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«Esatto», rise Roscovitz sotto i baffi. «Possiamo alzare il portellone di poppa e far abbassare la nave riempiendo le diverse cisterne di zavorra. L'acqua del mare entra e così abbiamo un bel porto completo di accesso.»
«Un posto di lavoro proprio carino. Mi piace.»
«Non s'inga
Samantha guardò il bacino. Accanto a esso c'erano due persone che indossavano una tuta di neoprene: una do
«E chi sono quelli?» chiese Samantha.
«Si occupano della squadra dei delfini», interve
«Greywolf?»
«Sì. O anche Jack… Lo chiami come vuole. Risponde a entrambi i nomi.»
«A cosa serve la squadra?»
«Sono telecamere viventi. Quando sono fuori, registrano filmati su nastri magnetici. Ma il motivo principale è che i delfini dispongono di sensi più acuti dei nostri. Il loro sonar percepisce altre forme di vita molto prima che i nostri sistemi le registrino. Jack ha già lavorato con alcuni di quegli animali nell'ambito di un programma sui mammiferi marini. Dispongono di un ampio vocabolario, composto da diversi fischi. Uno per le orche, uno per le balene grigie, un altro per le megattere e così via. Sono in grado d'identificare ogni forma di vita che conoscono, inoltre classificano i banchi e, se trovano qualcosa che non conoscono, trasmettono l'informazione identificandola come forma di vita sconosciuta.»
«Notevole.» Samantha sorrise. «E quel bell'uomo coi capelli lunghi capisce la lingua dei delfini?»
Anawak a
Si ritrovarono nella sala riunioni di fronte all'LFOC. Samantha conosceva già la maggior parte dei presenti, sia personalmente sia attraverso i contatti stabiliti grazie al videotelefono. Fu presentata a Murray Shankar — il direttore scientifico del SOSUS — a Karen Weaver, a Mick Rubin e anche al comandante dell'Independence, un uomo aitante coi capelli bianchi di nome Craig C. Buchanan, che sembrava incarnare lo stereotipo del militare. Conobbe anche Floyd Anderson, il primo ufficiale. Strinse una notevole quantità di mani e decise che Anderson, col suo collo taurino e coi suoi occhi neri, non le piaceva. Per ultimo salutò un uomo grasso arrivato con qualche minuto di ritardo. Indossava un berretto da baseball, una T-shirt giallo canarino con la scritta BACIAMI, SONO UN PRINCIPE e scarpe da gi
«Jack Vanderbilt», si presentò. «A dire la verità, la madre di E.T. me la immaginavo diversa.»
«'Figlia' sarebbe stato un po' più elegante», ribatté Samantha, asciutta.
«Non si aspetti complimenti da uno che ha il mio aspetto», disse Vanderbilt, ridacchiando. «Non è fantastico, dottoressa Crowe? Finalmente ha l'occasione di mettere da parte il suo vano tentativo di proiettare nello spazio speranze e timori.»
Tutti sedettero. Judith Li prese la parola per riassumere gli ultimi avvenimenti, benché fossero già noti a tutti. Gli Stati Uniti avevano presentato una proposta all'ONU e, nel corso di una riunione segreta, avevano ricevuto all'unanimità il mandato per svolgere il ruolo di guida logistica e tecnologica nella lotta contro l'entità sconosciuta. Nel frattempo, il Giappone e alcuni Stati europei erano arrivati alla stessa conclusione del team dello Château: non erano gli uomini a minacciare l'umanità, ma una forma di vita sconosciuta. Comunque sembravano tutti sollevati all'idea di non aver dovuto pregare gli Stati Uniti per mettersi alla guida delle operazioni.
«Alcuni fatti inducono a pensare che siamo prossimi alla scoperta di un antidoto contro le tossine delle alghe killer, ma gli effetti collaterali non sono ancora ben definiti. Inoltre sono comparsi granchi che veicolano agenti patogeni mutati. Le infrastrutture degli Stati colpiti più duramente sono crollate. L'America si è accollata la responsabilità di dirigere le operazioni, ma dobbiamo ammettere che riusciamo appena a proteggere le nostre coste. I vermi si sta
Samantha appoggiò i gomiti sul tavolo dei relatori e disse: «Grazie». Poi gettò un rapido sguardo a Vanderbilt. «Come forse sapete, fino a oggi il SETI non è stato un gran successo. Di fronte a un'estensione spaziale di oltre dieci miliardi di a
«Una possibilità?» le fece eco Peak.
«Dobbiamo prenderli per quello che sono, come il messaggio di una forma di vita sconosciuta, da cui possiamo trarre conclusioni sul suo modo di pensare.» Appoggiò la mano su una pila di fogli. «Ho tracciato uno schema di come dovremmo procedere. Ma devo smorzare le vostre speranze di un rapido successo. Ciascuno di voi, nelle settimane passate, si sarà scervellato sulla questione di chi sia stato a mandarci queste… sette piaghe. Tutti voi conoscete i film sull'argomento: Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T., Alien, Independence Day, The Abyss, Contact e così via. In quei film abbiamo a che fare o con mostri o con benefattori. Pensate alla sequenza finale di Incontri ravvicinati: molti personaggi sono lieti del fatto che superiori creature celesti siano arrivate sulla Terra per condurci verso un futuro radioso. Non che questa sia una novità… Un'interpretazione religiosa della vicenda non sarebbe neppure troppo azzardata. Anche il SETI ha questo atteggiamento. Ed esso ci rende ciechi di fronte alle semplici differenze delle intelligenze aliene.»
Samantha fece una pausa, lasciando che quel suo discorso sortisse l'effetto sperato. Aveva riflettuto a lungo su come affrontare la questione, concludendo che l'intero progetto sarebbe fallito sul nascere se lei non fosse riuscita a cancellare una lunga serie di preconcetti idioti dalla testa dei membri della spedizione. «Voglio dire che impegnarsi seriamente con culture diverse dalla nostra non c'entra nulla con la fantascienza. Gli extraterrestri vengono sempre presentati come l'espressione grottesca e amplificata delle paure e delle speranze umane. Gli alieni di Incontri ravvicinati simboleggiano la nostra nostalgia del paradiso perduto. In fondo sono angeli e si comportano di conseguenza. Alcuni eletti vedono la luce. La cultura di questi extraterrestri non interessa, sono semplicemente funzionali a una rappresentazione religiosa. Sono intimamente e profondamente umani perché sono creati dagli uomini. Pensate al momento del loro arrivo: una luce bianca e splendente, un'apparizione eterea… Proprio quello che vorremmo accadesse. Ha