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«Non importa», disse Alicia. «Le faccio un esempio: i serpenti. Sono temuti e nel contempo adorati. Oppure gli squali… C'è una gran quantità di divinità squalo. Questo legame emotivo con le altre forme di vita è i
«Voi parlate di uomini primitivi. Io parlo di uomini che vivono nelle metropoli.»
«Okay.» Anawak rifletté per un attimo. «Ha una fobia, o qualcosa che possa essere definito come tale?»
«Be', sì, non esattamente una fobia…» cominciò Vanderbilt.
«Una repulsione?»
«Sì.»
«Per che cosa?»
«Oddio, non è così originale. Probabilmente ce l'ha
«Perché?»
«Perché…» Vanderbilt scrollò le spalle. «Sono disgustosi. Non trova anche lei che siano disgustosi?»
«No, ma il punto non è questo. Il punto è che, nel nostro mondo civilizzato, la causa principale delle fobie è data dai pericoli che correvamo prima di vivere nelle città. Sviluppiamo fobie verso le pareti di roccia che incombono su di noi, per i temporali, le acque impetuose, per la superficie dell'acqua impenetrabile allo sguardo, per i serpenti, per i cani e per i ragni. Perché non verso i cavi elettrici, i revolver, i coltelli a serramanico, le auto, gli esplosivi e le prese di corrente che, nel complesso, sono molto più pericolosi? Perché nel nostro cervello è impressa una regola: devi stare all'erta di fronte a oggetti a forma di serpente e a esseri con molte zampe.»
«Il cervello umano si è sviluppato in un ambiente naturale, non meccanico», aggiunse Alicia. «La nostra evoluzione spirituale si è svolta nel corso di oltre due milioni di a
Lo sguardo di Vanderbilt si spostava da Alicia ad Anawak. «E tutto questo che c'entra con gli yrr?» chiese.
«C'entra perché forse somigliano ai ragni», rispose Anawak.
«Ah! Allora non venga a parlarci di obiettività. Finché proveremo ripugnanza per gli yrr — qualunque aspetto abbiano, che siano gelatina, unicellulari o granchi velenosi — non scopriremo nulla sul loro modo di pensare, semplicemente perché non potremo farlo. Saremo unicamente interessati a distruggere le altre specie, in modo che non striscino nelle nostre caverne e non si prendano i nostri bambini.»
Un po' in disparte, nell'oscurità, sedeva Johanson. Stava cercando di ricordare i dettagli della notte precedente, quando arrivò Judith Li e gli porse un bicchiere di vino rosso.
«Pensavo che ci fossero solo analcolici», si meravigliò Johanson.
«Certo», a
Johanson sorseggiò il vino. Era davvero buono. «Che tipo di persona è lei, generale Li?» chiese.
«Mi chiami pure Jude. Lo fa
«Non riesco a capirla, Jude.»
«Dove sarebbe il problema?»
«Non mi fido di lei.»
Judith sorrise divertita e bevve. «È reciproco, Sigur. Cos'è successo ieri notte? Vuole davvero farmi credere che non ricorda niente?»
«In effetti non ricordo proprio niente.»
«Che ci faceva sul ponte dell'hangar a un'ora così tarda?»
«Volevo rilassarmi.»
«Si era già rilassato con Sue.»
«Sì, quando si lavora molto, di tanto in tanto bisogna farlo.»
«Hmm.» Judith lo oltrepassò con lo sguardo e fissò il mare. «Ricorda di cosa avete parlato?»
«Del nostro lavoro.»
«Di nient'altro?»
Johanson la guardò «Cosa vuole davvero, Jude?»
«Risolvere questa crisi. E lei?»
«Non so se lo voglio nello stesso modo in cui lo vuole lei», rispose Johanson dopo una breve esitazione. «Che cosa resterà, una volta che questa crisi sarà risolta?»
«Restera
«Intende la società umana? O quella americana?»
Lei girò la testa verso di lui. Gli occhi azzurri sembravano risplendere nel bel viso asiatico. «C'è differenza?»
Samantha Crowe aveva parlato in tono concitato, spalleggiata da Sue. Al momento erano loro ad aver raccolto il maggior pubblico. Peak e Buchanan si erano indubbiamente messi sulla difensiva, tuttavia, mentre Peak si faceva sempre più pensieroso, Buchanan schiumava di rabbia.
«Non siamo l'ineluttabile risultato di un processo superiore di sviluppo della natura», stava dicendo Samantha. «L'uomo è un prodotto del caso. Siamo il risultato di un fortuito accidente cosmico, avvenuto quando un gigantesco meteorite ha colpito la Terra e ha fatto estinguere i dinosauri. Probabilmente, senza quell'incidente, oggi la Terra sarebbe popolata da sauridi intelligenti o da un qualsiasi altro animale. Ci siamo sviluppati a causa di vantaggi naturali, non per consequenzialità logica. Da quando il Cambriano ha prodotto i primi organismi pluricellulari, tra i milioni di sviluppi possibili forse ce n'era solo uno che prevedeva l'uomo.»
