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«Bene. Ci siamo fatti furbi. Davanti alla scarpata continentale norvegese c'è il vulcano di fango Håkon-Mosby. I vulcani di fango non eruttano lava, ma trasportano gas, acqua e sedimenti dall'interno della Terra fino al fondale marino. L'acqua al di sopra dei vulcani di fango non è bollente, ma è comunque più calda che negli altri punti. Quindi mi riunisco a formare un grande insieme. Un insieme molto grande. Mi do la forma di un tubo con le estremità aperte e, dato che voglio diventare un tubo grande, limito lo spessore delle mie pareti esterne a poche cellule. Per riuscirci, ho pur sempre bisogno di una notevole quantità di me stesso, di molti miliardi di cellule, però io sono talmente sottile che riesco a stendermi per molti chilometri. La mia circonferenza corrisponde a quella del cratere centrale, circa cinquecento metri. Prendo l'acqua calda del vulcano di fango al mio interno e la porto, come se fossi una gigantesca tubatura, là dove vermi e batteri ha
«Se questo è ciò che possono fare gli yrr del suo computer, cosa possono fare gli yrr reali?» mormorò Peak, sbalordito.
Karen fece una smorfia e lo guardò. «Credo qualcosa in più.»
Nuotare
Karen sentiva una tensione interiore, ma anche il suo corpo era rigido. Non appena ebbero lasciato la sala riunioni, chiese ad Anawak se aveva voglia di fare qualche vasca in piscina. Le sue spalle erano un unico blocco dolente. E capitava proprio a lei, che era abituata a fare ogni tipo di sport, anche i più estremi.
Forse è proprio questo il tuo problema, pensò. Forse dovresti praticare uno sport che non sia estremo.
Anawak la accompagnò. Andarono a prendere i costumi da bagno nelle rispettive cabine, indossarono l'accappatoio e si ritrovarono lungo la strada per la piscina. Karen avrebbe voluto prenderlo per mano — anzi, in quel momento, avrebbe fatto volentieri ben altro con lui -, ma non sapeva come s'iniziava una cosa del genere senza fare la figura dell'idiota. Prima della trasformazione radicale della sua vita, non si era mai fatta simili problemi, ma quello che era successo allora non aveva niente a che fare con l'amore. Si sentiva timida, bloccata. Come si flirtava? Com'era possibile andare a letto insieme quando il giorno precedente erano morte delle persone e il mondo stava precipitando nel baratro?
Si poteva essere così sciocchi?
Sull'Independence, l'area riservata alla piscina era enorme e sorprendentemente confortevole per una nave da guerra; la piscina stessa aveva le dimensioni di un laghetto. Quando si tolse l'accappatoio, Karen sentì sulla schiena lo sguardo di Anawak e comprese che era la prima volta che lui la vedeva così. Il costume da bagno era molto ridotto e profondamente scollato sulla schiena. Inoltre di certo lui aveva notato il tatuaggio.
Imbarazzata, si avvicinò al bordo della piscina, si diede una spinta e fece un tuffo elegante. Si muoveva appena sotto la superficie, con le braccia tese in avanti, e sentì Anawak che la seguiva. Forse succederà qui, pensò. Sentì lo stomaco serrarsi. Sospesa tra la speranza e il timore, iniziò a battere i piedi e a nuotare più velocemente.
Fifona! Perché no?
Immergersi e fare l'amore. Sott'acqua.
Fondersi…
Improvvisamente le ve
Era ridicolmente semplice e purtroppo anche piuttosto crudele. Se avesse funzionato, però, sarebbe stata davvero brillante. Poteva portare al ritiro pacifico degli yrr o quantomeno spingerli a ripensare alle loro azioni.
Ma era davvero un'idea brillante?
