Страница 162 из 206
15 agosto
Independence, mar di Groenlandia
Samantha Crowe aveva preso la risposta degli yrr come occasione per mandare negli abissi un secondo e più complesso messaggio. Conteneva informazioni sulla specie umana, sulla sua evoluzione e sulla sua cultura. Vanderbilt non ne era particolarmente felice, ma alla fine Samantha lo aveva convinto che ormai non era più possibile prendere un'altra direzione. Gli yrr erano sul punto di vincere la battaglia.
«Non è cambiato niente, continuiamo ad avere una sola possibilità», aveva detto. «Dobbiamo convincerli che siamo degni di esistere. Questo può accadere solo se raccontiamo il più possibile di noi stessi. Forse c'è qualcosa che non ha
«L'intersezione di due sistemi di valori», aveva azzardato Judith Li.
«Sì, per quanto piccola sia.»
Sue Oliviera, Sigur Johanson e Mick Rubin si erano seppelliti in laboratorio. Volevano costringere l'essere gelatinoso nella cisterna a dividersi e a disperdersi completamente. Erano in contatto costante con Karen Weaver e Leon Anawak. Karen aveva provvisto i suoi yrr virtuali di un DNA artificiale e aveva inserito un messaggero feromonico. Funzionava. Avevano dimostrato teoricamente che gli unicellulari, per fondersi, utilizzavano un odore, ma la gelatina rifiutava ogni cooperazione pratica. L'essere — per la precisione, la somma degli esseri — si era trasformato in un'ampia superficie ed era affondato sul fondo della cisterna.
Nel frattempo, Alicia e Greywolf analizzavano i filmati dei delfini, senza riuscire a vedere altro che lo scafo dell'Independence, qualche pesce isolato e altri delfini che si riprendevano a vicenda. Trascorrevano il loro tempo nel CIC o nel ponte a pozzo, dove Roscovitz e Kate A
Judith Li sapeva che pure gli uomini migliori correvano il rischio di andare in tilt se, di tanto in tanto, non si prendevano una pausa. Si fece mandare le previsioni del tempo e chiese l'analisi della loro attendibilità. Tutto faceva credere che, fino al mattino successivo, il tempo sarebbe stato bello e senza vento. Già in quel momento, rispetto all'inizio della giornata, il moto ondoso si era notevolmente ridotto.
Così aveva chiesto ad Anawak di dedicargli qualche minuto e aveva scoperto che lui non sapeva praticamente nulla della cucina dell'estremo nord. Allora si affidò a Peak, che, nella sua carriera militare, non si era mai occupato del cibo.
Fece una serie di telefonate. Due elicotteri partirono per la costa della Groenlandia. Nel tardo pomeriggio, Judith Li a
Nella cucina iniziò un gran trambusto. Judith Li era ben nota per la sua capacità di tirare fuori dal cilindro idee eccezionali e di realizzarle nel giro di pochissimo tempo. Carne di caribù passava dalle pentole alle padelle. Fu affettato il maktaaq, la pelle di narvalo croccante, e preparata una zuppa di foca. Inoltre ve
Aveva predisposto un equipaggio d'emergenza per il ponte, la sala macchine e il CIC. Tutti gli altri comparvero puntuali alle nove sulla coperta dell'Independence: equipaggio, scienziati e soldati. Quel luogo, normalmente deserto, si riempì in un lampo. Circa centosessanta persone presero il loro cocktail analcolico di benvenuto e si accomodarono ai tavoli, oppure rimasero in piedi, sinché non fu aperto il buffet. A un certo punto, l'atmosfera si rilassò e tutti gli ospiti cominciarono a chiacchierare.
Era un party insolito, quello che Judith Li aveva organizzato: alle spalle delle persone c'era l'alto edificio d'acciaio dell'isola e tutt'intorno la vastità solitaria del mare. La foschia si era ritirata e aveva formato all'orizzonte surreali montagne di nuvole, in mezzo alle quali, di tanto in tanto, faceva capolino la sfera del sole. L'aria era frizzante e limpida e, intorno a ogni cosa, sembrava avvolgersi il blu intenso del cielo.
Per un po', tutti si sforzarono di lasciare da parte i discorsi sul motivo per cui erano lì. Fece bene a tutti intrattenersi per un po' su altri argomenti. Tuttavia c'era qualcosa di forzato, quasi di disperato, in quel modo di conversare, come se si trovassero a un vernissage. E poco prima di mezzanotte, quando ormai iniziava il crepuscolo, la fragile barriera si ruppe. La maggior parte dei presenti aveva cominciato a darsi del tu e a dividersi in gruppi, che poi si radunavano intorno agli sciamani del sapere nel tentativo di strappare loro una consolazione che però nessuno poteva offrire.
«Parliamo seriamente», disse Craig C. Buchanan a Samantha. Era l'una passata. «Non crederà davvero a degli esseri unicellulari intelligenti, vero?»
«E perché no?» chiese Samantha di rimando.
«Mi faccia il piacere. Stiamo parlando di vita intelligente, giusto?»
«Così sembra.»
«Allora…» Buchanan cercò le parole. «Non mi aspetto che siano simili a noi, ma suppongo che si rivelino un po' più complessi di un organismo unicellulare. Si dice che gli scimpanzé siano intelligenti e lo stesso si afferma delle balene e dei delfini. Be', tutti ha
«Non confonda le due cose, comandante.»
«Quali cose?»
