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«Trovate che somigli a un velivolo», disse Roscovitz. «E avete ragione. È un velivolo ed è maneggevole come un jet. Le superfici portanti svolgono la stessa funzione, con la piccola differenza che il loro profilo si sviluppa nella direzione opposta. Negli aerei si occupano della spinta. Le ali di un Deepflight, invece, generano un vortice verso il basso e si contrappongono alla spinta. Anche il meccanismo di guida è copiato dagli aerei. Il Deepflight non affonda come una pietra, ma si muove con un angolo d'inclinazione fino a un massimo di sessanta gradi, fa eleganti virate e si muove velocemente verso l'alto o verso il basso, uussc, uussc!» Con la mano aperta indicò l'involucro protettivo. «La differenza principale con un aereo è che non si sta seduti, ma sdraiati. Così ci resta una superficie di tre metri per sei e un'altezza di un metro e quaranta.»

«A che profondità può arrivare questo… aereo?» chiese Karen.

«Alla profondità che vuole. Può andare dritto sul fondo della fossa delle Maria

«Senz'acqua?» chiese Shankar guardando scettico verso il basso.

Roscovitz sorrise. «Le bastano quindicimila to

«Io, eh… Penso di sì.»

«Bene. Riempiamo il bacino.»

Combat Information Center

Due radiotelegrafisti avevano preso il posto di Samantha Crowe e di Murray Shankar mentre i due scienziati erano trattenuti nel regno di Roscovitz. A rigore, avrebbero dovuto tenere la bocca chiusa e le orecchie tese, ma avevano i computer e potevano contare sull'equipaggio del SOSUS di Shankar sulla terraferma. Qualunque cosa arrivasse dagli abissi marini veniva raccolta da sistemi elettronici e da organi di senso umani, selezionata, valutata e spedita via satellite con un commento all'Independence. Benché il messaggio di Samantha fosse stato trasmesso dalla nave e anche l'Independence fosse in ascolto, essa era solo una delle molte postazioni di ascolto. Una possibile risposta degli yrr avrebbe raggiunto tutti gli idrofoni atlantici. Dalla suddivisione spaziale e dalla registrazione degli intervalli di tempo, il computer avrebbe calcolato il punto da cui proveniva il segnale, l'avrebbe spedito al CIC e quindi avrebbe dato la segnalazione.

Con la più completa fiducia nella tecnologia, i due uomini si erano messi a discutere di musica. E ben presto la discussione — sulla credibilità dei cantanti hip hop bianchi — si era fatta animata. Nessuno si curava più dei monitor, finché uno dei due non prese la tazza del caffè e casualmente girò la testa. Rimase come bloccato.

«Ehi, cos'è quello?» esclamò.

Su due monitor erano comparse linee di frequenza colorate.

L'altro sgranò gli occhi. «Da quanto tempo sono lì?»

«Non lo so.» Il radiotelegrafista fissava le linee. «Avremmo dovuto ricevere qualcosa dalla terraferma. Perché non si mettono in contatto? Dovrebbero averlo ricevuto.»

«È la frequenza su cui ha trasmesso Samantha Crowe?»

«Non ne ho idea. Non si sente niente. Deve essere nella zona degli infrasuoni o degli ultrasuoni.»

L'altro rifletté. «Okay. Il prossimo idrofono è al largo di Terranova. Gli altri non l'ha

Il compagno lo guardò. «… che viene da qui.»

Deepflight

Il sistema idraulico lavorava rumorosamente mentre riempiva le cisterne di poppa. La poppa dell'Independence sprofondava lentamente e l'acqua di mare scorreva all'interno.

«Possiamo far entrare l'acqua attraverso la chiusa», spiegò Roscovitz quasi gridando per sovrastare il rumore. «Dovremmo aprire tutte le paratie, ma preferiamo evitarlo per motivi di sicurezza. Ci serviamo di uno speciale sistema di pompaggio. Un sistema di tubi separato porta l'acqua all'interno del ponte. L'acqua viene filtrata diverse volte. Esattamente come la chiusa, il bacino è fornito di sensori che ci dicono se possiamo sguazzare nella grande vasca da bagno.»

«Testiamo le imbarcazioni nel bacino?»

«No. Usciamo.»

Dopo che i delfini avevano a

«Oh, santo cielo.» Rubin fissava come paralizzato il bacino che si riempiva. «È come se stessimo affondando.»

Roscovitz ridacchiò. «Si sta facendo un'idea sbagliata. Mi è capitato di affondare con una nave da guerra. Mi creda, è un'altra cosa!»

«E com'è?»

Roscovitz rise. «Mi creda, è meglio non saperlo.»