Toccò con le dita le mattonelle delle pareti. Riemerse e si tolse l'acqua dagli occhi. Un attimo dopo, quel pensiero le sembrò soltanto volgare. Poi dispiegò nuovamente il suo fascino ammaliante. A ogni metro che Anawak percorreva, nuotando verso di lei, diventava sempre più indecisa. E quando lui fu quasi vicino a lei, l'idea le sembrò ripugnante.
Doveva dormirci sopra.
Improvvisamente Anawak le fu molto vicino.
Karen si schiacciò contro il bordo della piscina. La sua cassa toracica si alzava e abbassava. Il suo cuore batteva come allora, quand'era rimasta sospesa nell'acqua del canale… Quella sensazione di vertigine e il martellio violento del cuore che sembrava dire: «Ora… ora… ora».
Si sentì sfiorare all'altezza della vita e aprì le labbra.
Paura!
Di' qualcosa, pensò. Bisogna parlare di qualcosa, di qualsiasi argomento.
«Sembra che Sigur stia meglio.» Le parole le uscirono come se lei stesse sputando un rospo.
Negli occhi di Anawak comparve un'ombra di delusione. Si allontano un po' da lei, si strizzò i capelli bagnati e sorrise. «Sì, uno strano incidente.»
Maledetta stupida, sei completamente idiota! «Ma ha un problema.» Appoggiò i gomiti al bordo e si sollevò. «Tienilo per te. Non deve assolutamente sapere che ne parlo. Voglio solo sentire il tuo parere.»
Sigur avrebbe un problema? Sei tu ad avere un problema! Idiota! Idiota!!!
«Quale problema?» chiese Anawak.
«Ha visto qualcosa. O, meglio, dice di aver visto qualcosa. Per come la racconta, io gli credo, ma allora la questione sarebbe di tale importanza che… Ascoltami.»
Sala di controllo
Seduta davanti al monitor, Judith Li stava ascoltando Karen Weaver che raccontava ad Anawak i dubbi di Johanson. Che bella coppia, pensò, divertita.
Il contenuto della conversazione la divertiva meno. Quell'idiota di Rubin aveva messo a rischio l'intera missione. Potevano soltanto sperare che Johanson non ricordasse quello che la droga avrebbe dovuto eliminare dalle sue circonvoluzioni cerebrali. Ora della questione si occupavano anche Karen Weaver e Leon Anawak!
Perché vi occupate di questa faccenda, bambini miei? pensò. Le stupide favolette dello zio Johanson! Perché non andate a letto insieme? Lo vedrebbe pure un cieco che non aspettate altro. Però non sapete come agire. Judith sospirò. Da quando la Marina aveva ammesso le do
«Dobbiamo abituarci all'idea che Rubin dovrà saltare», disse a Vanderbilt.
L'uomo della CIA se ne stava in piedi alle sue spalle, con in mano una tazza di caffè. Erano soli. Peak si trovava nel ponte a pozzo per portare a termine le operazioni di sgombero e per controllare le condizioni dell'equipaggiamento per le immersioni.
«E poi cosa facciamo?»
«Ci sono alcune chiare opzioni.»
«Ma non siamo ancora così avanti da poterle usare, mia cara Judy. Rubin non è ancora così avanti. Naturalmente sarebbe molto meglio se non dovessimo farlo.»
«Che succede, Jack? Scrupoli?»
«Solo calma. Questo maledetto piano può anche essere il suo, però a me spetta la garanzia della sua riuscita. Può essere certa che i miei scrupoli si muovono in una sfera di compatibilità.» Ridacchiò. «In fondo, c'è il rischio di perdere la reputazione.»
Judith Li si voltò verso di lui. «Perché, lei ne ha una?»
Vanderbilt bevve rumorosamente dalla sua tazza. «Sa che cosa apprezzo particolarmente di lei, Jude? Il modo in cui sa essere disgustosa. Mi dà la sensazione di essere un bravo ragazzo. Ed è tutto dire!»
Combat Information Center
Samantha Crowe e Murray Shankar si stavano scervellando.