«Ma gli uomini dominano il pianeta», insistette Buchanan. «Che lo voglia o no.»
«Ne è sicuro? Al momento lo dominano gli yrr. Affronti la realtà: noi siamo solo un piccolo gruppo della specie dei mammiferi, che di certo non è ancora stato registrato dall'evoluzione come un successo. I mammiferi coronati da successo sono i pipistrelli, i topi e le antilopi. Noi non rappresentiamo l'ultima parte vincente della storia della Terra, ma siamo solo una specie fra le tante. In natura, non c'è un trend verso un'epoca che faccia da coronamento a tutte le altre, c'è solo la selezione. Il tempo potrebbe registrare un provvisorio aumento della complessità fisica e spirituale di una specie di questo pianeta ma, da un punto di vista generale, non si tratta di un trend e tantomeno di un progresso. In generale, la vita non mostra nessun impulso in direzione del progresso. Aggiunge all'ecosistema un elemento complesso e intanto conserva inalterata da tre miliardi di a
«Come concilia queste affermazioni con un progetto divino?» chiese Buchanan, in tono quasi minaccioso.
«Se esiste un Dio ed è un Dio intelligente, ha strutturato le cose come le ho descritte. Quindi noi non siamo il suo capolavoro, bensì una variante che sopravvivrà finché sarà consapevole del proprio ruolo di variante.»
«E il fatto che Dio abbia creato l'uomo a sua immagine e somiglianza? Vuole mettere in discussione anche questo?»
«Mi sta dicendo che lei è così prigioniero della sua ottusità da non prendere neppure in considerazione l'ipotesi che potrebbe aver fatto gli yrr a sua immagine e somiglianza?» Gli occhi di Buchanan lampeggiarono, ma Samantha non gli diede il tempo di ribattere e gli soffiò contro una nuvoletta di fumo. «Ma questa discussione è obsoleta. Diciamo che gli uomini sono relativamente grandi. Ma un corpo più grande è un corpo migliore? In effetti, sembra che alcune specie nel corso della selezione diventino sempre più grandi. Ma la maggior parte se la cava decisamente meglio con un corpo più piccolo. In un'epoca di estinzione di massa, sopravvivono meglio le specie più piccole, quindi, ogni tot milioni di a
«Questo è fatalismo.»
«No, è realismo», disse Sue. «Sono le tipologie altamente specializzate come gli uomini a estinguersi in caso di trasformazioni estreme, perché incapaci di adattarsi. Il koala è complesso e può mangiare solo foglie di eucalipto. E che fa se l'eucalipto si estingue? Tira le cuoia. Invece la maggior parte degli unicellulari supera le epoche glaciali, le eruzioni vulcaniche, l'eccesso di ossigeno e di metano, può trascorrere mille
«Non può paragonare un essere umano a un microbo», ringhiò Buchanan. «Un uomo ha un'importanza diversa. Se non riesce a comprendere questo fatto, come mai è qui e ci rimane?»
«Proprio per questo motivo: per fare la cosa giusta!»
«Lei tradisce l'umanità già con le parole.»
«No, è l'uomo che tradisce il mondo quando stabilisce uno squilibrio tra le forme di vita e la loro importanza. È l'unica specie a farlo. Noi giudichiamo. Ci sono animali cattivi, animali importanti, animali utili. Noi giudichiamo la natura in base a quello che vediamo, ma esso è soltanto una minuscola parte, cui diamo un'importanza sproporzionata. La nostra percezione è indirizzata solo verso i grandi animali e i vertebrati, e soprattutto su noi stessi. Quindi vediamo ovunque solo vertebrati. Nei fatti, il numero complessivo dei vertebrati descritti scientificamente è poco inferiore a 43.000, tra cui 6.500 rettili, 8.700 specie di uccelli e 4.600 mammiferi. E invece, fino a oggi, è stato descritto circa un milione d'invertebrati, tra cui, solo di coleotteri, ce ne sono 350.000, vale a dire più di otto volte il numero complessivo dei vertebrati.»
Peak guardò Buchanan. «Ha ragione, Craig», disse. «Prendine atto. Ha
«Noi non siamo coronati dal successo», disse Samantha. «Se volete vedere il vero successo, osservate gli squali. Esistono dal Devoniano, da quattrocento milioni di a
«Lei vuole difendere i valori americani, Jude?» Johanson scosse la testa. «Allora falliremo.»
«Che cos'ha contro i valori americani?»