Metro dopo metro, la poppa della gigantesca nave sprofondava. L'Independence era troppo grande perché si potesse avvertire l'inclinazione. Nel suo insieme era una cosa minima, però l'effetto era sconcertante. La marea salì finché arrivò a lambire il bordo del molo. Nel giro di pochi minuti, il ponte si era trasformato in una piscina profonda diversi metri. Anche il delfinario era sott'acqua, così ora gli animali avevano a disposizione tutto lo spazio del bacino. Sul lido artificiale galleggiavano gli zodiac, ben ormeggiati. Il Deepflight 1 oscillava dolcemente sulle onde.

Kate A

«Altre domande?» Roscovitz divise i gruppi, formati da un pilota e da uno scienziato. «Allora andiamo. Resteremo nei pressi della nave. È vero che i nostri simpatici delfini dicono che non dobbiamo preoccuparci, ma la situazione può cambiare. Leon, venga con me. Prendiamo il Deepflight 1.»

Saltò sull'imbarcazione che altalenò violentemente. Anawak lo seguì, ma perse l'equilibrio e cadde in acqua a testa in giù. Il gelo lo colpì in faccia e gli tolse il fiato. Sputacchiando, risalì in superficie, accolto da una risata collettiva.

«Era proprio quello che intendevo», commentò Kate A

Anawak si trascinò sullo scafo e, ventre a terra, scivolò nell'interno della cabina tubolare, che si rivelò sorprendentemente comoda e spaziosa. Non si stava sdraiati in modo orizzontale, ma in leggera salita. La posizione del corpo ricordava quella di uno sciatore durante un salto dal trampolino. Davanti a lui c'era un pa

«Non è proprio come una suite al Ritz, Leon.»

La voce del colo

Improvvisamente si piegarono in avanti e si mossero. L'acqua sciabordò sulla cupola di vetro acrilico e s'immersero, a un'angolazione non troppo pronunciata. Sulla prua e sulle superfici portanti si accesero dei proiettori. Anawak vide scorrere sotto di sé il fondo del bacino. Poi arrivarono alla chiusa. La paratia di vetro si aprì, rivelando un pozzo illuminato, profondo diversi metri e col pavimento di acciaio. Il Deepflight scese lentamente nel pozzo e le paratie di vetro si chiusero alle loro spalle.

Anawak si sentiva un po' smarrito.

«Non abbia paura», disse Roscovitz. «Si fa più in fretta a uscire che a rientrare.»

La paratia di acciaio si mise rumorosamente in moto. Le imponenti lastre si spalancarono e apparve il mare scuro e indefinito. Poi il Deepflight uscì dallo scafo dell'Independence e si diresse verso l'ignoto.

Roscovitz accelerò e fece una virata che li portò sul fianco della nave. Anawak era affascinato. Gli era già capitato di guidare piccoli batiscafi costruiti secondo i sistemi convenzionali, concepiti per l'utilizzo negli strati superiori dell'acqua. Ma quello era completamente diverso. In effetti, il Deepflight si comportava come un aereo sportivo. Ed era veloce! In automobile, venti chilometri all'ora — il corrispettivo di dodici nodi — significava procedere molto lentamente, ma, per essere un veicolo sottomarino, il Deepflight aveva una velocità spettacolare. Anawak osservava, rapito, mentre passavano sotto lo scafo dell'Indipendence per poi tornare in superficie. Roscovitz abbassò la prua del batiscafo e scesero con una ripida inclinazione. Fece un'altra virata, si fermò sotto la poppa della portaerei e risalì. Sopra le loro teste, c'era l'enorme timone.

«Impressionato?» chiese Roscovitz.

«Eccome», replicò Anawak con voce incerta.

«So quello che sta pensando. Ha paura. Ce l'abbiamo tutti. Ma il ponte a pozzo è troppo stretto per esercitarsi. È anche poco profondo. Non vogliamo sfasciare subito questi giocattolini, eh?»

La virata successiva fu ancora più stretta. Da un momento all'altro, Anawak si aspettava di scorgere il muso rotondo, bianco e nero, di un'orca; invece arrivarono due delfini che sbirciarono all'interno delle cupole. Sulla testa avevano delle telecamere e sembravano eccitati. Si misero a fare capriole intorno al batiscafo.

«Sorrida, Leon!» disse Roscovitz, ridendo. «Ci sta

Si accese una luce. I comandi del Deepflight erano passati ad Anawak.

«Ora guidi lei», lo invitò Roscovitz. «Se arriva qualcosa che ci vuole mangiare, gli serviremo un siluro come colazione. Ma questo lo faccio io, capito? Ora guidi.»

Anawak rimase sconcertato e, d'istinto, serrò ancora di più il joystick. Roscovitz non gli aveva detto cosa doveva fare, così, in un primo momento, si limitò ad andare diritto.