Il computer mostrava immagini intrecciate, linee parallele che improvvisamente tendevano l'una verso l'altra, si piegavano e diventavano una sola. In mezzo, si stendevano ampi spazi vuoti di forma irregolare. Scratch era costituito da un'intera serie di simili grafici, che sembravano formare un'unica immagine, però non si decideva a comparire. Le immagini non s'incastravano tra loro. Inoltre Samantha non aveva ancora la minima idea di che cosa significassero le linee.
«L'acqua è la base», rimuginò Shankar. «A ogni molecola d'acqua è accoppiata un'informazione supplementare. Che cos'è? Una caratteristica dell'acqua?»
«Possibile. Quali caratteristiche potrebbero intendere?»
«La temperatura.»
«Sì, per esempio. O la concentrazione salina.»
«Forse non si tratta di caratteristiche fisiche o chimiche, ma degli stessi yrr. Le linee potrebbero indicare la densità della loro popolazione.»
«Quindi vorrebbero dire: 'Noi abitiamo qui'? Una cosa del genere?»
Shankar si grattò il mento. «Qualcosa del genere o no?»
«Non lo so, Murray. Noi comunicheremmo loro dove si trovano le nostre città?»
«No. Però loro non pensano come noi.»
«Grazie di avermelo ricordato.» Samantha fece un anello di fumo. «Va bene, riprendiamo. H2O. Acqua. Questa parte del messaggio non è difficile da comprendere. L'acqua è il nostro mondo.»
«Che è la prima risposta, seguendo l'ordine del nostro messaggio.»
«Vero. Abbiamo confidato loro che viviamo all'aria aperta. Poi abbiamo descritto il nostro DNA e la nostra forma.»
«Supponiamo che rispondano davvero nell'ordine», disse Shankar. «Le linee potrebbero essere una rappresentazione della loro forma?»
Samantha fece una smorfia. «Loro non ce l'ha
«Bene. La forma è esclusa. Quali altri informazioni potrebbero essere interessanti? Il numero degli individui?»
«Un numero seguito da così tanti zeri che dovremmo utilizzare tutto lo scafo dell'Independence per scriverlo. Inoltre si riproducono a pieno regime, muoiono a pieno regime… Probabilmente nemmeno loro sono in grado di stabilire il numero esatto.» Samantha fece oscillare la sigaretta tra le dita. «Non conta il singolo essere. È totalmente privo d'importanza. Conta l'insieme. L'idea yrr, se vuoi, lo yrr idealizzato. Il genoma yrr.»
Shankar la guardò da sopra il bordo degli occhiali. «Non bisogna dimenticare che abbiamo mandato solo l'informazione che la nostra biochimica si basa sul DNA. La loro risposta dovrebbe essere più o meno così: 'Anche la nostra'. Credi davvero che si siano spinti a decifrare per noi il loro genoma?»
«Potrebbe essere.»
«Perché dovrebbero farlo?»
«Perché quella è l'unica cosa che possono dire di se stessi. Il genoma e la fusione sono i punti centrali di tutta la loro esistenza, tutto lo lascia pensare.»
«Sì, ma come si può descrivere un DNA in costante mutazione?»
Samantha guardò sconsolata l'intreccio di linee. «Che siano una carta geografica?»
«Una carta geografica di cosa?»
«Va bene.» Sospirò. «Ricominciamo da capo. H2O è la base. Viviamo nell'acqua…»
A quattr'occhi
Judith Li aveva messo il tapis roulant alla massima velocità. In altre circostanze, sarebbe andata in palestra per cementare il morale della truppa. Ma stavolta non voleva essere disturbata. Come ogni giorno, stava parlando con l'Offut Air Force Base.
«Com'è il morale, Jude?»
«Alto, signore. L'attacco ci ha colpito duramente, ma abbiamo tutto sotto controllo.»
«La gente è motivata?»
«Come non mai.»