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14 agosto

Heerema, al largo di La Palma, Canarie

Bohrma

Passò attraverso la piattaforma e raggiunse l'edificio principale.

L'Heerema era una piattaforma galleggiante delle dimensioni di diversi campi da calcio. La coperta rettangolare poggiava su sei colo

A poppa s'i

«Gerrhaard!»

Frost stava arrivando verso di lui da una gru. Bohrma

«Bene, gente», barrì Frost, mentre prendeva posto fra i tecnici. «Che il Signore ci aiuti. Se qui funziona tutto, poi ci dedicheremo alle Hawaii. Ieri è sceso un robot e, sul versante sudorientale, ha scoperto vermi in quantità mostruosa. Sara

«Buona idea», disse Bohrma

«Sciocchezze!» Frost lo guardò, stupito. «L'ho detto soltanto per motivare gli uomini.»

Bohrma

Frost te

L'isola luminosa era una struttura gigantesca, composta da potenti proiettori ad ampio fascio luminoso e ripiegata su se stessa. Al momento, dato che era appesa al braccio della gru, formava un compatto fascio di stanghe e puntoni, lungo dieci metri e pieno di luci e telecamere. Ve

Van Maarten trasmise l'ordine ai piloti. «Aprire», aggiunse. «Prima solo metà della superficie. Se non urtiamo da nessuna parte, aprirla completamente.»

A quattrocento metri di profondità, avve

«Pronto a entrare in azione», comunicò il pilota.

Frost gettò un'occhiata agli strumenti. «Dovremmo essere vicinissimi alla parete.»

«Luci e telecamere», ordinò van Maarten.

Sulla costruzione si accesero file e file di lampade alogene. Contemporaneamente le otto telecamere iniziarono il loro lavoro. Sui monitor apparve un panorama torbido. Il plancton galleggiava in mezzo all'immagine.

«Più vicino», disse van Maarten.

I riflettori si spostarono in avanti, mossi da piccole eliche orientabili. Dopo qualche minuto, dall'oscurità uscì una struttura frastagliata: una parete di lava nera dalla forma bizzarra.

«Più in basso.»

L'isola si abbassò. Il pilota la guidava con estrema cautela. Il sonar rivelò la presenza di una sporgenza a forma di terrazza. D'un tratto, vicinissimo, apparve un ampio crinale, letteralmente tappezzato di corpicini formicolanti. Bohrma

«Schifosi, piccoli, sudici vermi», ringhiò Frost.

Siamo arrivati troppo tardi, pensò Bohrma

Poi si vergognò della propria paura. Non era detto che i vermi avessero già depositato il loro carico di batteri e soprattutto c'era la possibilità che tale carico non fosse sufficiente. Inoltre c'era ancora quel misterioso fattore che aveva dato il colpo definitivo per lo smottamento. Non era troppo tardi. Ma dovevano fare molto in fretta.

«Va bene», disse Frost. «Pieghiamo l'isola di quarantacinque gradi e solleviamola un po', per vedere meglio. E poi giù con l'aspiratore. Spero che abbia un buon appetito.»

«Ha una fame terribile», sibilò van Maarten.

Completamente srotolata, la proboscide raggiungeva il mezzo chilometro di profondità. Era un mostro di tre metri di diametro, segmentato, isolato col caucciù, che terminava con un'apertura simile a un'enorme bocca, intorno alla quale c'erano proiettori, telecamere ed eliche orientabili. Col comando a distanza, la fine della proboscide poteva essere spostata in alto e in basso, avanti, indietro e di fianco. Nella cabina del pilota arrivavano le immagini delle telecamere dell'isola luminosa e dell'aspiratore, offrendo sia totali sia dettagli. Nonostante la buona visuale, il successo del lavoro dipendeva dalla sensibilità delle dita sul joystick e da un attento copilota, pronto a segnalare qualsiasi cosa fosse sfuggita all'uomo che manovrava.

Per un lungo tratto, la proboscide scese in un'oscurità impenetrabile. I proiettori restarono spenti. Poi l'isola luminosa entrò nel campo visivo. Prima fu solo un vago bagliore nelle tenebre degli abissi marini, poi cominciò a splendere, prese la sua forma rettangolare e infine rivelò il pendio. Era così grande che a Bohrma

Nella sala di controllo era calato un silenzio assoluto.

«Fantastico», sussurrò van Maarten.

«La do

La proboscide era in realtà una pompa d'aspirazione, che creava una depressione e trascinava dentro di sé tutto ciò che capitava davanti alle sue fauci. Quando si mise in funzione, in realtà non accadde nulla. Evidentemente la pompa aveva bisogno di un po' di tempo per entrare in azione. Bohrma

Da che cosa dipendeva? La costruzione era troppo lunga? La pompa non era sufficientemente potente?

Mentre stava ancora rimuginando, qualcosa sui monitor cambiò. Pareva che i vermi fossero trascinati via. La parte posteriore dei loro corpi si sollevava, si mettevano verticali, tremavano…

Improvvisamente sfrecciarono davanti alla telecamera.

«Funziona!» Bohrma

«Alleluia!» Frost a

Seguirono molti altri vermi, aspirati così velocemente e in tale quantità che sugli schermi si vedevano solo superfici indistinte. Anche le telecamere dell'isola luminosa mostravano quello che avveniva sotto l'imboccatura dell'aspiratore. Ve

«Avanti a sinistra», disse Bohrma

«Procediamo con un lento movimento a zig-zag», propose van Maarten. «Da un limite all'altro della zona illuminata. Non appena avremo ripulito la zona visibile, muoveremo l'isola e procederemo con gli altri quaranta metri.»

«Molto bene! Faccia così.»

L'aspiratore si muoveva e intanto risucchiava i vermi. In quei punti, l'acqua era così torbida che non si riusciva a vedere il fondale.

«Riusciremo a vedere il risultato dell'operazione soltanto quando i sedimenti nell'acqua si sara

Independence, mar di Groenlandia

Di

Le campane di Trondheim, la domenica mattina. Il campanile in via Kirkegata. Illuminato dal sole, si staglia contro il cielo, una piccola torre sicura di sé, che getta la propria ombra sulle case color ocra dal tetto a capa