«Quello che ci potrebbe essere e quello che le piacerebbe ci fosse.»
«Non capisco cosa intende.»
«Vuol dire che dobbiamo abituarci all'idea che l'umanità dovrà cedere il predominio a un avversario forte e potente. Grande, bello e coi muscoli», interloquì Peak.
Buchanan batté il palmo della mano sul tavolo. «Non ci credo. Non credo che un organismo primitivo possa dominare questo pianeta e superare in intelligenza l'uomo. Non può essere! Gli uomini sono progrediti…»
«Progresso? Complessità?» esclamò Samantha. «Ma che cosa crede? Che l'evoluzione sia progresso?»
Buchanan la guardò, inquieto.
«Vediamo un po'», riprese Samantha. «L'evoluzione è la lotta per la sopravvivenza del più adatto, per restare a Darwin. È il prodotto dalle avversità, dello scontro con altri esseri viventi o con le catastrofi naturali. Quindi c'è uno sviluppo attraverso la selezione. Ma questo conduce automaticamente a una maggiore complessità? E la maggiore complessità è un progresso?»
«Non so molto dell'evoluzione», mormorò Peak. «Pensavo che nel corso della storia naturale, la maggior parte degli esseri viventi fosse diventata sempre più grande e complessa. Ed è senza dubbio così per noi. Dal mio punto di vista, è indubbiamente il risultato di una tendenza.»
«Una tendenza? Sbagliato. Noi vediamo solo un piccolo frammento della storia, in cui appunto si è sperimentata la maggiore complessità, ma chi ci dice che non siamo finiti in un vicolo cieco dell'evoluzione? Quando ci vediamo all'apice di un trend naturale, non facciamo altro che sopravvalutare noi stessi. Sapete tutti com'è l'albero genealogico dell'evoluzione, quel quadro tutto ramificato con rami principali e secondari. Allora, Sal, se lei pensa a quell'albero, come vedrebbe l'umanità? Come ramo principale o secondario?»
«Senza dubbio principale.»
«Era quello che mi aspettavo. Corrisponde alla prospettiva umana. Se molti rami di una famiglia di animali si dividono e uno sopravvive, mentre tutti gli altri muoiono, noi definiamo i sopravvissuti come ramo principale. Perché? Solo perché sono ancora vivi? Ma forse quella che vediamo è solo una linea secondaria che riesce a sopravvivere un po' più delle altre. Noi uomini siamo l'unica specie sopravvissuta di un ceppo evolutivo originariamente molto rigoglioso. Ciò che resta di uno sviluppo che ha seccato gli altri rami, l'ultimo sopravvissuto di un esperimento chiamato Homo. Homo australopithecus: estinto. Homo habilis: estinto. Homo sapiens neanderthalensis: estinto. Homo sapiens sapiens: c'è ancora. Per il momento, abbiamo noi il dominio del pianeta, ma attenzione! I parvenu dell'evoluzione non devono confondere il dominio con la superiorità intrinseca e la sopravvivenza a lunga scadenza. Potremmo sparire molto più velocemente di quanto ci piaccia pensare.»
«Probabilmente ha ragione», disse Peak. «Ma ha dimenticato un fattore decisivo. Questa specie sopravvissuta è anche l'unica specie ad avere una coscienza altamente sviluppata.»
«D'accordo. Però mi faccia la cortesia di osservare l'evoluzione nel panorama complessivo della natura. Quello che vede è davvero uno sviluppo o un trend eccezionale? L'ottanta per cento degli organismi pluricellulari vanta un successo evolutivo di gran lunga migliore di quello umano, senza che questo presunto trend li abbia portati alla formazione di un'elevata complessità nervosa. Tutto il nostro corredo di spirito e coscienza è un progresso esclusivamente in rapporto alla nostra soggettiva visione del mondo. Finora, questa bizzarra, inverosimile apparizione marginale di nome 'uomo' ha portato all'ecosistema Terra solo una cosa: una valanga di guai.»
«Sono sempre convinto che vi siano dietro degli uomini», stava dicendo Vanderbilt al tavolo vicino. «Ma va bene, mi lascio convincere. Se non ci sono alternative, c'impegneremo al massimo per capire questi yrr. Metteremo quella disgustosa robaccia sotto l'osservazione della CIA finché non sapremo cosa pensa e cosa progetta.»
Era con Alicia Delaware e Leon Anawak. Intorno a loro, c'erano soldati e membri dell'equipaggio.
«Se lo scordi», sbottò Alicia. «Non otterrà niente con la CIA.»
«Puah!» disse Vanderbilt ridendo. «Se sei paziente, riesci a infilarti in ogni testa. Anche se è quella di un maledetto unicellulare. È solo questione di tempo.»
«No, è questione di obiettività», disse Anawak. «Cosa le fa pensare di essere in grado di assumere il ruolo di un osservatore obiettivo?»
«Possiamo, eccome. È per questo che siamo intelligenti e civilizzati.»
«Lei sarà anche intelligente, ma non è in grado di percepire obiettivamente la natura.»
«Per essere precisi, è soggettivo e privo di libertà come un animale», aggiunse Alicia.
«A che animale stavate pensando?» ridacchiò Vanderbilt. «A un tricheco?»
Anawak sorrise. «Dico sul serio. Siamo sempre più vicini alla natura di quanto crediamo.»
«Io no. Io sono cresciuto in una grande città. Non sono mai stato in campagna. E neppure mio padre.»