. «Le do