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«Vermi che brulicano e strisciano! Sembra una piaga biblica! Va bene, nuotiamo più in basso. Propongo di togliere i blocchi più piccoli e vedere fin dove possiamo arrivare. Van Maarten?»
«Eccomi.» La voce di van Maarten risuonò, metallica, nel casco. Bohrma
«Ora proviamo a mettere un po' d'ordine. Come prima cosa, libereremo i motori. Forse basterà per consentire all'aspiratore di liberarsi da solo.»
«Va bene. Tutto a posto, Bohrma
«Benissimo.»
«State attenti.»
Frost indicò un masso roccioso quasi rotondo che bloccava l'articolazione di una delle eliche. «Cominciamo con quello.»
Si misero all'opera per spostare la pietra. Dopo averla spinta e tirata per un po', essa scivolò via, liberò il motore e spiaccicò sotto di sé qualche centinaio di vermi.
«Yeah», esclamò Frost soddisfatto.
Riuscirono a spostare nello stesso modo altri due blocchi. La pietra successiva era più grande, ma con un po' più d'impegno riuscirono a rovesciarla da una parte.
«Come si è forti, sott'acqua», si rallegrò Frost. «Abbiamo liberato tutti i motori tra
Passarono alcuni secondi, poi si sentì un ronzio: una delle turbine che ruotava sullo snodo. Subito dopo si mossero anche le altre.
«Molto bene», gridò Frost. «Ora provate a mettere in funzione quelle cose.»
Per sicurezza si spostarono di qualche metro dalla proboscide, poi rimasero a guardare le eliche che si accendevano.
Il tubo sussultò. Non accadde nient'altro.
«Niente», disse van Maarten.
«Sì, lo vedo anch'io.» Frost era imbronciato. «Provate ancora. Girate quelle cose in un'altra direzione.»
Anche quel tentativo non funzionò. In compenso, le eliche avevano cominciato a far vorticare il fango. L'acqua dive
«Stop!» Frost gesticolava con le sue braccia segmentate. «Fermatevi lassù! Non serve a niente, c'impedite solo di vedere.»
Le eliche si fermarono. La nuvola di fango si divise in strisce chiare. La fine del tubo si vedeva appena.
«Va bene.» Frost aprì un box piatto sul fianco dell'Exosuit e prese due oggetti delle dimensioni di una matita. «Il nostro problema è quel blocco gigantesco. So che non ti piacerà, Gerhard, ma dobbiamo far saltare quella maledetta cosa.»
Bohrma
«Usiamo una piccola carica esplosiva. Propongo di piazzarla alla base, dove il cuneo si è conficcato nel fondo. Gli strappiamo via le gambe, insomma.»
Bohrma
«Ne hai una migliore?»
«Sì. Prendiamo una carica più potente, cerchiamo delle fessure nel terzo superiore del blocco e le facciamo saltare. Con un po' di fortuna, la parte superiore si rovescerà e così potremo togliere la parte sottostante senza compromettere la stabilità del fondo.»
«Va bene.»
Frost lo raggiunse nella nube. Risalirono un poco. La visuale era migliore. Si misero a cercare in maniera sistematica nel cuneo i punti adatti. Infine Frost trovò una profonda tacca e c'infilò dentro qualcosa che sembrava un pezzo di plastilina grigia. Poi infilò nella massa un bastoncino sottile come una matita.
«Dovrebbe bastare», disse, soddisfatto. «Salterà proprio bene. Adesso dobbiamo allontanarci.»
Accesero i Trackhound e si lasciarono trascinare fino al margine della zona illuminata, dove la scarpata si perdeva nel buio totale. Il particolato sospeso si manteneva nei limiti, così le onde luminose erano appena riflesse dalle alghe e da altre sostanze in sospensione, tuttavia il passaggio tra luce e tenebre era improvviso. Sott'acqua, la luce scompariva seguendo la serie delle lunghezze d'onda: dopo un paio di metri il rosso, poi l'arancione, infine il giallo. Oltre i dieci metri s'intuivano solo il grigio e il blu, finché l'assorbimento e la dispersione non inghiottivano anche quei residui. Da lì in poi, il mondo cessava di esistere.
A Bohrma
Sollevò lo sguardo verso l'isola luminosa. Intorno ai proiettori bianchi, fissati alle sbarre, non si vedeva altro che un alone blu.
«Bene», disse Frost. «Facciamola finita.»
Accese il detonatore.
Dal cuneo esplose una grande ondata di bolle d'aria, mischiate con frammenti e polvere. Rimbombò nel casco. Un anello scuro si allargò, seguito da altre bolle d'aria che trasportavano macerie in tutte le direzioni.
Bohrma
Lentamente, molto lentamente, la parte superiore del cuneo cominciò a piegarsi.
«Yeah!» urlò Frost. «Il Signore mi sia testimone!»
Il cuneo si rovesciava sempre più velocemente, trascinato dal suo stesso peso. Si ruppe a metà e cadde vicino al tubo, sollevando una nuvola ancora più grande. Nonostante il pesante equipaggiamento, Frost riusciva a saltare e a gesticolare. Sembrava Armstrong che saltellava sulla luna.
«Alleluia! Ehi, van Maarten, Mijnheer! Abbiamo rimpicciolito quella cosa di merda. Forza, tenti la fortuna.»
Nel profondo del cuore, Bohrma
«Ce l'ha fatta!» gridò Frost.
«Siete i migliori», affermò van Maarten.
«Niente di nuovo», lo rassicurò Frost. «Spegnetelo, prima che si divori Gerhard e me. Diamo un'occhiata al punto in cui era bloccato. Poi risaliamo.»
Il tubo salì ancora un pezzo, lasciò sprofondare la sua bocca rotonda e poi rimase a penzolare in mezzo alla luce. Frost cominciò a nuotare e Bohrma
«Faccenda torbida…» mormorò Frost, davanti alla nuvola. «Guarda un po' a destra, Gerhard, in quella brodaglia ci vedi meglio di me.»
Bohrma
Che c'era laggiù? I suoi sensi gli stavano forse giocando un brutto tiro?
Rivolse di nuovo lo sguardo all'isola luminosa e la fissò a lungo. Gli sembrava che i proiettori diffondessero una luce più forte rispetto a prima, ma era impossibile. Avevano lavorato sempre alla massima potenza.
Non erano i proiettori. Era l'alone blu. Si era ingrandito.
«Vedi là?» Bohrma
Frost seguì il movimento con lo sguardo. «Non posso…» Si bloccò. «Che cos'è?»
«La luce», disse Bohrma
«Per Ariel e Uriel», sussurrò Frost. «Hai ragione. Si allarga.»
Intorno all'isola si era formata una grande superficie blu scuro. Sott'acqua era difficile valutare le distanze — l'indice di rifrazione della luce faceva apparire tutto di un quarto più vicino e di un terzo più grande -, ma indubbiamente la fonte della luce blu si trovava un bel pezzo dietro l'isola luminosa. Le lampade alogene sulle sbarre accecavano Bohrma
«Non mi piace», disse Bohrma
«Non così in fretta», mormorò Frost. «Abbiamo visite.» Indicò il bordo superiore dell'isola, oltre il quale sfrecciarono due ombre allungate. Avevano il ventre illuminato di blu. Un attimo dopo erano sparite.
«Che cos'era?»
«Tranquillo, ragazzo. Attiva il POD.»
Bohrma
«Non volevo metterti in ansia», disse Frost. «Ho pensato che, se ti avessi detto a cosa serve, saresti diventato nervoso e avresti tenuto d'occhio esclusivamente…»
Non andò avanti. Tra le sbarre schizzarono due corpi a forma di siluro. Bohrma
«Non possono farti niente», sbottò Frost.
Gli aggressori svoltarono proprio davanti a lui. Bohrma
«Insomma, ma cosa diavolo è il POD?»
«POD è l'acronimo di Protective Ocean Device. La migliore protezione contro gli squali. Il POD forma un campo elettrico che ti circonda come una barriera. Non possono avvicinarsi a più di cinque metri.»
Bohrma
«Solo la prima volta. Adesso ha
«Dottor Bohrma
«Tutto a posto», disse Frost.
«POD di qua e POD di là… Dovreste risalire, invece.»